Sussidio di pastorale battesimale della diocesi di Roma: I parte. La preparazione al Battesimo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 25 /09 /2012 - 18:04 pm | Permalink
- Tag usati:
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Mettiamo a disposizione sul nostro sito la I parte del Sussidio di pastorale battesimale curato dall'Ufficio catechistico della diocesi di Roma. Le parti succesive sono in fase avanzata di elaborazione e saranno pubblicate a breve.

Il Centro culturale Gli scritti (25/9/2012) 

Clicca su uno di questi link per aprire il documento:

 

DIOCESI DI ROMA

«Andate e fate discepoli, battezzando e insegnando». Riscopriamo la bellezza del Battesimo

Sussidio di pastorale battesimale

(bozza ad experimentum)

PRESENTAZIONE

«Se è vero che non possiamo più presupporre la fede, come avveniva un tempo quando i genitori e i nonni introducevano i piccoli alla fede e alla preghiera, dobbiamo rimetterci a fianco delle famiglie per camminare con loro in questa opera educativa».

Card. Agostino Vallini

Il presente sussidio vuole essere un primo strumento di pastorale battesimale che il Vicariato propone alle Parrocchie. Ha lo scopo di accompagnare i genitori che presentano al Battesimo i loro bambini a scoprire la bellezza del dono di Dio perché possano educare gradualmente i figli fin dalla più tenera età.

Il sussidio si compone di tre parti:

- la prima riguarda la preparazione al Battesimo. Si compone di schede rivolte ai catechisti e di materiale da consegnare ai genitori che chiedono il Battesimo

- la seconda vuole sostenere il cammino dei nuovi gruppi di famiglie sorti dopo il Battesimo. Le schede propongono la traccia per un primo anno di itinerario

- la terza si rivolge ai genitori dei bambini fino a 3 anni che non saranno disponibili a formare i gruppi proposti dal secondo itinerario. Le schede di questo percorso sono state pensate in forma di lettere rivolte ai genitori. I catechisti potranno consegnarle loro in dono ogni tre mesi, per sostenere l'educazione cristiana dei nuovi battezzati.

Il progetto prevede altri due percorsi, uno per l’educazione dei bambini da 3 a 6 anni ed un altro per i bambini da 6 a 7 anni. Il percorso da 3 a 6 anni sarà disponibile a breve. Il percorso da 6 a 7 anni sarà presentato nel corso dell’anno.

Il presente sussidio viene proposto per essere sperimentato. Ogni suggerimento migliorativo sarà bene accetto e potrà giovare per una nuova edizione del sussidio.

Indice

PARTE PRIMA - LA PREPARAZIONE AL BATTESIMO

PARTE PRIMA
«All'udire queste cose, si sentirono trafiggere il cuore» (At 2,37).
La preparazione e la celebrazione del Battesimo

Preparazione remota

Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi?
Dall’amore coniugale all’attesa di un figlio

Generare un figlio alla fede mediante il Battesimo è un dono ed un impegno che gli sposi cristiani si assumono già con il sacramento del Matrimonio. È necessario quindi “illuminare” gli sposi su questo aspetto fondamentale della vita di una famiglia, ancor prima di celebrare le nozze e di diventare genitori.

Dio Creatore ha dato all’uomo e alla donna il dono di pro-creare, ossia di porsi accanto a Lui nella più splendida delle opere, quella di “dare la vita”. Il dono della fecondità è partecipazione di qualcosa che è proprio di Dio. È Lui il creatore e tutto ciò che viene all'esistenza può nascere perché Egli lo vuole; ma Dio coinvolge l'uomo nella sua opera creatrice al punto che senza l'amore dei genitori un bambino non può venire alla luce.

Alcune correnti del pensiero moderno ritengono che non esista alcuna relazione costitutiva fra l'amore dell'uomo e della donna ed una vera disponibilità amorosa all'accoglienza di nuovi figli. L’apertura alla vita, invece, non è una tappa che subentra dopo il Matrimonio, quasi fosse un suo “accessorio” non costitutivo. È l'amore stesso ad essere di per sé fecondo. Uno dei segni grandi dell'amore è proprio l'accresciuta disponibilità di coloro che si amano a servire la vita. Dove chi dice di amarsi si chiude nel proprio egoismo, egli manifesta che quell'amore non è ancora maturo. San Tommaso d'Aquino insegnava che il bene si diffonde per se stesso - bonum diffusivum sui. Perché il bene tende per sua natura ad allargarsi, a crescere, a generare vita.

Per questo il desiderio dei figli è una caratteristica essenziale del Matrimonio cristiano, al punto che il rifiuto di essi è causa di nullità. La Bibbia esalta il dono dei figli, come una gioia incommensurabile, anche se non nasconde che la paternità e la maternità esigono l'offerta della vita dei genitori. Per converso la Scrittura sottolinea il dolore di chi non riesce ad avere discendenza e prega Dio per questo, come nelle storie di Sara, Rebecca, Rachele, Anna, Elisabetta. Quando Dio si ricorda di loro e apre il loro grembo, ecco che la vita ritrova il senso e la gioia.

Certo per la fede cristiana, a differenza di altre religioni, esiste anche una fecondità spirituale, al punto che Dio benedice le nozze anche di coloro che non ricevono, pur desiderandolo, il dono dei figli. Perché l'avere figli è una grazia di Dio e non un diritto. Per questo la Scrittura insegna che quando essi nascono vengono affidati a Dio.

Già nell'Antico Testamento la fecondità di una coppia di sposi va ben oltre il generare alla vita. Gli sposi divengono per i figli testimoni della provvidenza divina. Nel Nuovo Testamento questo cammino trova il suo compimento nel dono del Battesimo: i figli vengono generati non solo fisicamente, ma ricevono anche la vita divina nell'acqua battesimale, anticipo della resurrezione. Il Battesimo dei figli è una prassi già dall’età apostolica, come appare dall'espressione “si battezzò con tutta la sua casa” che si trova più volte nel Nuovo Testamento.

Il Rito del Matrimonio pone la coppia di sposi dinanzi al progetto di Dio che li chiama a servire la vita quando domanda: «Siete disposti ad accogliere responsabilmente e con amore i figli che Dio vorrà donarvi e ad educarli secondo la legge di Cristo e della Chiesa?»

Rispondendo “Sì” gli sposi manifestano il loro desiderio di accogliere i figli che la grazia di Dio donerà loro e si impegnano ad educarli nella fede. Quindi, è già nella celebrazione del Matrimonio che la promessa di battezzare i figli e di educarli nella fede illumina tutti i passi che seguiranno.

Proposte operative

1. Nei corsi di preparazione al Matrimonio, nel trattare le tematiche relative alla fecondità e alla paternità responsabile, non manchino i riferimenti all’educazione alla fede, al valore del Battesimo ed alla sua celebrazione. Al corso potrebbero intervenire i catechisti della pastorale battesimale per testimoniare l’amore della comunità cristiana verso coloro che si sposano e poi chiederanno il Battesimo per i loro figli.

2. Il rito del Matrimonio “illumina” il Battesimo. Il rito del Matrimonio pone, all’inizio della celebrazione, la memoria del Battesimo. Non è solo un “ricordo” del Sacramento della rinascita come fondamento della scelta definitiva di uno stato di vita, ma è anche un invito perché tutti riscoprano il Battesimo come “evento nuziale”.

La “memoria del Battesimo” è, infatti, una catechesi battesimale. Dopo il saluto, il sacerdote ricorda il Battesimo, «nel quale siamo rinati a vita nuova. Divenuti figli nel Figlio, riconosciamo con gratitudine il dono ricevuto, per rimanere fedeli all'amore a cui siamo stati chiamati».

Nella “memoria del Battesimo” si ricorda poi l’evento della croce, quando dal costato trafitto di Gesù scaturiscono il sangue e l’acqua, simboli dei Sacramenti. Questo evento è anche il segno della nascita della Chiesa, come diletta sposa di Cristo.

Si accenna infine alla veste nuziale della Chiesa, che risplende negli sposi. La veste nuziale è la veste battesimale, cioè il dono di grazia particolare che è dato a chi è rivestito di Cristo. Gli sposi, donando a Cristo la loro vita nel Matrimonio, fanno risplendere questa veste.

Il Sacramento del Matrimonio quindi ci illumina sulla bellezza del Battesimo, a sua volta “mistero e festa nuziale”, unione indissolubile tra Dio e l’uomo.

L'omelia del Matrimonio può fare quindi riferimento alla “memoria del Battesimo”, oppure tale memoria può essere accompagnata da una breve monizione che sottolinei la bellezza del Battesimo. Non si tralasci, comunque, nel preparare i nubendi, questa attenzione al Sacramento del Battesimo come evento nuziale.

D'altro canto sarà bene che la preparazione al Battesimo di un bambino faccia riferimento al rito del Matrimonio.

3. La preghiera della comunità per chi è in attesa di un figlio. È indubbio che la vita nascente è sempre un “mistero” che ci sorprende, tanto è più grande di noi. I genitori che sanno di attendere un figlio, pur informati su tutto quello che avviene nelle settimane di gravidanza, percepiscono comunque lo stupore dell'evento che si sta realizzando. La scienza, pur preziosissima, non è in grado di rendere conto della nascita di un figlio e del perché essa rende unica e meravigliosa la vita umana.

È significativo che la comunità cristiana si faccia vicino alle coppie che vivono questo tempo splendido e delicato di attesa. Tra corsi pre-parto, libri e riviste per neo-mamme, arredi e accessori per la cameretta del nascituro, ai genitori cristiani non deve mancare l’interesse della comunità cristiana che si prepara ad accogliere il loro bambino, nello stupore di una nuova vita, voluta ad immagine di Dio.

Per questo durante l’anno si può organizzare una celebrazione comunitaria con la benedizione delle coppie in attesa di un figlio (ad esempio per la Giornata della Vita, oppure nella festa diocesana della famiglia o per la festa dell’Annunciazione il 25 marzo, o per quella della Visitazione il 31 maggio). Nelle parrocchie di quartieri abitati prevalentemente da famiglie giovani si può ripetere questo invito anche più di una volta l'anno. L’attesa di un bambino è un evento particolare nella vita di una coppia, che la rende più sensibile alla preghiera e all’affidamento a Dio. Si può pensare in queste occasioni ad un pensiero da lasciare alla famiglia (un testo, un’immagine, un segno) per aiutarli nella preghiera in attesa della nascita.

Si può anche pensare ad un giorno durante l’anno (ad esempio in occasione di una festa mariana) nella quale invitare per un momento di preghiera tutte le coppie che desiderano un figlio. Non manchi in queste giornate una preghiera per le coppie che hanno difficoltà ad avere figli come per quelle che stanno percorrendo la via dell’adozione e dell’affidamento. Il cammino di queste famiglie sia sostenuto dall’affetto della comunità che le affida al Signore e alla sua provvidenza.

4. La gioia condivisa prima ancora del Battesimo. Già la nascita di un bambino - soprattutto in questo tempo di “culle vuote” - è un evento che rallegra non solo la famiglia in cui il bimbo è nato, ma anche l'intera comunità. Anche se il Battesimo verrà celebrato successivamente, la parrocchia può manifestare attenzione e premura verso il neonato e i suoi genitori.

Se la comunità cristiana è radicata nel quartiere non mancherà occasione di venire a sapere che in un palazzo è nato un bambino. Il fiocco azzurro o rosa - tradizione ancora presente nella nostra città - è un segno pubblico che la famiglia porge di questo evento gioioso.

L’arrivo di un neonato in una casa (soprattutto del primo), segna un grande cambiamento nella vita quotidiana della sua famiglia. I genitori concentrano tutta la loro attenzione - pensieri, parole, orari, luoghi - sul nuovo venuto. Questo periodo di grande gioia e di entusiasmo non è privo di tensioni, preoccupazioni, fatiche. I genitori percepiscono più o meno consapevolmente di essere davanti ad un evento più grande di loro e necessitano di sostegno.

