Il saggio Aristotele beffato dalla bella Phyllis. Quando l'amore si vendica della filosofia, di Eva Cantarella

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /07 /2013 - 16:36 pm | Permalink
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Riprendiamo dal Corriere della sera del 29/10/2011 una breve nota di Eva Cantarella, alla quale accludiamo l'immagine di un manufatto conservato al Metropolitan Museum of Arts. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (7/7/2013)

Metropolitan Museum of Arts
Aquamanile in the Form of Aristotle and Phyllis
Southern Netherlands 
Date: late 14th or early 15th century
Medium: Bronze; Quaternary copper alloy (approx. 72% copper, approx. 17% zinc, approx. 6% lead, approx. 3% tin).
Dimensions: H.32.5 cm, w.17.9 cm, l.39.3 cm, wt.6062 g.

Una leggenda che fece la sua comparsa nel XIII secolo in un sermone di Jacques de Vitry racconta che, un giorno, la moglie di Alessandro Magno decise di vendicarsi del precettore del marito (come ben noto, nientedimeno che Aristotele), che aveva rimproverato all'allievo di trascurare per lei gli affari di Stato. Decisa a vendicarsi, dopo aver fatto innamorare Aristotele la donna gli promise di concedergli i suoi favori a condizione che, prima, le consentisse di cavalcare la sua schiena. Aristotele acconsentì, la moglie di Alessandro avvisò il marito di quel che sarebbe di lì a poco accaduto e questi, non visto, ebbe modo di assistere all'umiliazione del suo maestro. Diventata celebre, la storia subì variazioni: secondo Henri d' Andeli, che di lì a poco la riprese, Alessandro sarebbe stato testimone, per caso, della scena del maestro cavalcato dalla sua amante Phyllis. E purtroppo per lo sfortunato filosofo l'aneddoto diventò un tema iconografico popolarissimo. Ironia del destino: per secoli il povero Aristotele venne raffigurato cavalcato da uno degli esseri dei quali si era impegnato con tanta convinzione (e purtroppo con tanta fortuna) a dimostrare l' inferiorità; uno di quegli esseri che, in ragione della loro appartenenza sessuale, secondo lui non possedevano il logos, la grande ragione, di cui solo gli uomini erano detentori. Come l' impietosa iconografia suggerisce, peraltro, in alcune circostanze perdendone totalmente il controllo.

RIPRODUZIONE RISERVATA Corriere della Sera