Studi rabbinici e Nuovo Testamento, di Reinhard Neudecker

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 10 /02 /2013 - 14:41 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito dal sito del Pontificio Istituto Biblico una relazione tenuta da Reinhard Neudecker il 6/5/2010 per la settimana conclusiva dell’anno centenario dello stesso Istituto. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti vedi la sotto-sezione Ebraismo nela sezione Cristianesimo, ecumenismo e religioni.

Il Centro culturale Gli scritti (10/2/2013)

Indice

Introduzione[1]

Questa conferenza è rivolta a non specialisti negli studi rabbinici, perciò desidero proporre prima alcune informazioni basilari.

Cosa si intende con letteratura rabbinica?

Rispondo con un racconto rabbinico che parla della Torah scritta e della Torah orale, cioè della Bibbia e della tradizione. La tradizione viene chiamata “orale” perché era trasmessa oralmente dal maestro al discepolo oppure era insegnata nell’accademia o nella Sinagoga.

A partire dall’inizio del terzo secolo dopo Cristo la Torahorale fu messa per iscritto nelle raccolte di testi chiamati letteratura rabbinica. Questa consiste nella letteratura più antica, quella tannaitica che raccoglie gli insegnamenti dei Tannaim, cioè dei maestri dei primi due secoli, e nella letteratura amoraica che raccoglie gli insegnamenti degli Amoraim, cioè dei maestri dal terzo al quinto secolo.

Ecco il racconto rabbinico:

Una volta ero in cammino lungo una strada e un uomo si accostò a me. Egli venne a me aggressivamente, con il genere di argomento che conduce all’eresia [si può pensare a un Sadduceo; forse anche ai Sadducei moderni che interpretano la Bibbia solo in modo storico-critico?!]. Quell’uomo accettava la Torah scritta, ma non la Torah orale (letteralmente: la Mishnah). Mi disse: La Torah scritta fu data a noi sul monte Sinai; la Torah orale non fu data a noi sul monte Sinai. Io gli dissi: Figlio mio, non furono forse pronunciate sia la Torah scritta che la Torah orale dall’Onnipotente? E allora che differenza c’è fra la Torah scritta e la Torah orale? A che cosa si può paragonare questo? A un re mortale che aveva due servi; li amava ambedue di amore perfetto; consegnò a ciascuno una misura di grano e una matassa di lino. Il servo saggio che cosa fece? Prese il lino e ne confezionò un pezzo di stoffa; poi prese il grano e ne fece della farina, la purificò, la macinò, la impastò, la fece cuocere nel forno e la mise in tavola. Poi la coprì con la stoffa e lasciò così finché il re fosse venuto. Il servo stolto invece non fece assolutamente nulla. Dopo alcuni giorni il re tornò da un viaggio, entrò nella sua casa e disse loro: Figli miei, portatemi ciò che vi ho dato. L’uno mostrò il pane fatto con la farina sulla tavola con la stoffa distesa sopra, e l’altro mostrò il grano ancora nel contenitore, con la matassa di lino sopra; ahimè per sua vergogna,ahimè per sua disgrazia! Ora, quando il Santo, Egli sia benedetto, donò la Torah a Israele, non la donò loro se non come grano, perché ne facessero uscire farina, e come lino perché ne facessero uscire un vestito (Seder Elijahu Zuta, 2).

Da questo testo deriva per la tematica del mio intervento: la Bibbia insieme alla tradizione esistente al tempo del NT costituiscono lo sfondo più importante di questo Testamento. In altre parole, il NT presupponela Bibbia come fu interpretata e vissuta in quell’epoca.

I. La letteratura rabbinica: fonte per l’interpretazione del NT

Vorrei parlare prima della letteratura rabbinica a partire dalla prospettiva della sua utilità per capire meglio il NT. Questo approccio (che è certamente un approccio molto ristretto) si basava fino a poco tempo fa, e in grado minore ancora oggi, soprattutto sui testi raccolti nell’opera monumentale conosciuta sotto i due nomi di Strack – Billerbeck, ma scritta unicamente da Billerbeck. Fu pubblicata negli anni 20 del secolo scorso e ristampata più volte. Per una valutazione di questa opera vedi le pagine 271-274 della Festschrift del Biblico[2].

