Icone mariane antiche a Roma, di Livia Mugavero

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 10 /03 /2013 - 14:08 pm | Permalink
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Presentiamo sul nostro sito un testo di Livia Mugavero. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Sull'arte a Roma vedi anche le sezioni Roma e le sue basiliche e Arte e fede.

Il Centro culturale Gli scritti (10/3/2013)

Secondo la tradizione le icone della Madre di Dio hanno origini antichissime: l'evangelista Luca infatti avrebbe per ben tre volte ritratto la Vergine, mentre era ancora viva. Forse per questo motivo la Madre di Dio (theotókos) è il soggetto preferito dai pittori di icone.

Molto raramente è rappresentata da sola, senza il figlio. L'onore a lei è insieme lode a Colui che da lei fu generato, come testimoniano le tre stelle, sulla fronte e sulle spalle ad indicare che fu tre volte vergine: prima, durante e dopo il parto. Di solito il suo capo è coperto da un mantello (maphórion) rosso, simbolo del divino, che scende ad avvolgere la sua figura lasciando intravedere la tunica azzurra che rappresenta la natura terrena di Maria.
L'abbreviazione (Meter theou) che sempre si trova ai lati del suo capo vuol dire, in greco, Madre di Dio.

Principali tipologie di icone mariane

Odyghítria, Colei che indica la via (dal greco odós = via)

La Vergine con il braccio sinistro sorregge il bambino e con la mano destra lo indica come «via, verità e vita». Di solito non guarda verso il figlio ma in direzione dello spettatore e Gesù non ha le fattezze di un bambino ma di un giovane che benedice con la mano sinistra e nell'altra tiene un rotolo, segno che è Egli stesso ad esserela Parola di Dio.

Glycophilousa o Eleousa, cioè «Madre di Dio della tenerezza»

In questo tipo di icone la Madree il Figlio sono stretti in un tenero abbraccio. Secondo la tradizione in questo gesto sarebbe colto il momento in cui il Bambino rivela alla Madre il mistero della morte e risurrezione.

Madre di Dio del Segno

Maria è raffigurata in posizione di orante con le braccia levate al cielo e porta nel grembo un ovale all'interno del quale è rappresentato il Cristo. Questa raffigurazione si rifà alla profezia di Isaia (7,14): «Il Signore vi darà un segno: una vergine concepirà...».

È opinione comune che le icone facciano parte esclusivamente della cultura bizantina o siano patrimonio della religiosità russa: è importante invece considerare che fino al 1054, data dello scisma tra la chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, queste distinzioni non esistevano e le icone già da 4 o 5 secoli avevano diffusione in tutto il mondo cristiano.

Antiche icone mariane a Roma

Molte chiese romane conservano al loro interno delle icone. Le cinque che prenderemo in esame sono solo le più antiche, che costituiscono «le vestigia romane del culto mariano», e i prototipi delle numerose versioni che si sono succedute nell'arco del Medioevo.

La Madonna di Santa Maria Nova detta Madonna del conforto

Encausto su tela di lino applicata su tavola

La più antica icona romana è conservata nella chiesa di «Santa Maria nova de urbe» costruita da papa Leone IV (847-855) e non lontana da Santa Maria Antiqua nel Foro romano. Da confronti stilistici con altre antiche icone questa risulta la più antica che si conosca: sembra infatti probabile una datazione ai primi decenni del V secolo. La tradizione vuole che la tavola provenga dall'oriente: Angelo Frangipane l'avrebbe portata dalla città di Troia in Palestina nel secolo XII e da quel momento sarebbe stata oggetto di culto e di devozione. Quest'opera è una delle icone romane della Vergine attribuite a S. Luca, ma probabilmente a causa dello stato di conservazione, che l'aveva privata di attrattiva prima del restauro eseguito nel 1950, non era stata considerata dagli studiosi. 

Di questa antica immagine solo due frammenti sono originali e corrispondono alla testa della Vergine e a quella del Bambino. La testa di Maria è in ottimo stato: alta circa 40 cm fa pensare che appartenesse a una figura monumentale. I due frammenti pittorici sono applicati su una tela che in origine era servita per l'intera icona. Probabilmente a causa di un deterioramento (incendio del 1200?) le due teste sono state ritagliate dalla tela ed incollate sulla nuova tavola, dove un pittore toscano del XIII secolo avrebbe completato l'immagine secondo l'iconografia della Vergine Odyghitria.
Sono pochi gli elementi dell'icona originale per poter ricostruire la sua configurazione d'insieme; non si sa se la Vergine fosse seduta o in piedi, quale fosse la posizione delle sue mani o come fosse seduto il Bambino. L'unico punto fermo è che la testa del Bambino è rivolta verso la Madre. Il viso di Maria è allungato, con grandi occhi a mandorla e la bocca piccola, il naso lungo e stretto, la fronte bassa e coperta da un velo che appiattisce la testa. La tecnica esecutiva e l'iconografia dei volti riconducono quest'immagine all'arte tardoantica della ritrattistica sepolcrale di ambiente egiziano e fanno assumere al dipinto un aspetto più antico in confronto ad icone della stessa epoca.