Se nella Messa domenicale sono presenti bambini appena nati, ma non ancora battezzati, si può dare, se le famiglie stesse lo gradiscono, l’annuncio in chiesa della nuova nascita perché tutti possano simbolicamente stringersi con affetto intorno ai neonati ed alle loro famiglie. È un primo segno di accoglienza ancor prima della celebrazione del Battesimo.

5. Una preghiera da consegnare alla famiglia in attesa del parto. Alle mamme in attesa del parto, insieme ai loro mariti, si può consegnare questa preghiera tratta dal Benedizionale:

Padre della vita, noi ti ringraziamo e ti esaltiamo per le tue opere meravigliose. Tu hai reso feconda la nostra vita ed hai affidato al nostro povero amore la missione di essere immagine della Tua bontà che dona la vita.
Tu conosci le nostre fragilità e le nostre paure, tu vedi la nostra gioia e sai con quale trepida attesa la nostra casa si prepara a far festa per questa nuova vita.
Donaci la tua forza e la tua pazienza, perché nessuna fatica ci scoraggi e nessuna prova ci induca a dubitare che essere aperti alla vita dei figli è pienezza d’amore, è fiducia nella tua provvidenza, è certezza che tu continuerai a sorridere agli uomini con lo sguardo di un bimbo.
Ti rendiamo grazie, Signore. Rendici testimoni del tuo infinito amore. Amen
 

La preparazione prossima

1. La prima accoglienza da parte del parroco a nome della comunità
La Chiesa
ti accoglie e io ti benedico con il segno della croce 

«Abbiamo avuto un figlio e vorremmo battezzarlo». Due motivi di gioia si inseguono in questa richiesta. Innanzitutto la gioia di una nuova vita che è nata, segno che Dio non si è stancato degli uomini. Poi la gioia della presenza di Cristo nel Battesimo, sacramento che conferirà alla nuova creatura la vita divina.
Generalmente è il parroco ad accogliere gioiosamente questa notizia. I genitori lo sentono spontaneamente come il padre dell’intera comunità: per questo chiedono di lui quando vogliono battezzare il loro bambino.
Nella gioia del parroco i nuovi genitori già fanno esperienza dell’accoglienza dell’intera comunità cristiana. La semplicità e la bellezza del primo incontro aiuterà immediatamente i genitori a comprendere che il Battesimo è tutt’altro che un atto amministrativo e consuetudinario. Nello sguardo di fede e nell’atteggiamento di festa del primo incontro avranno già un segno dell’amore con il quale la Chiesa accoglie una nuova vita ed attende la sua rinascita in Cristo.

La nascita di una creatura avviene in obbedienza al comando di Dio padre e creatore che fin dagli inizi della rivelazione si è rivolto all'uomo con il comando: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen 1,28 e 9,1). Nessun concepimento umano potrebbe avvenire senza un intervento personale di Dio. Ogni nuova creatura nasce sotto il segno di una benedizione di Dio già reale.

L’avvenimento di una nuova nascita è oggi a Roma ancora più significativo, perché sfida un clima a volte non favorevole all’accoglienza della vita. Proprio quella nascita rimette in moto tanti pensieri nel cuore dei genitori e li spinge quasi naturalmente ad avvicinarsi alla Chiesa, se non sono già cristiani convinti. Infatti, dinanzi al nuovo nato, appare immediatamente evidente che solo una speranza più grande di quella che l’uomo potrebbe garantire è veramente affidabile per il futuro del bambino.

L’accoglienza del parroco farà sperimentare ai genitori in questo primo incontro la gioia della Chiesa che li accoglie proprio in un momento decisivo della loro esistenza, quello nel quale sono diventati padre e madre, trovandosi a trasformare completamente la loro esistenza. La fede non matura mai in astratto, bensì a partire dalle circostanze della vita di cui la provvidenza si serve per chiamare l'uomo a crescere nello Spirito. Ora l’esperienza di diventare genitori è una delle più sconvolgenti e formidabili che l’uomo possa vivere.

I genitori che si sono sposati in Chiesa hanno già esplicitamente promesso che educheranno i bambini nella fede e chiedendo il Battesimo stanno iniziando a tenere fede alla promessa fatta. Quelli che non sono uniti attraverso il sacramento del Matrimonio a volte proprio in occasione del Battesimo tornano ad interrogarsi sulla presenza di Dio nella loro relazione ormai allargatasi anche al nuovo nato.

Proposte operative

1. Generalmente i genitori vengono senza preavviso a presentarsi per chiedere il Battesimo. La nascita del bambino ha scombussolato i loro tempi ed è difficile per loro ritrovare un ritmo regolare di vita.

Nonostante la fretta che spesso contraddistingue la vita di un parroco, è necessario fermarsi un poco per manifestare che quella visita improvvisa è per la Chiesa occasione di gioia grande: è nato un bambino e per lui si chiede il bene più importante che si possa mai immaginare, il Battesimo.

2. Se al momento dell'arrivo dei genitori il parroco è impegnato in un'attività pastorale e sono dei laici ad accogliere per primi in parrocchia la famiglia, dovranno essere loro ad esprimere la gioia della Chiesa, facilitando il successivo incontro con il parroco e fornendo tutte le indicazioni utili per questo.

3. Non è bene che si prenda un appuntamento per la celebrazione del Battesimo senza che i genitori abbiano prima incontrato il parroco.

4. Il sacerdote non ometta mai di benedire la creatura ed i suoi genitori già al momento del primo incontro. Queste sono le formule suggerite dal Benedizionale, che possono essere arricchite con la benedizione dei genitori:

Dio, Padre onnipotente, fonte di ogni benedizione e provvido custode dei piccoli, che arricchisci e allieti la vita coniugale con il dono dei figli, guarda con bontà questo bambino, che attende di rinascere dall'acqua e dallo Spirito Santo: accoglilo fin da ora nel tuo popolo, perché ricevendo il dono del Battesimo diventi partecipe del tuo regno e insieme con noi impari a benedirti nella tua Chiesa.

oppure

Il Signore Gesù, che predilige i bambini, ti benedica e ti custodisca nel suo amore.

oppure

Il Signore sia
sopra di te per proteggerti,
davanti a te per guidarti,
dietro di te per custodirti,
con te per benedirti.
Nel nome del Padre e del
Figlio e dello Spirito Santo.

5. Con il crescente utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione - oggi è normale che i genitori prima di recarsi in parrocchia ricerchino su Internet le prime informazioni - è importante che sul sito della parrocchia siano facilmente reperibili le prime indicazioni sulla pastorale battesimale. In particolare, è bene che sia disponibile on-line una lettera del parroco che presenti, in uno stile accogliente e gioioso, il Battesimo ed il cammino preparatorio che la parrocchia ha predisposto.

Questa lettera può essere donata a mano in occasione del primo incontro, permettendo così, se uno solo dei due coniugi è venuto a chiedere informazioni in parrocchia, di avere un testo scritto da condividere con l'altro genitore.

6. Il parroco, se la parrocchia può disporre già di coppie di catechisti del Battesimo, spieghi ai genitori del bambino che questi prenderanno contatti con loro per il primo incontro che si svolgerà in casa.

7. È utile che sia pronta una scheda in cui prendere nota di tutti i dati utili relativi alla famiglia per mantenere i contatti nel corso della preparazione e nel cammino successivo.

8. È bene che sia il parroco a parlare del ruolo dei padrini e delle madrine e a spiegare perché la Chiesa richiede per antichissima tradizione che siano non solo persone che hanno ricevuto tutti i sacramenti dell'Iniziazione cristiana, ma ancor più che vivano una vita cristiana semplice e vera.

2. Il primo incontro di preparazione in casa dei genitori
Che sarà di questo bambino? Solo in Cristo trova vera luce il mistero di una nuova nascita

Nel primo incontro la coppia di catechisti compie un gesto molto significativo a nome della comunità parrocchiale: è la Chiesa che entra nelle case, che si avvicina alle famiglie. Questo segno dice già la stima che la Chiesa ha per la vita dei genitori. Uno stile di grande rispetto ed insieme di vera fraternità aiuterà a rinnovare il clima di accoglienza che i genitori avranno sperimentato nel primo dialogo con il parroco. L’incontro si svilupperà a partire da un dialogo informale tra i catechisti e i genitori su come è cambiata la vita della famiglia dalla nascita del bambino, sui sentimenti, le gioie, le difficoltà che si provano in questi mesi; per giungere poi a parlare del Sacramento per cui si diviene in Cristo figli di Dio Padre. I punti che seguono vogliono fornire una traccia dei temi che possono essere condivisi nel corso dell'incontro.

1. Il “mistero” della vita

Una nuova nascita pone i genitori dinanzi al “mistero” della vita. Quel bambino, custodito per nove mesi nel grembo della madre e poi “venuto alla luce”, da dove viene? Essi già lo amano, anche se appena lo conoscono, e sarebbero disposti a tutto per lui. La nascita di un figlio rimette in moto nel cuore dei genitori “lo stupore”. Quella creatura è meravigliosa, è viva di una vita che supera ogni attesa, ma insieme è debole e fragilissima. Anche i primi segni da interpretare, il pianto, una smorfia, un sorriso, attirano tutta l’attenzione, facendo percepire il mistero della vita che si manifesta nella semplicità e nella grandezza della crescita del neonato.

La maternità suscita nei genitori la consapevolezza che quella nascita ha un significato spirituale, non è semplicemente frutto di un meccanismo chimico-biologico. Spesso i genitori non trovano le parole per esprimere questo e si stupiscono meravigliati: «Come è possibile che lo abbia fatto io questo bambino?» Con questa domanda mostrano di aver intuito che Dio non è estraneo alla nuova nascita, anzi che Egli l’ha voluta per primo.

Tra tante domande emerge la consapevolezza che la loro vita è ormai irrevocabilmente diversa da come era prima. Dove trovare forza, fiducia e speranza per essere genitori all’altezza del proprio compito? Guardando al futuro si accorgono subito che niente è garantito: come essere certi che quella nascita è una benedizione che non deluderà?

Dietro questi interrogativi, che sono già implicitamente domande di fede, ve n’è uno che li racchiude tutti: qual è il senso di questa nuova nascita? Ogni uomo vive da sempre l’interrogativo sul significato della propria esistenza, ogni volta che pensa alla propria nascita ed al proprio destino. Ma ora da genitori questa domanda è elevata al quadrato, perché si interrogano non solo sul mistero della propria vita, ma ancor più sul destino di quella del loro bambino.

2/ Nel mistero del Verbo incarnato riceve pieno significato il mistero della vita

«In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (Gaudium et spes 22): così il Concilio Vaticano II ha affermato in uno dei suoi passaggi più splendidi. Solo il Signore Gesù ci rivela pienamente chi siamo e quale dignità infinita abbia quel bambino appena nato.

Il Figlio di Dio si è incarnato per rivelarci che Dio è Padre e che tutto ciò che esiste è creato per una libera decisione del suo amore. Il Figlio stesso, che è con il Padre fin dall’eternità, ha creato insieme al Padre ogni cosa. Per questo quel bambino non è nato per caso o per l’oscura necessità di una ferrea legge della natura, bensì è venuto all’esistenza perché, insieme ai suoi genitori, è Dio stesso che lo ha voluto, esattamente come è.

La fede in Dio genera nei genitori la certezza che la nuova vita è una benedizione: il loro bambino non potrà tornare nel nulla, perché Dio lo proteggerà e lo guiderà alla vita eterna. Per questo Gesù, lui che è da sempre Figlio del Padre, ha voluto donare anche a noi la dignità di figli, perché anche noi possiamo chiamare Dio abbà, padre, come lui ci ha insegnato.

