Iniziazione cristiana a Roma. Dossier di Romasette

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 25 /12 /2011 - 14:16 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito gli articoli che sono stati dedicati all’Iniziazione cristiana a Roma dal settimanale diocesano Romasette lungo l’arco di tempo di  quattro settimane dal 30 novembre al 19 dicembre 2011. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (25/12/2011)

Indice

1/ Il catecumenato degli adulti (30 novembre 2011)

1.1/ La scheda: il catecumenato, di Andrea Lonardo

I catecumeni sono coloro che si stanno preparando a ricevere il battesimo da adulti e il catecumenato è il cammino che li prepara a diventare cristiani. L’origine di queste parole è antica quanto la Chiesa. «Catecumeno» e «catechista» derivano, infatti, entrambe dal verbo greco «catecheo» che vuol dire letteralmente «dare eco dall’alto». «Catecheo» è un composto del verbo «echeo» - «riecheggiare» - e della preposizione «kata» - «da sopra»: infatti, la catechesi è dare eco ad una rivelazione che proviene da Dio, che risuona nei secoli di generazione in generazione e che riecheggia nella voce del catechista. «Catecumenos» in greco è la forma medio-passiva del verbo e vuol dire letteralmente «colui che riceve la catechesi», «colui che ascolta la catechesi». Nei Padri della Chiesa troviamo così già il termine «catecumeni» per indicare i pagani che si preparavano a diventare cristiani. Il Concilio Vaticano II ha deciso di ripristinare il catecumenato per accompagnare oggi al battesimo gli adulti che vogliono diventare cristiani.

Nella diocesi di Roma sono stati battezzati nella Pasqua del 2011 cento tra giovani ed adulti che sono così diventati «neofiti», «nuove pianticelle» della chiesa. Di questi la metà sono italiani e la metà stranieri di recente immigrazione. Si accede al catecumenato con il rito di ammissione, una celebrazione significativa nella quale la persona domanda alla Chiesa la fede, dichiarando che essa gli darà la vita eterna. I catechisti e i garanti, a nome di tutta la comunità, si impegnano in quella liturgia ad accompagnarla con la preghiera, la testimonianza e la catechesi perché possa prepararsi degnamente al battesimo. La persona viene segnata con il segno della croce sulla fronte e sui sensi, perché il Cristo la protegga e la benedica. Da quel momento il candidato diviene catecumeno.

I catecumeni, nella prima domenica della Quaresima che precede il loro battesimo, si presentano al vescovo che, dopo averli interrogati, li elegge fra coloro che diverranno cristiani nella veglia pasquale. Dopo l’intenso periodo di preparazione della Quaresima, segnato dagli scrutini e dalle consegne del Credo e della Preghiera del Signore, gli eletti saranno infine battezzati nella notte di Pasqua, ricevendo insieme il sacramento della confermazione e il dono dell’eucaristia.

1.2/ Il battesimo degli adulti, benedizione per la comunità. L'esperienza della parrocchia di Santa Maria della Salute, a Primavalle, di Marta Rovagna

Si è aperto nel 2004 il cammino per l’iniziazione cristiana degli adulti nella parrocchia di Santa Maria della Salute, comunità guidata dal Terzo Ordine regolare di San Francesco nel popolare quartiere di Primavalle. Dal 2004 sono stati undici i catecumeni, tra italiani e stranieri, che i catechisti della parrocchia con il parroco hanno preparato al sacramento del battesimo, dell’eucaristia e della cresima, tutti celebrati la notte della veglia pasquale. A parlare di questa esperienza di iniziazione cristiana così particolare è il parroco padre Angelo Gentile, insieme alle due coppie di catechisti che lo affiancano nella formazione degli adulti: Cristina e Luca, Alma e Francesco.

«Sette anni fa arrivarono le prime richieste di battesimo da parte di adulti - ricorda padre Angelo - e a oggi mi rendo conto che la presenza dei catecumeni è stata ed è una vera benedizione per tutta la comunità parrocchiale». Accompagnare degli adulti nei primi passi della fede, infatti, non riguarda solo i formatori, i catechisti e il sacerdote, ma diventa un impegno per tutta la comunità. «Noi li formiamo attraverso degli incontri settimanali che durano due anni - spiega Cristina, catechista con il marito e mamma di due bambine - ma nel corso di questo tempo li avviciniamo alle varie realtà parrocchiali, diventiamo un tramite attraverso cui i catecumeni possono conoscere la realtà della Chiesa nella comunità in cui si trovano a camminare». L’arricchimento diventa reciproco, e secondo padre Angelo, da quando c’è il battesimo dei catecumeni nella notte di Pasqua la frequenza alla veglia pasquale è molto maggiore, la comunità aspetta la professione di fede dei nuovi fratelli cristiani ed è loro vicina con la preghiera.

