Agostino al proconsole Apringio per esortarlo a non colpire con la pena capitale i circoncellioni ed i donatisti rei confessi di atroci delitti ai danni dei cattolici. La Lettera 134 dell’epistolario agostiniano

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 11 /06 /2012 - 10:26 am | Permalink
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Presentiamo sul nostro sito una lettera di Agostino, con una nostra breve introduzione.

Il Centro culturale Gli scritti (11/6/2012)

La Lettera 134 di Agostino venne scritta intorno alla fine del 411 ed indirizzata al proconsole Apringio. Riguarda il caso di alcuni circoncellioni e donatisti che avevano commesso delitti nei confronti di alcuni cattolici.
I circoncellioni appartenevano ad un movimento rivoluzionario attivo in Africa nel IV e V secolo (cfr. su questo W.H.C. Frend, Circoncellioni, in DPAC, coll. 1040-1042). Il loro nome deriva da circum cellas, poiché frequentavano le cellae o tombe dei martiri. Si consideravano degli “atleti” di Dio o “santi” pronti a combattere il maligno che si incarnava, per loro, anche nei proprietari terrieri e nei magistrati. L’insofferenza sociale si univa in taluni di loro ad un’ispirazione religiosa: essi stessi si consideravano spesso “confessori” o “martiri”. Ritenevano nemici anche i cattolici, come dimostra la stessa lettera di Agostino ad Apringio.
I donatisti, invece, prendevano nome dal prete Donato. Lo scisma donatista sorse dopo la grande persecuzione di Diocleziano del 303-305. Quando essa terminò, il gruppo di coloro che non si erano piegati alla persecuzione contestarono quei cristiani che, per salvarsi, avevano rinnegato la fede o, comunque, erano scesi a compromessi con l'impero. Alcuni di essi cominciarono così ad affermare che i traditores non appartenevano più alla chiesa. La loro opposizione si rivolse anche a contestare i rapporti che una parte della chiesa africana andava intrattenendo ora con l'impero, una volta che Costantino era salito al potere. La situazione precipitò quando fu eletto, nel 311-312, vescovo di Cartagine Ceciliano, che era accusato di una condotta non irreprensibile al tempo della persecuzione. La chiesa si spaccò in due ed una parte affermò che Ceciliano era deposto e consacrò un nuovo vescovo. A questo vescovo “non cattolico” successe poi Donato, già nel 313. Dal suo nome, il gruppo venne poi soprannominato “donatista” (per approfondimenti sulla questione donatista, cfr. su questo stesso sito Agostino e la crisi donatista, di Andrea Lonardo). (Nota di A.L.)

Agostino ad Apringio, signore egregio meritamente sublime ed eccellentissimo suo figlio

I magistrati cristiani usino moderazione.

1. Non dubito che, nella potestà che Dio conferì a te uomo su uomini, tu mediti sul giudizio di Dio, a cui anche i giudici si troveranno a rendere conto delle loro sentenze. Poiché io so che sei stato istruito nella fede cristiana e ciò m'ispira maggiore confidenza di rivolgere non solo un'implorazione, ma anche un'esortazione all'Alleanza tua in nome di quel Dio, nella cui famiglia tu sei annoverato con noi per diritto celeste, nel quale riponiamo insieme la speranza della vita eterna e che invochiamo per voi nella celebrazione dei santi misteri. Perciò, mio egregio signore, meritamente sublime e mio eccellentissimo figlio, in primo luogo ti prego di non aver l'impressione ch'io sia importuno nell'intromettermi negli affari tuoi, data la sollecitudine che devo avere soprattutto a pro' della Chiesa affidatami, di cui servo gli interessi e alla quale desidero non tanto comandare, quanto piuttosto giovare. Ti scongiuro che ti degni di accogliere la mia preghiera o la mia esortazione e di concedermi senza esitazione quanto chiedo.

Contro la pena capitale.

2. L'amministrazione dei tutori della pubblica sicurezza trascinò, previa denunzia davanti ai giudici e alle leggi alcuni Circoncellioni e chierici Donatisti. Costoro, dopo essere stati ascoltati dall'illustrissimo e spettabile tribuno e cancelliere imperiale Marcellino, tuo fratello e figlio mio, senz'essere costretti con i supplizi degli uncini e delle fiamme ma indotti solo dalle verghe, confessarono d'aver perpetrato orribili delitti a danno di alcuni fratelli, miei colleghi nel sacerdozio: d'averne cioè trucidato uno, colto in un'imboscata, e d'averne trascinato via di casa e mutilato un altro col cavargli un occhio e mozzargli un dito. Appena ho saputo della loro confessione e non ho avuto perciò il minimo dubbio che sarebbero capitati sotto la giurisdizione della tua autorità, mi sono affrettato ad inviare all'Eccellenza tua questa lettera, per supplicarti e scongiurarti in nome della misericordia di Cristo che, com'è vero che vorremmo godere della tua felicità più grande e più sicura, così non sia resa ad essi la pariglia, quantunque le leggi, col punire, non potrebbero a colpi di pietre mozzare un dito o fare schizzare un occhio, come sono riusciti a fare essi con la loro crudeltà. Sono quindi tranquillo sulla sorte di coloro che hanno confessato d'avere compiuto quei delitti, perché non saranno puniti a loro volta con lo stesso supplizio; ma temo che essi o coloro, il cui omicidio è stato scoperto, siano condannati a morte in base alla sentenza della tua autorità giudiziaria.. Che ciò non avvenga, io come cristiano prego il giudice e, come vescovo, esorto il cristiano.