Un grande esegeta, Joachim Jeremias, ha spiegato in proposito in maniera semplice e vera: «diventare di nuovo bambini significa imparare a dire di nuovo ‘abbà’». Per questo se ognuno non ritornerà ad essere “bambino”, non entrerà nel regno dei cieli.

3/ Il Battesimo ci dona la vita di Dio

L’uomo ha sempre avuto bisogno di celebrare con riti i momenti più grandi e belli della sua vita. A differenza di tutti gli animali, nelle diverse religioni fin dalle più primitive, si è celebrata la nascita con preghiere e invocazioni, per chiedere l’aiuto di Dio. Gli uomini hanno sempre intuito che senza l’aiuto di Dio le sole forze umane non avrebbero potuto garantire una speranza vera ed un significato affidabile della vita.

Ma ora Gesù ci ha mostrato che Dio è presente nella storia e che essa non è in balia delle forze cieche del mondo. Cristo non solo si è incarnato, ma anche ora nei sacramenti della Chiesa è sempre presente, perché è l’unico che ha vinto la morte. Così il Battesimo non è solo un ricordo della figliolanza divina, ma è l’incontro con Gesù, Figlio di Dio, il vivente: è lui che dona al nuovo nato la stessa vita divina.

Per questo il Battesimo ha come segno centrale quello dell’acqua. Essa non serve, innanzitutto, a lavare, a purificare, bensì è primariamente fonte di vita. Dio l’ha scelta, perché fosse il segno della sua vita divina che viene comunicata ai battezzati.

In tutti i sacramenti Gesù vivente agisce, ma il Battesimo è la “porta” di tutti gli altri, perché attraverso di esso si entra nella vita di grazia. Per questo la liturgia lo chiama «porta della nostra salvezza, inizio della vita in Cristo, fonte dell’umanità nuova» (Prefazio del Battesimo).

È bene sottolineare anche come nel corso del Battesimo sarà chiesto che nome porterà il bambino, ad indicare proprio la sua unicità, il suo essere prezioso agli occhi di Dio, Colui che chiama ciascuno per nome. Il “nome” secondo il messaggio biblico, indica l’essenza stessa della persona. Il Battesimo ci rivela che Dio stesso conosce il “nome” di ognuno di noi e che, per questo, ci prepara per la felicità e per la vita eterna, per vivere sempre nella comunione del suo amore. È significativo anche ricordare ai genitori che il loro bambino porta il nome di un santo, che pregherà sempre dal cielo per il nuovo nato. Potranno anche accennare loro al valore dell’onomastico, eventualmente preparando una breve scheda con la storia del Santo o della Santa di cui il bambino porta il nome.

4/ Il Battesimo sostiene la scelta di far nascere un bambino

Alla fine rimane la questione decisiva se sia bene battezzare i bambini o non sia meglio che decidano loro in età adulta. È importante sollevare tale problema anche dinanzi a chi ha già deciso per il Battesimo, proprio perché in un contesto di nuova evangelizzazione le grandi questioni che tutti si pongono debbono ricevere una risposta convincente.

Così il Papa Benedetto XVI ha illuminato tale problema: l’interrogativo sul Battesimo dei bambini mostra «che non vediamo più nella fede cristiana la vita nuova, la vera vita, ma vediamo una scelta tra altre, anche un peso che non si dovrebbe imporre senza aver avuto l’assenso del soggetto. La realtà è diversa. La vita stessa ci viene data senza che noi possiamo scegliere se vogliamo vivere o no; a nessuno può essere chiesto: “vuoi essere nato o no?”. La vita stessa ci viene data necessariamente senza consenso previo, ci viene donata così e non possiamo decidere prima “sì o no, voglio vivere o no”. E, in realtà, la vera domanda è: “È giusto donare vita in questo mondo senza avere avuto il consenso - vuoi vivere o no? Si può realmente anticipare la vita, dare la vita senza che il soggetto abbia avuto la possibilità di decidere?”. Io direi: è possibile ed è giusto soltanto se, con la vita, possiamo dare anche la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mondo, sia buona, che sia bene vivere, che ci sia una garanzia che questa vita sia buona, sia protetta da Dio e che sia un vero dono. Solo l’anticipazione del senso giustifica l’anticipazione della vita. E perciò il Battesimo come garanzia del bene di Dio, come anticipazione del senso, del “sì” di Dio che protegge questa vita, giustifica anche l’anticipazione della vita. Quindi, il Battesimo dei bambini non è contro la libertà; è proprio necessario dare questo, per giustificare anche il dono - altrimenti discutibile - della vita».

Il Battesimo garantisce al bambino l’amore di Dio e quindi che la vita sarà comunque bella ed eterna: senza questa certezza, la scelta dei genitori di far nascere un bambino senza poter chiedere il suo consenso, mancherebbe di una base veramente solida. Da soli non potrebbero garantirgli che la sua vita sarà comunque una benedizione e lo esporrebbero, comunque, a dovere un giorno affrontare la sofferenza e la morte, senza potergli proporre una speranza affidabile. Generare vuol dire, invece, promettere che la vita avrà un significato, perché la mano paterna di Dio la guiderà. Alla vera questione radicale: «Perché avete generato un bambino e siete convinti che questo sia un bene?», la fede cristiana ci fa rispondere: «Perché crediamo nel Battesimo che intendiamo donargli e, con esso, abbiamo la certezza che il nostro bambino è figlio di Dio. Poiché è figlio di Dio, la sua vita sarà comunque, qualsiasi cosa accada, una benedizione».

Proposte operative

1. Poiché sono previsti tre incontri formativi, in preparazione al Battesimo, due nelle case ed uno in parrocchia, i catechisti cerchino di chiamare telefonicamente i genitori quanto prima, per organizzare l’itinerario previsto con calma.

2. Se è vero che è la comunità cristiana ad accogliere il nuovo nato, è anche vero che entrare nelle case vuol dire essere accolti in quello che è il luogo più intimo di vita di una famiglia e questo richiede rispetto e gratitudine. Per questo l’incontro può essere fruttuoso solo a partire dall’instaurazione di un clima familiare, che privilegia il dialogo e la conoscenza dei genitori.

3. Poiché i catechisti hanno anch’essi figli piccoli o li hanno avuti in passato, lo scambio di esperienze sulle sensazioni provate e sulle paure e le attese per la nuova nascita non è difficile.

4. Vale la pena, piuttosto che porre domande dirette sui motivi che hanno spinto i genitori a chiedere il Battesimo, aiutarli a raccontare cosa ricordano con gratitudine del proprio cammino di fede. Si può chiedere, ad esempio, qual è stata la figura più significativa che li ha aiutati a conoscere il Vangelo, quali esperienze di fede vissute da piccoli vorrebbero non mancassero ai loro figli, quali difficoltà hanno incontrato nel credere e come le hanno superate. È più facile e più naturale, infatti, parlare del Battesimo a partire dall’esperienza concreta vissuta dai genitori piuttosto che da una riflessione astratta. Si giungerà così a parlare del significato del Battesimo a partire dal cammino personale vissuto.

5. È bene però che l’incontro non si limiti a questa memoria. Deve invece giungere ad annunziare perché è bello battezzare il loro figlio: solo Gesù ha rivelato pienamente all’uomo il volto di Dio Padre e con il Battesimo anche la nuova creatura parteciperà di questo dono.

6. Non ci si deve preoccupare di “dire tutto”; l’importante è che i genitori si fermino a meditare però su questo aspetto centrale.

7. Prima di terminare l’incontro, si può consegnare il Sussidio che presenta il Rito del Battesimo (cfr. la scheda Sussidio per i genitori per prepararsi in casa al Rito del Battesimo. Che cosa chiedete alla Chiesa di Dio?), spiegando che sarà poi presentato loro dal parroco nell’incontro in parrocchia. Si inviteranno i genitori a leggerlo e meditarlo per prepararsi insieme.

8. L’incontro si conclude, infine, con una breve preghiera e con la richiesta che i genitori stessi diano la benedizione con il segno di croce al loro piccolo, come hanno già visto fare al parroco.

 Nella preghiera si può utilizzare il Salmo del Buon Pastore, mostrando come il bambino diviene con il Battesimo una pecorella del gregge del Signore. Gesù sarà pronto a cercarla ovunque: ha dato, infatti, la vita perché giunga alla salvezza.

Salmo 23 (22)

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.

3. Il secondo incontro in casa
I genitori primi educatori dei figli alla fede. Siete consapevoli di questa responsabilità?

Nel secondo incontro la coppia di catechisti riprenderà il dialogo già iniziato, eventualmente a partire dal sussidio sulla celebrazione del Battesimo che sarà stato consegnato nel primo incontro. I genitori potranno condividere ciò che più li ha colpiti del testo che hanno letto. Se il primo incontro si era soffermato sul “mistero” della vita alla luce della fede, il secondo si incentrerà sulla nuova responsabilità di essere divenuti genitori. I catechisti a partire dalla loro esperienza familiare potranno introdurre i nuovi genitori al compito educativo che li attende man mano che il figlio crescerà. Sarà importante sottolineare come una vera educazione cristiana è necessaria perché i figli possano maturare nella scelta del bene. I punti che seguono vogliono fornire una traccia dei temi che possono essere condivisi nel corso dell'incontro.

1. Consapevoli di una nuova responsabilità

Nella celebrazione del Battesimo ai genitori viene chiesto: «Cari genitori, chiedendo il Battesimo per i vostri figli, voi vi impegnate a educarli nella fede, perché, nell'osservanza dei comandamenti, imparino ad amare Dio e il prossimo, come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità?».

Diventare responsabili dell'educazione alla fede dei propri figli è un lungo cammino, ma nasce da una motivazione che deve essere condivisa fin dall'inizio: il bambino per crescere bene ha bisogno di chi gli indichi la via. Questo è evidente in ogni dimensione della sua vita. I genitori cercano per lui il nutrimento più adatto, i vestiti adatti a proteggerlo dal freddo, le medicine che lo aiutano quando è malato. Gli insegneranno poi a riconoscere ciò che è bello, ad imparare le parole per comunicare, a conoscere l'armonia della musica e così via. Non è il bambino a chiedere tutto questo: sono i genitori che glielo offrono a partire dall'esperienza di vita che hanno. Sanno che il bambino conoscerà ciò che è buono e bello tramite loro ed imparerà ad apprezzarlo e ad amarlo.

Questo è vero a maggior ragione della fede. Lasciare il bambino senza l'orientamento che ci viene dalla fede cristiana, sarebbe come lasciarlo in un bosco senza indicargli alcuna via per trovare la strada. Non possiamo far mancare la fede ai figli, perché essa è vera e buona! Senza la speranza e l’amore che Cristo ha portato nel mondo, il nascere, il vivere ed il morire sarebbe ultimamente degli eventi casuali, senza significato e prospettiva.

2. Di generazione in generazione, dai nonni ai genitori

La nuova responsabilità che i genitori scoprono per il fatto stesso di aver generato un figlio li aiuta a rileggere con più amore anche la loro personale storia cristiana. Possono accorgersi che la fede che hanno ricevuto dai loro genitori non è stata un'imposizione, bensì un dono cui ripensare con gratitudine. E se hanno da recriminare a motivo di alcune esperienze ecclesiali del passato, possono rendersi ora conto di come sia prezioso che la Chiesa continui a trasmettere il Vangelo anche al loro bambino appena nato. Ora sono loro genitori, nella Chiesa, a dover trasmettere la fede che hanno ricevuto.