«Con i catecumeni - racconta il parroco - si vive un’esperienza di apertura alla vita allargata, come se un’intera comunità portasse nel grembo una creatura nuova, partecipando con la mamma, cioè la Chiesa, a questo evento così bello e atteso». L’impulso ad avvicinarsi alla scoperta di Dio nasce in effetti, secondo i catechisti e il parroco, grazie alla stessa comunità, che «attira» gli adulti privi di una formazione cristiana: la testimonianza semplice dei parrocchiani, la solidarietà che si respira allo sportello Caritas, il clima di accoglienza che esiste «pur con i nostri tanti limiti - precisa Alma - incuriosisce queste persone, le interroga, alimenta una sete di Dio che sentono senza sapere spiegare bene cosa stanno cercando». È per questo che, dopo un primo contatto, padre Angelo preferisce far passare per ciascuno un tempo di discernimento che faccia sedimentare la scelta di diventare cristiani: «È importante che gli aspiranti catecumeni - sottolinea il parroco - passino dall’entusiasmo di un incontro e di una testimonianza al desiderio autentico di mettersi alla sequela di Cristo, solo in quel momento possono iniziare il cammino di catecumenato».

I frutti di questa iniziazione cristiana degli adulti sono visibili: coloro che sono rimasti a vivere nella zona frequentano la parrocchia vivendo attivamente la comunità, molti hanno combattuto situazioni difficili, anche familiari, per potere abbracciare il cristianesimo. «Tra i non italiani che abbiamo accompagnato - ricorda Cristina - c’è stata una mamma tunisina, sposata con un italiano, che ha fatto un percorso dall’islamismo al cattolicesimo, supportata dal marito e dal figlio ma non da una delle sorelle, che l’ha osteggiata fino alla fine». Storie toccanti di una fede cercata come un’urgenza, una necessità: «Per noi che abbiamo ricevuto i sacramenti nell’età "giusta" la sete di Dio dei catecumeni è una grazia - racconta ancora la catechista -: ci ha aiutati a riscoprire il nostro percorso di fede e ad alimentare l’entusiasmo e il gusto per qualcosa che con il tempo finisce per diventare quasi una routine».

Bella anche la storia di un ragazzo italiano «figlio - riferisce Alma - di una coppia di Testimoni di Geova. Il suo cammino, iniziato grazie alla testimonianza di due zii, è stato pieno di difficoltà proprio a causa di questa sua scelta che ha messo in crisi la famiglia. Nella Chiesa però - conclude- ha trovato una madre e in Dio un Padre misericordioso».

1.3/ Il cammino dei cinesi: una vita nuova con Cristo  Padre Michael Gogh guida la comunità di 200 fedeli, che si incontra a San Bernardino in Panisperna, di Nicolò Maria Iannello

La rettoria di San Bernardino in Panisperna è dal 2003 il cuore della comunità dei cinesi cattolici della Capitale. Attualmente sono oltre 200 i fedeli che fanno parte di questa realtà dal 2010 guidata dal cappellano della Missione con cura d’anime cinese e rettore di San Bernardino, padre Michael Goh, religioso malese appartenente alla Congregazione di San Giovanni Battista.

Una realtà viva che oltre alle attività di sostegno ai cinesi da poco arrivati a Roma come «la scuola di italiano che si svolge la domenica mattina presso la parrocchia di Sant’Eusebio o il servizio di traduzione alla Caritas e l’assistenza ai malati negli ospedali che hanno bisogno di interpreti e di un aiuto» si occupa anche di preparare coloro che vogliono essere introdotti ai sacramenti. Negli ultimi anni sono stati circa trenta i battezzati presso la cappellania, dove oggi si stanno preparando due nuovi catecumeni che a Pasqua dell’anno prossimo riceveranno il battesimo. Sono due uomini, entrambi del sud della Cina: un ragazzo di 25 anni che «dopo il battesimo si chiamerà Alessio - racconta padre Michael - e un cinquantenne, che invece prenderà il nome di Pietro». Altre 5 persone invece, 4 uomini e 3 donne, tra i 22 e i 65 anni stanno seguendo «un percorso di precatecumenato della durata di tre mesi durante il quale sperimentano la presenza di Dio nella loro vita».

In questa fase iniziale «ci si concentra - precisa padre Michael - sulla lettura del Vangelo di Marco, che offre un quadro della storia di Gesù». Una delle difficoltà maggiori che si verificano durante gli incontri, racconta il rettore, «è quella di costituire un gruppo in cui i catecumeni possano condividere la loro esperienza». Ma «ognuno ha la sua vita e le sue occupazioni ed è difficilissimo riuscire a far coincidere gli orari di tutti». È per questo motivo che i due catecumeni partecipano agli incontri individualmente, una volta alla settimana. Durante questi appuntamenti ripercorrono con i catechisti le tappe fondamentali della loro storia. Alessio e padre Goh si sono incontrati al Servizio stranieri della Caritas, dove il presbitero si occupa delle traduzioni per i suoi connazionali. In quell’occasione «il ragazzo era incuriosito da ciò che facevo e mi ha chiesto perché lo facevo». La risposta del sacerdote è stata quella di essere spinto dall’amore e dal desiderio di mettersi a servizio degli altri: «È rimasto molto colpito da ciò che gli avevo detto e poi è venuto a cercarmi in cappellania». Il giovane «non era credente quando si trovava in Cina fino a tre anni fa - continua il cappellano -, ma qui aveva già avuto un primo incontro con il Signore durante una Messa di Natale».

