Le dimensioni costitutive dell’iniziazione cristiana dei bambini e ragazzi. Comunità cristiana e famiglia. File audio da una relazione di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 22 /11 /2011 - 23:11 pm | Permalink
- Tag usati: ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Mettiamo a disposizione ad experimentum per valutare la presenza on-line sul sito di file audio la registrazione di una relazione tenuta da Andrea Lonardo come secondo dei tre incontri previsti per la formazione dei catechisti di prefettura dell Diocesi di Roma per l'anno pastorale 2011-2012. La registrazione del primo incontro e del terzo incontro sono disponibili on-line ai link Iniziazione cristiana e annunzio della fede e La pastorale del Battesimo e il ruolo educativo alla fede dei genitori fin dalla più tenera età. Per altri file audio vedi la sezione Audio e video.

Il Centro culturale Gli scritti (24/11/2011)

Nell'incontro con la prefettura di Ostia nella parrocchia di Santa Monica (I versione)

Download ic_smonica.mp3.

Riproducendo "ic smonica".



Download incontro a S.Monica: Download
Nell'incontro con la prefettura di Prati-Trionfale nella parrocchia di San Giuseppe (II versione)

Download incontro2_dimensioni.mp3.

Riproducendo "incontro2 dimensioni".



Download: Download

SCHEMA DELLA RELAZIONE E ANTOLOGIA DI TESTI DISTRIBUITA AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO

Indice

Premessa: catechesi e annunzio della fede (I criterio per il rinnovamento dell’iniziazione cristiana)

da Giovanni Paolo II, Catechesi tradendae, 19 
La catechesi deve spesso sforzarsi non soltanto di nutrire e di insegnare la fede, ma di suscitarla incessantemente con l’aiuto della grazia, di aprire i cuori, di convertire, di preparare un’adesione globale a Gesù Cristo per coloro che sono ancora alle soglie della fede. Questa preoccupazione ispira [...] il tono, il linguaggio, il metodo della catechesi.

1/ Le dimensioni costitutive dell’iniziazione cristiana e la quadri-partizione del Catechismo della Chiesa Cattolica: dall’esperienza del catecumenato antico ad oggi (II criterio per il rinnovamento dell’iniziazione cristiana)

At 2,41Coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.
42Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. 

dalla Nota dell’Ufficio Catechistico Nazionale, Il catechismo per l’iniziazione cristiana, 7
Per iniziazione cristiana si può intendere il processo globale attraverso il quale si diventa cristiani. Si tratta di un cammino diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto della Parola, dalla celebrazione e dalla testimonianza dei discepoli del Signore, attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana e si impegna ad una scelta di fede e a vivere come figlio di Dio, ed è assimilato, con il Battesimo, la Confermazione e l’Eucarestia al mistero pasquale di Cristo nella Chiesa.

da J. Ratzinger, Il Catechismo della Chiesa cattolica e l’ottimismo dei redenti, in J. Ratzinger - Ch. Schönborn, Breve introduzione al Catechismo della Chiesa Cattolica, Città Nuova, Roma, 1994, pp. 26- 27
Alcuni erano dell’opinione che il Catechismo dovesse svilupparsi in una concezione cristocentrica, altri ritenevano che il cristocentrismo dovesse essere superato dal teocentrismo. Finalmente si offrì alla nostra riflessione il concetto del Regno di Dio come principio unificatore. Dopo una discussione serrata, arrivammo alla convinzione che il Catechismo non doveva rappresentare la fede come un sistema o come un qualcosa da derivare da un unico concetto centrale [...] Dovevamo fare qualcosa di più semplice: predisporre gli elementi essenziali che possono essere considerati come le condizioni per l’ammissione al battesimo, alla vita comunionale dei cristiani. [...] Che cosa fa di un uomo un cristiano? Il catecumenato della Chiesa primitiva ha raccolto gli elementi fondamentali a partire dalla Scrittura: sono la fede, i sacramenti, i comandamenti, il Padre Nostro. [...] Tutto ciò appare forse un po’ superficiale, ma invece conduce alla profondità dell’essenziale: per essere cristiani, si deve credere; si deve apprendere il modo di vivere cristiano, per così dire lo stile di vita cristiano; si deve essere in grado di pregare da cristiani e si deve infine accedere ai misteri e alla liturgia della Chiesa. Tutti e quattro questi elementi appartengono intimamente l’uno all’altro.

