«Ci sono quattro ragioni per cui G.K. Chesterton ringrazia sempre, prima ancora di sentirsi grato per la sua stessa vita: prima di tutto il suo Creatore, per averlo creato dalla stessa terra e averlo messo nello stesso mondo in cui si trova una donna come te. La seconda ragione è che, malgrado tutti i suoi difetti, non si è perduto dietro a strane donne. La terza, che ha provato ad amare ogni cosa viva: un’oscura preparazione per amare te. E la quarta… non ci sono parole per esprimerla. Qui termina la mia vita precedente. Prendila. Mi ha portato fino a te». Dalle lettere di Gilbert Keith Chesterton a Frances Blogg

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 21 /07 /2013 - 14:05 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito quattro testi – due brani da lettere di G.K. Chesterton a Frances Blogg e due brani da La superstizione del divorzio e da Eretici – che sono stati letti in occasione del Terzo incontro internazionale su Gilbert K. Chesterton organizzato da La Civiltà Cattolica - The Chesterton Institute - Associazione BombaCarta presso la sede della Civiltà cattolica l'1/6/2013 sul tema Un’avventura chiamata "famiglia" (i brani sono stati forniti a Gli scritti dagli organizzatori stessi). Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (21/7/2013)

1/ Dalla lettera scritta in terza persona per il fidanzamento con Frances Blogg

Roseberry Villas

Mia cara,

Gilbert Keith Chesterton è nato a Campden Hill nel quartiere di Kensington, da genitori agiati, ma onesti ed è stato battezzato nella chiesa di S. Giorgio […] dei primi anni di vita di questo uomo fuori dal comune rimangono poche tracce […]. La sola cosa interessante degli anni della scuola è che aveva l’involontaria abitudine di ricevere premi francesi. Gli unici che non ha mai cercato di ottenere e gli unici che ha ricevuto. Ma nonostante la cosa fosse alquanto misteriosa ai suoi occhi e anche se si mise d’impegno per evitarlo, la cosa andò avanti, facendo evidentemente parte di occulte leggi naturali. Un giorno incontrò un curioso giovane, svelto, ben pettinato. Appena si videro, i due si scontrarono simultaneamente e iniziarono a combattere. Poi [...] iniziarono a parlare di letteratura e non smisero più. Questo ragazzo è Bentley. C’è un altro fatto da ricordare, ugualmente importante. Bentley aveva l’abitudine di fare le cose bene. Aveva conosciuto un ragazzo che lo aveva iniziato alle “arti nere”. Quella notte, come dice Shakespeare, “ci fu una stella”. Un piacevole sabato pomeriggio Lucian disse: “Sto per portarti a conoscere i Bloggs”. “I chi?”, disse il ragazzo minacciosamente. Presupponendo si trattasse di una locanda, seguì controvoglia l’amico. Nessun segno in cielo e in terra lo avvisò. Gli uccelli continuarono a cantare sugli alberi. Lui entrò. Non c’era nessuno. C’era una giovane ragazza incantevole con un vestito verde che “non approvava soluzioni catastrofiche ai problemi sociali del suo tempo”.

La seconda volta che si recò là, era seduto comodamente sul divano del salotto, quando, durante una conversazione, lei lo guardò dritto negli occhi e lui si disse in modo chiaro, come se lo stesse leggendo su di un libro: “Se dovessi avere qualcosa a che fare con questa ragazza, dovrei andare da lei in ginocchio, se parlassi con lei, non mi deluderebbe mai, se dipendessi da lei, non mi respingerebbe mai, se l’amassi, non giocherebbe mai con me, se mi fidassi di lei, non verrebbe mai meno alla sua promessa, se io mi scordassi di lei, lei non si dimenticherebbe mai di me. Potrei non vederla mai più”. Tutto in un attimo, ma fu tutto detto. Ora sa quanto inoperoso, pigro e dispendioso è spesso stato, e quanto miseramente inadeguato è per ciò a cui è chiamato. Ci sono quattro ragioni per cui ringrazia sempre, prima ancora di sentirsi grato per la sua stessa vita: prima di tutto il suo Creatore, per averlo creato dalla stessa terra e averlo messo nello stesso mondo in cui si trova una donna come te. La seconda ragione è che, malgrado tutti i suoi difetti, non si è perduto dietro a strane donne. La terza, che ha provato ad amare ogni cosa viva: un’oscura preparazione per amare te. E la quarta… non ci sono parole per esprimerla. Qui termina la mia vita precedente. Prendila. Mi ha portato fino a te.