In poche parole, critiche da parte ebraica: sono troppi i testi citati, e ciò crea confusione; tantissimi testi sono irrilevanti e spesso manca il contesto per poter capirli nella prospettiva propria. Ciò che disturba gli ebrei in modo particolare sono i giudizi spesso negativi di Billerbeck riguardanti l’insegnamento rabbinico che giudicava generalmente inferiore a quello di Gesù. Nonostante queste critiche, alcuni grandi studiosi ebrei – per es. David Daube e Saul Lieberman – non esitavano ad usare e citare questa opera. Anche Samuel Sandmel la considerava utile per chi sa usarlo in modo critico.

Le critiche da parte cristiana riguardano soprattutto la datazione della letteratura rabbinica. Secondo alcuni (penso per es. a Joseph Fitzmyer, uno studioso di Qumran) il materiale rabbinico è posteriore al NT e perciò ha un’utilità molto ristretta per l’interpretazione del NT. Tali argomenti, oltre alla conoscenza mancante della lingua tedesca, hanno avuto come conseguenza che oggi l’opera di Billerbeck viene poco usata.

1. Il problema della datazione

Questo ci porta al problema della datazione dei paralleli e del materiale rabbinico rilevante per l’interpretazione del NT. Prima di entrare più in dettaglio nella questione della datazione, non si deve dimenticare che i maestri menzionati nella letteratura rabbinica vivevano – come appare dal primo racconto che ho citato – in una cultura che era basata non solo sulla Bibbia, ma anche su tradizioni antiche che sono più o meno derivate dalla Bibbia. La Bibbia da sempre aveva bisogno, in molti aspetti, di interpretazioni e chiarimenti; molte leggi bibliche (per es. sul matrimonio e divorzio) non erano esplicite per essere applicabili alla vita pratica. In altre parole: la Torah scritta richiedeva la Torah orale[3], e tutto ciò si riflette nella letteratura rabbinica.

Si deve notare anche il contatto dei farisei con gli scribi, specialmente attestato in Matteo, dove Gesù si indirizza spesso ai farisei e agli scribi insieme. Probabilmente i sinottici vedono gli scribi come conservatori e commentatori della Bibbia nella linea di Esdra, “uno scriba abile nella Torah di Mose” (Esd 7,6). Secondo l’opinione oggi largamente accettata anche gli scribi partecipavano con i farisei e altri gruppi che erano sopravvissuti alla prima guerra giudaica alla riorganizzazione del Giudaismo dopo la distruzione del Tempio e al processo di raccogliere e di mettere per iscritto la tradizione orale, un processo che risultava nella redazione della Mishna e di altre opere della letteratura tannaitica. Gli scribi potevano così far entrare i loro contributi riguardo all’interpretazione e applicazione della Bibbia.

Adesso alcuni punti più dettagliati:

– I paralleli e il materiale rilevante per l’interpretazione del NT si trovano in opere la cui redazione finale è posteriore al N.T. Sono perciò da escludere per l’interpretazione del NT?

– I paralleli sono attribuiti spesso a delle autorità che vivevano dopo gli autori del N.T. Sono perciò da escludere per l’interpretazione del NT?

Non è possibile dare un giudizio generale su tali problemi; ogni caso deve essere studiato per se stesso. Il fatto che certi insegnamenti sono connessi con un certo maestro, non esclude che questi insegnamenti non fossero conosciuti già prima. Un insegnamento può essere stato attribuito a un maestro non perché l’insegnamento non era noto prima, ma perché il maestro lo espandeva, lo applicava ad una situazione particolare oppure lo derivava da una autorità precedente, usualmentela Bibbia. Seguono alcuni esempi concreti.