L’essere genitori li pone nella condizione di riscoprire l'importanza della “tradizione”, la necessità della trasmissione della fede. Per chi è coinvolto nel compito educativo, perché ama i propri figli, la questione è vitale. Che cosa è bene che i figli conoscano e amino? Che cosa noi abbiamo ricevuto di bello e di grande che non deve morire con noi, ma giungere fino a loro? Chi ha generato un bambino si accorge che ora è suo compito mostrare perché la vita ha un senso. È il genitore a dover mostrare perché, nonostante la presenza del male, il bambino non si pentirà mai di aver ricevuto la vita. La fede è l'unica risposta salda a queste domande: la vita è una benedizione perché Dio ci ha donato il Suo Figlio.

3. La dimensione religiosa del bambino

Ma c'è un altro aspetto ancora importante da sottolineare. Fin da piccolissimo il bambino avrà bisogno di Dio. Un figlio ha certamente bisogno di cibo, di aria pulita, di attività fisica, di cultura, ma ha bisogno ancor più di serenità, di pace, di speranza, di amore. Ed ha bisogno di una speranza e di una amore che superano quelli dei propri genitori.

Certamente i bambini porranno domande sulla fede solo quando saranno più grandi. La loro esigenza di verità diverrà così forte che cominceranno a domandare da dove viene il mondo, dove erano loro prima di nascere, dove sono ora le persone care che sono morte, chi è Dio, e così via. Ma già da piccolissimi, comprenderanno dalla fede dei genitori che la serenità abita in quella casa perché papà e mamma sanno di essere nelle mani di Dio e perché il loro bambino è affidato a Lui, perché Egli lo ha voluto. I bambini arriveranno pian piano a chiamare Dio per nome ed a conoscerlo tramite il suo figlio Gesù, ma molto prima comprenderanno dai gesti di preghiera dei genitori che la fede è una realtà preziosa nella loro vita.

4. Il bambino imparerà guardando i suoi genitori

La fede non si trasmette solo educando i figli ad essa, ma soprattutto vivendola in prima persona. I bambini non ascoltano solo ciò che gli si dice, ma osservano gli adulti in ogni loro gesto. Una bambina impara la femminilità non solo perché la mamma le compra le bambole o la veste con una gonna, ma perché vede la mamma essere donna e vivere in un dialogo vero di amore con il marito. Così un bambino diviene uomo stimando suo padre e vedendo ciò che lui ama e sceglie.

Per questo i genitori educano anche attraverso l'amore reciproco che si scambiano, attraverso il lavoro che compiono, attraverso il modo in cui riflettono sul mondo, attraverso le scelte del tempo libero e così via.

Può essere indifferente allora per la crescita del bambino la maturazione dei genitori nella fede? La domanda che essi si pongono sull'educazione religiosa del figlio è un'occasione provvidenziale per riscoprire per loro stessi la possibilità di rinnovare la loro fede e di vivere con quel respiro grande che solo la speranza cristiana può dare.

La responsabilità che i genitori si assumono battezzando un figlio li aiuta così a capire che la trasmissione della fede non è un compito da specialisti o da “addetti al mestiere”, bensì appartiene intimamente alla loro missione di genitori, perché il bambino si fiderà dei suoi genitori più che di chiunque altro. Niente può sostituire nella sua crescita la testimonianza di fede che gli daranno il padre e la madre con la loro preghiera, con il loro amore, con la loro fedeltà alle feste cristiane, con il loro comunicargli la bontà del Dio vicino.

Proposte operative

1. I catechisti al termine dell'incontro accenneranno alle tappe successive del cammino. I genitori potranno così già rendersi conto di come si svolgerà l'incontro con il parroco ed eventualmente fare domande.

2. Si ricorderà loro che anche altre famiglie si stanno preparando al Battesimo e che le conosceranno il giorno dell'incontro in parrocchia.

3. Si chiederà quindi ai genitori di pregare anche per queste altre famiglie: questo li aiuterà a vivere il senso della Chiesa che cresce insieme nella fede.

4. Infine, i catechisti potranno lasciare ai genitori la scheda sulla scelta dei padrini invitando a leggerla con calma in un momento di pace. E, prima di salutarli, li inviteranno nuovamente a segnare con il segno della croce il bambino, dopo aver pregato con il Padre nostro e sottolineato che saranno loro a dover insegnare al figlio la preghiera del Signore man mano che crescerà.

4. Il terzo incontro in parrocchia
Quale sorgente zampilla per la vita eterna? Il Battesimo porta della salvezza - Dal Rituale alla celebrazione

L'incontro sul Rito del Battesimo si terrà in parrocchia. Sarà guidato da colui che presiederà la celebrazione. Questo favorirà un dialogo fraterno con i genitori del battezzando e con i padrini. È importante che a questo incontro siano presenti anche le coppie di catechisti che hanno guidato la preparazione a casa delle famiglie. Sono i catechisti, infatti, insieme al parroco a creare quella familiarità che testimonia l'accoglienza della Chiesa e che faciliterà poi gli incontri successivi al Battesimo. Lo scopo di questo incontro è di introdurre alla celebrazione, illustrando la struttura del rito, il valore dei segni e la forza dei testi liturgici con cui si pregherà.
Le differenti situazioni delle famiglie che battezzeranno i figli suggeriranno a chi presiede se presentare tutto il rito oppure solo alcuni aspetti di esso. Sia nel caso di coppie che hanno una fede matura, sia nel caso di famiglie con un livello di formazione cristiana elementare, è sempre opportuno illustrare almeno due segni: l'acqua viva, materia del sacramento, e la luce, segno del Cristo risorto. Sarà opportuno richiamare in questo incontro, se è stato consegnato già dai catechisti, il Sussidio sulla celebrazione del Battesimo. Nel corso dell'incontro, dopo aver presentato i segni dell'acqua e della luce, si potrà chiedere ai genitori su quali parole o segni del Rito si sono soffermati a riflettere leggendo il Sussidio.
I punti che seguono vogliono fornire una traccia dei temi che possono essere condivisi nel corso dell'incontro.

1/ Il Battesimo immerge nella vita della Trinità

Se si domandasse ai genitori perché per battezzare si usa l’acqua, molti risponderebbero che l’acqua purifica, lava, pulisce. Questo è vero, ma il significato primo del segno sacramentale dell’acqua è un altro: quell’acqua indica che il bambino viene immerso nella vita stessa di Dio, nella vita della Trinità.

È molto importante soffermarsi con i genitori su questo. Essi talvolta pensano che la fede sia solamente una libera scelta cui si accede tramite la libertà, oppure ancor più che non sia necessario il Battesimo, poiché tutti sono già figli di Dio per la nascita. Ed, in effetti, tanti si domandano se sia ancora opportuno battezzare i propri bambini.

La verità è che ogni uomo, pur provenendo già dall'amore di Dio, ha bisogno di essere immerso “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Un bambino nasce dai suoi genitori, ma ha bisogno di essere immerso nel clima familiare che essi creano: ne ha bisogno come dell'aria che respira e dell'acqua che lo disseta. Ancor più ha bisogno di essere immerso nella vita della Trinità, poiché è una creatura che ha bisogno del Padre creatore, di Gesù salvatore e dello Spirito santificatore.

A/ Il Battesimo ci dice così che Dio è veramente vicino al bambino. Non è più il Dio lontano delle religioni pre-cristiane, bensì è il Dio vicino, talmente vicino che quel bambino è da Dio amato come figlio prediletto. Dio non ha cura solo dell'universo intero e della storia, ma ha cura proprio di questo bambino, così come egli è. Ne ha cura personalmente, ricolmandolo di un amore sconfinato.

B/ Inoltre ci ricorda che non siamo innanzitutto noi a scegliere di credere, bensì è Dio che ci rende suoi figli. Se è vero che non siamo noi a scegliere i nostri genitori, bensì sono loro a chiamarci figli, ancor più è Dio padre che ci dona il suo amore, rendendoci figli, prima ancora che noi come figli comprendiamo pienamente la bellezza di questo dono.

C/ Il Battesimo dona ancora al bambino l'appartenenza alla comunità cristiana. Egli non diventa cristiano da solo, perché il Battesimo trae fuori dall'isolamento, dalla solitudine, inserendo il bambino nella comunione con la Chiesa e con tutti i santi di Dio. È proprio per questo che chi è battezzato in una determinata parrocchia appartiene all’unica Chiesa e non deve presentare le sue credenziali quando si trova a celebrare l’Eucarestia in una qualsiasi chiesa del mondo, perché è di casa ovunque.

D/ Infine, il Battesimo introduce già nella vita eterna, perché la vita divina è senza fine. Immergerlo nell'acqua del Battesimo vuol dire immergerlo in una vita che non terminerà. Nel Sacramento il bambino riceve già l'inizio dell'immortalità: Dio lo fa rinascere perché noi possiamo non perderlo mai più e incontrarlo di nuovo nella vita eterna del cielo.

2/ Nel Battesimo professiamo che Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo

La fede cristiana non è solo un'idea. Non è l'adesione ad una forma di pensiero. È l'incontro con il Dio vivente che si è fatto vicino a noi in Cristo. Noi crediamo in Dio perché Egli ci ha mandato il suo Figlio. Senza Gesù non riusciremmo a credere, non potremmo fidarci di Dio. Ma poiché in Lui Dio si è fatto carne, ecco che tutto nella vita acquista un senso, la gioia come il dolore, la nascita come la malattia, l'amore come il perdono: Gesù ha portato Dio in ogni frammento della nostra vita. Se Gesù Cristo fosse soltanto un uomo - un rabbino o un filosofo - non ci interesserebbe più di tanto: Dio sarebbe ancora lontano e la morte e il peccato regnerebbero ancora sul mondo.

Il Credo battesimale, che è il più antico Credo, ci chiede invece la professione di fede nel Padre e nel Figlio. Come la fede in Dio Padre così anche la nostra fede nello Spirito Santo nasce dal nostro incontro con Gesù: è stato Lui a prometterci di donarci il suo Spirito. Egli lo ha inviato perché anche noi potessimo avere la sua vita divina.

L'Incarnazione si prolunga allora nella storia della Chiesa e nei Sacramenti. Come noi non avremmo mai conosciuto il vero volto di Dio se Gesù non fosse venuto in mezzo a noi, così ora noi riceviamo la vita divina nel segno del Battesimo.

3/ Nel Battesimo comprendiamo che l’uomo ha sete di Dio

Di questo Dio, noi abbiamo sete. Di Lui il bambino avrà sempre desiderio, un desiderio più forte di qualsiasi altro che pure avrà. Uno dei testi battesimali che la Chiesa legge per preparare i catecumeni adulti al Battesimo mostra questo in maniera straordinaria: è l’incontro con la samaritana, raccontato dal vangelo di Giovanni (Gv 4).

In quel testo, una donna si stupisce che Gesù le chieda da bere. Gesù, però, le fa notare la sua condizione di donna la cui sete non sarà mai completamente dissetata dall'acqua che sgorga in un pozzo. Infatti, essa dovrà sempre tornare ad attingere acqua a quel pozzo. Dovrà sempre bere di nuovo, perché tutta l’acqua del mondo non la disseterà mai totalmente. Quella sete inesauribile rivela una sete più profonda che ogni uomo porta con sé. Così sarà anche dei bambini che attendono il Battesimo: porteranno nel cuore una sete infinita. Il mondo intero non sarà mai loro sufficiente per essere felici.

Gesù, volendo mostrare che la nostra sete fisica è immagine di una sete più profonda, aiuta allora la samaritana a confessare che ha amato molti uomini e che neppure l’amore umano le è bastato. I nostri bambini nascono già assetati di amore: l’amore del mondo intero non basterà loro per essere felici. Anche crescendo, non saranno mai sazi di amare e di essere amati. Perché avranno bisogno dell'amore di Dio che dona senso al loro amore. E desidereranno che Dio possa donare la sua vita piena ed eterna a coloro che ameranno.