da Benedetto XVI, lectio divina con il clero romano del 10/3/2011
È importante non perderci nei dettagli, non creare l’idea che il Cristianesimo sia un pacchetto immenso di cose da imparare. Ultimamente è semplice: Dio si è mostrato in Cristo. Ma entrare in questa semplicità - io credo in Dio che si mostra in Cristo e voglio vedere e realizzare la sua volontà – ha contenuti, e, a seconda delle situazioni, entriamo poi in dettaglio o meno, ma è essenziale che si faccia capire da una parte la semplicità ultima della fede. Credere in Dio come si è mostrato in Cristo, è anche la ricchezza interiore di questa fede, le risposte che dà alle nostre domande, anche le risposte che in un primo momento non ci piacciono e che sono tuttavia la strada della vita, la vera strada; in quanto entriamo in queste cose anche non così piacevoli per noi, possiamo capire, cominciamo a capire che è realmente la verità. E la verità è bella. La volontà di Dio è buona, è la bontà stessa.

1.1/ La confessione della fede

da Agostino d’Ippona, Confessioni, VIII, 2.3-5 (il retore Mario Vittorino, ca. 290-364; si fece cristiano in tarda età))
Fino a quell'età [Vittorino] aveva venerato gli idoli e partecipato ai sacrifici sacrileghi, da cui la nobiltà romana di allora quasi tutta invasata, delirava [...] il vecchio Vittorino li aveva difesi per lunghi anni con eloquenza terrificante. Eppure non arrossì di farsi garzone del tuo Cristo e infante alla tua fonte, di sottoporre il collo al giogo dell'umiltà, di chinare la fronte al disonore della croce. 2. 4. O Signore, Signore, che hai abbassato i cieli e sei disceso, hai toccato i monti e hanno emesso fumo, con quali mezzi ti insinuasti in quel cuore? A detta di Simpliciano, leggeva la Sacra Scrittura, e tutti i testi cristiani ricercava con la massima diligenza e studiava. Diceva a Simpliciano, non in pubblico, ma in gran segreto e confidenzialmente: "Devi sapere che sono ormai cristiano". L'altro replicava: "Non lo crederò né ti considererò nel numero dei cristiani finché non ti avrò visto nella chiesa di Cristo". Egli chiedeva sorridendo: "Sono dunque i muri a fare i cristiani?". E lo affermava sovente, di essere ormai cristiano, e Simpliciano replicava sempre a quel modo, ed egli sempre ripeteva quel suo motto sui muri della chiesa. In realtà si peritava di spiacere ai suoi amici, superbi adoratori del demonio, temendo che dall'alto della loro babilonica maestà e da quei cedri, direi, del Libano, che il Signore non aveva ancora stritolato, pesanti si sarebbero abbattute su di lui le ostilità. Ma poi dalle avide letture attinse una ferma risoluzione; temette di essere rinnegato da Cristo davanti agli angeli santi, se avesse temuto di riconoscerlo davanti agli uomini, e si sentì reo di un grave delitto ad arrossire dei sacri misteri del tuo umile Verbo, quando non arrossiva dei sacrilegi di demòni superbi, da lui superbamente accettati e imitati. Perso il rispetto verso il suo errore, e preso da rossore verso la verità, all'improvviso e di sorpresa, come narrava Simpliciano, disse all'amico: "Andiamo in chiesa, voglio divenire cristiano". Simpliciano, che non capiva più in sé per la gioia, ve lo accompagnò senz'altro. Là ricevette i primi rudimenti dei sacri misteri; non molto dopo diede anche il suo nome per ottenere la rigenerazione del battesimo, tra lo stupore di Roma e il gaudio della Chiesa. Se i superbi s'irritavano a quella vista, digrignavano i denti e si maceravano, il tuo servo aveva il Signore Dio sua speranza e non volgeva lo sguardo alle vanità e ai fallaci furori.
2. 5. Infine venne il momento della professione di fede. A Roma chi si accosta alla tua grazia recita da un luogo elevato, al cospetto della massa dei fedeli una formula fissa imparata a memoria. Però i preti, narrava l'amico, proposero a Vittorino di emettere la sua professione in forma privata, licenza che si usava accordare a chi faceva pensare che si sarebbe emozionato per la vergogna. Ma Vittorino amò meglio di professare la sua salvezza al cospetto della santa moltitudine. Da retore non insegnava la salvezza, eppure aveva professato la retorica pubblicamente; dunque tanto meno doveva vergognarsi del tuo gregge mansueto pronunciando la tua parola chi proferiva le sue parole senza vergognarsi delle turbe insane. Così, quando salì a recitare la formula, tutti gli astanti scandirono fragorosamente in segno di approvazione il suo nome, facendo eco gli uni agli altri, secondo che lo conoscevano. Ma chi era là, che non lo conosceva? Risuonò dunque di bocca in bocca nella letizia generale un grido contenuto: "Vittorino, Vittorino"; e come subito gridarono festosi al vederlo, così tosto tacquero sospesi per udirlo. Egli recitò la sua professione della vera fede con sicurezza straordinaria. Tutti avrebbero voluto portarselo via dentro al proprio cuore, e ognuno invero se lo portò via con le mani rapaci dell'amore e del gaudio.