2. Esempio di un parallelo

Uno di tanti paralleli è la regola d’oro. Hillel e Gesù apparentemente la usano per interpretare il dativus commodi nel sintagma we-ahavta le-reakha (“amerai per il tuo prossimo”, Lv 19,18)[4]. In Mt 7,12 viene data come parola di Gesù: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Torah e i Profeti.” Una tradizione antica (Baraita) trasmette come parole di Hillel, che visse una generazione prima della vita pubblica di Gesù: “Quello che è odioso a te, non farlo al tuo prossimo. Questa è tutta la Torah, mentre il resto è la sua spiegazione.” Questo insegnamento di Hillel viene riferito nel Talmud babilonese (Shabbat 31a) la cui redazione finale risale all’inizio del sesto secolo dopo Cristo. Ovviamente la redazione finale non squalifica il passo come un vero parallelo della regola d’oro di Gesù. Probabilmente Hillel ha usato la regola d’oro prima di Gesù; ma è anche possibile che ambedue i maestri si basano su una tradizione più antica, comune ad ambedue.

3. Esempio di materiale rilevante per l’interpretazione del NT

Il Midrash tannaitico Sifra (che contiene per lo più insegnamenti dei primi due secoli d.C.) dà la seguente interpretazione anonima della prima parte del versetto Lv 19,18: “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo” (Lv 19,18), [interpretazione:] ma tu puoi vendicarti e serbare rancore contro altri.

In linea con questo testo si capisce meglio Mt 5,43: Avete inteso che fu detto: “’Amerai il tuo prossimo’ (Lv 19,18) e odierai il tuo nemico.” Interpretazione in parafrasi: Avete inteso che fu detto in Lv 19,18: “Amerai il tuo prossimo…” e [che secondo l’interpretazione degli scribi e dei farisei] tu puoi [perciò] odiare il tuo nemico (perché egli non è il tuo prossimo)[5].

Ci sono ancora quelli che vogliono interpretare il passo in Matteo (“odierai il tuo nemico”) con Qumran; e stranamente la Commissione Biblicaha affermato nell’anno 2001: “La manifestazione più chiara del modo in cui i contemporanei di Gesù interpretavano le Scritture ci viene fornita dai manoscritti del Mar Morto…”[6]. Il dialogo con una comunità che non esiste più è più facile di quello con una comunità vivente!

4. Paralleli

Molti dei paralleli, come ho detto prima, sono attribuiti a delle autorità che vivevano dopo gli autori del N.T. Sono perciò da escludere per l’interpretazione del NT?

Esempio, preso dalla prima delle antitesi di Matteo: Si legge in Mt 5,22 riguardo al comandamento di non uccidere: Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello “stupido”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice “pazzo”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

Questo testo appartiene a ciò che la letteratura rabbinica chiama “siepe/barriera intorno alla Torah”. Una siepe si fa intorno a un giardino per tener lontana la gente dal calpestare le piante. Secondo la Mishnah (Avot 1,1), gli uomini della Grande Assemblea – un gruppo di Saggi che faceva da ponte fra gli ultimi profeti e i rabbini[7] – avevano ordinato di fare una tale siepe intorno alla Torah per proteggerla. Così, per tenersi lontani dal trasgredire il comandamento di non uccidere, si deve ancor prima evitare l’ira e l’insulto. Per evitare l’adulterio, si deve ancor prima non guardare una donna per desiderarla.

Le proibizioni e le misure di precauzione che costituiscono la siepe sono spesso formulate in modo iperbolico e paradossale: “Chi dice al suo fratello ‘pazzo’, sarà sottoposto al fuoco della Geenna”; “Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo [e ti fa oltrepassare la siepe], cavalo e gettalo via.” Tali espressioni sono frequenti anche in altri contesti. Hillel disse: “Chi non studia, merita la morte” (Avot 1, 13). Gesù disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre…, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26). Ecco il materiale rabbinico simile alla siepe di Mt 5,22[8]:

Svergognare e odiare il prossimo equivale a versare sangue.