2 Dalla lettera scritta in occasione della dichiarazione di voler sposare Frances Blogg

Warwick Gardens

Mia cara,

ho scoperto che la mia vita fino ad oggi è trascorsa, in realtà, nella tenebra più totale. Paragonandola a ciò che vivo ora posso dire che astio, disprezzo, sofferenza, disperazione e pazzia, sono stati i compagni dei miei giorni e delle mie notti. Questa è stata la mia condizione precedente. Vista secondo i miei precedenti criteri, è stata piena di gioia. Ma non sapevo cosa significasse essere felice prima di questa notte. La felicità non è affatto una forma di soddisfazione o compiacimento: non è serenità o contentezza, come ho creduto fino ad oggi. La felicità non porta la pace, ma una spada: ti scuote come un lancio di dadi sul quale hai puntato tutto, toglie la parola e annebbia la vista. La felicità è più forte di se stessi e poggia il suo piede con fermezza sulla tua testa. Mentre andavo a casa stasera sull’omnibus, mi è successa una cosa strana. In piena contraddizione con le mie normali abitudini, e per la prima volta da quando avevo sette anni, mi sono sorpreso vicino alle lacrime. Un’altra cosa che ho scoperto è che se è possibile innamorarsi di qualcuno per la seconda volta, mi è accaduto oggi a St. James Park. Non esagero se dico che ti ho sempre guardata sottovalutandoti, senza considerarti nella tua verità. Ma oggi c’era qualcosa in più del solito: sei improvvisamente salita al cielo. Mi sento come se non ti avessi mai pensata tanto bella e coraggiosa, come faccio ora. Prima brancolavo solo, e a fatica, per la mia anima. Non riesco a scrivere in modo logico o a spiegarti la posizione in cui sono ora. Mi sento sopraffatto da un senso enorme di inadeguatezza che è piacevole, mi fa ballare e cantare, anche se con ben poca grazia e tecnica. [...]

Sto lavorando tantissimo, sento che sto migliorando. Mi è stato chiesto in modo serio da uno scrittore di ampio respiro di selezionare alcune poesie e di farlo in breve tempo, prima che lo faccia un altro editore di sua conoscenza. Cosa valgono queste cose, se non in quanto ‘strada per le stelle’, quelle due meravigliose a cui il mio telescopio morale è sempre orientato, i tuoi bellissimi occhi blu? Per quanto concerne quel giovane gentiluomo che afferma di avere intenzione di sposarti, posso solo dire che afferma il suo gusto, ma a fatica la sua preveggenza. [...]

Non vedo l’ora di vederti, non per un’emozione antiquata, come ti ho detto l’altra notte quando ero in uno stato diverso, ma per un mondo non calpestato di risate, pericoli e cambiamenti, una grande strada bianca attraverso una collina. [...]

Non penso mai a nulla, dall’alba della Creazione fino al tramonto dell’Apocalisse, se non come un antefatto a te. Non puoi nemmeno immaginare ciò che mostra il tuo volto: porta con sé una relazione con tutto ciò che c’è di vivente, che tutte le cose animate portano alle inanimate.

3/ Da La superstizione del divorzio (1920)

C’è un aspetto nella famiglia che distrattamente potremmo chiamare anarchico; e a cui potremmo, con più precisione, dare il nome di amatoriale. È proprio come sembra che esista qualcosa di quasi indistinto nella sua origine volontaria, allo stesso modo non sembra sia possibile definire con precisione la sua volontaria organizzazione. La funzione più vitale che essa svolge, forse la funzione più vitale che qualsiasi cosa possa svolgere, è quella educativa; ma l’educazione originale che essa compie è talmente essenziale da non potere essere confusa con l’istruzione. In migliaia di cose essa opera secondo regole basate sull’esperienza e non sulla teoria. Per fare un esempio divertente: dubito che in un qualche libro di testo o in un qualche codice siano mai state scritte direttive a proposito del mettere il bimbo in castigo in un angolo. Senza dubbio, quando la modernità avrà raggiunto il suo compimento, e il principio coercitivo dello stato avrà estinto completamente l’elemento volontario della famiglia, ci saranno una precisa regolamentazione e precise restrizioni al riguardo. Probabilmente l’angolo dovrà essere almeno di 95 gradi.

Probabilmente le leggi faranno notare come le linee convergenti che formano l’angolo qualunque portano il bambino a diventare strabico. D’altronde sono certo che se dicessi casualmente, in un numero sufficiente di sale da the, che gli angoli hanno fatto diventare strabici i bambini, questo non ci metterebbe molto ad essere riconosciuto universalmente come dogma della scienza popolare. Perché il mondo moderno non è disposto ad accettare alcun dogma riguardo all’autorità, ma ne accetta volentieri riguardo all’assenza di autorità. Di’ pure che le cose stanno così secondo il Papa o la Bibbia, e le argomentazioni saranno tacciate di superstizione senza battere ciglio ancor prima d’essere proferite. Ma introduci le argomentazioni semplicemente con “dicono” o “non lo sai che…?” o prova (sbagliandolo) a ricordare il nome di un qualche professore menzionato su una qualche rivista, e l’acuto razionalista dalla mente moderna prenderà ogni tua parola per oro colato.