da J. Ratzinger, Dogma e predicazione, Queriniana, Brescia, 1974, p. 26
I Simboli [della fede], intesi come la forma tipica ed il saldo punto di cristallizzazione di ciò che si chiamerà più tardi dogma, non sono un’aggiunta alla Scrittura, ma il filo conduttore attraverso di essa; sono il canone nel canone, appositamente elaborato; sono per così dire il filo di Arianna, che permette di percorrere il Labirinto e ne fa conoscere la pianta. Conseguentemente, non sono neppure la spiegazione che viene dall’esterno ed è riferita ai punti oscuri. Loro compito è, invece, rimandare alla figura che brilla di luce propria, dar risalto a quella figura, in modo da far risplendere la chiarezza intrinseca della Scrittura. [Contro questa visione del dogma] una tendenza molto più forte considera la fede della comunità in maniera completamente diversa: poiché, si dice, ciò che è comune ed oggettivo non può più essere fondato e colto, la fede allora è, di volta in volta, ciò che la comunità presente pensa e, nello scambio delle idee («dialogo»), raggiunge come convinzione comune. La «comunità» prende il posto della chiesa, la sua esperienza religiosa quello della tradizione ecclesiastica. Con una siffatta concezione si è abbandonato non solo la fede, nel senso vero e proprio del termine, ma si è rinunciato logicamente anche ad una reale predicazione ed alla chiesa stessa; il «dialogo», di cui ora si parla, non è una predicazione, ma un dialogo con se stessi, seguendo l’eco di antiche tradizioni. 

dal Direttorio generale per la catechesi, 128
La catechesi trasmette il contenuto della Parola di Dio secondo le due modalità con cui la Chiesa lo possiede, lo interiorizza e lo vive: come narrazione della Storia della Salvezza e come esplicitazione del Simbolo della fede. La Sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa Cattolica debbono ispirare tanto la catechesi biblica quanto la catechesi dottrinale, che veicolano questo contenuto della Parola di Dio.

1.2/ La celebrazione della fede 

da Joseph Ratzinger, L’ecclesiologia del Vaticano II, in Chiesa, ecumenismo e politica, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1987, pp. 9-16
Henri de Lubac, in un’opera grandiosa piena di ampia erudizione, ha chiarito che il termine “corpus mysticum” originariamente contrassegna la SS. Eucarestia e che, per Paolo come per i Padri della Chiesa, l’idea della Chiesa come Corpo di Cristo è stata inseparabilmente collegata con l’idea dell’Eucarestia, in cui il Signore è presente corporalmente e dà a noi il suo corpo come cibo. Ebbe così origine un’ecclesiologia eucaristica, chiamata spesso anche ecclesiologia di “communio”. Questa ecclesiologia della “communio” è diventata il vero e proprio cuore della dottrina sulla Chiesa del Vaticano II, l’elemento nuovo e allo stesso tempo del tutto legato alle origini, che questo Concilio ha voluto donarci.
Alla Chiesa appartiene essenzialmente l’elemento del “ricevere”, così come la fede deriva dall’ascolto e non è prodotto delle proprie decisioni o riflessioni. La fede infatti è incontro con ciò che io non posso escogitare o produrre con i miei sforzi, ma che mi deve invece venire incontro. Questa struttura del ricevere, dell’incontrare, la chiamiamo “Sacramento”. E appunto per questo rientra ancora nella forma fondamentale del Sacramento il fatto che esso viene ricevuto e che nessuno se lo può conferire da solo. Nessuno si può battezzare da sé; nessuno può attribuirsi da sé l’ordinazione sacerdotale; nessuno può, da sé, assolversi dai propri peccati. Da questa struttura di incontro dipende anche il fatto che un pentimento perfetto, per sua stessa essenza, non può restare interiore, ma urge verso la forma di incontro del Sacramento.