Anche Pietro, durante la giovinezza, non era vicino a Dio. Da vent’anni in Italia, «ha vissuto gradi difficoltà a livello economico e nella vita personale». Oggi è ospite dei padri Missionari della Carità di via Prenestina e lavora nelle cucine della struttura. [bb]Poi una serie di incontri lo hanno avvicinato progressivamente al cristianesimo[/b]. Dopo alcuni contatti con la realtà del mondo protestante, «durante la malattia e la sua permanenza presso i padri missionari ha conosciuto un indiano cattolico che gli ha letto la Bibbia». Poi un altro incontro alla Caritas: «Due donne che facevano le traduttrici e a cui ha esposto i suoi dubbi di fede». Sono state loro a metterlo in contatto con la cappellania. Pietro avrebbe dovuto ricevere il battesimo quest’anno, ma padre Goh spiega «che era necessario un altro anno per migliorare la formazione». Oggi Pietro «sente di vivere una vita nuova - conclude il rettore - e sente che Dio l’ha salvato».

2/ Il battesimo dei bambini (5 dicembre 2011)

2.1/ Oltre il battesimo: la fede a misura di bambino. Il cammino dei genitori che chiedono il sacramento per i propri figli nella parrocchia della Trasfigurazione. Per i più piccoli le catechesi del «Buon Pastore» con il metodo Montessori, di Michela Altoviti

Preparare i genitori a vivere con e per i propri figli il sacramento del battesimo. Questo il senso dell’esperienza nata nel 1996 nella parrocchia della Trasfigurazione, a Monteverde Nuovo. Un gruppo di catechisti, coordinati dal parroco, monsignor Battista Pansa, cura con riscontri ampiamente positivi la pastorale battesimale e, insieme, l’educazione religiosa in famiglia: «Siamo partiti - raccontano i responsabili Sandro ed Elvira Cescon, protagonisti di una testimonianza al Convegno diocesano del giugno scorso - da una duplice considerazione: che troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e che dopo il battesimo la maggior parte dei bambini non riceveva alcuna educazione religiosa».

Da qui la volontà di accompagnare e sostenere quei genitori che chiedono il sacramento del battesimo per i propri figli e, insieme, «una risposta alta a ciò che è loro accaduto, - spiega il parroco - all’evento che ha cambiato la loro vita». Fin da subito si è avvertita la necessità di incontrare le famiglie nelle loro case: «Era ed è quello il luogo più adatto per la catechesi battesimale», spiega Sandro Cescon. In particolare sono previsti due incontri durante i quali vengono illustrati i segni del sacramento d’iniziazione cristiana. Ha poi uno spazio di rilievo il momento della preghiera con il salmo del Buon Pastore: «In tal modo - continua il responsabile della catechesi - si fa comprendere ai genitori che in quel testo biblico il loro bambino viene presentato come una pecorella del Signore». Altra esigenza rilevata con chiarezza è quella di educare alla preghiera i genitori: «Abbiamo iniziato a proporre loro di fare il segno della croce sulla fronte del bambino al momento della buonanotte, soffermandosi anche a dire brevi parole di ringraziamento sul giorno che si chiude». Questo gesto viene accolto con entusiasmo perché i genitori, spiegano i catechisti, hanno bisogno di esprimersi nei riti: «Con quel suggerimento semplicissimo - spiega Elvira Cescon - tornano a creare un momento intimo di incontro con Gesù».

Vengono proposti anche altri momenti di preghiera semplice e legati alla quotidianità, come quello in cui si pone nella camera del bambino l’immagine della Madonna o in cui si comincia ad insegnargli la preghiera all’angelo custode, fino al momento delle prime visite in chiesa. I rapporti con le famiglie vengono mantenuti attraverso quattro incontri annuali nei tempi forti dell’anno liturgico e sembrano avere un riflesso significativo sull’intera famiglia, aiutando a dare una scansione religiosa allo loro vita.

Con questo scopo «da molti anni nella nostra comunità - spiega monsignor Pansa - è in atto anche l’esperienza della catechesi simultanea: i genitori accompagnano i figli all’incontro settimanale» che, animato da laici adulti, propone un’esperienza spirituale. Esperienza «che ha dato talvolta frutti di autentiche conversioni personali - prosegue il parroco - e ha anche fatto maturare in vari coniugi la vocazione e la disponibilità a mettersi a servizio dell’animazione di altri genitori». Da circa quattro anni è attiva in parrocchia la catechesi del Buon Pastore per bambini dai 3 ai 5 anni: «Catechesi creata da Sofia Cavalletti a partire dal metodo montessoriano - spiegano i catechisti -. Essa ha un luogo specifico che chiamiamo l’Atrio. In questo ambito si sviluppano nel bambino costanza nel lavoro, ordine, silenzio e concentrazione. L’ambiente e il materiale reale con cui si fa catechesi è a misura di bambino. Questo metodo permette al piccolo di maturare anche nella capacità di raccoglimento, fino ad arrivare ad esprimersi nella preghiera: può ascoltare l’annuncio religioso, meditarlo e viverlo secondo il suo ritmo, ad esempio, mediante il racconto delle parabole del Regno».

