La cultura contemporanea è “diversamente fobica”. È politicamente corretta con qualsiasi idea o religione e ossessivamente anticlericale dinanzi al cristianesimo. Ecco perché è diventata inutile quando si deve fare inter-cultura (perché la si deve fare). Brevissima nota di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 18 /08 /2019 - 21:44 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito una brevissima nota di Andrea Lonardo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Intercultura.

Il Centro culturale Gli scritti (18/8/2019)

Dinanzi a qualsiasi idea o religione ogni rilievo eventualmente critico deve essere accompagnato da mille “se” e mille “ma”. La donna nell’Islam, sì, “ma”… le conquiste islamiche, sì, “ma”… l’imperialismo di alcune tribù africane, sì, “ma”… l’arretratezza di alcune culture, sì, “ma”… le caste induiste, sì, “ma”…

Di tutto ciò che è diverso, si è pronti a fornire scusanti e condizionali, mentre se ne esalta la novità, l’attrattiva turistica, la curiosità che suscita.

Addirittura il mainstream prevede che si debba giungere ad un’autoregolamentazione per cui i gestori dei social dovrebbero impedire la pubblicazione di qualsiasi post critico o corrosivo, ironico o disvelante il male di qualsivoglia posizione.

Dinanzi a qualsiasi fatto, personaggio, evento storico che abbia a che fare con il cristianesimo, invece, gli “intellettuali” prevedono che, per principio, si debba attaccare la chiesa. Che si tratti del Gesù storico o della teologia dei primi secoli, di Caravaggio o del medioevo, della vita quotidiana di una parrocchia o dei preti. Lo si deve fare anche quando la fede cristiana non c’entra niente, sembra quasi un must a cui l’informazione è tenuta, sempre e comunque, perché è un a priori: mai a nessuno dei proprietari dei social verrebbe in mente oggi di “censurare” un post perché è troppo anticlericale, o perché è offensivo nei confronti di crede o di chi si riconosce comunque, anche da non credente, nella bellezza del cristianesimo e nella sua originalità.

All’opposto sono frequentissime le “censure” quando vengono attaccate altre posizioni, idee o religioni.

Di qualsiasi cosa si parli, ciò è evidente. Se si parla di omosessualità si “deve” dire – e non entro qui nel merito della questione – che la Chiesa è “contraria”, ma guai ad aprire su questo il capitolo “islam”. Se si parla di promozione della donna e di uguaglianza  – e non entro nemmeno qui nel merito della questione – si deve dire che la Chiesa è contraria, ma guai ad aprire il capitolo “induismo”. Se si parla di “fobie”, si deve dire che la Chiesa è fobica – e nemmeno qui entro nel merito della questione – ma guai a dire che si può essere “diversamente fobici” contro la famiglia o la chiesa o vattelappesca che cosa.

Esiste una differenza di giudizio a priori della cultura contemporanea che le toglie ogni vera libertà di conoscenza e di analisi.

Ora ognuno è libero di pensarla come vuole. Quello che si vuole qui sottolineare è che questa assoluta diversità di giudizio per cui è intolleranza denunciare qualsiasi forte limite di un’altra cultura ed è tolleranza denunciare qualsiasi limite minore della storia del cristianesimo, fa sì che la cultura contemporanea sia inadatta a orientare – sia da un punto di vista culturale che da quello politico – qualsiasi discussione che si apra in un mondo globalizzato sul rapporto fra le culture.

La cultura contemporanea si sta precludendo a priori la capacità di fare inter-cultura, si sta precludendo a priori la capacità di educare ad essa, poiché non è più in grado di aprire un dialogo fra posizione diverse, anzi rende impossibile qualsiasi vero confronto a motivo delle sue pre-comprensioni a priori che la paralizzano e le tolgono ogni vera libertà di analisi.