Come la Palestina diventò Terra Santa, di Pietro Kaswalder ofm.

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /07 /2013 - 16:39 pm | Permalink
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Riprendiamo dalla rivista Terrasanta, maggio-giugno 2013, pp. 38-41, un articolo scritto da fra Pietro Kaswalder ofm, professore dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (7/7/2013)

La fonte più autorevole che ci parla degli interventi di Costantino I dopo l'editto proclamato a Milano nel 313 d.C. è lo storico Eusebio di Cesarea. Altre informazioni provengono dai primi testimoni, ossia dai pellegrini che hanno visto e descritto le basiliche. Si tratta del pellegrino Anonimo di Bordeaux, che fece il santo viaggio nell'anno 333 d.C.; della pellegrina spagnola Egeria che si recò nelle terre bibliche nell'anno 384 e di san Girolamo che si stabilì a Betlemme verso l'anno 386. Dalle loro testimonianze si possono ricavare alcuni spunti che illuminano gli interventi imperiali e tracciano la linea di valori che essi rappresentano. Anzitutto la cristianizzazione della Palestina, che divenne così la Terra Santa cristiana. In secondo luogo un'apologia contro il paganesimo morente e contro il giudaismo che non accettava la «verità cristiana».

I tempi e le modalità delle costruzioni sono stati evidentemente differenti ma tanti dettagli non sono più recuperabili. In tre casi si trattava di trasformare un santuario pagano in chiesa cristiana cioè il Santo Sepolcro, la Grotta di Betlemme e la Quercia di Mamre. Nell'altro caso di creare un santuario dalle origini puramente cristiane, cioè la chiesa dell'Eleona sul Monte degli Ulivi.

LA NATIVITÀ DI BETLEMME

La prima delle basiliche fu la Natività di Betlemme, costruita negli anni 326-330 d.C. sopra la grotta venerata. L'imperatrice madre sant'Elena aveva visitato la Palestina nel 324 e dopo aver visto la situazione dei Luoghi Santi cristiani, intervenne presso il figlio imperatore e ottenne i permessi per la costruzione delle prime tre basiliche.

La Grotta della Natività e la Mangiatoia dove era stato deposto il Bambino erano meta di venerazione da sempre (cfr Giustino di Nablus, Origene e Eusebio di Cesarea). La Grotta di Betlemme era stata profanata da Adriano che vi aveva posto il culto di Venere e Adone. Al riguardo le parole di san Paolino di Nola (403) sono le più esplicite: «L'imperatore Adriano, credendo di distruggere la fede cristiana profanandone il luogo, dedicò una statua a Giove dove ebbe luogo la Passione di Nostro Signore, e Betlemme fu profanata da un boschetto di Venere».

Nell'anno 333 i lavori erano conclusi, stando alla testimonianza del Pellegrino di Bordeaux: «Dove nacque il Signore Gesù Cristo è costruita una basilica per ordine di Costantino». Nei commenti dei pellegrini a seguire troviamo molte informazioni sulla magnificenza della basilica della Natività, decorata da marmi, ori, argenti, drappi e mosaici.

I primi testimoni sottolineano lo splendore della costruzione costantiniana. Eusebio di Cesarea scrive: «La piissima imperatrice volle dunque abbellire il luogo del parto della Madre di Dio con monumenti meravigliosi, facendo risplendere la sacra grotta di ogni genere di ornamenti». Egeria pure nota le rifiniture particolari della Grotta della Natività: drappi, ori, decorazioni varie.

Ma da tutti i racconti dei testimoni non è possibile ricostruire la pianta d'insieme della prima basilica della Natività. La basilica costantiniana forse subì danni in occasione della ribellione samaritana contro Bisanzio (525-529). In questo frangente storico non del tutto chiaro Giustiniano fece abbattere la prima basilica perché ritenuta piccola e ne fece costruire una più grande.

La trasformazione più invadente fu consumata nella zona del presbiterio, dove si trova la cripta che contiene la Grotta. La testata della nuova basilica fu dotata di tre absidi orientate a est, sud e nord. L'ingresso alla Grotta fu ricavato mediante due accessi laterali raggiunti da una breve scalinata sui due lati nord e sud della Grotta. Tale accesso fu lasciato invariato dai crociati, che rifecero soltanto le porte e le scalinate. La Grotta fu trasformata all’interno in cappella per le celebrazioni liturgiche con l’aggiunta di altari e la messa in evidenza della Mangiatoia. Il pavimento della basilica fu alzato di 80 centimetri e il nartece fu allungato verso ovest per aumentare la capienza delle cinque navate. Il nartece della basilica costantiniana è stato individuato all'altezza delle prime colonne della basilica giustinianea. La testimonianza del patriarca Sofronio (604) rimarca lo stupore suscitato dall' opera: «È molto bella nelle sue quattro colonnate e chi entra si riempie di gioia».