dall’articolo Per l'inizio dell'anno liturgico. La corona che plasma il tempo, di Inos Biffi (Osservatore Romano 24/11/2010)
L'anno liturgico è tra le più originali e preziose creazioni della Chiesa, "un poema - come diceva il cardinale Ildefonso Schuster di tutta la liturgia - al quale veramente hanno posto mano e cielo e terra". Esso è la trama dei misteri di Gesù nell'ordito del tempo. Così, lungo il corso di ogni anno, la Chiesa rievoca gli eventi della sua nascita, della sua morte e della sua risurrezione, così che il susseguirsi dei giorni sia tutto improntato e sostenuto dalla memoria di lui. Una memoria d'altronde che, se fa volgere lo sguardo a quando quegli eventi si sono compiuti, subito fa tendere lo sguardo sul Presente, cioè sul Cristo vivente, che sovrasta e include in se stesso tutta la storia.

1.3/ La vita in Cristo

Rm 121 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. 2Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. 

dal discorso di Benedetto XVI del  19 ottobre 2006, ai partecipanti al Convegno di Verona
La forte unità che si è realizzata nella Chiesa dei primi secoli tra una fede amica dell'intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall'amore reciproco e dall'attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti ha reso possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico-romano. Così è avvenuto anche in seguito, in diversi contesti culturali e situazioni storiche. Questa rimane la strada maestra per l'evangelizzazione: il Signore ci guidi a vivere questa unità tra verità e amore nelle condizioni proprie del nostro tempo, per l'evangelizzazione dell'Italia e del mondo di oggi.

1.4/ La preghiera cristiana

da Romano Guardini, Il testamento di Gesù, p. 33
A mio avviso la vita liturgica inizia con il silenzio. Senza di esso tutto appare inutile e vano […]. Il tema del silenzio è molto serio, molto importante e purtroppo molto trascurato. Il silenzio è il primo presupposto di ogni azione sacra.

da Benedetto XVI, discorso al Convegno diocesano del 13/6/2011
Fin da piccoli, i bambini hanno bisogno di Dio, perché l’uomo dall’inizio ha bisogno di Dio, ed hanno la capacità di percepire la sua grandezza; sanno apprezzare il valore della preghiera – del parlare con questo Dio – e dei riti, così come intuire la differenza fra il bene ed il male. Sappiate, allora, accompagnarli nella fede, in questa conoscenza di Dio, in questa amicizia con Dio, in questa conoscenza della differenza tra il bene e il male. Accompagnateli nella fede sin dalla più tenera età.

2/ La Chiesa-madre che introduce alla fede: aspetto personale e comunitario della catechesi (III criterio per il rinnovamento dell’iniziazione cristiana)

da La verginità (o Simposio), di Metodio di Olimpo, città della Licia, morto martire in Eubea nel 311
La Chiesa è incinta e nelle doglie del parto fino a che il Cristo generato in noi sia formato, affinché ciascuno dei santi nasca come Cristo attraverso la sua partecipazione al Cristo (Discorso VIII, 8)
[Coloro che più chiaramente hanno gustato la verità] sono capaci di ricevere in loro il seme puro e fecondo e di collaborare, come aiutanti della predicazione, alla redenzione degli altri. Coloro, però, che sono ancora imperfetti e non sono che debuttanti nella dottrina, sono portati dai perfetti e sono formati come in un corpo materno, sino a quando essi nascano alla vita e siano formati alla grandezza e alla bellezza della virtù. Costoro, in seguito, si trasformeranno a loro volta in Chiesa e opereranno allora alla nascita e all’educazione di altri figli, realizzando nel loro seno, come in un corpo materno, la volontà pura di Dio (Discorso III, 8).