Adulti e bambini insieme, quindi, in ascolto della Parola per ricevere e vivere il dono della liberazione dal peccato originale nella fede della Chiesa perché «il battesimo - dicono Sandro ed Elvira Cescon - non è un sacramento intimo che riguarda la cerchia dei parenti e amici, ma un evento liturgico e comunitario». E il loro invito, per le comunità che vogliano intraprendere questo percorso di catechesi pre e post-battesimale, è quello di «impegnarsi senza timore nel costruire nelle nostre parrocchie quel tessuto vitale che permette di far conoscere la persona di Gesù».

2.2/ Per le famiglie un libro sull’educazione religiosa. L’indagine del giornalista Fabio Narcisi condotta a partire dal cammino di pastorale battesimale della parrocchia della Trasfigurazione, di R. S.

Un libro di 314 pagine con un Cd allegato: è il frutto dell’esperienza di pastorale battesimale condotta dalla Trasfigurazione con le famiglie del quartiere. «Comunicare la fede ai bambini» (Edizioni Paoline, 2009) con il sottotitolo «Pastorale battesimale ed educazione religiosa in famiglia» è realizzato da Fabio Narcisi, giornalista ma soprattutto fra coloro che hanno dato vita all’esperienza pastorale.

Nel volume non c’è comunque solo questa, con la sua storia e le sue tappe. La prima parte, infatti, fa il punto sulla situazione dei battesimi e dell’educazione religiosa nei più grandi Paesi di tradizione cattolica, con uno sguardo a quelli di tradizione protestante e ortodossa. Con tabelle che indicano una generale e costante tendenza al calo dei battesimi. La seconda parte focalizza l’attenzione sull’Italia attraverso due indagini: una, condotta su oltre 450 testimonianze, individua i principali cambiamenti avvenuti nell’approccio alla religione da parte delle ultime generazioni, l’altra evidenzia la pastorale battesimale in atto nel nostro Paese, con l’esperienza degli Uffici catechistici di circa 50 diocesi. La terza parte del libro concerne la vita religiosa del bambino in età prescolare, mettendo in luce il potenziale religioso dei più piccoli.

La quarta sezione presenta l’esperienza pastorale alla base del volume, che - spiega Narcisi nella premessa - «può costituire un punto di riferimento utile per quanti sono interessati a intraprendere un percorso che miri a creare un ponte tra il battesimo e gli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana». Il Cd allegato contiene 14 schede per l’educazione religiosa inviate alle famiglie durante la crescita del bambino, l’opuscolo sul rito del battesimo, i pieghevoli impiegati negli incontri in chiesa durante l’anno, le preghiere in famiglia per l’Avvento e le feste di Natale e di Pasqua.

2.3/ Gesù Divin Maestro, in cammino con le famiglie. La testimonianza dei catechisti della parrocchia alla Pineta Sacchetti che accompagnano i genitori dei battezzandi durante il percorso di preparazione, di Marta Rovagna

È sotto la protezione della Madonna del Divino Amore che da quasi sette anni viene portata avanti la pastorale battesimale e post-battesimale nella parrocchia di Gesù Divin Maestro, alla Pineta Sacchetti. Ad occuparsene sono otto coppie per quasi 90 famiglie che chiedono il battesimo per i propri figli. «Sono numeri alti - racconta Arturo, catechista, che con la moglie Franca cura la formazione per le famiglie dei battezzandi dal principio di questa esperienza - perché quasi la metà delle famiglie vengono da altre parrocchie: si sono trasferiti con il matrimonio ma hanno passato qui infanzia e adolescenza ed è rimasto un legame di affetto con la nostra comunità».

Gli incontri con le famiglie prevedono due momenti prima del battesimo, nei quali i catechisti vanno a casa delle coppie che hanno richiesto il sacramento, e, nel corso dell’anno successivo, sono previsti quattro «momenti forti» a cui sono invitate tutte le famiglie con i piccoli. Il primo è proprio sotto il segno mariano: in ottobre le coppie con i bimbi sono invitati ad un pellegrinaggio al Divino Amore, dove, dopo lo spazio per la preghiera e la benedizione ai bambini, è in programma un momento comune di convivialità. L’incontro successivo è all’inizio dell’anno liturgico, la prima domenica di Avvento: per le famiglie c’è una Messa speciale nel pomeriggio, seguita dalla merenda. «Quest’anno - spiega il parroco, don Mario Laurenti - abbiamo consegnato alle famiglie un piccolo presepe da costruire, come un puzzle, con una simbologia che, settimana dopo settimana, prepara alla venuta di Gesù Bambino, l’ultimo tassello da inserire nell’immagine. Questi piccoli sussidi sono un modo concreto per ricordare alle famiglie, genitori e bambini, che il Natale non è solo regali e vacanze, ma è la nascita di Cristo». Terzo incontro in occasione del battesimo di Gesù a gennaio, «durante il quale - sottolinea il parroco - diamo alle famiglie il catechismo dei fanciulli fino ai 6 anni, in modo che inizino a formare i loro figli, prima di tutto in casa, attraverso questo semplice sussidio che in briciole spiega i principali episodi del Vangelo».