Gesù, allora, svela alla donna che troverà pace solo nel ricevere da Dio lo Spirito Santo: «l’acqua che io gli darò diventerà una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Quella donna ha sete di Dio, perché solo la sua presenza è in grado di dissetare veramente. Così sarà del bambino: solo vivendo immerso nell'amore di Dio, troverà la pace e la serenità. Dante Alighieri afferma con un'espressione bellissima che «in sua voluntade è nostra pace» - «nella volontà di Dio è la nostra pace». È proprio vero: ci si può trovare in situazioni difficilissime, ma se sappiamo che Dio è con noi e ci garantisce che quella fatica ha un senso, possiamo affrontarle, sapendo che il nostro sforzo non è inutile e porterà frutto. Ma se le nostre scelte sono, invece, contrarie alla sua volontà, ecco che anche piccoli contrattempi ci sembreranno insormontabili.

4/ Liberi dal peccato d’origine

L'immersione nell'acqua simbolizza così la nostra immersione nella vita divina, l'unica che è capace di dissetare veramente. Ma l'acqua del Battesimo ha anche un secondo significato. Per essere immersi in Dio bisogna dire di “no” alla vita del peccato, bisogna morire ad una vita vuota, senza amore, bisogna dire di “no” al male. Si è immersi nell'acqua del Battesimo, allora, anche perché si muore ad una vita vecchia prima di rinascere ad una vita nuova.

La Chiesa sa che con il peccato delle origini l’uomo si è rifiutato di accogliere da Dio il bene. Ha cercato di essere felice senza di Lui: ma senza Dio non è possibile vivere nella gioia e nell’amore. Quel peccato, da allora, proprio perché nessun uomo è solo, ha toccato tutte le generazioni che si sono succedute. Ogni uomo che nasce proverà la tentazione di fare a meno di Dio, di allontanarsi da Lui, di cercare altrove la vita.

Ora Cristo è venuto certamente per donarci la comunione con Dio che è la vera vita, ma, per questo, anche a vincere quel rifiuto di Dio che altrimenti sarebbe stato il nostro destino. Per questo l’acqua del Battesimo è anche l'acqua che lava dal grande peccato, quello di dubitare della presenza di Dio e del suo amore.

5/ Seguendo la luce di Cristo

Vogliamo soffermarci ancora su un segno in particolare. Nel rito del Battesimo ai genitori ed ai padrini viene consegnata una candela accesa al Cero Pasquale. Il celebrante dice: «Ricevete la luce di Cristo». Così nel Battesimo la luce di Cristo diventa lampada che orienta ogni esistenza, che permea il cuore di ogni credente. La Chiesa antica definiva il Battesimo come il Sacramento dell’illuminazione, perché nel Battesimo la Grazia si trasmette come una consegna o comunicazione di luce.

Noi sperimentiamo nella vita cosa è il buio. Il buio fisico di cui i bambini hanno spontaneamente paura. Ma più profondamente ancora il buio morale, nelle situazioni di peccato, dove un uomo commette il male che ferisce altri uomini. Ed il buio esistenziale, che si manifesta quando la vita diviene confusa e non si sa più dove andare, cosa valga la pena realizzare, per cosa impegnarsi. Infine il buio della malattia e della morte, quando tutto sembra tornare nel nulla.

Solo Cristo è la luce che permette di entrare nel buio di queste situazioni. E come una luce, Egli rivela le giuste dimensioni delle cose, il giusto orientamento, mentre rischiara con la sua speranza le situazioni più difficili.

Nel corso del rito del Battesimo il sacerdote dirà: «A voi, genitori e padrini, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare». I genitori ed i padrini non sono la sorgente di questa luce. Essa è più grande di loro, perché è solo Cristo con la sua Incarnazione e la sua Resurrezione, ad essere la luce. Ma essi possono tenerla accesa e trasmetterla.

Il loro compito è educare il bambino mostrandogli che certamente esiste il buio in questo mondo, ma che la luce di Cristo ha la forza di sconfiggere le tenebre. Vivere una vita piena non è essere al riparo dal buio, bensì avere la luce vera che lo rischiara.

Testi

1. Lettera del parroco ai genitori che chiedono il Battesimo
Con grande gioia la nostra comunità cristiana vi accoglie

Carissimi genitori,

 siete venuti in parrocchia per chiedere informazioni sul Battesimo. Permettetemi con questa lettera di dirvi la gioia mia e della Chiesa per la nascita di vostro figlio!

Immagino la vostra vita in questo periodo e vi penso felicemente “stravolti” da questo evento. La nuova creatura vi riempie di gioia e vi chiede continuamente attenzione: tutto ora è diverso da prima.

Per me è una gioia sapere innanzitutto che vostro figlio è venuto al mondo perché lo avete amato. Non siete più quelli di prima, ora siete genitori. State donando voi stessi a questo bambino così bisognoso della vostra presenza. Proprio Gesù ci ha detto che «non c’è amore più grande di chi dà la vita»: voi state vivendo questo amore.

Ed è una gioia ancora più grande perché chiedete per lui il Battesimo. Lo fate certamente perché avvertite che il bambino è nato non solo perché lo avete voluto, ma anche perché Dio stesso lo ha pensato ed amato. Gesù è venuto a rivelarci il volto di Dio, perché noi possiamo scoprire che questo bambino è figlio amato dal Padre.

La mia gioia è anche quella dell’intera Chiesa. Come ognuno di noi ha ricevuto la fede - perché la fede non è nata con lui - così ora il dono del Vangelo può giungere anche a vostro figlio. Voglio assicuravi subito, per questo, la mia preghiera e quella dell’intera comunità.

Anche altre famiglie battezzeranno insieme al vostro i loro bambini e questo ci aiuterà a comprendere che il Battesimo è un avvenimento che interessa tutta la Chiesa. Noi desideriamo aiutarvi nel sostenere la fatica della vostra vocazione di genitori.

Insieme a me, sarà una famiglia di catechisti che vi accompagnerà nella preparazione al Battesimo. La loro visita nella vostra casa sarà un piccolo segno dell’attenzione che la Chiesa ha per voi. Con il Battesimo è Dio stesso che entra nella vostra casa in un modo nuovo, con la semplicità dei bambini.

Nell’ultimo incontro di formazione sarò io stesso ad incontrarmi in parrocchia con voi e con le altre famiglie che battezzeranno i figli insieme al vostro. Invitate quel giorno anche i padrini a partecipare, perché la loro testimonianza nei confronti del vostro bimbo divenga ancora più consapevole.

A questo proposito vi ricordo che i padrini e le madrine devono essere scelti tra le persone che avete care, che vivono con coerenza e fedeltà la vita cristiana. È necessario che abbiano ricevuto il sacramento della Cresima e, se sposati, che lo siano con il sacramento del Matrimonio cristiano. Ma è altrettanto importante che vivano con autenticità la fede e partecipino alla vita della Chiesa, altrimenti non potrebbero aiutarvi pienamente nell’educazione cristiana dei figli.

Attendiamo allora il giorno del Battesimo con vera gioia. Spero che questo cammino sia anche l’inizio di un’amicizia tra noi. Durante l’anno vi inviteremo ad alcuni momenti di incontro e di festa per continuare a condividere la bellezza di essere genitori cristiani ed aiutarci a vivere bene questa missione.

In attesa di rivedervi presto, vi ricordo nella preghiera e vi benedico.

 Il vostro parroco

* A giudizio del Parroco, il testo proposto può essere adattato, trasformato e personalizzato alle diverse circostanze.

2. Indicazioni ai catechisti sulla Lettera per la scelta dei Padrini
Voi, padrini e madrine, siete disposti ad aiutare i genitori in questo compito così importante?

1/ L'importanza di attenersi alle norme della Chiesa

Nel presentare ai catechisti la Lettera ai genitori sui padrini e le madrine per il Battesimo, da adattare a seconda delle circostanze, vale la pena soffermarsi a riflettere un istante sulla questione stessa del compito dei padrini.

Il modo sconsiderato con cui essi spesso vengono scelti deve far riflettere la comunità cristiana sul fatto che si è da tempo ingenerata una grande confusione educativa. A molti sembra irrilevante che l'uomo viva o meno una fedeltà al Vangelo, abbia o meno un Matrimonio cristiano, cresca o meno nella fede, nella speranza e nella carità. Per questo si chiede spesso di essere padrino a chi non vive una vita profondamente ecclesiale e, conseguentemente, non si comprende nemmeno cosa voglia dire educare un figlio ad essere cristiano.

Questo clima diffuso di incertezza chiede che ci si attenga ancora più rigorosamente alle norme date sapientemente dalla Chiesa secondo le quali non si può ammettere al ruolo di padrino chi non vive una vita cristiana, chi non è cresimato, chi non è sposato in Chiesa. Una faciloneria in merito non farebbe che aumentare la confusione già esistente.

2/ La necessità di ricreare una mentalità che aiuti a comprendere chi è un padrino ben prima di doverlo scegliere per un Battesimo

Ma è altrettanto evidente che non si risolve il problema semplicemente intervenendo in prossimità del Battesimo con gli opportuni dinieghi o assensi.

Si tratta ben più profondamente, con un lavoro che non potrà che avere tempi lunghi, di aiutare tutti a riscoprire ben prima del momento della scelta dei padrini in prossimità del Battesimo i termini della questione. È opportuno per questo che si parli del ruolo dei padrini a tutta la comunità cristiana, non solo in occasione del Battesimo ormai programmato.

Per esempio, sarà importante che se ne cominci a parlare ai genitori nel momento in cui accompagnano i figli nel cammino di preparazione all'Eucarestia. Essi debbono sapere che, se non aiuteranno i figli a continuare il cammino con la Confermazione, non solo li terranno lontani dal Vangelo in un'età in cui invece ne avranno estremo bisogno, ma li priveranno anche della grande gioia di poter esser padrini quando, raggiunta la maggiore età, in prossimità del Battesimo di un nipotino o di un cuginetto qualcuno chiederà loro di diventare padrini. Quando il sacerdote spiegherà loro che, non essendo cresimati, non potranno esserlo, sarà almeno chiaro che il dolore che proveranno dipenderà non dalla rigidezza della Chiesa, ma dall'incoscienza dei loro genitori a cui era stato suggerito di comportarsi diversamente a tempo debito. Insomma, la questione dei padrini aiuterà a comprendere che non è la stessa cosa essere o non essere cresimati.

3/ L'accoglienza cristiana di chi diviene padrino e di chi non potrà esserlo

La comunità cristiana poi non ha semplicemente il compito di aiutare a discernere chi potrà essere padrino e chi no. Ben più profondamente la Chiesa vuole fare tutto ciò che le è possibile per sostenere i fratelli nel loro compito. Anche dinanzi ai padrini, l'accoglienza cordiale sarà segno di quella gioia con la quale la comunità cristiana accompagna la vita che nasce e che chiede di essere amata. Bisogna insistere, per quanto è possibile, che siano presenti con i genitori durante l’itinerario di preparazione o almeno nell'ultimo incontro preparatorio. Ciò li aiuterà a comprendere la responsabilità che si assumono. Sarà importante poi che nella celebrazione del Battesimo siano coinvolti, oltre che nelle risposte del Rito, nei segni, come ad esempio quello dell'accensione della luce del cero.

Un'accoglienza amorevole deve essere riservata anche a coloro che, pur desiderandolo, non hanno i requisiti per diventare padrini: non ci si limiti al diniego della loro richiesta, ma si presentino loro tutte le opportunità che la Chiesa offre. Si proporrà, ad esempio, di preparare qualche preghiera dei fedeli con la quale esprimano il loro amore per il bambino, anche se non potranno essere padrini. Si potrà chiedere di essere comunque testimoni della fede, anche se non potranno esserlo in pienezza. Si ricorderà che il bambino trarrà giovamento dal cammino che faranno: ad esempio, se matureranno nella fede, se riceveranno la Cresima, se celebreranno le nozze in Chiesa, potranno poi diventare padrini al momento della Cresima del bambino o alla nascita di un suo fratellino.