Questa parentesi non è irrilevante come potrebbe sembrare a una prima impressione; sarà bene ricordare che quando un rigido conformismo fa il suo ingresso nei liberi compromessi familiari, esso diventa rigido solo nell’azione ed esageratamente fiacco nel pensiero. Dal punto di vista intellettuale esso sarà indistinto proprio come tutte le decisioni da dilettanti che si prendono in una famiglia; e la sola differenza è che le decisioni domestiche sono di natura pratica e vengono prese a partire dal senso di realtà; cioè sono fondate sulle esperienze che si sono vissute. L’altro invece consiste in ciò che ora generalmente viene chiamato scientifico; cioè si fonda su esperimenti che ancora non sono stati fatti. Sarebbe molto più ragionevole operare sulle riforme in senso contrario, piuttosto che gravare la famiglia della stessa goffa burocrazia che provoca disfunzioni nei servizi pubblici. Sarebbe molto ragionevole alterare le leggi della nazione portandole ad assomigliare alle leggi della cameretta. Le punizioni sarebbero di gran lunga meno orribili, molto più divertenti, e molto più funzionali allo scopo di far percepire realmente a un uomo come si sia reso ridicolo a se stesso. Sarebbe molto più semplice e simpatico cambiare se un giudizio fosse dato mettendosi il cappello dell’asino invece che quello nero; o se potessimo mettere l’uomo d’affari in punizione nell’angolo apposito.

[...] Questa è la maniera in cui lo spirito coercitivo dello stato prevale sulla libera promessa della famiglia, presentandosi sotto la veste dell’ufficialità. Ma questo non è il più violento tra gli elementi coercitivi della comunità moderna. Un eterno potere ancora più rigido e spietato è quello dell’impiego e della disoccupazione nell’industria. Il nemico più spietato della famiglia è la fabbrica. In mezzo a questi moderni sistemi meccanizzati l’istituzione naturale e antica non si sta riformando, o modificando o riducendo; più semplicemente viene mandata in pezzi. E non è frantumata soltanto nel senso proprio della metafora, ma come potrebbe esserlo un essere vivente pervertito in un orribile strumento meccanico a orologeria. Viene letteralmente fatta a pezzi nel senso che il marito può andare in una fabbrica, la moglie in un’altra e il bambino in un’altra ancora. Ciascuno di loro diventerà un servo di un diverso gruppo finanziario, che sta acquistando un potere politico molto più grande di quello posseduto una volta dal feudo. E mentre il feudalesimo riceveva la lealtà delle famiglie, i signori del nuovo stato servile ricevono solo lealtà individuali cioè di uomini soli e di orfani.

4/ Da Eretici (1905)

Alcuni saggi della nostra decadenza hanno sferrato un duro attacco alla famiglia. L’hanno contestata, a mio avviso ingiustamente, e i suoi difensori l’hanno difesa, altrettanto ingiustamente. La comune argomentazione a favore della famiglia è che, tra tutte le tensioni e le instabilità della vita, è serena, gioiosa e unita. Ma vi è un’altra argomentazione possibile e, a mio avviso, evidente, e cioè che la famiglia non è né serena, né gioiosa, né unita. Non è di moda oggigiorno dilungarsi sui vantaggi di questa piccola comunità. Ci insegnano a lottare per i grandi imperi e i grandi ideali, eppure il piccolo stato, la città o il villaggio presentano un vantaggio che solo chi è ostinatamente cieco può sottovalutare. L’uomo che vive in una piccola comunità vive in un mondo molto più grande. Conosce molto più a fondo le feroci varietà e le irriducibili divergenze umane. E per un’ovvia ragione: in una grande comunità possiamo scegliere i nostri compagni, in una piccola comunità i nostri compagni ci vengono imposti. Così, in tutte le società estese e altamente civilizzate, i gruppi nascono sulla base della cosiddetta solidarietà, escludendo il mondo reale più bruscamente delle porte di un monastero. Non vi è nulla di gretto nel clan; la cosa realmente gretta è la cricca.