L’ultimo appuntamento è a Pentecoste. Le famiglie non vengono però lasciate sole nel corso dell’anno: «Nell’ultimo periodo - racconta Franca - ci siamo interrogati sul modo migliore per rimanere vicino alle famiglie che abbiamo la fortuna di conoscere e di avvicinare in un momento molto lieto della loro vita, quello della nascita di un figlio. Abbiamo quindi pensato, con il parroco, che ogni coppia di catechisti si prenda cura delle famiglie che ci sono state affidate. Attraverso telefonate, incontri, mail, un modo per fare amicizia». E su questo solco dovrebbe iniziare presto un vero e proprio cammino per le famiglie dei bimbi battezzati, per formare i genitori e preparare i più piccini al catechismo della Comunione. «L’idea - spiega don Mario - è fare in modo che le coppie-guida si riuniscano settimanalmente con i genitori seguiti nel corso dell’anno in modo da creare un percorso di accoglienza e di ascolto ancora più prossimo alla vita delle persone».

E l’esperienza arricchisce anche i catechisti: «Da quando si è iniziato questo tipo di catechesi - raccontano Franca e Arturo - abbiamo ricevuto tantissimo dalle famiglie, è faticoso ma c’è una bella condivisione e raccogliamo tanta gioia e speranza». Per i bimbi c’è un progetto, ancora nel cuore del parroco: una stanza per la formazione religiosa dei più piccini attraverso il metodo Montessori-Cavalletti. «Sogno uno spazio dedicato ai piccini - confida don Mario - in cui ci siano tutti i simboli religiosi, altare, tabernacolo, croce, a misura di bambino. In questo contesto possono fare esperienza concreta di Dio e crescere nella loro sensibilità spirituale».

3/ L’iniziazione cristiana dei bambini con le loro famiglie (12 dicembre 2011)

3.1/ Roma70, Progetto Magnificat per la formazione. Per i bambini del quartiere che si preparano alla prima Comunione, la proposta della parrocchia Santissima Annunziata: un percorso di catechesi che parte dall’Antico Testamento, di Laura Badaracchi

Nel quartiere «Roma 70» e nelle zone limitrofe sono ancora numerose le famiglie giovani. E nella parrocchia della Santissima Annunziata i piccoli trovano un cammino ben oleato di preparazione al sacramento della prima Comunione. «Quest’anno abbiamo formato venti gruppi, tra primo e secondo anno, per un totale di circa 250 bambini», riferisce don Marco Simeone, da sette anni alla guida della parrocchia in via di Grotta Perfetta. Il percorso inizia in quarta elementare - nel mese di ottobre, con la prima Confessione il sabato delle Palme successivo - e si conclude due anni dopo a maggio. Oltre all’incontro settimanale di catechesi, appuntamento fisso è la Messa domenicale delle 10, a cui sono invitati a partecipare anche i genitori per accompagnare i loro figli e riscoprire una fede un po’ «silente»: «Alcuni mi raccontano che durante la celebrazione ricordano quando, da piccoli, andavano al catechismo; per altri diventa un’occasione preziosa: si fanno delle domande, si rimettono davanti alla loro appartenenza al Signore con serenità e maturità», confida il parroco. Che convoca mamme e papà quattro volte all’anno, all’inizio e al termine delle catechesi per i figli e, poi, nel corso dei mesi, proponendo anche dei momenti di gita comunitaria.

«Ci sono i genitori più sensibili e quelli più refrattari; con loro seguiamo lo stesso percorso avviato con i ragazzi, perché possano accompagnarli nel loro cammino. Una rete gettata nel mare, sperando di raccogliere frutti», auspica don Marco. Il tentativo è quello di creare una vicinanza e un’amicizia tra piccoli e grandi in vari momenti: «Dopo la Messa domenicale, dalle 11 a mezzogiorno l’Azione cattolica ragazzi organizza giochi e attività ricreative». E d’estate il cammino non si interrompe: per chi vuole, il centro estivo organizzato dalla parrocchia offre giornate all’insegna del divertimento ma anche della riflessione e della preghiera condivisa. Accanto ai bambini, circa 35 catechiste: due per gruppo, in media. «Hanno deciso da sole di andare in “pensione” a 70 anni, anche per accorciare il salto generazionale con i gruppi», dice con un sorriso don Simeone, precisando: «Si tratta soprattutto di mamme, molte tra i 40 e i 45 anni; c’è anche una coppia: abbiamo notato che la presenza maschile è preziosa per i ragazzi».

L’itinerario catechetico? Il progetto “Magnificat” con i sussidi editi dalla Elledici: un aggiornamento dei catechismi Cei per offrire «un percorso più organico e attinente all’iniziazione cristiana, che parta dall’Antico Testamento», puntualizza il parroco. Avviato anche un cammino di formazione permanente, grazie all’Acr: i membri dell’associazione, alcuni di 4-5 anni, sono seguiti in gruppo dagli educatori e dai responsabili, che stabiliscono quando i bambini saranno pronti a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Una opzione abbracciata da chi «vive dal di dentro lo spirito associativo», sottolinea don Marco. Che tiene molto alla formazione: dopo la metà di gennaio tutti i catechisti (compresi scout, educatori, animatori dell’oratorio) si ritroveranno per una settimana dalle 19 alle 21.30 «con un intervallo di pasta per tutti. Un incontro per rafforzare le motivazioni, lo spirito di servizio: deve essere chiaro che il catechista è chiamato alla testimonianza e all’evangelizzazione».