da L’unità della Chiesa cattolica di san Cipriano di Cartagine, 5
Una sola è la Chiesa che, per la sua fecondità sempre crescente, abbraccia una moltitudine sempre più grande […] uno infatti è il principio, una l’origine, e una la madre della fecondità, strabocchevole di frutti: dal suo grembo nasciamo, del suo latte ci nutriamo, dal suo spirito siamo animati. Non sarà mai adultera la sposa di Cristo, è incorruttibile e pura. Conosce una sola casa, custodisce con casto pudore la santità di un solo talamo. Essa ci custodisce per Dio, essa destina al regno i figli che ha generato […] Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per madre.

3/ Adulti, bambini e ragazzi, giovani: a chi si rivolge la catechesi? (IV criterio per il rinnovamento dell’iniziazione cristiana)

3.1/ Gli adulti e le famiglie 

DB 124 Gli adulti sono, in senso più pieno, i destinatari del messaggio cristiano. 

dalla Lettera dei Vescovi per la riconsegna del testo “Il rinnovamento della catechesi”, 12
L’esperienza di questi anni ci ha confermato che il buon esito della catechesi è condizionato dalla attenzione privilegiata a due scelte qualificanti presenti nel DB: la centralità della catechesi degli adulti e della famiglia e la formazione dei catechisti.

dal Libro del Sinodo della diocesi di Roma
La famiglia sia considerata soggetto portante delle iniziative di catechesi degli adulti, così da favorirne la crescita spirituale ed ecclesiale e il compito missionario.

dalla relazione del cardinale Agostino Vallini al Convegno diocesano, 14 giugno 2011
Sappiamo tutti che la famiglia è il problema dei problemi pastorali, e non solo per l’iniziazione cristiana. La famiglia, la sua fede, la sua forza educativa, la sua partecipazione alla vita ecclesiale è in grado di condizionare tutto. La famiglia, se c’è o non c’è, tutto cambia. Decisivo è il suo peso nel sacramento del Battesimo e negli itinerari di iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi; importante ma meno influente nel caso di adulti che chiedono di entrare nella Chiesa.

3.2/ I bambini ed i ragazzi 

DB 134 Ogni età dell’uomo ha il suo proprio significato in se stessa e la sua propria funzione per il raggiungimento della maturità [...] Errori o inadempienze, verificatesi a una certa età, hanno talora conseguenze molto rilevanti per la personalità dell’uomo e del cristiano. Così pure una sana educazione umana e cristiana consente a ciascuno di vivere sempre come figlio di Dio [...] Pertanto in ogni arco di età i cristiani devono potersi accostare a tutto il messaggio rivelato, secondo forme e prospettive appropriate. 

At 16,15 Dopo essere stata [Lidia] battezzata con tutta la sua famiglia... 

2Tim 1, 5; 3, 15 Mi ricordo della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te [...] Fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. 

Ef 6,4 Voi, padri, [...] fateli crescere[i vostri figli] nella disciplina e negli insegnamenti del Signore.

Lettera di Barnaba XIX, 5
Non ti disinteresserai di tuo figlio e di tua figlia, ma insegnerai loro il timore di Dio fin dalla fanciullezza. 

Didachè, IV, 9
Non alzare la mano su tuo figlio o su tua figlia, ma dalla fanciullezza li educherai nel timore di Dio.

da S. Cavalletti, Il potenziale religioso tra i 6 e i 12 anni. Descrizione di un'esperienza, Città Nuova, Roma, 1996, p. 21
Le domande del “bambino metafisico” «Chi è Dio?». «Dove stavo prima prima (cioè prima di nascere)?». «Come mai sono qui?». «Con chi stava Dio prima (della creazione)? Stava con se stesso?». «Dove sta la nonna? (che è morta»). «Che cos’è la vita? A te piace la vita?».