La basilica di Giustiniano non subì ulteriori cambiamenti strutturali ed è perciò arrivata fino ai nostri giorni. Questa basilica fu risparmiata dall'esercito di Cosroe nel 614 d.C. Nel periodo crociato furono rifatti la facciata, il nartece, la porta centrale e all'interno furono rinnovate tutte le decorazioni sulle pareti e sulle colonne. Il pavimento era fatto con pietra nobile, forse marmo. Le due piccole porte di ingresso alla Grotta sono state ricostruite con i marmi ancora in situ.

LA QUERCIA DI MAMRE

Eutropia, la suocera di Costantino, fece un pellegrinaggio in Terra Santa prima del 330 d.C. e rimase inorridita al vedere il luogo santo della Quercia di Abramo occupata da un santuario pagano. La memoria biblica ricorre in Genesi 13,18 secondo cui Abramo dimora presso la Quercia di Mamre. E in Genesi 18 dove troviamo la promessa del figlio Isacco fatta dai tre Angeli a Sara e Abramo. Questa scena era molto amata, sia dai giudei che la celebrano come l'inizio delle promesse patriarcali; sia dai cristiani che vi leggono la profezia della Santa Trinità.

In base alle informazioni dello storico Giuseppe Flavio si viene a sapere che Erode il Grande aveva fatto costruire a Mamre (nell'odierna Hebron) un santuario, probabilmente dedicato al dio edomita Qows. Il culto pagano viene richiamato da molti testimoni delle origini. Eusebio ricorda che a Mamre «si svolgeva un culto mirabile da parte degli indigeni, consacrato da un nome insigne».

Secondo alcune fonti il luogo della Quercia di Mamre era stato profanato dall'imperatore Adriano alla fine della seconda rivolta dei giudei contro Roma. Dentro il recinto sacro infatti aveva messo in vendita i prigionieri giudei catturati durante la guerra. Il luogo era diventato successivamente un santuario pagano, perché l'imperatore Adriano vi aveva fatto costruire un altare (135 d.C).

Dopo circa due secoli è intervenuta l'autorità imperiale e ha ordinato la soppressione dell'altare pagano per fare posto alla basilica cristiana. L'edificio visto per primo dal Pellegrino di Bordeaux (333 d.C.) era «una basilica di meravigliosa bellezza». Le testimonianze dei pellegrini sono concordi nel ricordare la Quercia di Mamre, o anche Quercia di Abramo, considerata vecchissima, nata ai giorni della creazione.

LA GROTTA DELL'ELEONA

Sul Monte degli Olivi la tradizione cristiana pone molte memorie. Il primo testimone è il Pellegrino di Bordeaux nell' anno 333 d.C.: «Da lì sali al Monte Oliveto al luogo dove il Signore prima della sua Passione, ammaestrò gli Apostoli. Là per ordine di Costantino è costruita una basilica». Questa memoria dell'Insegnamento del Signore faceva riferimento a vari testi evangelici che riportano gli ultimi discorsi di Gesù prima della Passione, tra cui Mc 13,3-37; Mt 24,1-26,2).

Altri testi come Lc 21,37 e Gv 8,1 riportano invece la notizia che Gesù si ritirava sul Monte degli Olivi insieme ai suoi discepoli. La memoria degli insegnamenti e dei discorsi di Gesù era legata ad una grotta che ha ricevuto attenzioni e trasformazioni notevoli nel tempo.

Nei primi tempi - vedi la testimonianza della pellegrina Egeria - la grotta fu coperta dalla magnifica basilica dell'Eleona. Da ultimo divenne la Grotta del Pater secondo l'ordine cronologico di Lc 11,1-8 che propone l'insegnamento del Padre Nostro dopo la visita di Gesù a Betania narrata in Lc 10,38-42.

Un'altra memoria legata sicuramente al Monte degli Olivi è l'Ascensione (At 1,9-12), che però fu ricordata separatamente soltanto in seguito. Quando infatti la pellegrina Egeria (anno 384) visita l'Oliveto distingue chiaramente tra la chiesa dell'Eleona, dove si trova «la grotta dove il Signore istruiva i suoi apostoli sul Monte degli Olivi», e il luogo chiamato Imbomon, dove si faceva memoria della Ascensione. Il luogo dell'Ascensione venne fissato sulla sommità del Monte Oliveto con una basilica voluta dalla matrona romana Pomenia, terminata forse nell'anno 390.

IL SANTO SEPOLCRO

La memoria della morte e della sepoltura di Gesù era un luogo conosciuto e venerato fin dai primi giorni della Chiesa nascente. La grotta sepolcrale appartenuta a Giuseppe di Arimatea era una meta di devozione fin dai giorni della Pasqua. L'autorità romana voleva cancellare questa memoria, e su ordine di Adriano era stato costruito il capitolium di Colonia Aelia Capitolina nel 135 d.C. Le fonti parlano delle divinità raffigurate da statue e di un tempio di grandi proporzioni, dalle misure di 37x41,50 metri. Secondo Girolamo sopra il Calvario era posta la statua di Venere, mentre sopra la grotta del Sepolcro vi era la statua di Giove.