3.2/ Santa Silvia, genitori e figli insieme al catechismo. Da vent’anni il percorso settimanale che la comunità del Portuense propone alle mamme e ai papà per coinvolgerli durante il cammino di formazione dei propri bambini, di Marta Rovagna

Nella parrocchia di Santa Silvia al catechismo per la preparazione alla Comunione va tutta la famiglia. Che la catechesi sia rivolta a tutto il nucleo familiare non è un modo di dire: la parrocchia del Portuense mette a disposizione, infatti, ogni settimana due catechiste che lavorano con i genitori che lo desiderano durante le stesse ore in cui i figli seguono il catechismo in un’aula attigua. «Sono almeno 20 anni che esiste questo tipo di catechesi - ci racconta don Paolo Ricciardi, da otto anni parroco di Santa Silvia -. Da quando sono arrivato seguo personalmente degli incontri mensili per i genitori del catechismo per raggiungere anche coloro che in settimana hanno difficoltà a frequentare il gruppo di approfondimento per adulti con le catechiste. Gli appuntamenti sono centrati inizialmente sulla motivazione che ha spinto le famiglie a iscrivere i bambini al catechismo per la Comunione - continua il parroco -. Poi nel corso dell’anno si sottolineano i momenti liturgici forti, come Natale e Pasqua, dando ai genitori gli strumenti per accompagnare i bambini a vivere questi tempi in modo cristiano».

Il percorso settimanale, sempre proposto e mai imposto, dura due anni, l’intero periodo di catechesi per i bambini, e prevede un primo tempo in cui si trattano tematiche generali di fede, mentre durante il secondo anno si approfondisce il tema della Riconciliazione e dell’Eucaristia, interrogandosi sul modo migliore per accompagnare i propri figli a ricevere la Prima Comunione. «Aderisce in modo costante a questo gruppo - spiega Ivana Nicolai, catechista impegnata dall’origine nel progetto - circa il 15% dei genitori. Accanto alla formazione e alla riscoperta della propria fede il gruppo diventa un’occasione di scambio, di dialogo e di condivisione di problemi comuni con i propri figli: dal dialogo al modo giusto di affrontare e spiegare la vita. I genitori che partecipano sono sempre molto felici di avere questo momento della settimana, sia come stacco dalla routine di ogni giorno, sia perché riescono a condividere situazioni che spesso si trovano a vivere da soli».

L’attenzione verso le famiglie dei bambini delle Comunioni non finisce qui: don Paolo, insieme agli incontri mensili con i genitori, va di persona, ogni anno, a conoscere, casa per casa, le famiglie dei bimbi. «Nel corso del primo anno, da novembre a maggio, dedico due o tre sere alla settimana per conoscere le persone che vivono con i bambini del catechismo - spiega il parroco -. Gli iscritti sono più di cento, quindi impiego qualche mese, è un’esperienza molto intensa. I bambini ci aprono le loro camerette, c’è un momento di dialogo e di scambio con tutti e quasi sempre sono accolto con affetto e stupore. Dopo un momento di condivisione preghiamo insieme e poi passiamo alla casa successiva».

Da qualche anno poi don Paolo ha ideato un modo per coinvolgere anche i papà nella formazione dei figli: «Mi sono accorto che spesso, sia per il tempo che per la sensibilità diversa, erano le mamme le più coinvolte nell’accompagnare e seguire i bambini - racconta il sacerdote -. Abbiamo quindi pensato ad una serata per soli papà e figli: si mangia una pizza insieme e poi, dopo cena, io incontro brevemente i padri. Mentre i ragazzi con due catechiste preparano un regalino da dare ai papà alla fine della serata». Le classi di catechismo, dieci gruppi tra primo e secondo anno, sono organizzate in modo che ci sia un continuo interscambio: «Ci siamo impegnati per anni - racconta Antonietta Di Legami, catechista coordinatrice del gruppo di formatori e presente nella parrocchia dalle origini - nel separare i bambini delle stesse classi. Questo per creare un nuovo gruppo, quello del catechismo. Accettiamo che ogni bimbo scelga al massimo un paio di amici e poi tutti vengono "mescolati"». I frutti di questa pastorale sono evidenti a tutti, parroco e catechisti: «Diversi genitori da catechizzati sono diventati catechisti - spiegano don Paolo e le due formatrici - desiderando dare testimonianza della bellezza di una fede ritrovata. Alcuni hanno ripreso seriamente in mano la propria spiritualità, interrogandosi sul loro vivere di coppia e riavvicinandosi o chiedendo sacramenti che non avevano ancora ricevuto».

3.3/ «Dies Domini», un libro sull'iniziazione cristiana. Il volume di monsignor Lorenzo Leuzzi pone al centro del cammino il giorno della Resurrezione, di R. S.

Si intitola «Il primo giorno dopo il sabato. Trasmissione della fede e iniziazione cristiana» il nuovo volume di monsignor Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria, che mette al centro dell’attenzione il tema della verifica pastorale scelto dalla diocesi di Roma. L’iniziazione cristiana, suggerisce il libro (Lateran University Press, 12 euro), è perno sia della nuova evangelizzazione, tema del prossimo Sinodo ordinario dei vescovi, sia del progetto educativo al centro degli orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020.