Indulgenza cristiana.

3. Leggiamo che l'Apostolo a proposito di voi magistrati ha detto bensì che non senza un motivo voi portate la spada e che siete al servigio di Dio, per punire coloro che operano il male 1; ma una cosa è l'interesse di una provincia, altra quello della Chiesa: il governo di quella deve essere esercitato con molto rigore, di questa dev'essere messa in risalto la clemenza e la mansuetudine. Se il mio discorso fosse rivolto a un giudice non cristiano, agirei diversamente ma tuttavia neanche in questo caso abbandonerei l'interesse della Chiesa e, nella misura ch'egli si degnasse di ascoltarmi, insisterei perché i supplizi subìti dai servi di Dio cattolici, che devono giovare ad esempio di pazienza, non venissero macchiati del sangue dei loro nemici. Se non volesse darmi retta, sospetterei che mi resisterebbe con animo ostile. Ma ora, dal momento che io tratto con te, diverso è il mio comportamento, diversa la richiesta. Noi vediamo, in te non solo un magistrato di somma autorità, ma riconosciamo anche un figlio della pietà cristiana. Si assoggetti la tua Eccellenza, si assoggetti la tua fede; io tratto con te una faccenda di comune interesse, ma in merito ad essa tu puoi ciò che non posso io: prendi la tua decisione in accordo con noi e soccorrici con la tua collaborazione.

Il castigo miri a far ravvedere i colpevoli.

4. È stata una mossa avveduta quella di far si che i nemici della Chiesa, - proprio essi che con le loro ciance menzognere e seducenti sono soliti sobillare gli animi ignoranti menando vanto di pretese persecuzioni che si vantavano di subire - confessassero gli orrendi delitti consumati nelle persone di chierici cattolici e rimanessero impigliati nella rete delle proprie asserzioni. Devono ora essere letti i verbali degli Atti pubblici, per guarire le anime avvelenate dalla pestifera persuasione. Orbene, sembra forse opportuno che noi nel leggere i verbali, caso mai conterranno anche la condanna a morte dei colpevoli, esitassimo di giungere alla fine della lettura là ove noi diciamo espressamente che eravamo al corrente della cosa, esitassimo - ripeto - perché non apparisse che quelli che avevano subìto il torto rendessero male per male? Se non si potessero stabilire altri mezzi per frenare la malvagità di uomini perversi, forse urgerebbe l'estrema necessità che costoro venissero uccisi, benché, da parte nostra, se non si riuscisse a trovare per essi una pena più mite, preferiremmo che fossero messi in libertà, anziché vendicare le sofferenze dei nostri fratelli col versare il loro sangue. Ma ora, dacché si può trovare anche una via per cui risplenda la mitezza della Chiesa e si freni l'audacia di individui spietati, perché non fai inclinare la tua sentenza nel senso più saggio e più clemente, cosa che ai giudici è permesso di fare anche in cause non ecclesiastiche? Abbi dunque insieme con noi timore del giudizio di Dio Padre e fa' valere la mitezza della Madre. Poiché ciò che farai tu, lo farà la Chiesa, in quanto lo farai per amore di essa di cui tu sei figlio. Gareggia in bontà coi malvagi. Essi, con orrenda crudeltà strapparono le membra da un corpo vivente: tu, con opera di misericordia fa sì che le membra, che quelli usarono per azioni nefande, restino intatte e servano a qualche utile lavoro; essi non risparmiarono i servi di Dio che predicavano loro il ritorno alla fede: tu risparmiarli ora che sono stati arrestati, trascinati in giudizio, convinti di colpa. Essi con sacrilega spada versarono il sangue dei Cristiani; tu, per amore di Cristo, tieni lontana dal loro sangue anche la spada della giustizia. Essi, uccidendo un ministro della Chiesa, gli tolsero con la forza il naturale corso della vita: tu prolunga ai nemici viventi della Chiesa il tempo per pentirsi. Così devi comportarti da giudice cristiano in una causa ecclesiastica; noi te lo chiediamo, ti esortiamo, ti supplichiamo. Gli uomini, quando i loro nemici convinti di colpa sono trattati con troppa clemenza, sono soliti appellarsi avverso una sentenza troppo mite; noi invece amiamo tanto i nostri nemici che, se non presumessimo troppo della tua obbedienza cristiana, ci appelleremmo avverso la tua sentenza severa. Dio onnipotente conservi e renda sempre più grande in autorità e più prospera l'Eccellenza tua, o mio egregio signore e meritamente illustre ed eccellentissimo figlio.