4/ Una lettera sulla scelta dei padrini

Fatte queste premesse, il testo che segue è una lettera sulla scelta dei padrini da offrire ai genitori al momento della richiesta del Battesimo,ma anche da distribuire alla comunità o da mettere a disposizione on-line per la formazione di una nuova mentalità. 

3. Lettera del Parroco ai genitori per la scelta dei padrini
Voi, padrini e madrine, siete disposti ad aiutare i genitori in questo compito così importante?

Carissimi genitori,

il vostro bambino sta per ricevere il Battesimo. Quel giorno avrà al suo fianco, oltre a voi genitori, i padrini che li accompagneranno nel cammino della vita. Vi scrivo queste righe per aiutarvi a sceglierli, avendo ben chiaro quale sarà il loro compito.

L'educazione cristiana dei figli è una realtà difficile. Nessuno, da solo, è in grado di provvedervi pienamente. Un bellissimo proverbio africano dice che “per educare un bambino occorre un villaggio intero”!

La responsabilità che avete come genitori vi porta continuamente ad interrogarvi? Avrete la forza di testimoniare il Signore? Troverete le parole giuste per farlo amare ai vostri figli? Avrete una carità sufficiente perché anche i vostri figli possano imparare a viverla?

È a motivo della coscienza di questa serietà del compito educativo che un'antichissima tradizione della Chiesa vuole la presenza dei padrini a fianco dei genitori. La Chiesa ha sempre visto nei padrini e nelle madrine gli aiuti di cui il bambino avrà bisogno nei momenti sereni e di gioia o al sorgere del dubbio, dello scoraggiamento o della tentazione di ritenere troppo difficile il cammino.

Certo essi non basteranno: è tutta la Chiesa, infatti, ad essere madre nella generazione alla fede dei nuovi battezzati. Ma certamente ai padrini è riservato un compito importante.

Potete scegliere un padrino ed una madrina, ma anche un solo padrino o una sola madrina. Debbono avere una fede cristiana provata, perché possano venire in aiuto di quella del bambino. Li sceglierete, certamente, tra coloro che sono già cresimati e che sono testimoni del sacramento delle nozze. I non cresimati e coloro che vivono in una condizione irregolare (conviventi o separati risposati) non possono essere padrini, perché appartiene al loro compito proprio quello di aiutare un giorno i bambini a comprendere cosa sono la Cresima ed il Matrimonio cristiano. Questo non implica un giudizio sul cuore di queste persone. Solo Dio conosce fino in fondo l’animo dell’uomo. Ma il bambino non ha bisogno solo di persone che abbiano un cuore buono: deve crescere anche nell'amore ai Sacramenti ed, un giorno, prepararsi a scelte di amore irrevocabile ed ha bisogno di persone che gli siano testimoni in un mondo così confuso proprio su questi temi.

Sceglieteli tra coloro che vivono una fede vera, un amore al Signore ed alla Chiesa, nella fierezza di essere cristiani, perché è in questo che dovranno aiutare il bambino.

Possono essere vostri parenti, ma anche amici o catechisti a cui siete affezionati. Insomma, ciò che conta è che i padrini siano testimoni semplici ma veri della fede cristiana alla cui vita vorreste che quella di vostro figlio assomigliasse, le cui scelte di fede vorreste divenissero le sue. Se avete difficoltà nello sceglierli, parlatene con me o con il sacerdote che vi segue nel cammino di preparazione e saremo pronti a discuterne con voi.

Una volta scelti, saranno gli stessi padrini a recarsi dal sacerdote della loro parrocchia. Questi farà loro firmare la promessa dell’impegno che si assumeranno su di un documento che si chiama Certificato di idoneità dei padrini.

Con i miei più cari saluti ed auguri.

Roma, …………..

Il vostro Parroco

* A giudizio del Parroco, il testo proposto può essere adattato, trasformato e personalizzato alle diverse circostanze.

4. Libretto per i genitori per prepararsi in casa sul Rito del Battesimo
Che cosa chiedete alla Chiesa di Dio?

Carissimi genitori,

vogliamo presentarvi passo dopo passo lo svolgimento del Battesimo del vostro bambino, spiegandone ogni gesto. Questo vi aiuterà a viverlo con più grande amore e partecipazione, preparando il vostro cuore a questa celebrazione ricca di bellezza e significato.

Vogliamo dirvi subito di non preoccuparvi dei dettagli del tipo: “Se il bambino piange, o se non è vestito in modo adeguato, ecc.”. Tutto questo è importante, ma colui che battezzerà vostro figlio è abituato e saprà guidarvi nel corso della celebrazione che si svolgerà in un’atmosfera molto familiare.

Mentre leggete queste righe, potrete porvi piuttosto delle domande sulla celebrazione stessa. Sarà possibile avere dei canti liturgici per il Battesimo? Sarebbe l’ideale, soprattutto se l’assemblea è numerosa e se più bambini sono battezzati nel corso della stessa celebrazione. Le acclamazioni semplici cantate nei momenti essenziali possono agevolmente essere riprese da tutti.

Potete domandarvi ancora: è possibile valutare insieme al Parroco la possibilità di battezzare il bambino nel corso della Messa, coinvolgendo così tutta la comunità parrocchiale?

1/ L’accoglienza del bambino in chiesa

Alla porta della chiesa, sarete accolti dal sacerdote che celebrerà il Battesimo. Rappresenta Gesù, che l’ha consacrato per rendere visibile la sua presenza nella Chiesa. Come tale vi chiederà innanzitutto se è la fede cristiana ad avervi condotto a presentargli il vostro bambino. Questo è il dialogo che si svolgerà:

Celebrante: Che nome date al vostro bambino?

Genitori: N. . . .

Celebrante: Per N. che cosa chiedete alla Chiesa di Dio?

Genitori: Il Battesimo.

Celebrante: Cari genitori, chiedendo il Battesimo per vostro figlio, voi vi impegnate a educarlo nella fede, perché, nell'osservanza dei comandamenti, impari ad amare Dio e il prossimo, come Cristo ci ha insegnato.
Siete consapevoli di questa responsabilità?

Genitori: Sì.

Celebrante: E voi, padrini e madrine, siete disposti ad aiutare i genitori in questo compito così importante?

Padrini: Sì.

2/ Il nome cristiano

Ricordate che la Chiesa desidera, per antichissima tradizione, che il bambino abbia un nome cristiano. Celebrerete per questo di anno in anno il suo onomastico, insegnando a vostro figlio la storia del santo o della santa di cui porta il nome - potete chiedere anche al Parroco o ai catechisti di aiutarvi a conoscerla, se non sapete come fare. Se avete desiderio che il bambino porti più di un nome, anche se questi non sono registrati all'anagrafe, potete aggiungere questi nomi nel dialogo che abbiamo appena considerato. I santi che portano quel nome saranno poi invocati, come vedremo, nelle Litanie dei Santi prima del Battesimo.

3/ Sotto il segno della croce

Poiché volete la vita cristiana per il vostro bambino, sulla sua fronte verrà tracciato il segno della Croce, segno fondamentale dell’appartenenza a Gesù. Alla risurrezione dei santi, ci dice San Giovanni nell’Apocalisse, i servitori di Dio saranno riconosciuti da questo segno sulla loro fronte (Ap 7,1-8 e 14,1).

Questo segno di riconoscimento del cristiano accompagnerà vostro figlio per tutta la vita. È probabilmente dal segno della Croce che inizierà ad apprendere la preghiera e, nell’ultimo giorno della vita terrena, è ancora sotto il segno della Croce che la Chiesa lo affiderà alla terra nell’attesa della risurrezione.

Ogni realtà cristiana è contrassegnata dal segno della Croce: essa domina dall’alto del campanile i nostri quartieri, costella le strade e molti fedeli la indossano in ricordo del loro Battesimo. Molti genitori fanno il segno della Croce sulla fronte dei figli in numerose occasioni, al momento della loro partenza da casa, per esempio, oppure la sera, prima di andare a dormire. Allo stesso modo è lodevole usanza mettere in casa, al posto d’onore, un Crocifisso.

Questi gesti cristiani sottolineano che la Croce è la “nostra unica speranza”, come si proclama il Venerdì Santo. Non dimentichiamolo: la Croce di Gesù non è una decorazione, ma un richiamo costante alla nostra salvezza; è anche la proclamazione della nostra volontà di vivere illuminati dal suo mistero di amore.

4/ La Parola di Dio

Segnato con la Croce di Cristo, il vostro bambino può ora entrare solennemente in chiesa. Quella è ormai la sua casa. La prima cosa che avverrà in chiesa sarà l'ascolto di Dio. Il Signore, infatti, ha voluto rivelarsi, parlarci, manifestarci il suo volto ed il suo cuore. Ogni preghiera cristiana, privata o pubblica, parte da lì, poiché è sempre Dio che invita. Come nell'Eucarestia domenicale, così anche quando il Battesimo non è celebrato durante la Messa, si ascolta innanzitutto la Parola di Dio che illumina il nostro cammino.

5/ Con tutti i santi della Chiesa intera

Ormai il vostro bambino appartiene alla famiglia dei santi. La Chiesa non è un’associazione religiosa, è il corpo di Cristo, animato dalla vita del Cristo. Questa unica vita crea un legame indissolubile tra tutti i battezzati, che attraversa i secoli e i popoli.

È per questo motivo che la grande famiglia cristiana prega ora per colui che riceve il Battesimo e per i suoi parenti. La Chiesa terrena da noi composta si unisce alla Chiesa celeste e la preghiera dell’assemblea riunita intorno al futuro battezzato invocherà alcuni dei santi che l’hanno preceduto nella vita cristiana, in particolare la Vergine Maria, madre di Dio e madre dei battezzati, e i santi patroni del bambino. Tutti i fedeli presenti saranno invitati a rispondere alle intenzioni e alle invocazioni proposte dalle Litanie dei Santi.

6/ Liberato dallo spirito del male

Gesù ci salva da un destino di morte non soltanto promettendoci la risurrezione futura, ma rendendoci capaci, se siamo uniti a Lui mediante la fede, di resistere in ogni istante alle sollecitazioni del tentatore. Qualunque sia il nome sotto il quale si nasconde, la strategia di Satana mira sempre a trattenerci nell’universo della menzogna, della paura, dell’egoismo e della sofferenza, nel quale la caduta dei nostri progenitori ci ha fatto nascere.

Il rito di esorcismo che si svolge ora indica questa vittoria di Cristo sul male. Attraverso il gesto biblico di consacrazione e guarigione che si compie con l’unzione sul petto, si prega perché il bambino venga fortificato da Cristo per poter vincere il male. Si utilizza l'olio detto dei catecumeni, cioè riservato a coloro che vengono introdotti alla fede cristiana: esso indica, nella tradizione liturgica, la forza e la salvezza spirituali.

7/ La benedizione dell’acqua battesimale

Il vostro bambino riceverà ora il Battesimo. Nel corso della storia della salvezza che la Bibbia ci racconta, l’acqua viene sempre più associata alla vita divina. Per quanto riguarda il gesto liturgico stesso, lo vediamo praticato una prima volta nel Vangelo da Giovanni Battista per indicare la conversione interiore e una rinnovata fedeltà alla Legge di Mosè. Ricevendo a sua volta il Battesimo di Giovanni, Gesù assume questa eredità dell’Antico Testamento, ma la trasforma rivelandoci che chi verrà battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo riceverà la stessa vita di Dio, vita piena ed eterna.