Monsignor Leuzzi sottolinea la necessità di riannodare il suo legame con il «dies Domini», appunto «il primo giorno dopo il sabato», da cui dipende - afferma nella presentazione il vescovo Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense - «la vera natura dell’intera azione evangelizzatrice della Chiesa e della sua incidenza educativa per le nuove generazioni». «La riflessione sulla trasmissione della fede - scrive monsignor Leuzzi - va ben oltre la tradizionale preoccupazione pastorale della preparazione ai sacramenti, per diventare questione centrale della stessa esperienza cristiana».

Tra i pilastri teologici dell’iniziazione cristiana, l’autore individua «il Dio vivo e vero», la professione di fede, le virtù teologali e mette in luce alcune questioni culturali prioritarie, tra cui il ritorno della storia della Chiesa. L’ignoranza di questo ambito, scrive, «è una delle grandi lacune della e nella comunità cristiana. Tornare alla storia della Chiesa non è un fatto intellettuale o accademico, ma è una via necessaria per scoprire la continuità storica di quella realtà storico-dinamica per eccellenza che è la Chiesa, nella quale si inserisce ogni evento di iniziazione cristiana e nella quale si sviluppa la trasmissione della fede».

4/ L’iniziazione cristiana dei ragazzi (19 dicembre 2011)

4.1/ Ardeatino, ragazzi valorizzati nello stile del servizio. Nella chiesa di Santi Martiri dell’Uganda, molti giovani continuano a frequentano anche dopo la Cresima, di Michela Altoviti

Pensare a tutti e a ciascuno: questo il segreto dell’alta partecipazione alla vita della parrocchia da parte degli adolescenti dopo il sacramento della Confermazione ai Santi Martiri d’Uganda, nel quartiere Ardeatino. «Sono proposte mirate quelle che facciamo - spiega il parroco, don Luigi D’Errico -: cerchiamo di cogliere le attitudini di ciascun ragazzo per valorizzarlo e farlo sentire davvero accolto». E così c’è chi affianca i catechisti più grandi, chi anima la liturgia suonando uno strumento musicale, chi entra a far parte del coro; e ancora, ci sono i giovani animatori dell’oratorio della domenica dopo la Messa delle 10.30, quelli che gestiscono il doposcuola il sabato mattina con i più piccoli e quelli che si dedicano alla carità portando un pasto caldo ai poveri e ai senzatetto presso la stazione Ostiense ogni domenica sera. In quest’ultimo caso «si vive un momento delicato - sottolinea don Luigi -, quindi è bene che vengano coinvolti i ragazzi più pronti, specie emotivamente», ma ogni attività proposta ai singoli e ogni responsabilità che viene loro affidata ha un peso e di questo vengono resi consapevoli.

«Talvolta si obietta che gli adolescenti siano troppo giovani - argomenta il parroco - per farsi guida dei più piccoli, ad esempio nella catechesi, ma oggi crescono in fretta e vivono in anticipo tante esperienze, perché non farli sentire grandi e utili anche in parrocchia?». Don Luigi riporta a questo proposito anche le parole di una mamma che vede il figlio studiare con maggiore assiduità e impegno per «conquistarsi» il tempo libero da poter dedicare all’animazione. Per questi adolescenti impegnati in attività di formazione, ma anche per tutti i giovani della comunità, è pensato l’incontro settimanale del giovedì sera: «Alle 19 - spiega don Luigi - sono attesi i ragazzi che frequentano la scuola superiore, mentre dalle 20.30 la partecipazione è aperta a tutta la comunità». Un’occasione di preghiera e riflessione ma anche di dialogo e di dibattito sui temi più disparati, «quelli vicini alle esperienze di vita dei nostri ragazzi», afferma Francesca, studentessa universitaria e animatrice del gruppo «post-cresima» da tre anni insieme a Simone e Francesca, sotto la guida di don Luigi e di don Davide Less, il viceparroco. «Sono oltre 50 gli adolescenti che gravitano intorno alla vita della parrocchia - continua - e almeno 30 quelli che fanno animazione costantemente e con assiduità». Se si chiede agli stessi adolescenti la ragione di questo loro forte attaccamento, si ottiene una risposta semplice ma emblematica: «Ci sentiamo davvero accolti, non giudicati». Viene da sintetizzarlo in «voluti bene», ed è quanto sottolinea il parroco: «Il ricordo di qualcuno che ti ha amato è fondamentale e rimane nel tempo - afferma -. Getta le basi e non va perduto anche qualora, un domani, si facessero scelte diverse o ci si allontanasse».

Don Luigi ritiene anche che chi non frequenta la parrocchia o se ne stacca subito dopo la Cresima lo faccia non per mancanza di fede ma per non avere avuto modo di trovare o aver saputo cogliere le giuste occasioni di incontro e di accoglienza. E non pensa che le attività di concorrenza «come la discoteca infrasettimanale pomeridiana» siano dei nemici. Anzi, racconta la storia di alcuni adolescenti che hanno portato al catechismo, fino a fargli ricevere il sacramento della Confermazione, proprio il dj del locale. Può e deve esserci quindi «continuità tra gli ambienti di vita dei ragazzi - prosegue -. Anche la scuola è luogo per avvicinare i loro coetanei e invitarli a vivere la parrocchia: questo è fare comunità, è preghiera». Chiesa che si apre oltre i confini del sagrato, quindi, e affetto e accoglienza che lasciano un segno oggi e per sempre.

