Cosa vuol dire parlare di ‘radici cristiane’ dell’Europa (di L.d.Q.)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 05 /01 /2008 - 23:17 pm | Permalink
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“L’Europa non ha delle radici cristiane, ma piuttosto delle radici che affondano in un contrasto, in una differenza di culture”: così dice un amico in una discussione pensando di affermare qualcosa di anti-cristiano in maniera volutamente provocatoria.

Ed, invece, è proprio questa la ricchezza culturale dell’Europa: nella sua storia la presenza del cristianesimo non ha mai annullato, nemmeno nei periodi più bui, la presenza dell’ebraismo e della sua rilevanza culturale, della classicità greca e romana in tutta la sua ricchezza, della razionalità dei lumi e di quella ben precedente ad essi, delle differenti sottolineature culturali del nord e del sud dell’Europa. Non solo non le ha annullate, ma le ha mantenute in tensione feconda, di modo che ogni vero intellettuale le ha dovute conoscere, approfondire e misurare le une con le altre.

Basti pensare al fatto che non si può essere dei teologi cristiani, senza essere radicati profondamente nell’Antico Testamento.

Dire che l’Europa ha radici cristiane non significa che abbia radici ‘solo’ cristiane. Piuttosto, ciò che è straordinario è che il cristianesimo abbia la capacità di non sostituire le altre radici, ma anzi di farle crescere! Ed è qui che c’è qualcosa di unico.