Tutti questi elementi sono parte integrante della preghiera che il celebrante pronuncerà ora e che si conclude con la benedizione dell’acqua battesimale. Se il Battesimo, invece, è celebrato durante i cinquanta giorni del tempo di Pasqua, viene utilizzata l’acqua benedetta durante la notte di Pasqua, senza nuove benedizioni. Così recita la preghiera di benedizione di un fonte battesimale:

«Qui si dischiude la porta della vita nello Spirito e si riapre ai figli della Chiesa la soglia vietata del paradiso.
Qui è offerto all'uomo il lavacro salutare che lo guarisce dalle piaghe devastanti dell'antico peccato e lo reintegra nello splendore della divina immagine.
Di qui fluisce l'onda purificatrice che travolge i peccati e fa sorgere nuovi germogli di virtù e di grazia.
Di qui scaturisce la sorgente che emana dal fianco di Cristo
e chi ne attinge entra nella vita eterna.
Di qui la lampada della fede irradia il santo lume che dissipa le tenebre della mente e svela ai rinati nel Battesimo le realtà celesti; in questo fonte i credenti sono immersi nella morte di Cristo, per risorgere con lui a vita nuova.
Manda, o Padre, su queste acque lo Spirito Santo, che adombrò la Vergine Maria, perché desse alla luce il Primogenito; il tuo soffio creatore fecondi il grembo della Chiesa, sposa del Cristo, perché generi a te una nuova progenie di candidati alla patria celeste».

8/ La rinuncia a Satana e la professione di fede in Gesù

Dopo una breve esortazione, il celebrante interroga così i genitori e i padrini che rispondono insieme:

Celebrante: Rinunciate a satana?

Genitori e padrini: Rinuncio.

Celebrante: E a tutte le sue opere?

Genitori e padrini: Rinuncio.

Celebrante: E a tutte le sue seduzioni?

Genitori e padrini: Rinuncio.[1]

Celebrante: Credete in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra?

Genitori e padrini: Credo.

Celebrante: Credete in Gesù Cristo,
suo unico Figlio, nostro Signore,
che nacque da Maria vergine,
morì e fu sepolto,
è risuscitato dai morti
e siede alla destra del Padre?

Genitori e padrini: Credo.

Celebrante: Credete nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne
e la vita eterna?

Genitori e padrini: Credo.

Il celebrante conclude:

Questa è la nostra fede.
Questa è la fede della Chiesa.
E noi ci gloriamo di professarla,
in Cristo Gesù nostro Signore.

L’assemblea risponde: Amen.

La fede cristiana di cui il Battesimo è segno, è passaggio dalla morte alla vita. Rinunciare a colui che conduce alla morte e aderire a colui che conduce alla vita: questa è la posta in gioco nelle domande poste ai genitori e ai padrini.

Attraverso questa professione di fede, è l’identità cattolica che voi state facendo vostra, così come è stata vissuta dai santi e definita dalla Chiesa nel corso di duemila anni. Forse non ne cogliete tutta la portata, forse fate fatica a rispondere di sì a delle domande così gravi. Ma in ogni caso, la cosa più importante qui non è di comprendere tutto, come se la vita cristiana fosse misurata su ciò che noi riusciamo a comprenderne, ma di affidare senza riserve un nuovo cristiano a Dio e alla Chiesa. E così voi farete il più bello degli atti di fede.

9/ Il Battesimo

Due gesti sono possibili per battezzare: l’acqua versata sulla fronte, o l’immersione completa. Questi due modi di battezzare sono sempre stati usati nella Chiesa, anche se la seconda forma era un po’ caduta in disuso nelle Chiese d’Occidente.

Il celebrante vi chiederà:

Volete dunque che il vostro bambino riceva il Battesimo
nella fede della Chiesa
che tutti insieme abbiamo professato?

Genitori e padrini: Sì, lo vogliamo.

E il celebrante battezza il bambino, chiamandolo per nome e dicendo:

Io ti battezzo nel nome del Padre
e del Figlio
e dello Spirito Santo.

10/ L’unzione con il Sacro Crisma

Immediatamente dopo il Battesimo, il celebrante traccia sulla fronte del bambino una croce con il Sacro Crisma. Esso è un olio profumato che il Vescovo - a Roma è il Papa - consacra il Giovedì Santo nella cattedrale e che è utilizzato frequentemente nella liturgia cristiana, per esempio per il sacramento della Cresima o Confermazione. Già nell’Antico Testamento l'olio consacrato era il segno che contraddistingueva il sacerdote, il profeta ed il re. Il cristiano è sacerdote: tutta la creazione è destinata a divenire tramite le sue mani la dimora di Dio. Il cristiano è profeta, ogni cosa trova la sua verità in Gesù Cristo. Il cristiano è re, liberato da Cristo il suo potere su ogni cosa è lo stesso di Dio.

11/ La consegna della veste battesimale

Immediatamente dopo l’unzione con il Sacro Crisma, sarete invitati a rivestire il vostro bambino con la veste battesimale: Cristo ci riveste, ci ricopre con il suo amore e ci rende persone nuove. La veste nuova indossata dopo il Battesimo è il segno di questa nuova dignità. Nell’antichità, quando si battezzava un adulto nella notte di Pasqua, egli si spogliava dei suoi abiti per entrare nella vasca battesimale, immagine del Paradiso ritrovato. All’uscita dall’acqua indossava la tunica bianca che avrebbe portato durante tutta la settimana di Pasqua poiché, ci dice San Paolo: «Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,27).

12/ Il cero acceso

Luce, calore, energia, movimento: il fuoco è sempre simbolo della vita. La vita di Cristo scaturisce il mattino della Resurrezione, luce per le nostre intelligenze, energia per le nostre volontà: questo è il senso del grande cero che si accende solennemente in ogni chiesa durante la Veglia di Pasqua. Da quel cero la fiamma viene trasmessa ai ceri più piccoli che i fedeli tengono in mano.

Il cero consegnato al padrino o al padre di un nuovo cristiano è acceso al cero pasquale e manifesta il legame tra il Battesimo e la Risurrezione di Gesù. Ardente e fragile allo stesso tempo questa fiamma è loro affidata: la vita divina è tra le nostre mani, e se non ci è dato di accenderla, dipende da noi che essa si spenga o, al contrario, che si propaghi e incendi poco a poco l’intero universo.

Dice San Basilio, vissuto nel IV secolo: «Ho saputo che tu hai ricevuto il grande onore del Battesimo. Poiché il Signore, per la sua grazia, ha fatto di te il suo amico intimo, poiché ti ha liberato da ogni peccato e ti ha aperto il Regno dei cieli, poiché ti ha mostrato le strade della felicità eterna, io ti prego, ricevi questo dono in tutta coscienza, veglia fedelmente su questo tesoro, impegnati a conservare questo deposito regale. Così dopo aver mantenuto intatta questa impronta, starai vicino al Signore, risplendente dello splendore dei santi, rivestito dell’abito dell’immortalità senza alcuna macchia né piega, conservando in tutte le membra questa santità come uomo che si è rivestito di Cristo. Sì, voi che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo, ci dice la Scrittura. Che tutti i membri del Cristo siano dunque santi, per essere degni di essere ricoperti da questo santo e luminoso abito» (Lettera a Palladio).

Ed Origene, vissuto fra il II ed il III, affermava: «Conosco un’anima abitata, conosco un’anima deserta. Se infatti non ha Dio, se non ha il Cristo che ha detto “io e il Padre mio verremo presso di lui e prenderemo in lui la nostra dimora”, se l’anima non ha lo Spirito Santo, l’anima è deserta. È invece abitata quando è stata riempita di Dio, quando ha il Cristo, quando lo Spirito Santo è in lei» (Omelie su Geremia).

13/ L'Effeta

Il rito del Battesimo continua poi con l'Effeta. È una benedizione delle orecchie e della bocca del bambino perché possa lui stesso ascoltare con le sue orecchie e proclamare con la sua bocca il Vangelo di Gesù. Questa benedizione ricorda una delle guarigioni compiute dal Signore:

«Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente» (Mc 7,32-35).

I miracoli di Gesù nel Vangelo non sono mai semplici aneddoti: il loro aspetto spettacolare è solo la faccia visibile di una realtà nascosta che appartiene all’universo della fede, ed è per indicare questa realtà che la liturgia della Chiesa ne riprende i gesti. Il gesto attraverso il quale Gesù guarisce il sordomuto indica la guarigione spirituale attraverso la quale noi diveniamo capaci di comprendere e proclamare la Parola di Dio. Con il rito dell'Effeta, il Battesimo si apre già al cammino di educazione alla fede che il bambino compirà negli anni a venire grazie alla vostra presenza ed a quella della Chiesa.

14/ Il Padre nostro

Il Padre nostro è la preghiera di Gesù; divenuto fratello di Gesù, figlio di Dio come lui, vostro figlio può chiamare Dio “Padre” in tutta verità. Voi insegnerete presto al vostro bambino il Padre nostro e lo pregherete ogni giorno con lui; oggi, lo dite voi al posto suo, con tutta la famiglia cristiana.

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

15/ La benedizione finale

Riceverete infine dal sacerdote la benedizione di Dio. Nella vostra missione santa, a servizio di colui che, prima di essere vostro figlio, è vostro fratello nella vita cristiana, Egli vi sosterrà.

16/ Prima di lasciarci

Uscendo dalla chiesa, il vostro bambino porterà un tesoro dentro di sé. Voi dovrete dirglielo: questa è la vostra missione di genitori e educatori della fede. Vostro figlio imparerà a vivere solo sapendo per cosa e per chi vivere.

Il cammino di Dio in noi, è la preghiera: il risveglio di vostro figlio alla fede si verificherà quando gli insegnerete a pregare. Questa è una cosa difficile a dirsi, che deve raggiungere i vostri cuori di genitori: se la vostra relazione con Dio è viva, se la preghiera fa parte della vostra vita, meglio ancora: della vostra famiglia, molto presto e in tutta naturalezza, il bambino imparerà a conoscere e amare Gesù, Maria e la Chiesa. Presto egli saprà farsi il segno della Croce, lo porterete in chiesa e gli parlerete di Dio. Un po’ più tardi andrà al catechismo: tutto ciò è contenuto in quel “sì” che voi avete risposto sulla soglia della chiesa. Ma niente di tutto questo porterà frutto se voi non ripetete ogni giorno questo “sì” dal fondo del cuore, in una adesione risoluta alle promesse del vostro Battesimo, in un comportamento effettivamente cristiano.

Il Battesimo che voi state chiedendo sarà senza dubbio per voi un momento commovente. Che questa emozione sia un’occasione per avanzare nella fede con il vostro bambino tra le braccia: è Gesù che voi terrete così, completamente unito a vostro figlio battezzato. Il vostro bambino diventa allora portatore della vostra salvezza, del vostro Battesimo, della vostra vita cristiana: tra lui e voi, i legami di sangue diventano ora quelli della vita eterna. Che cresca così in voi il vostro attaccamento a Cristo e che voi perveniate alla gioia promessa, camminando alla luce della fede, e che noi possiamo giungervi con voi.

5. La celebrazione del Battesimo – Indicazioni liturgiche
Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

1/ Il Battesimo e la Messa domenicale

Il Battesimo inserisce ogni persona in Cristo e dona a tutti i credenti la remissione dei peccati e la condizione di figli di Dio. Per questo, come insegna San Tommaso d’Aquino, «nessuno deve avere il minimo dubbio che ogni fedele diviene partecipe del corpo e del sangue del Signore nel momento in cui con il battesimo diviene membro del Corpo di Cristo». Tutto è già donato con il Battesimo.

Ma la figliolanza divina ha insieme un potente dinamismo, come la vita che nasce e, insieme, deve essere corroborata e svilupparsi. Per questo i battezzati, attraverso la Confermazione, ricevono il dono dello Spirito, per una più profonda configurazione a Cristo. Nell'Eucaristia si nutrono del Corpo e del Sangue del Signore, per ricevere la vita eterna e per manifestare l'unità del popolo di Dio. Questi tre sacramenti sono profondamente uniti tra loro, perché conferiscono ai credenti la maturità cristiana attraverso cui possono compiere la missione affidata dal Signore al popolo di Dio.

