Il mistero dell’incarnazione in S. Maria in Trastevere, di Paola Grassi

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /07 /2013 - 16:31 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un testo di Paola Grassi. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori approfondimenti, vedi la sezione Roma e le sue basiliche.

Il Centro culturale Gli scritti (7/7/2013)

La basilica di S. Maria in Trastevere sostituì, a volte, nelle bolle di Indizione dei Giubilei, la basilica di S. Paolo fuori le Mura, più distante dall’abitato di Roma e, quindi, in situazione di calamità naturali o di pericolo di guerre e disordini, più difficile da raggiungere. Ciò avvenne, la prima volta, nel Giubileo del 1625.

S. Maria in Trastevere

S. Maria in Trastevere contende a S. Maria Maggiore la priorità quale più antica chiesa mariana di Roma. Papa Giulio I nel 340 vi avrebbe fondato l'edificio basilicale su di un precedente titolo risalente a papa Callisto, alla metà del III secolo. La scelta del luogo («fons olei») venne determinata, secondo una antica tradizione, da un improvviso scaturire dalla terra di un getto oleoso di origine vulcanica, forse petrolio; questo racconto vuole che l'evento fosse considerato dagli ebrei ivi residenti come annuncio della venuta del Messia e dai cristiani come notizia della grazia di Cristo che giungeva a salvare le genti.

Molte modifiche furono fatte nel corso dei secoli, tra le quali la più significativa avvenne ad opera di Carlo Fontana che costruì il portico nel 1702.

Nella facciata esterna corre un mosaico con la Madonnain trono col Bambino, due donatori e ai lati teorie di Vergini, del XIII secolo (cui sono state più tardi aggiunte a sinistra e destra tre sante) da alcuni interpretate come Sante, da altri come le vergini sagge e le vergini stolte del Vangelo di Matteo (la mancanza di alcune fiamme nelle lampade si deve a restauri maldestri). Il campanile, della prima metà del XII secolo, fu rimaneggiato nel '600. Murati all'interno del portico vi sono epigrafi, transenne, lastre tombali, sarcofagi e sculture provenienti dalla stessa basilica e dalle catacombe. L'interno, diviso in tre navate da colonne di granito provenienti dalle Terme di Caracalla, ha un pavimento cosmatesco del secolo scorso ed un soffitto a lacunari del Domenichino (1617) con al centro un dipinto su rame con l'Assunta. Il mosaico absidale con tessere, di pasta vitrea raffigurante l'Incoronazione della Vergine, fu eseguito dopo la morte del donatore, il Papa Innocenza II (1143) e risente ancora molto di richiami classici. Nella fascia sotto la scritta, i dodici apostoli, raffigurati come sei agnelli che escono dalla città Gerusalemme e sei da quella di Betlemme, vanno incontro al Cristo come Agnus Dei che toglie i peccati del mondo. Nell'arco absidale abbiamo i profeti Isaia e Geremia che svolgono i rotuli con versetti allusivi al Cristo; due uccellini in gabbia che simboleggiano Gesù imprigionato per colpa dei nostri peccati; ed in alto, a coronamento, i Quattro simboli degli Evangelisti, i Sette Candelabri dell'Apocalisse ela Croce con l'Alfa e l'Omega. Alle basi dell'arco alcuni genietti innalzano vasi ed un profluvio di fiori ai quali si accostano colombe.

La fascia inferiore del catino absidale contiene le Storie della Vita della Vergine di Pietro Cavallini. Il Cavallini visse tra il 1250 ed il 1330, l'opera gli fu commissionata da Bertoldo Stefaneschi, domicellus alla corte pontificia; ogni scena è commentata da un'iscrizione metrica. Al di sotto di questa fascia, al centro, vi è un riquadro votivo conla Madonna tra i Santi Pietro e Paolo e ai suoi piedi il cardinale Bertoldo Stefaneschi.

Il mistero dell'incarnazione nei mosaici di Pietro Cavallini (fine XIII secolo) e nell'incoronazione della Vergine (1143)

Il ciclo del Cavallini inizia da sinistra sulla parete accanto all'abside con la scena della Nascita della Vergine, per proseguire nella parte bassa del Catino con l'Annunciazione,la Nascitadi Gesù, l'Adorazione dei Magi,la Presentazionedi Gesù al Tempio ela Dormitio, sulla parete destra accanto all'abside.

La presenza di un ciclo mariano in questa chiesa, come in quella di S. Maria Maggiore, testimonia il profondo interesse, già vivissimo nei primi secoli del cristianesimo, suscitato dal mistero dell'incarnazione di Gesù nel grembo di Maria. Agli episodi narrati dai Vangeli dell'Infanzia (in particolare San Luca), vengono aggiunti altri tratti dai vangeli apocrifi.