In una Baraita nel Talmud babilonese (Bava Metzia 58b) si dice: Chiunque svergogna il suo prossimo in pubblico è come se avesse versato sangue (cioè l’avesse ucciso). La traduzione letterale di “svergognare” – cioè, far diventare bianca, pallida, la faccia del prossimo – dimostra la relazione con uccidere. Come spiega il Talmud (loc. cit.), la faccia di uno che viene svergognato perde il suo colore rosso e diventa pallida perché viene tolto il sangue.

Il trattato Derekh Eretz Rabbah (cap. 11) attribuisce insegnamenti simili a R. Isaac Nappaha (III sec.) e a R. Eliezer ben Hyrcanus (fine del I e inizio del II sec.). Ambedue derivano l’idea da versetti biblici.
R. Isacco dice: I calunniatori appartengono ai versatori di sangue (derivato da Lv 19,16).
R. Eliezer dice: Chi odia il suo prossimo appartiene ai versatori di sangue (derivato da Dt 19,11).

Punizione nella Geenna per collera, svergogna e dare epiteti cattivi.

R. Eleazar di Modiin (fine del I e inizio del II sec.) dice: …. Chi svergogna il suo prossimo in pubblico… non ha parte nel mondo avvenire. (Mishnah, Avot 3:12) R. Samuele bar Nahman disse nel nome di R. Jonathan (inizio del III sec.): Chiunque va in collera è esposto a tutti i tormenti della Geenna (derivato da Qo 11,10). (Talmud babilonese, Nedarim 22a) R. Hanina (inizio III sec.) disse: Tutti coloro che scendono nella Geenna, risaliranno, eccetto… chi svergogna il suo prossimo in pubblico e chiama il suo compagno con un nome cattivo (Talmud babilonese, Bava Metzia 58b).

Mi sembra ovvio che già da questi pochi esempi si può indovinare come può essere utile la letteratura rabbinica per lo studio del NT.

II. Lo studio della letteratura rabbinica per se stessa

Non si deve però vedere la letteratura rabbinica solo nella prospettiva della sua utilità per capire meglio il NT. Il vero valore di questa letteratura viene scoperto da uno che la studia per se stessa. Riguardo all’aspetto esegetico, nel suo discorso nella sinagoga di Roma in Gennaio di quest’anno, il papa stesso, citando la Commissione Biblica, ha parlato di “un rinnovato rispetto per l’interpretazione ebraica dell’Antico Testamento” e della “opportunità di promuovere” questo rispetto.

Nell’udienza al Pontificio Istituto Biblico in occasione del centenario della fondazione (26 ottobre 2009) lo stesso pontefice ci ha detto che la nostra “attività tesa ad interpretare i testi biblici” sia “aperta al dialogo… con le diverse culture e religioni”. Con queste parole Benedetto XVI certamente pensava anzitutto all’Ebraismo che è rimasto vivo dal tempo della Bibbia fino ad oggi. In questo senso vorrei aggiungere alcune interpretazioni riportate nella letteratura rabbinica, di cui non si trovano paralleli diretti nel NT. Possono, nel senso di papa Benedetto, rinnovare il nostro rispetto per il modo rabbinico di trattare l’Antico Testamento e sono utili per un dialogo con gli Ebrei.

Ritorno di nuovo al comandamento di amare oppure amare “per il prossimo”. Il testo di Lv 19,18 aggiunge la parola kamoka[9]. Interpretazione usuale: “Amerai il tuo prossimo come tu ami te stesso”. In questo senso kamoka viene preso come apposizione al verbo: come tu ami te stesso… Cosa capita però se tu non ami te stesso? In ogni caso l’amore di se stesso non è un grande tema nella Bibbia. Un’altra interpretazione di kamoka, che era probabilmente abbastanza comune, intende kamoka come apposizione al sostantivo, cioè al “prossimo”: Amerai il tuo prossimo che è come te. In questo senso il comandamento indica una profonda motivazione per amare il prossimo.