La basilica costantiniana sostituì il tempio romano. Alcuni elementi, tra cui l'ingresso solenne da est e forse le colonne gigantesche furono conservati; altri furono soppressi. L'ordine imperiale fu eseguito negli anni 326- 335 sotto la supervisione del vescovo Macario e di Eusebio di Cesarea.

Il complesso del Santo Sepolcro risulta composto di quattro elementi, descritti nei dettagli dal testimone oculare Eusebio di Cesarea. E questi settori dell'antico complesso sono stati ritrovati nelle ricerche degli archeologi che hanno studiato la struttura in tempi moderni.

Il monumento iniziava a oriente a partire dal cardo massimo di Aelia Capitolina. L'atrio orientale accoglieva i fedeli con portici, propilei e un cortile molto ampio. Di questo settore è rimasto qualcosa dentro l'ospizio Alessandro, a est della basilica del Santo Sepolcro.

La seconda sezione era formata dalla chiesa definita martyrion e che aveva l'abside rivolta verso ovest, cioè verso la tomba venerata. Aveva le misure di 40 metri di larghezza per 50 di lunghezza. Questa basilica designata per la celebrazione dell'Eucaristia è scomparsa nel 614 quando i persiani la bruciarono. Non fu più recuperata negli interventi di restauro, né al tempo del patriarca Modesto (VII secolo), né al tempo dei crociati (XII secolo). Al suo posto furono recuperati altri spazi, sia in superficie come ad esempio le cappelle collaterali del deambulatorio con la cappella sulla roccia del Calvario. Sia in profondità, dove furono ricavate due cappelle dedicate rispettivamente a santa Elena e al Ritrovamento della Croce.

Davanti alla tomba gli architetti di Costantino avevano ottenuto un triportico all'aria aperta, destinato alle processioni liturgiche. Un transetto largo 8 metri e lungo 43 separava la basilica del martyrion dalla rotonda. Di questa parte del complesso costantiniano sono sopravvissuti i muri di nord, verso la sacrestia dei latini e anche lo spazio occupato ora dal deambulatorio attorno al Catholikon dei greci ortodossi. Lo spazio del triportico fu occupato con funzioni diverse nel restauro di Costantino Monomaco (XI secolo). E poi fu sostituito definitivamente dalla basilica crociata. Questa è stata costruita con l'abside orientata verso est sovrapposta all'antica abside del martyrion costantiniano.

La roccia del Golgota (m 12,5) era messa in evidenza ma in disparte, nell'angolo sudorientale del triportico. Nella costruzione costantiniana era il luogo della Croce, dove si dirigeva la processione liturgica prima di accedere al martyrion o alla tomba. Nei rifacimenti successivi la roccia fu coperta dalla cappella di Adamo al piano terra, opera del restauro di Modesto. E poi dalla cappella superiore del Calvario nel restauro finale dei crociati.

Nelle parole di Eusebio di Cesarea troviamo espressa la meraviglia per l'opera realizzata senza badare a spese: «Questo dunque il primo monumento che, quale culmine dell'intera opera, la magnificenza dell'imperatore abbellì di eccellenti colonne e di moltissimi ornamenti, rendendo così splendente con fregi d'ogni genere, la veneranda Grotta».

Il riferimento è alla rotonda, l'Anastasis in lingua greca, che fu ricavata sbancando la collina del Ghareb retrostante alla tomba. Lo spazio circolare della rotonda delimitato dalle tre absidi, ancora visibili ha un raggio di 10,5 metri ed è decorato da 12 colonne alternate a pilastri.

Al centro della rotonda fu posta una edicola ricostruita più volte nel corso dei secoli. Di questa edicola si hanno le descrizioni fatte dai pellegrini e la riproduzione iconografica nei mosaici, su alcune ampolle (euloghie), piatti e medaglioni. L'edicola costantiniana si può ricostruire in questo modo: davanti aveva un portico a quattro colonne, il frontone e il tetto spiovente. Dietro vi era la camera funeraria liberata dalla roccia all'esterno, ridotta a forma circolare o poligonale.

L'edicola attuale che è stata rifatta nel 1810 misura 8,30 metri di lunghezza, per 5,90 di larghezza e di altezza. Il vestibolo, chiamato la Cappella dell'Angelo, misura 3,40 metri per 3,90, mentre la stanza mortuaria misura 1,9 per 2,07. Chi oggi entra nell'edicola del Santo Sepolcro, trova «sulla destra» della stanza mortuaria una lastra di marmo lunga 2,02 metri e largo 93 centimetri, che copre il bancone di roccia sopra il quale era stato deposto il Signore avvolto nella sindone.