4.2/ Santa Maria in Domnica: il sabato "proposta Cresima". Il parroco, don Sergio Ghio: «La dottrina è contestualizzata nell'esperienza del "fare Chiesa"» di Marta Rovagna

Il percorso della preparazione alla Cresima deve puntare ad aprire gli occhi dei ragazzi sul fatto che la Chiesa è una «compagnia affidabile». Ne è convinto il parroco di Santa Maria in Domnica alla Navicella (quartiere Celio), don Sergio Ghio, della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo. Gli strumenti per fare esperienza di una Chiesa gioiosa e accogliente sono molti e rodati da diversi anni di pratica: il catechismo è una proposta offerta il sabato pomeriggio a tutti i ragazzi delle medie. Dalle 16 alle 19, orario in cui partecipano alla celebrazione eucaristica tutti insieme, i preadolescenti condividono catechesi e gioco senza divisioni in classi e in anni. «Ci siamo accorti che proporre le catechesi durante la settimana - spiega don Sergio - era controproducente a causa dei mille impegni settimanali dei ragazzi, dei genitori e degli stessi catechisti.

Lo spazio del sabato invece - pensato come un intero pomeriggio dedicato ai giovani - è diventato un appuntamento caro a tutti». Ospiti e protagonisti della «proposta Cresima» sono circa 50 ragazzi delle scuole medie, seguiti da tre seminaristi, una mamma e un papà catechisti, sei o sette liceali e due o tre universitari. «Il gruppo degli educatori si incontra mezz’ora prima dell’inizio dell’attività per ricapitolare il lavoro da svolgere e vivere un momento di preghiera insieme - sottolinea ancora il parroco -, alla fine l’équipe si riunisce ancora per condividere impressioni e commenti sull’andamento della giornata». Giornata che si apre con la catechesi per tutti, dalla prima alla terza media. Dopo la preghiera e la riflessione sulla vita dei santi e su alcuni personaggi della Bibbia inizia il gioco, «sempre finalizzato al tema della catechesi - afferma Simona, catechista e mamma di sei figli, che da diversi anni segue il cammino di formazione, prima nella Comunione e ora nella Cresima -. Uno spazio dove i ragazzi si confrontano e nel divertimento apprendono lo stare insieme». Infine, prima della Messa delle 19, celebrata con i piccoli del catechismo delle Comunioni e con i grandi del liceo, c’è un tempo di condivisione in piccoli gruppi. «Per i ragazzi di terza media c’è un momento di catechesi specifico - racconta il parroco - di vera e propria dottrina in vista del sacramento della Cresima. In mezz’ora, ricavata prima del pomeriggio di condivisione, i ragazzi conoscono il significato del sacramento, come è strutturato, cosa accade e cosa significa, anche se la dottrina è sempre contestualizzata nell’esperienza del "fare Chiesa" insieme con gli altri». Per loro sono previsti anche dei momenti forti durante l’anno: in Avvento, in Quaresima e a ridosso della celebrazione del sacramento.

Sono ritiri in cui si fa esperienza di vita insieme, di preghiera ma anche di lavoro, per e con gli altri, e di studio. «L’ultima uscita a Montefiascone è stata nel solco delle esperienze precedenti - racconta Simona -; i ragazzi hanno convissuto occupandosi concretamente delle cose quotidiane: fare la spesa, cucinare e apparecchiare. Poi hanno pregato e studiato insieme». Strutturare così il ritiro «permette loro - spiega don Sergio - di crescere anche come persone e di capire che all’interno della comunità ci sono delle responsabilità da saper assumere per far sì che ci sia una buona convivenza tra tutti». La risposta a questo tipo di proposta è forte: molti ragazzi vengono dalle parrocchie vicine e il «passa parola» consente nel corso al gruppo di crescere. «È un sabato pomeriggio diverso - contestualizza la catechista -. Le mie figlie più grandi ci andavano perché lo preferivano al passeggiare per il quartiere, trovavano che era un luogo dove stare con gli altri senza maschere e divertendosi in modo costruttivo». «Questa esperienza sarebbe impossibile senza gli animatori, gli educatori e i catechisti che dedicano tanto tempo ai ragazzi - sottolinea con forza don Sergio - e che lavorano insieme, confrontandosi tra loro e con me per delineare un cammino quanto più possibile vicino alle reali esigenze dei ragazzi».

Per questo sono previsti anche incontri con i genitori, «con i quali - spiega il parroco - dialoghiamo per capire cosa cercano e vogliono i loro figli e per non farli sentire soli: la responsabilità dell’educazione e della crescita dei ragazzi è condivisa». E spesso, conclude Simona, «il fardello è meno pesante per tante coppie che vivono in solitudine l’esperienza, a volte traumatica, della crescita dei propri figli».