LA RIVISTA "SCRITTURE": LA "PAGINA BIBLICA" ED I SUOI RIFLESSI

L'idea di avviare un confronto interdisciplinare intorno ad un testo biblico - non solo tra studiosi di scienze religiose, ma tra personaggi di diversa cultura -, nasce da una duplice considerazione: l'indubitabile autorità culturale che la Bibbia gode universalmente, e l'esigenza, oggi particolarmente avvertita, dello scambio tra punti di vista diversi.
L'intento della pubblicazione della rivista "Scritture scritture", che ospita brevi ed incisivi contributi suggeriti dal testo scritturistico, è quello di offrire alla cultura odierna uno spazio di dialogo, non finalizzato alla concordanza né alla convergenza, ma valido in se stesso proprio per il solo fatto di avvenire.
La pagina biblica, con i suoi temi e le sue problematiche, è capace di suscitare reazioni da molteplici punti di vista, e per tale ragione può diventare un fecondo luogo di incontro tra fedi, culture e sensibilità differenti. Usando un'immagine, possiamo pensare all'esplosione di colori che la luce sprigiona attraverso la rifrazione di un prisma.
La forma della pubblicazione riproduce l'antico modello della Glossa marginalis di epoca medioevale, dove alla sacra pagina facevano corona le autorevoli sentenze dei padri e degli scrittori ecclesiastici antichi, per esprimere la comprensione critica di un testo riconosciuto come normativo.
Oggi, la pagina biblica, anche la meno conosciuta, può provocare il lettore a riflettere, a interrogarsi e a cercare risposte attuali. Intorno al testo biblico, compaiono sette brevi interventi: un commento esegetico, cinque a carattere interdisciplinare, uno conclusivo della redazione.
Sono codirettori Maurizio Gronchi e Piero Ciardella. La rivista è pubblicata in collaborazione con il Servizio Nazionale per il Progetto Culturale della C.E.I. ed è edita da Città Nuova.
I testi "Provocazioni" che seguono si ispirano all'idea di questa pubblicazione.

PROVOCAZIONI I
Il senso della storia

E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli.

Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce:
«Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?».
Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado
di aprire il libro e di leggerlo.
Io piangevo molto perché non si trovava nessuno
degno di aprire il libro e di leggerlo.
Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda,
il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».
Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi
un Agnello, come immolato.
Egli aveva sette corna e sette occhi,
simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra.
E l'Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono.
E quando l'ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi
si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno un'arpa e coppe d'oro
colme di profumi, che sono le preghiere dei santi.
Cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra».

(Ap 5, 1-10)

PROVOCAZIONI II
Essere tiepidi

All'angelo della Chiesa di Laodicèa scrivi:
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio:
Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo!
Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo,
sto per vomitarti dalla mia bocca.
Tu dici: «Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla», ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.
Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco,
vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e
collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista.
Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti.
Ecco, sto alla porta e busso.
Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui,
cenerò con lui ed egli con me.
Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e
mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono.
Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

(Ap 3, 14-22)

PROVOCAZIONI III
Il caso

Gli empi dicono fra loro sragionando:
«La nostra vita è breve e triste;

non c'è rimedio, quando l'uomo muore,

e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi.

Siamo nati per caso
e dopo saremo come se non fossimo stati.
È8 un fumo il soffio delle nostre narici,
il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore.

Una volta spentasi questa, il corpo diventerà cenere
e lo spirito si dissiperà come aria leggera.

Il nostro nome sarà dimenticato con il tempo
e nessuno si ricorderà delle nostre opere.
La nostra vita passerà come le tracce di una nube,
si disperderà come nebbia
scacciata dai raggi del sole e disciolta dal calore.

La nostra esistenza è il passare di un'ombra
e non c'è ritorno alla nostra morte,
poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro.

Su, godiamoci i beni presenti,
facciamo uso delle creature con ardore giovanile!

Inebriamoci di vino squisito e di profumi,
non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera,
coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano;
nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza.
Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia
perché questo ci spetta, questa è la nostra parte.

Spadroneggiamo sul giusto povero, non risparmiamo le vedove,
nessun riguardo per la canizie ricca d'anni del vecchio.

La nostra forza sia regola della giustizia,
perché la debolezza risulta inutile.

Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo
ed è contrario alle nostre azioni;
ci rimprovera le trasgressioni della legge
e ci rinfaccia le mancanze contro l'educazione da noi ricevuta.
Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e si dichiara figlio del Signore.

(Sap 2, 1-13)

PROVOCAZIONI IV
La sapienza desiderata

Allora Salomone disse: Anch'io sono un uomo mortale come tutti,
discendente del primo essere plasmato di creta.
Fui formato di carne nel seno di una madre,
durante dieci mesi consolidato nel sangue,
frutto del seme d'un uomo e del piacere compagno del sonno.

Anch'io appena nato ho respirato l'aria comune
e sono caduto su una terra uguale per tutti,
levando nel pianto uguale a tutti il mio primo grido.

E fui allevato in fasce e circondato di cure;
nessun re iniziò in modo diverso l'esistenza.