Il prossimo è una persona come te, creata e amata da Dio come te; una persona con difetti come anche te… Questa comprensione è attestata come lettura anonima, ma è anche attribuita a un maestro del primo secolo d.C. Targum Neofiti la porta come variante in una glossa marginale.

Vorrei presentare brevemente un altro esempio del modo rabbinico di trattare un testo biblico. In Gn 1,26 si legge: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza.” Il Midrash chiede: A chi sono indirizzate queste parole di Dio? Con chi Dio si consiglia prima di creare l’uomo? Fra le diverse risposte vorrei menzionare le quattro seguenti:

(1) Dio si consiglia con il suo proprio cuore. Perciò, quando gli uomini erano diventati malvagi, Egli – come dice Gn 6,6 – si è irritato verso il suo cuore (Genesi Rabbah 8,3).

(2) Dio consulta gli angeli (Genesi Rabbah 8,4).

(3) Dio consulta le creature che furono create prima dell’uomo. Un tale coinvolgimento degli animali, delle piante, dell’acqua e così via, dal punto di vista ecologico è abbastanza rilevante. Il Sì alla creazione dell’uomo comporta un grande rischio per le altre creature perché l’uomo può far male a loro, può perfino distruggerle. La domanda di Dio rivolta alle creature – “Vogliamo fare l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza?” – ricorda inoltre che l’uomo non fu creato soltanto con delle qualità celesti, ma anche con delle qualità terrestri (Genesi Rabbah 8,11). I rabbini erano lontani da una glorificazione dell’uomo. Chi non si comporta come immagine di Dio, può scendere addirittura sotto il livello degli animali (Genesi Rabbah R 8,12)[10].

(4) La nostra ultima interpretazione inverte l’ordine dei versetti Gn 1,26 e 27, e legge così: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. E Dio disse (cioè all’uomo e alla donna): ‘Facciamo [noi tre] un uomo (cioè un bambino) a nostra immagine, a nostra somiglianza’!” Le parole di Dio si indirizzano ad Adamo e Eva, invitandoli a collaborare con lui come terzo partner nella procreazione. Perché, come dice il Midrash, “[non genera] né l’uomo senza la donna, né la donna senza l’uomo, né ambedue senza la Shekina (la presenza divina) (Genesi Rabbah 8,9; cf.1 Cor 11,11-12). Questo modo di trattare un passo biblico ha ovviamente poco in comune con l’intento storico-critico. Corrisponde però, secondo Gesù, all’ideale di uno scriba che, come discepolo del regno dei cieli, ha un interesse vivo per la dimensione spirituale, ed è così in grado di estrarre dal tesoro dell’AT interpretazioni nuove e interpretazioni già conosciute (Mt 13,52).

III. Riassunto

Riassumo la mia relazione:

La pubblicazione dell’opera di Billerbeck più o meno 90 anni fa diede un impulso significativo per l’interpretazione del NT alla luce di testi rilevanti rabbinici. Questo commentario, se usato in modo competente, mantiene il suo valore fino ad oggi. Secondo Samuel Sandmel il problema è meno con Billerbeck, ma piuttosto con coloro che lo usano.

Mentre nel passato molti studiosi si interessavano alla letteratura rabbinica solamente in quanto essa poteva essere utile per il NT, oggi ci sono degli studiosi che vogliono anzitutto studiare la letteratura rabbinica per se stessa, senza ulteriori motivi. In questa direzione è andato Bonsirven con i suoi testi rabbinici (Textes rabbiniques)[11]. La sua scelta era pero troppo limitata, e diverse sue traduzioni non sono adeguate.