[...] Gli scrittori moderni i quali, in modo più o meno diretto, hanno insinuato che la famiglia è un’istituzione dannosa, si sono solitamente limitati a insinuare, con molta acredine, amarezza o pathos, che forse la famiglia non è sempre così armoniosa. Naturalmente la famiglia è una bella istituzione proprio perché non è armoniosa. È sana proprio perché contiene così tante discrepanze e diversità. Come dicono i sentimentalisti, è come un piccolo regno e, come quasi tutti gli altri piccoli regni, si trova solitamente in uno stato simile all’anarchia. È proprio perché nostro fratello George non è interessato ai nostri problemi religiosi ma al Trocadero Restaurant che la famiglia ha alcune delle qualità corroboranti della comunità. È proprio perché lo zio Henry non approva le ambizioni teatrali di nostra sorella Sarah che la famiglia è come l’umanità. Gli uomini e le donne che, per ragioni giuste e sbagliate, si ribellano alla famiglia, si ribellano semplicemente, per ragioni giuste e sbagliate, al genere umano. Zia Elisabeth è irragionevole, come il genere umano. Papà è nervoso, come il genere umano. Il nostro fratellino è irrequieto, come il genere umano. Il nonno è stupido, come il mondo; è vecchio, come il mondo. Coloro che desiderano, a torto o a ragione, uscire da tutto ciò, desiderano sicuramente entrare in un mondo più ristretto. Sono sconcertati e terrorizzati dalla grandezza e dall’eterogeneità della famiglia.

[...] Il modo migliore in cui un uomo può saggiare la sua prontezza a incontrare la comune varietà del genere umano sarebbe calarsi giù dal camino di una qualsiasi casa e cercare di andare il più possibile d’accordo con chi la abita. Ed è essenzialmente ciò che ognuno di noi ha fatto il giorno in cui è nato. È proprio questo il sublime e speciale romanticismo della famiglia. È romantica perché è una lotteria. È romantica perché è tutto ciò di cui la accusano i suoi nemici. È romantica perché è arbitraria. È romantica perché è reale. Quando i gruppi umani sono scelti razionalmente, si ha un’atmosfera singolare o settaria. È quando i gruppi umani sono scelti irrazionalmente che si hanno veri uomini. Comincia così a comparire l’elemento dell’avventura, perché un’avventura è, per sua stessa natura, una cosa che ci accade. Non siamo noi a sceglierla, è l’avventura a scegliere noi. [...] L’avventura suprema è nascere. È allora che cadiamo improvvisamente in una splendida e sorprendente trappola. È allora che vediamo davvero qualcosa che non abbiamo mai sognato prima. Nostro padre e nostra madre stanno in agguato attendendo il nostro arrivo per poi avventarsi su di noi come briganti sbucati dalla macchia. Nostro zio è una sorpresa. Nostra zia è, per usare una bella espressione comune, un fulmine a ciel sereno. Quando, nascendo, entriamo in famiglia, entriamo in un mondo imprevedibile, un mondo dotato delle sue strane leggi, un mondo che non potrebbe fare a meno di noi, un mondo che esisteva prima di noi. In altre parole, quando entriamo in famiglia, entriamo in una fiaba.

[...] La gente si domanda perché il romanzo sia il genere letterario più popolare, perché si leggano più romanzi che testi scientifici o metafisici. La ragione è molto ovvia: semplicemente perché il romanzo è più vero. La vita può talora sembrare, legittimamente, un libro scientifico. La vita può talora sembrare, ancora più legittimamente, un libro metafisico. Ma la vita è sempre un romanzo. La nostra esistenza può smettere di essere un canto; può smettere persino di essere uno splendido lamento. La nostra esistenza può non essere una giustizia intelligibile e nemmeno una riconoscibile ingiustizia. Ma è pur sempre una storia.

[...] L’uomo ha il controllo su molte cose della sua vita; ha il controllo su abbastanza cose da essere l’eroe di un romanzo. Ma se avesse il controllo su tutto, sarebbe un tale eroe che non vi sarebbe più alcun romanzo. E se la vita dei ricchi è in fondo così insulsa e monotona è semplicemente perché possono scegliere gli eventi. Sono noiosi perché sono onnipotenti. Sono insensibili alle avventure perché le possono creare. Ciò che rende la vita sempre romantica e piena di ardenti possibilità è l’esistenza di queste grandi ed evidenti limitazioni che costringono tutti noi ad affrontare cose che non amiamo o che non ci aspettiamo. È inutile per i superbi uomini moderni affermare di vivere in un ambiente non congeniale. È il romanzo l’ambiente non congeniale. Essere nati su questa terra significa essere nati in un ambiente non congeniale, e quindi essere nati in un romanzo. Di tutte queste grandi limitazioni e strutture che modellano e creano la poesia e la varietà della vita, la famiglia è la più sicura e importante. Per questo viene fraintesa dai moderni, che immaginano che il romanzo possa esistere al meglio in un completo stato di presunta libertà. Essi ritengono che sarebbe sorprendente e romantico se, a un gesto dell’uomo, il sole cadesse dal cielo. Ma la cosa sorprendente e romantica del sole è che non cade dal cielo. I moderni cercano, sotto ogni forma e sembianza, un mondo privo di limitazioni, ossia un mondo privo di contorni, un mondo privo di forme. Non vi è nulla di più vile di tale infinità. Dicono di voler essere forti come l’universo, ma in realtà vorrebbero che l’intero universo fosse debole come loro.