La Madonna della clemenza di Santa Maria in Trastevere

Encausto su tela fissata su tavole di cipresso

L’icona di Santa Maria in Trastevere detta “Madonna della Clemenza”occupa un posto eccezionale tra le icone romane del primo Medioevo. Raffigura, tra due angeli in piedi dietro al trono, la Vergine con gli attributi di Regina che tiene sul grembo il Bambino. In basso rivolto verso lo spettatore, come anche gli altri personaggi, la figura di un pontefice in ginocchio davanti alla Vergine. Ai fini della datazione della tavola è piuttosto trascurabile l'identificazione del pontefice, in quanto ben poco rimane della figurina in adorazione, ma valgono altri elementi: intanto è rilevante notare come l'immagine del pontefice abbia un diverso tipo di stilizzazione nei confronti dell'intera tavola; si tratta di una figura autonoma rispetto a tutto il resto. Verrebbe il dubbio che sia stata aggiunta, ma questo non è possibile perché è eseguita con la medesima tecnica. Questo è prova che la tavola riprende un prototipo più antico (forse i mosaici di Santa Maria Maggiore). La datazione della tavola viene quindi dallo stile della figura del papa, autonoma rispetto a tutto il resto, che consente una collocazione cronologica tra la fine del VI secolo e la prima metà del VII.

La Madonna di «Sancta Maria ad Martyres» detta Madonna di San Luca

Dipinto con colori a caseina su tavola di olmo

Il Pantheon costituiva uno dei luoghi più significativi del culto pagano a Roma e sotto il pontificato di Bonifacio IV (608-615) fu destinato al culto cristiano e dedicato alla Vergine Maria e a tutti i martiri. La data della consacrazione della chiesa è dagli studiosi ritenuta il 16 maggio dell'anno 609 ed è probabile che quest'icona facesse parte dei doni offerti in quell'occasione dall'imperatore Foca.

Ciò che rimane della tavola in esame è solo un frammento di quella originale che per grandezza si può ritenere simile all'icona di Santa Francesca Romana, ma si differenzia da questa per una rigidità che sorge da dettami non solo di derivazione da un prototipo, ma anche di concettualità teologica. La differenza è riscontrabile nel modo in cui la Vergine sostiene il Bambino e nella particolare evidenza della mano, motivi che la fanno rientrare nella tipologia della Madonna Odyghitria.

La Madonna del «Monasterium tempuli» detta Madonna di San Luca

Encausto su tavola di tiglio

La «Madonna che intercede», del Monasterium tempuli, è un'icona dell'VIII-IX secolo attribuita a S. Luca. Il suo nome fa supporre la sua prima dislocazione presso il Monasterium tempuli in Trastevere, affidato alle monache domenicane. Nel secolo scorso si trovava nella chiesa dei SS. Domenico e Sisto e dal 1931 è stata portata dove si trova ancora oggi, nella chiesa di S. Maria del Rosario a monte Mario. L'immagine che appare in atteggiamento di orante è la più antica tra le altre icone di tale tipo presenti in diverse chiese di Roma: a S. Maria in Aracoeli, S. Maria in Campo Marzio, S. Maria in via Lata e SS. Bonifacio e Alessio. L'atteggiamento della Vergine è di preghiera: con le mani alzate, conformemente ai costumi dei cristiani dei primi secoli e alle raccomandazioni dei Padri della Chiesa, come forma di preghiera più gradita al Signore.

La «Salus populi romani» detta Madonna di San Luca

Dipinto su tela applicata su tavola

Anche l'icona della Vergine detta «Salus populi romani» è attribuita per tradizione al pennello di S. Luca ed è stata variamente datata tra il V e il XII secolo. L'immagine si trova nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Fino al secolo XVI era posta in un'edicola alla sinistra dell'altare maggiore, poi fu trasportata con grande solennità da papa Paolo V nella cappella della sua famiglia, dove ancora oggi si trova sopra un bellissimo tabernacolo progettato da Gerolamo Rainaldi. Con quest'atto Paolo V volle incrementare il culto mariano nella più grande chiesa di Roma costruita in onore della Vergine, motivandone l'impresa, come dice nella bolla pontificia «per l'aiuto ricevuto dalla Vergine in molti difficili frangenti, per la sua particolare devozione e per i miracoli attribuiti a quell'immagine». La Vergine che tiene sul braccio sinistro il Figlio, doveva emergere maestosa su un fondo aureo ormai sbiadito. Ha indosso il «maphorion» e ai lati dell'aureola c'è l'iscrizione greca. Nell'atto di sostenere il figlio incrocia i polsi e con la mano sinistra regge la mappula, mentre la destra ha pollice, indice e medio allungati ad indicare la Trinità; l'anulare e il mignolo piegati indicano la natura umana e divina del Figlio. Il codice che il Bambino regge sulle braccia è una novità rispetto all'iconografia usuale che prevedeva il rotolo ed è forse un'aggiunta posteriore.