Una conoscenza interna del mondo rabbinico porterà certamente anche dei frutti per lo studio del NT. Chi legge e conosce la letteratura rabbinica, troverà qui e là tanti passi, spesso non citati da Billerbeck, che possono gettare luce su passi del NT. Esempio: in un Midrash sulla Akedah (“sacrificio di Isacco”) R. Simeon bar Johai (II sec.) cita i versetti di Genesi: “Abramo… sellò il suo asino” (Gn 22,3), “Giuseppe attaccò il suo carro” (Gn 46,29) e chiede: “Ma Abramo e Giuseppe non avevano forse tanti servi per fare un tale umile servizio?” Risposta: “L’amore sconvolge le regole di comportamento” (Genesi Rabbah 55,8). Questa interpretazione fa pensare a Gv 13,1-5: Gesù, facendo il servizio previsto per un servo o schiavo, lava i piedi dei discepoli. In questo consiste “l’amore sino all’ultimo”.

Rabbinic Literature and the Old and New Testaments: Basic Bibliography for Beginners (Reinhard Neudecker)

N.B: Many of the standard works mentioned below are available in reprints.

1. Dictionaries and linguistic tools

J. LEVY, Wörterbuch über die Talmudim und Midraschim (Berlin – Wien 1924). This dictionary contains many translations of important rabbinic passages.

M. JASTROW, A Dictionary on the Targumim, the Talmud Babli and Yerushalmi, and the Midrashic Literarure (New York 1950). Also this dictionary contains many translations of important rabbinic passages.

G. H. DALMAN, Aramäisch-neuhebräisches Handwörterbuch zu Targum, Talmud und Midrasch (Göttingen 1938).

M. SOKOLOFF, A Dictionary of Jewish Palestinian Aramaic of the Byzantine Period (= Dictionaries of Talmud, Midrash and Targum II;BarIlanUniversity 1990). BarIlanUniversity is publishing further dictionaries of Talmud, Midrash and Targum.

W. BACHER, Die älteste Terminologie der jüdischen Schriftauslegung. Ein Wörterbuch der bibelexegetischen Kunstsprache der Tannaiten (Leipzig 1899). - , Die Bibel- und traditionsexegetische Terminologie der Amoräer (Leipzig 1905). Both of these volumes on rabbinic terminology have been reprinted under the title Die exegetische Terminologie der jüdischen Traditonsliteratur (Darmstadt 1965).

A. STEINSALTZ, A Reference Guide (to the Steinsaltz edition of the Talmud) (New York 1989).

2. Introductory information

Encyclopaedia Judaica: to find the particular topics first consult the Index volume.

G. STEMBERGER, Einleitung in Talmud und Midrasch (München 81992). This book is based on the standard introduction by H. L. Strack and has been translated into various languages. It is very useful for more recent scholarly editions and translations as well as secondary literature.

W. BACHER, „Bible Exegesis“, The Jewish Encyclopedia III, 162-174.

M. D. HERR, „Oral Law“, Encyclopaedia Judaica.

3. The World of the Rabbis

H. N. BIALIK – Y. H. RAVNITZKY (eds.), The Book of Legends (Sefer Ha-Aggadah: Legends from the Talmud and Midrash (New York 1992). This is a translation from the Hebrew, which was published 1908-1911 inOdessa. A useful anthology of rabbinic Haggadah, but a simplified edition of the rabbinic sources. For scholarly purpose it is necessary to consult the original texts (or their translations).

A. J. HESCHEL, Heavenly Torah As Refracted through the Generations (New York – London 2008). This work, which was originally published in Hebrew (1962 and 1965), represents Heschel’s “Theology of Ancient (Rabbinic) Judaism”.

E. E. URBACH, The Sages – Their Concepts and Beliefs (Jerusalem 1975).

The Schottenstein edition of the Babylonian Talmud (Mesorah Publications, Ltd.; 73 volumes, completed in 2005). Reprint of the original Hebrew/Aramaic text, translation and commentary. This monumental work gives access to the Talmud even for nonspecialists.

4. Rabbinic Literature and the Old Testament

M. M. KASHER (ed.), Torah Shelemah: Talmudic-Midrashic Encyclopedia of the Pentateuch (hebr.) (New York 1949-). - , Encyclopedia of Biblical Interpretation: A millennial Anthology (New York 1953-).

