L’amore ha quattro gradi. La riflessione di San Bernardo di Chiaravalle nel De diligendo Deo. Breve nota di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 12 /06 /2013 - 10:16 am | Permalink
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Il Centro culturale Gli scritti (12/6/2013)

Il grado supremo dell’amore non è “amare Dio per Dio”, ma “amare l’uomo per Dio”. Perché se Dio è il Creatore e Salvatore, non basta amare Lui solo, ma è bello amare in Lui anche la creatura che Egli ha amorevolmente plasmato e redento. Così Bernardo, nel De diligendo Deo (composto fra il 1130 ed il 1141[1]).

Bernardo individua nel De diligendo Deo quattro gradi dell’amore (VIII,23-XI,33). Nel primo l’uomo ama se stesso. Bernardo vuol dire che è bene amare se stessi, sebbene così si corra il rischio di giungere all’egoismo, cioè all’amor-proprio che non è il vero amore di se stessi: quando si ama veramente se stessi, si desidera aprirsi all’amore.

Nel secondo grado si ama Dio in vista di se stessi, cioè ci si rivolge con amore a Dio, ma non per suo amore bensì perché preoccupati innanzitutto del bene che si riceve da Lui e non ancora dell’amore di Lui stesso: è un amore funzionale e, quindi, imperfetto.

Nel terzo grado l’uomo giunge ad amare Dio per Dio stesso. Non esiste vero amore che non sia amore dell’altro in quanto tale, amore perché l’Altro – ma anche l’altro - è ed ama: questo amore è perfetto perché non è preoccupato dei benefici che derivano dall’amore, ma dall’amore stesso dell’Altro.

Eppure per Bernardo non è ancora in questo terzo grado la perfezione: essa si raggiunge nel quarto grado, appunto, quando l’uomo giunge ad amare se stesso – ed i fratelli tutti – per Dio. Il credente, giunto all’amore di Dio, riesce a cogliere lo splendore di Dio in tutte le sue opere, a goderne e ad amare le persone per amore di Dio.

Nella stessa opera Bernardo elabora una diversa e complementare scala, sempre in quattro gradi, che non è sovrapponibile alla precedente (XII,34-XV,40).

Si può amare Dio come servi, come mercenari, come figli e come spose.

Il servo ama Dio per timore, il mercenario ama Dio per la paga che ne ricava, il figlio ama Dio come padre che lo genera e lo guida, ma solo la sposa ama Dio come sposo, essendone “inebriata” – afferma Bernardo.

Note al testo

[1] Così E. Bertola nell’Introduzione al Trattato stesso, in Opere di San Bernardo, I, Trattati, Città nuova, Roma, 1984, p. 223.