da Come pesci nell’acqua di Dio, un’intervista a Sofia Cavalletti, tratta dalla rivista “Il sicomoro”, n. 7, inverno 1998/1999 (anche su www.gliscritti.it )
Normalmente si parte dall'importanza della famiglia...
A me pare che fare dell'amore dei genitori o comunque di chi è più vicino al bambino il canale necessario dell'amore di Dio è estremamente limitante; si limita l'amore di Dio alla dimensione umana, lo si considera secondario rispetto alle condizioni in cui il bambino vive. Ma a me sembra - parlando sempre in base a quello che ho potuto osservare - che l'amore di Dio sia primario nell'esperienza umana del bambino piccolo. Certo è bello poter dire ad un bambino: "Papà e mamma ti vogliono bene"; però si tratta sempre di un amore umano e quindi limitato. E quando questo non succede? Un bambino rifiutato dai genitori è forse una creatura perduta per Dio?
No, Dio prende le sue creature anche al di fuori dell'amore umano: l'ho visto in tanti bambini non accettati in famiglia che invece all'annuncio del Pastore che "li chiama per nome" si aprivano ad un immenso godimento.
Dunque bisogna distinguere fra esperienza ed esigenza: l'esperienza è qualche cosa che si è vissuto, può essere una cosa che ha dato un approccio positivo alla vita o negativo, comunque è dipendente dall'esperienza: deve succedere un fatto perché io abbia l'esperienza. L'esigenza, a mio avviso, è ciò che sta più profondamente nella persona umana e che non dipende da questa o da quella esperienza: è una potenzialità che chiede di essere appagata. Questa è l'esigenza, che quindi prescinde dall'esperienza.

3.3/ I giovani 

DB 137-138
Durante l’adolescenza e la giovinezza, va delineandosi in maniera sempre più determinante la personalità dell’uomo e del credente.

dalle risposte di papa Benedetto XVI durante l’incontro con il clero della diocesi di Roma, del 22 febbraio 2007
Sappiamo che la gioventù dev'essere realmente una priorità del nostro lavoro pastorale, perché essa vive in un mondo lontano da Dio. Ed è molto difficile trovare in questo nostro contesto culturale l'incontro con Cristo, la vita cristiana, la vita della fede. I giovani hanno bisogno di tanto accompagnamento per poter realmente trovare questa strada. Direi — anche se purtroppo io vivo abbastanza lontano da loro e quindi non posso dare indicazioni molto concrete — che il primo elemento mi sembra proprio e soprattutto l'accompagnamento. Essi devono vedere che si può vivere la fede in questo tempo, che non si tratta di una cosa del passato, ma che è possibile vivere oggi da cristiani e trovare così realmente il bene.
Mi ricordo di un elemento autobiografico negli scritti di san Cipriano. Io ho vissuto in questo nostro mondo — egli dice — totalmente lontano da Dio, perché le divinità erano morte e Dio non era visibile. E vedendo i cristiani ho pensato: è una vita impossibile, questo non si può realizzare nel nostro mondo! Ma poi, incontrandone alcuni, entrando nella loro compagnia, lasciandomi guidare nel catecumenato, in questo cammino di conversione verso Dio, man mano ho capito: è possibile! E adesso sono felice di aver trovato la vita. Ho capito che quell'altra non era vita, e in verità — confessa — sapevo anche prima che quella non era la vera vita. 

4/ Domande dal Sussidio per la verifica 2011:

È necessario che la prima Assemblea parta dalla presentazione e discussione del concetto di “iniziazione cristiana” […] Sinteticamente si tratta di essere d’accordo che l’iniziazione cristiana non si esaurisce negli incontri di catechesi che preparano ai Sacramenti e che la catechesi non ha termine con la celebrazione dei sacramenti, ma consiste in un cammino spirituale che fa diventare cristiani attraverso i sacramenti. Quando si è raggiunto il consenso dei partecipanti sul concetto corretto di iniziazione cristiana, si ponga la domanda:

- Quanto i nostri itinerari di iniziazione raggiungono lo scopo di accompagnare ad un progressivo cambiamento di mentalità e di vita che introduce nel mistero di Cristo, con la forza trasformante del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucarestia? Al termine dell’iniziazione cristiana le persone decidono di vivere da cristiani e sono perseveranti?

Per evidenziarne i punti di forza o di debolezza dei nostri itinerari,esaminiamo distintamente gli elementi essenziali dell’iniziazione cristiana: l’ascolto della Parola (cfr. Rm 10,17), la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza dell’Amore-carità e l’educazione alla preghiera.

