Milano e le sue origini meticce e non lombarde (dalla rassegna stampa, un articolo di Philippe Daverio)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /04 /2008 - 21:54 pm | Permalink
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Riprendiamo per il progetto Portaparola di Avvenire l’articolo di Philippe Daverio, scritto per la rubrica Guardando oltre di Avvenire 6/4/2008, con il titolo originale Nei secoli, il trionfo del meticciato sotto la «Madonnina»

In questi giorni Milano, come un grande malato che era convinto d’essersi infilato in un percorso terminale, torna a sognare. Il lumino di speranza si chiama Expo 2015. Il malato si sta quasi allegramente rigirando nel letto e dà segni di rinnovata energia. E si sa che la migliore cura sta spesso nella volontà di guarire del paziente. La guarigione avverrà quando il sogno si sposerà con la realtà. Solo che il sogno, quello ad occhi aperti, oggi corre con schizofrenia in mille direzioni. Gli immobiliaristi immaginano con gioia la crescita dei prezzi del metro quadro e le opportunità di costruirne tanti nuovi, in piano e in alto. I finanzieri immaginano nuovi fondi da piazzare in un mercato sempre più difficile. I commercianti immaginano code alle vetrine non solo in periodo di saldi. I ristoratori appetiti d’ogni genere. La gente comune combina il sogno con piccoli possibili incubi, quelli dei lavori stradali, del traffico, dell’aria pulita; e poi, essendo che la gente comune non decide ma consuma pure, per loro l’aumento dei prezzi non è panacea ma condanna. Cosa consigliare all’ammalato? Un potente sedativo che aiuti la ripresa con un sonno ristoratore che consenta un sogno ad occhi chiusi in quel momento che gli psicologi chiamano il sonno Rem, Rapid Eye Movement, quando i pensieri profondi tornano a galla per combinarsi. E forse qui sta la soluzione per un futuro progetto di riscatto che vada oltre i succhi gastrici dei vari appetiti. La Memoria! Quella che così tanto manca. Quella necessaria a ritrovare l’identità perduta della Milan col coer in man.

1. Nel 313 dopo Cristo in via Torino (attuale chiesa di San Giorgio) nacque l’Europa cristiana con l’editto della tolleranza voluto dall’imperatore romeno Costantino (anche i rom sono romeni!). Da quel momento in poi tutte le religioni furono tollerate e il peso della politica passò dal Mediterraneo orientale a quello che oggi chiamiamo il Vecchio continente. Un sindaco metalmeccanico della provincia decise di tradurre male dall’inglese ' zero tolerance', termine tecnico dei controlli industriali (precisione assoluta) in 'tolleranza zero', termine politico (civica intolleranza) commettendo così un crimine contro il verbo che va immediatamente compreso e espiato.

2. Nel 1451 Francesco Sforza, appena fatto duca, decise di costruire il più grande ospedale d’Europa, la Ca’ Granda, inventando il primo fundraising della storia applicato ad una costruzione civica, sancito da successiva bolla papale. La Festa del Perdono che ne fu conseguenza biennale permise a Filarete di impostarne il tracciato architettonico.
Costantino non era milanese, neppure lo Sforza e neanche il Filarete, come non lo erano stati prima né Ambrogio né Agostino, e neppure il santo protettore del Tempio Civico Sebastiano, e neanche il Carlo Borromeo. Diedero questi uomini illustri il tono alla città che permise al gesuita croato Boscovich di porre la Madonnina in cima al Duomo, Lei che fu il simbolo dell’Expo del 1906 insieme a Meneghino che la abbracciava. Sicché il Corriere poté essere fondato dal Torelli Viollier, napoletano come l’ingegnere Romeo che acquistò l’Alfa, e il nordico barone Toeplitz si trovò a fare la Banca Commerciale mentre i miei conterranei alsaziani Falck si diedero all’acciaio e lo svizzero Ulrico Hoepli veniva a fare in città l’editore tecnico. Questo fu il mondo d’una città che celebrava il traforo del Sempione con l’Expo d’allora. La mescolanza portò la tolleranza alla convivenza. Ripartiamo da lì per sognare un 2015 che ridia vita ad un cultura della città, e già che ci siamo immaginiamo un rilancio del Museo di Brera, una rinascita dei teatri, un nuovo vigore delle arti e delle lettere. Aiuterà ad aprire il dibattito per la scelta del progetto migliore. E siccome Letizia Bricchetto Arnaboldi in Moratti neanche lei è oriunda, potrà governare al meglio un grande sogno.