La Donazione Costantiniana e il potere della Chiesa. Una recensione di Sergio Rinaldi Tufi al volume di Andrea Lonardo, Il potere necessario. I vescovi di Roma e il governo temporale da Sabiniano a Zaccaria (604-752)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 14 /07 /2013 - 14:00 pm | Permalink
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Riprendiamo da Il Messaggero del 5/5/2013 una recensione di Sergio Rinaldi Tufi al volume di Andrea Lonardo, Il potere necessario. I vescovi di Roma e il governo temporale da Sabiniano a Zaccaria (604-752). Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (14/7/2013)

Andrea Lonardo, sacerdote della diocesi di Roma (dove dirige l’Ufficio catechistico e il Servizio per il catecumenato) pubblica per la casa editrice Antonianum un bel saggio che illustra 150 anni cruciali, quelli in cui si consolida il potere temporale della Chiesa. Titolo, Il potere necessario. I vescovi di Roma e il governo temporale da Sabiniano a Zaccaria (604-752). Lonardo affronta anche un problema che sta a monte: la cosiddetta Donazione Costantiniana, un testo in latino e in greco che si supponeva diretto nel 313 d.C. dall’imperatore Costantino a papa Silvestro, in cui si definivano i beni attribuiti alla Chiesa di Roma. È lì dunque l’origine dell’autorità terrena dei papi? No, perché quel documento è falso, elaborato – sembra – fra VII e IX secolo: una constatazione a cui si è giunti dopo secolari discussioni.

L’origine

Se il documento è falso, qual è l’origine di quel potere? E qual è il ruolo di Sabiniano, di Zaccaria e degli altri pontefici che si susseguono in quel periodo, alcuni molto noti altri meno? Dall’epoca in cui Diocleziano aveva instauratola Tetrarchia, Roma non era più capitale imperiale, sostituita da Treviri, Milano, Nicomedia, Tessalonica (in alternanza con Sirmium); Costantino aveva rivitalizzato l’antica Bisanzio trasformandola in Costantinopoli; grande importanza aveva assunto Ravenna.

L’Urbe si trovava in una sorta di vuoto di potere. Lonardo ristudia il Liber Pontificalis (raccolta di biografie dei primi papi fino al IX secolo), ma si avvale di varie altre fonti, e anche degli esiti delle numerose operazioni di archeologia medievale portate avanti ultimamente a Roma, che consentono di ricostruire un’attività edilizia spesso intensa.

Alcuni esempi fra tante vite, narrate con un’abbondanza di dettagli. Sabiniano succede nel 604 a una figura come Gregorio Magno (che aveva arricchito la città di chiese e monasteri), ma è costretto ad abolire una secolare tradizione come l’annona, distribuzione gratuita del grano. Martino I, nel 654, paga una disputa teologica (trasformatasi in politica) con la deposizione da parte dell’imperatore e la morte in esilio in Crimea. Zaccaria, nel mantenere (in tante e alterne vicende) buoni rapporti con i Longobardi e poi con i Franchi, distacca definitivamente Roma da Costantinopoli.