1) La Parola di Dio suscita la fede e la alimenta, portando all’incontro personale con Cristo, il Signore vivente. Se non c’è un incontro con Cristo, non vi sarà nemmeno il desiderio di conoscerlo, di amarlo e di seguirlo. Questo è il compito della catechesi, la quale però non deve soltanto «insegnare la fede, ma suscitarla incessantemente con l’aiuto della grazia, aprire i cuori, convertire, preparare un’adesione globale a Gesù Cristo per coloro che sono ancora alle soglie della fede. Questa preoccupazione ispira [...] il tono, il linguaggio, il metodo della catechesi» (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Catechesi tradendae, n. 19).  Si domanda:

- Quanto la nostra catechesi riesce a far incontrare la persona del Signore? Se non riesce, perché ? La Parola di Dio, soprattutto il Vangelo, suscita attrazione?

- Le nostre comunità oggi si misurano con un fatto nuovo: la crescente ignoranza del cristianesimo – e del cattolicesimo – nei suoi tratti essenziali. Che cosa si suggerisce per colmare questa lacuna?

2) I discepoli di Emmaus, il cui cuore era stato riscaldato lungo la via, riconobbero il Signore Vivente allo spezzar del pane (Lc 24,30-32). Nei sacramenti si incontra e si riconosce Cristo. Si domanda:

- Nella nostra parrocchia i sacramenti vengono celebrati in un clima di fede che fa riconoscere la presenza del Signore Risorto? Che cosa lo favorisce? Che cosa lo ostacola?

3) Dalla vita sacramentale scaturisce la carità da testimoniare nella vita buona secondo il Vangelo. Si domanda:

- Come i genitori, i bambini e i ragazzi, dopo aver ricevuto i sacramenti, testimoniano nella vita quotidiana l’Amore-carità al prossimo?

4) L’iniziazione cristiana è anche itinerario di educazione alla preghiera. Si domanda:  

- In che modo il nostro itinerario educa alla preghiera?

L’iniziazione cristiana è un itinerario lungo, durante il quale la catechesi, l’esperienza sacramentale, la testimonianza della carità e l’educazione alla preghiera si completano a vicenda. Si domanda:

- Quali esperienze positive hanno favorito la globalità dell’esperienza? Quale prassi ha ostacolato che i quattro aspetti interagissero?

- Potete registrare nella vostra parrocchia una certa "creatività catechetica" che tenga conto del contesto, della cultura e dell’età dei destinatari? È valorizzato il patrimonio di storia e di arte che Roma custodisce, utilizzando nella catechesi la "via della bellezza" che conduce a Colui che è la Bellezza?

L’iniziazione cristiana è un atto ecclesiale, perché è la fede della Chiesa che viene annunziata, vissuta e testimoniata. Far diventare cristiani spetta anzitutto alla comunità ecclesiale. “La parola della fede rischia di rimanere muta, se non trova una comunità che la mette in pratica, rendendola viva ed attraente, come esperienza della realtà della vera vita” (Benedetto XVI, Discorso al Convegno diocesano 2011). Si domanda:

- Quanto la vita parrocchiale è essa stessa educativa, perché è percepita come la casa accogliente dove è bello “abitare”?

- Molti fedeli vivono l’iniziazione cristiana dei loro figli e le loro tappe sacramentali come eventi religiosi privati e di famiglia, ma non di comunità. Che cosa può aiutare ad invertire questa tendenza?

L’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi. Comunità cristiana e famiglia.

 Gli itinerari di iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi, battezzati da piccoli, costituiscono senza dubbio l’ambito più difficile ed una vera sfida pastorale. Queste le ragioni principali: la consuetudine di far consistere l’iniziazione cristiana nel catechismo per i sacramenti, l’assenza molto frequente dei genitori dai cammini di fede dei loro figli, spesso religiosamente abbandonati a se stessi, le fasi tipiche della crisi dell’adolescenza, l’attrazione degli stili di vita dei coetanei, l’influsso pervasivo dei mezzi di comunicazione sociale. Nondimeno la prima adolescenza è anche il tempo per promuovere nei ragazzi il dinamismo positivo della maturazione intesa come riappropriazione cosciente e critica di ciò che finora hanno vissuto per tradizione.