A. HYMAN (ed.), Torah Hakethubah Vehamessurah: A Reference Book of the Scriptural Passages quoted in Talmudic and Early Rabbinic Literature I-III. Second edition, revised by A. B. Hyman (Tel-Aviv 1979).

A. B. HYMAN, Sepher Hahashlamoth: A Companion Volume to the second edition of Torah Hakethubah Vehamessurah (Jerusalem). See also the Scriptural Indices in the translations of Rabbinic works, e.g. the Index Volume to the translation of Midrash Rabbah (ed. H. Freedman and M. Simon; Soncino Press) or the Index Volume to the translation of the Babylonian Talmud (ed. I. Epstein; Soncino Press). Usefull access to rabbinic, medieval and later interpretations of the Old Testament can be found in the still to be completed ArtScroll Tanach Series (Mesorah Publications, Ltd.), which provides “A new Translation with a Commentary anthologized from Talmudic, Midrashic and Rabbinic Sources”.

4.1. Haggadah (non-legal material)

W. BACHER, Die Agada der Tannaiten I (Straßburg 21903); II (Straßburg 1890).

- , Die Agada der palästinensischen Amoräer I-III (Straßburg 1892-1899).

- , Die Agada der babylonischen Amoräer (Frankfurt 21913),

Bacher’s scriptural index is extremely helpful: Die Agada der Tannaiten und Amoräer: Bibelstellenregister (Straßburg 1902).

4.2. Halakhah (legal material)

Maimonides, Mishneh Torah. English translation: The Code of Maimonides (Yale Judaica Series, 1949-). This classical work provides the easiest way to find the most important rabbinic material on halakhic matters. The rabbinic sources are indicated in the Notes.

5. Rabbinic Literature and the New Testament

[STRACK, H. L. ] BILLERBECK, P., Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch IIV. 2 (München 1924-1928); V-VI (Indices, hg. J. JEREMIAS – K. ADOLPH) (München 1956-1961). On Billerbecks’s Kommentar cf. R. Neudecker, Biblical Exegesis in Progress: Old and New Testament Essays (ed. J. N. Aletti - J. L. Ska) (Rome 2009) 271-274.

Note al testo

[1] Conferenza tenuta nel convegno biblico a conclusione dell’Anno Centenario del Pontificio Istituto Biblico (3-8 maggio 2010). Il tema “Studi rabbinici e Nuovo Testamento” può sembrare troppo ristretto, in quanto non menziona anche l’Antico Testamento. Questo Testamento (la Bibbia di Gesù) però è sempre presente sia nella letteratura rabbinica, che nel Nuovo Testamento.

[2] R. Neudecker, “Rabbinic Literature and the Gospels: The Case of the Antithesis of Love for One’s Enemies”, Biblical Exegesis in Progress: Old and New Testament Essays (ed. J. N. Aletti - J. L. Ska) (Rome 2009) 271-274.

[3] M. D. Herr, “Oral Law”, Encyclopaedia Judaica.

[4] Cf. Neudecker, “Rabbinic Literature and the Gospels”, 280.

[5] Riguardo alla questione di chi potevano essere questi nemici, cf. Neudecker, “Rabbinic Literature and the Gospels”, 283-288.

[6] Cf. Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana (Libreria Editrice Vaticana 2001) 34.

[7] Alcuni studiosi moderni pensano chela Grande Assemblea non sia da considerare un’istituzione storica; si tratterebbe piuttosto di un’invenzione farisaico-rabbinica tesa a dare autorità all’idea della “siepe intorno alla Torah”.

[8] Cf. P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch I, 282.

[9] Cf. Neudecker, “Rabbinic Literature and the Gospels”, 281-282.

[10] Questa interpretazione deriva dall’imperativo redu di Gn 1,28 dal verbo yarad.

[11] Cf. Neudecker, “Rabbinic Literature and the Gospels”, 274-277.