Si entra nella vita e se ne esce alla stessa maniera.

Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.

La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l'oro al suo confronto è un pò di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte ad essa l'argento.

L'amai più della salute e della bellezza,
preferii il suo possesso alla stessa luce,
perché non tramonta lo splendore che ne promana.

Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

Godetti di tutti questi beni, perché la sapienza li guida,
ma ignoravo che di tutti essa è madre.

Senza frode imparai e senza invidia io dono,
non nascondo le sue ricchezze.

Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini;
quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio,
sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento

(Sap 7, 1-14)

PROVOCAZIONI V
La bellezza del creato

Davvero stolti per natura tutti gli uomini
che vivevano nell'ignoranza di Dio,
e dai beni visibili non riconobbero colui che è,
non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere.

Ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile
o la volta stellata o l'acqua impetuosa
o i luminari del cielo
considerarono come dèi, reggitori del mondo.

Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi,
pensino quanto è superiore il loro Signore,
perché li ha creati lo stesso autore della bellezza.

Se sono colpiti dalla loro potenza e attività,
pensino da ciò
quanto è più potente colui che li ha formati.

Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
per analogia si conosce l'autore.

Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero,
perché essi forse s'ingannano
nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo.

Occupandosi delle sue opere, compiono indagini,
ma si lasciano sedurre dall'apparenza,
perché le cosa vedute sono tanto belle.

Neppure costoro però sono scusabili,
perché se tanto poterono sapere da scrutare l'universo,
come mai non ne hanno trovato più presto il padrone?

(Sap 13, 1-9)

PROVOCAZIONI VI
La grazia

Io non riesco a capire neppure ciò che faccio:
infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.
Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona;
quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene;
c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;
infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.
Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo,
ma il peccato che abita in me.
Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene,
il male è accanto a me.
Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,
ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra
alla legge della mia mente e
mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.
Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?
Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!

(Rom 7, 15- 25)

PROVOCAZIONI VII
L'anticristo

Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo!
Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena.
Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio.

(2 Gv 7-9)

PROVOCAZIONI VIII
Domande e risposte

Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre Gesù si aggirava per il tempio,
gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero:
«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?».
Ma Gesù disse loro:
«Vi farò anch'io una domanda e,
se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio.
Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Ed essi discutevano tra sé dicendo: «Se rispondiamo "dal cielo", dirà:
Perché allora non gli avete creduto?
Diciamo dunque "dagli uomini"?».
Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta.
Allora diedero a Gesù questa risposta: «Non sappiamo».
E Gesù disse loro:
«Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

(Mc 11, 26- 32)

PROVOCAZIONI IX
Libertà

Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui:
«Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli;
conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e
non siamo mai stati schiavi di nessuno.
Come puoi tu dire: Diventerete liberi?».
Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico:
chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.
Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre;
se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

(Gv 8, 31-36)

PROVOCAZIONI X
Segni

Il servo disse: «Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice incontro quest'oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo!
Ecco, io sto presso la fonte dell'acqua, mentre le fanciulle della città
escono per attingere acqua.
Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l'anfora e lasciami bere,
e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere,
sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco;
da questo riconoscerò che tu hai usato benevolenza al mio padrone».
Non aveva ancora finito di parlare, quand'ecco Rebecca,
che era nata a Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo,
usciva con l'anfora sulla spalla.
La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito.
Essa scese alla sorgente, riempì l'anfora e risalì.
Il servo allora le corse incontro e disse:
«Fammi bere un pò d'acqua dalla tua anfora».
Rispose: «Bevi, mio signore». In fretta calò l'anfora sul braccio e lo fece bere.
Come ebbe finito di dargli da bere, disse:
«Anche per i tuoi cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere».
In fretta vuotò l'anfora nell'abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui.
Intanto quell'uomo la contemplava in silenzio,
in attesa di sapere se il Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio.

(Gen 24, 12-21)

PROVOCAZIONI XI
Giudicare

Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui?
Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio.
Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio
per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato.
Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali.
L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio;
esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle,
perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito.
L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa,
senza poter essere giudicato da nessuno.

Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore
in modo da poterlo dirigere
?

Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.

(1 Cor 2, 12-16)

PROVOCAZIONI XII
Entrare in gioco

Gesù disse: Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:

Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto:
Ha un demonio.

È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono:
Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.
Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere».

(Mt 11, 16-19)

PROVOCAZIONI XIII
Correre

Non lo sai forse?
Non lo hai udito?
Dio eterno è il Signore,
Creatore di tutta la terra.
Egli non si affatica, né si stanca,
La sua intelligenza è inscrutabile.
Egli dà forza allo stanco
e moltiplica il vigore allo spossato.
Anche i giovani faticano e si stancano,
gli adulti inciampano e cadono;
Ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
mettono ali come aquile,
corrono senza affannarsi,
camminano senza stancarsi.

(Is 40, 28-31)

Uno dei brani che il pilota Ayrton Senna aveva sottolineato nella Bibbia che portava sempre con sé.


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