Per manifestare questa unità è importante che il Battesimo venga celebrato, dove è possibile, durante la celebrazione Eucaristica domenicale. Certamente nella Veglia pasquale, ma anche nelle altre domeniche. Si può prevedere che ogni mese in una delle Messe domenicali, a turno, siano battezzati i neonati.

La celebrazione dei Battesimi all’interno della Messa permette anche che la comunità cristiana vi partecipi. Le famiglie che battezzano i loro bambini possono così riscoprire la compagnia della parrocchia. D’altro canto in questo modo è la comunità ad avvertire la propria fecondità di Chiesa madre che genera nuovi figli alla fede.

Dove i bambini da battezzare sono tanti o non è possibile celebrare i Battesimi nelle Messe domenicali, perché l’ordinaria celebrazione dell’anno liturgico ne risentirebbe, è opportuno trovare altri modi per porre in risalto il legame del Battesimo con la celebrazione eucaristica e con la comunità. Ad esempio, si possono accogliere i genitori con i loro bambini la domenica prima del Battesimo alla porta della Chiesa. Il sacerdote segnerà con il segno della Croce i bambini ed inviterà le famiglie ad entrare in forma processionale all'inizio della Liturgia. Oppure, se la celebrazione del Battesimo avviene in quella stessa domenica, in orario non lontano dalla celebrazione dell’Eucarestia, i battezzandi possono essere presentati alla comunità prima o dopo la Messa, e si preghi per loro durante la preghiera dei fedeli.

Se invece il sacramento è celebrato lontano dagli orari delle Messe, il Parroco non manchi di trovare le modalità giuste per non perdere la dimensione ecclesiale del sacramento, magari affidando l’animazione a turno ad un gruppo parrocchiale che possa rappresentare la comunità e creare un’atmosfera di accoglienza e di festa.

Dove è possibile, si valorizzi il battistero, adornato e ben illuminato.

2/ Il canto

Si cerchi sempre, ove possibile, di cantare almeno l'Alleluia e le Litanie dei santi, inserendo i santi patroni dei bambini che devono essere battezzati. L'esperienza insegna che basta una breve prova prima della celebrazione perché le persone riscoprano la bellezza del canto e partecipino poi in forma responsoriale sia all'Alleluia che alle Litanie. Niente sostituisce nella liturgia il canto: esso conferisce bellezza e dignità alla celebrazione, coinvolgendo tutti nella lode di Dio e nella preghiera di invocazione.

3/ Gli oli

Il valore simbolico dell'olio dei catecumeni e del Sacro Crisma deve apparire anche visibilmente. Se, infatti, l’olio è custodito in vasetti di metallo i fedeli non riescono materialmente a vedere l'olio. Sarebbe auspicabile pensare a vasetti predisposti in modo da garantire la visibilità dell'olio. Inoltre sarebbe lodevole l'iniziativa di custodire i tre oli vicino al fonte battesimale.

4/ L'acqua del Battesimo

Il fonte battesimale deve essere chiaramente visibile, preferibilmente fissato a terra e inamovibile. Si eviti di amministrare il Battesimo utilizzando catino e brocca lontano dal fonte. La vasca del fonte sia pulita e decorosa. Si provveda anche a riscaldare l’acqua, se le circostanze lo suggeriscono. Quando è stata benedetta nella Veglia pasquale, l’acqua si conservi e si utilizzi possibilmente durante tutto il tempo di Pasqua, per affermare con maggior evidenza il nesso tra il Sacramento e il mistero pasquale.

Fuori del tempo pasquale, è preferibile che l'acqua sia benedetta in ogni celebrazione, perché le stesse parole della benedizione esprimano più chiaramente il mistero di salvezza che la Chiesa ricorda e proclama. Se il fonte battesimale è fatto in modo che in esso fluisce l’acqua corrente, si benedica l’acqua che scorre, immagine del Battesimo amministrato per immersione.

5/ Il cero pasquale e la candela battesimale

Il cero pasquale è vero segno del Cristo risorto e tale deve apparire. Sia integralmente di cera che si consuma: indicherà così lo scorrere del tempo. Le cifre dell’anno che si incidono sul cero durante la notte di Pasqua indicano che la salvezza entra nella storia di ciascuno di noi. La cera si consuma, come la vita che passa, ma la salvezza rimane per sempre. Il cero viene collocato di solito accanto all'ambone: Cristo risorto parla alla sua Chiesa. Dal cero, segno della presenza del Cristo risorto in mezzo all’assemblea, si accende la candela che si regala ad ogni famiglia. La candela, accesa al cero pasquale, significa che Cristo ha illuminato il neofita. In Cristo i battezzati sono «la luce del mondo» (Mt 5,14).

6/ La veste bianca

La veste bianca significa che il battezzato si è rivestito di Cristo e che è risorto con Cristo. Ogni battezzato abbia la sua veste bianca di cui sarà rivestito durante la celebrazione. La veste rimane poi alla famiglia come ricordo del Battesimo. Si potrebbe coinvolgere la famiglia stessa nella preparazione della veste, oppure creare un gruppo di volontari della parrocchia che affianchino il gruppo di catechisti del Battesimo con il servizio materiale di confezionare la veste liturgica e l’impegno di intercessione per i nuovi battezzati. Si suggerisca alle mamme di far ricamare nel fondo della veste a ricordo del Battesimo queste parole: Oggi figlio di Dio e la data, e le si inviti a far vedere e a spiegare al bambino, quando sarà cresciuto e potrà capire, il senso della veste battesimale e della candela.

7/ La benedizione finale

Al termine del Rito si va in processione all'altare portando la candela accesa del battezzato, a meno che il Battesimo sia stato celebrato nel presbiterio. Si valorizzi la processione all'altare per la recita del Padre nostro e la benedizione della madre e del padre secondo le indicazioni del Rituale.

Il celebrante, davanti all'altare, rivolge ai genitori, ai padrini e ai presenti una breve monizione con queste parole o con altre simili:
Celebrante: Fratelli carissimi, questo bambino, rinato nel Battesimo, viene chiamato ed è realmente figlio di Dio.
Nella Confermazione riceverà la pienezza dello Spirito Santo; accostandosi all'altare del Signore parteciperà alla mensa del suo sacrificio, e nell'assemblea dei fratelli potrà rivolgersi a Dio chiamandolo Padre.
Ora, in suo nome, nello spirito di figli di Dio che tutti abbiamo ricevuto, preghiamo insieme, come il Signore ci ha insegnato.

Tutti insieme con il celebrante dicono:

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Il celebrante benedice la madre, che tiene in braccio il bambino, quindi il padre e tutti i presenti, dicendo:

Celebrante:
Dio onnipotente,
che per mezzo del suo Figlio, nato dalla vergine Maria, ha dato alle madri cristiane la lieta speranza della vita eterna per i loro figli, benedica la mamma qui presente;
e come ora è riconoscente per il dono della maternità, così con il suo figlio viva sempre in rendimento di grazie:
in Cristo Gesù nostro Signore.
Assemblea: Amen.

Celebrante: Dio onnipotente,
che dona la vita nel tempo e nell'eternità,
benedica il papà di questo bambino; insieme con la sua sposa
sia per il figlio il primo testimone della fede,
con la parola e con l'esempio: in Cristo Gesù nostro Signore.
Assemblea: Amen.

Celebrante: Dio onnipotente,
che ci ha fatto rinascere alla vita nuova
dall'acqua e dallo Spirito Santo, benedica voi tutti;
perché, sempre e dovunque, siate membra vive del suo popolo:
in Cristo Gesù nostro Signore.
Assemblea: Amen.

Celebrante: E vi doni la sua pace Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Assemblea: Amen.

Per altre formule di benedizione, vedi il Rituale del Battesimo. Dove si è soliti portare i neobattezzati all'altare della Madonna, è lodevole conservare tale consuetudine .

8/ Testimoniare la bellezza del Battesimo anche con la sobrietà della festa e con il richiamo alla carità

La celebrazione del Battesimo trova giusta eco nella festa che segue, occasione di incontro con amici e parenti che hanno condiviso la gioia della nuova nascita. La Chiesa è felice di questo desiderio delle famiglie di festeggiare, poiché la nascita ed il Battesimo sono veramente eventi di gioia. La gioia crescerà se la festa sarà caratterizzata da uno stile di sobrietà e non di spreco, dove ogni cosa sia significativa e non ostentata.

Ad esempio, la tradizione della bomboniera potrà essere orientata a lasciare un segno semplice che le persone conservino veramente come prezioso, come una piccola immagine sacra o un biglietto con una frase del Vangelo o una preghiera. Numerose comunità cristiane che vivono in prima persona la carità propongono questo tipo di bomboniere, devolvendo il ricavato per sovvenire a situazioni di povertà in città o nelle missioni: scegliere questo tipo di ricordini è una piccola occasione per testimoniare la scelta di uno stile di vita cristiana.

9/ Il Battesimo di bambini nati da matrimoni misti

Il riconoscimento del Battesimo è uno dei capisaldi dell’ecumenismo. Il Battesimo celebrato con acqua e nel nome della Trinità è riconosciuto valido dai cristiani di ogni confessione. Per questa fede comune è normale che in un matrimonio misto i due sposi si impegnino a battezzare i figli e ad educarli nella fede. Il sacerdote cattolico accoglierà pertanto con gioia la richiesta del Battesimo nella Chiesa Cattolica di un bambino nato da una coppia mista. Il padrino e la madrina saranno cattolici, ma potranno esserci anche al loro fianco dei “testimoni” di un’altra confessione che si impegnino ad accompagnare i genitori nell’educazione cristiana del bambino.

Proprio la consapevolezza dell’assoluta centralità della fede e del Battesimo in ordine alla salvezza ha fatto maturare nella Chiesa la consapevolezza che i matrimoni misti sono da sconsigliare dove il coniuge non cattolico si oppone a che la parte cattolica faccia di tutto per educare cristianamente i figli o, ancor più, pretenda che i figli seguano i dettami di un’altra religione o vengano educati all’ateismo.

Ringraziamenti

Questo Sussidio esiste grazie al lavoro di tantissime persone, in particolare di Carlo e Ilaria Ancona, Enrico e Ilaria Baffigi, Giulia Balzerani, padre Maurizio Botta, Bruno Brunelli, Roberto e Vittoria Buccarella, don Michele Caiafa, Antonella Catalanotte, Maria D’Amico, Lucilla D’Onofrio, don Pierpaolo Felicolo, monsignor Enrico Feroci, Adelindo Giuliani, monsignor Renzo Giuliano, padre Max Huot de Longchamp, Maria Teresa Meloni, padre Giuseppe Midili, Costanza Miriano, Fabio Narcisi, don Attilio Nostro, monsignor Gianbattista Pansa, don Giampaolo Perugini, Giacomo Poretti, don Paolo Ricciardi, don Daniele Salera, Daniela Salvi, Fabio Vando.

Insieme al contributo di queste persone preziosi sono stati i consigli dei parroci prefetti nelle diverse riunioni in cui il lavoro è stato impostato. Inoltre tanti sacerdoti ed amici, che si riconosceranno in talune espressioni del testo, hanno offerto il loro contributo.

L’Ufficio catechistico, che ha coordinato il lavoro, avverte un debito di profonda gratitudine per tutti costoro: senza di essi questo lavoro non esisterebbe o sarebbe comunque molto diverso da quello che è.

Note al testo

[1] Il celebrante può porre le domande anche nella seguente maniera:

Celebrante: Rinunciate al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio?
Genitori e padrini: Rinuncio.
Celebrante: Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato?
Genitori e padrini: Rinuncio.
Celebrante: Rinunciate a satana, origine e causa di ogni peccato?
Genitori e padrini: Rinuncio.