NASCITA DELLA VERGINE

In un ambiente inquadrato da un morbido tendaggio sul fondo, S. Anna siede sul letto ed assiste al bagno della neonata mentre due visitatrici le portano dei doni. Questo episodio, assai diffuso sin dalle origini dell'arte cristiana, seguiva il racconto dei Vangeli Apocrifi (Protovangelo di Giacomo, V, 2; Libro sulla Natività di Maria, I-V); dal punto di vista iconografico invece si rifaceva allo schema compositivo della nascita di Achille scolpito nei rilievi classici.

ANNUNCIAZIONE

La Vergine, seduta su di un ampio trono, riceve da un Angelo del Signore l'annunzio che sarebbe divenuta la Madre di Dio. Questo racconto segna il grande avvenimento della vita di Maria descritto nel Vangelo (Lc 1,26-38) ed è uno dei più rappresentati dall'arte occidentale. L'angelo Gabriele (il cui nome significa: guerriero di Dio) indica l'opera misteriosa di Dio in terra e si manifesta sotto forma di un uomo alato. La Vergine, il cui libro in mano lascia intendere l'immersione della fanciulla nell'orazione divina, esprime con il gesto della mano ed il ritrarsi del corpo l'interrogazione (per l'eccezionale fatto accaduto non avendo conosciuto uomo) e la conturbazione (che esprime il senso di stupore di fronte all'annuncio divino).

NATIVITÀ DI GESÙ

Una grotta inquadra la Vergine sdraiata accanto al Figlio di Dio appena nato, bilanciata a sinistra da Giuseppe seduto e a destra dall'annuncio della lieta novella ai pastori. Un piccolo edificio in basso ricorda la Taberna Meritoria, luogo dove scaturì la fons olei. In questo mosaico vengono riuniti il momento della nascita (Mt 1,18-25; Le 2,1-7) e l'annuncio ai pastori (Le 2,8-20). La presenza del bue e dell'asino è raccontata invece nei Vangeli Apocrifi.

ADORAZIONE DEI MAGI

Vestiti con abiti sontuosi i tre Re dell'Oriente offrono doni a Gesù, seduto sulle ginocchia della Madre; conclude la composizione Giuseppe in piedi. Sulla sinistra un monte mostra una città da identificare come Gerusalemme. Anche questo racconto trae origine dal Vangelo di Matteo (Mt 2,1-12).

PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO

Dopo la circoncisione le leggi ebraiche prescrivevano il compimento, nel tempio, del rito della «purificazione» per la madre del figlio nato da poco, e per il figlio la «presentazione» a Dio ed il suo «riscatto» da parte dei genitori. In questo quadro la scena segue alla lettera quanto raccontato nel Vangelo di Luca (Lc 2,22-38) che ricorda come la purificazione di Maria avvenne tramite l'offerta di una coppia di colombe, qui portate da Giuseppe, mentre Gesù fu presentato a un uomo giusto e timorato di Dio, Simeone, che attendeva la venuta del Messia. Accanto a lui la profetessa Anna, in età molto avanzata, è colta nel momento della lode al Signore.

DORMITIO VIRGINIS (O TRANSITO DI MARIA)

L'ultimo accenno che fa la Sacra Scritturaa Maria è quello relativo alla Pentecoste.  Dopo di allora non viene più nominata. Secondo la tradizione sono due i luoghi che si contendono l'ultima dimora di Maria: Gerusalemme ed Efeso. La tradizione - raccolta nei Vangeli Apocrifi (Dormizione della Santa Madre di Dio di San Giovanni il Teologo, Transito della Beata Maria Vergine dello Pseudo Giuseppe d'Arimatea) e nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (cap. L'Assunzione di Maria) - narra come la Vergine non morisse bensì si addormentasse per essere assunta da Gesù in Cielo, qui rappresentato con la sua anima tra le braccia.

INCORONAZIONE DELLA VERGINE

Il mosaico del catino absidale è precedente al Cavallini ed è datato al 1143. A lato della Vergine sono raffigurati S. Callisto, il diacono S. Lorenzo e il papa Innocenzo II con il modello della chiesa in mano; a lato del Cristo sono S. Pietro, papa Cornelio, il martire Calepodio e papa Giulio I.

Quest'opera significa l'intronizzazione della Vergine nel momento in cui Cristo la riceve in cielo ed insieme le nozze della Chiesa con il suo Signore: sul libro aperto del Signore sono infatti scritte le parole del Cantico dei Cantici [su questo cfr. La Chiesa-sposa nell’iconografia medioevale, da Cimabue al coro della Chiesa di Monteluce, al Sacro Speco di Subiaco, struggente testimonianza dell’amore scambievole fra il Cristo e la sua Chiesa, annunziato dalla fede, di Andrea Lonardo]. La Madonna quindi diviene anche il simbolo della Chiesa celeste trionfante, mentre S. Pietro rappresenta anchela Chiesa in terra di cui è il rappresentante.