Verificare l’efficacia degli itinerari di iniziazione cristiana vuol dire interrogarsi su qual è la proposta che la parrocchia riesce ad offrire per accompagnare bambini e ragazzi a voler vivere da cristiani, nonostante tutto. E’ necessario un grande impegno, ma anche capacità creativa per attrarre alla bellezza della fede.

La scelta del Sinodo diocesano è stata quella di dar vita ad un “processo educativo e catechistico continuativo di iniziazione cristiana, collocando al suo interno le tappe sacramentali”[1]. Si domanda:

 - Su quali punti - contenuti ed esperienze - l’itinerario di iniziazione cristiana della nostra parrocchia è bello ed appassionante e su quali è carente?

- Che cosa la parrocchia ha messo in campo con pazienza e perseveranza per coinvolgere i genitori in un patto educativo a favore dei loro ragazzi? Quali esperienze si sono rivelate significative?

- Sul piano concreto, di primaria importanza è la figura del catechista: l’autorevolezza, la capacità di accoglienza, la cordialità, la preparazione dottrinale, il gusto di proporre la gioia della fede narrata come esperienza personale. Si riscontrano queste qualità?

- I nostri ragazzi chiedono di conoscere  le verità della fede e i comportamenti morali cristiani, nonché le loro motivazioni. Gli itinerari di iniziazione rispondono a  questo scopo?

- Per quali fasce d’età si incontrano maggiori difficoltà ad avere catechisti, animatori e sussidi adatti:

 - fanciulli (nei primi anni della scuola elementare)

 - bambini (negli ultimi anni della scuola elementare)

 - preadolescenti (negli anni della scuola media)

 - adolescenti (negli anni delle scuole  superiori)?

- Gli itinerari di formazione dei catechisti sono offerti dalla parrocchia o dalla prefettura? Con quali frutti, quanto alla qualità?

 - L’iniziazione è strutturata in tempi e tappe, nelle quali hanno importanza l’ambiente formativo, la vita di gruppo e di oratorio, la testimonianza e la vicinanza non solo dei catechisti, ma anche di giovani poco più grandi dei bambini e dei ragazzi, nei quali possono riconoscere che la fede è bella da vivere. Tutto ciò è praticato nella vostra parrocchia?

- L’esperienza ci dice che uno dei punti più critici dell’itinerario di iniziazione come processo globale di crescita dei ragazzi e dei giovanissimi è la celebrazione dei divini Misteri. Sulla base della vostra esperienza, cosa potete suggerire per una riuscita formazione eucaristica e del sacramento della penitenza? Quali difficoltà avete incontrato e ancora non avete superato? Come si può superare il disinteresse delle famiglie per la Messa domenicale?

- Come il  rito di accoglienza all’inizio dell’itinerario annuale, la “traditio” del Simbolo, del Padre nostro e del Vangelo, le diverse celebrazioni della Parola, le celebrazioni penitenziali possono essere di aiuto per coinvolgere i genitori e la comunità?

- Come favorire la continuità del cammino dei ragazzi dopo l’iniziazione cristiana?

La verifica non intende eludere alcuni aspetti problematici:

 -la prassi notevolmente diversa dell’iniziazione cristiana nelle parrocchie e talvolta la ricerca di vie brevi da parte delle famiglie che si rivolgono a parrocchie compiacenti non aiuta lo svolgersi di itinerari fruttuosi. Cosa dire della richiesta avanzata da molti parroci di una maggiore unitarietà degli itinerari? Che cosa si suggerisce?

 - che cosa dire della proposta di orientare gradualmente le comunità e le famiglie a che l’età da preferire per l’ammissione alla Confermazione sia quella dei 14-15 anni, vale a dire il 1°-2° anno delle superiori?

 - che cosa si può suggerire per valorizzare la figura e la funzione del padrino nei sacramenti dell’iniziazione cristiana? Avete delle esperienze positive al riguardo?

 - avete delle esperienze positive da suggerire per gli itinerari di iniziazione cristiana di bambini e ragazzi portatori di handicap?

Note al testo

[1] Libro del Sinodo, cit. p. 136.