San Paolo è stato in Spagna? Il Congresso internazionale di Tarragona (dalla rassegna stampa)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 29 /11 /2008 - 16:08 pm | Permalink
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Riprendiamo dal sito www.zenit.org l’articolo di Miriam Díez i Bosch dal titolo Conclusioni del Congresso Internazionale “Paolo, Fruttuoso e il cristianesimo primitivo”. Il testo affronta la questione, che rimane ovviamente aperta, se Paolo si sia recato mai in Spagna come certamente desiderava.
Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza di questo testo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.




TARRAGONA, martedì, 8 luglio 2008

Trenta teologi e storici di Europa e America si sono riuniti recentemente a Tarragona per valutare se l'apostolo Paolo si sia recato o meno in Spagna, concretamente nell'antica Tarraco dell'Ispania, oggi Tarragona.
Il Congresso Internazionale si è svolto dal 19 al 21 giugno nella città catalana sul tema “Paolo, Fruttuoso e il cristianesimo primitivo a Tarragona (secoli I-VIII)”.
I partecipanti all'incontro hanno basato la storicità della predicazione di San Paolo nella città, la più importante dell'Ispania romana, a partire dalla prima testimonianza scritta della comunità cristiana di Tarraco: gli Atti del martirio di San Fruttuoso, il più antico documento di questo tipo prodotto dal cristianesimo nella Penisola iberica.
Sono state affrontate anche le argomentazioni di coloro che si mostrano scettici di fronte a questo viaggio dell'apostolo. Una delle chiavi per chiarire la questione è la Legge penale romana.
Secondo la legislazione dell'epoca, l'imperatore poteva condannare un accusato alla pena dell'esilio mediante la formula della “deportatio” o della “relegatio”. In ogni caso, la persona esiliata perdeva i propri beni e, se era cittadino romano, poteva perdere anche la cittadinanza.
La Prima lettera di Clemente, la fonte più antica su un viaggio di Paolo “al limite dell'Occidente”, vale a dire in Ispania, afferma che Paolo fu esiliato.
Le altre fonti dei secoli I e II (Seconda lettera di Timoteo, Atti di Pietro e Canone di Muratori) si limitano a suggerire o ad affermare direttamente che Paolo visitò l'Ispania.
I precedenti dei due figli di Erode, Archelao e Antipa, che vennero esiliati in Gallia e in Ispania, rafforzano la possibilità che anche Paolo sia stato condannato all'esilio in un luogo delle province ispaniche.
La Tarraco romana, per la sua condizione di capitale di provincia e di città commerciale e amministrativa e per il fatto di essere il porto naturale di collegamento dell'Ispania con Roma, “ha molte possibilità di essere il luogo in cui Paolo venne esiliato”, si legge nelle conclusioni del Congresso.
Il professor Rainer Riesner (dell'Università di Dortmund, Germania) riassume il dibattito in questo modo: “È molto probabile che Paolo si sia recato in Ispania alla fine della sua vita ed è possibile che Tarragona fosse il luogo del suo soggiorno, visto che è la città che ha più elementi a suo favore. Altri luoghi dell'Ispania sono molto ipotetici”.
Non mancano inoltre ragioni teologiche a favore della missione di Paolo in Ispania: nel capitolo 15 della Lettera ai Romani, Paolo si presenta come colui che deve compiere la sua missione in base alle profezie di Isaia, soprattutto quella che viene riferita in Isaia 66,19 (l'arrivo della salvezza alle isole lontane). Qui si dice anche che Paolo considera terminata la sua missione in Oriente e che quella in Ispania, la più lontana delle terre d'Occidente, sarà il compimento definitivo del disegno divino.
Dall'altro lato, lo stesso San Paolo (in 2 Timoteo 4, 6-8.17-18) afferma: “Il Signore (...) mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili”, affermazione che, tenendo conto della peculiare idiosincrasia dell'apostolo, non avrebbe osato formulare se non avesse raggiunto tutti i suoi obiettivi, incluso il famoso viaggio in Ispania.
Il cristianesimo sembra pienamente consolidato a Tarragona nel 259, a causa della selettiva persecuzione decretata al tempo degli imperatori Valeriano e Galliano. Come il Vescovo di Roma, Papa Sisto, e il Vescovo di Cartagine, San Cipriano, Fruttuoso, Vescovo di Tarragona, cadde vittima del decreto imperiale.
Fruttuoso e i suoi due diaconi Augurio ed Eulogio sono i protomartiri ispanici. Gli Atti del loro martirio danno fede all'esistenza di una comunità ben strutturata, con impulso missionario e ben accetta dalle varie classi sociali di Tarraco.
Il martirio di Fruttuoso sarà riflesso in un'omelia di Sant'Agostino di Ippona e in un inno del poeta ispanico Prudenzio. La testimonianza del suo martirio segna un punto decisivo nella crescita della Chiesa di Tarragona, osservabile soprattutto nei secoli IV e V.
Le basiliche e le necropoli paleocristiane, insieme al mausoleo di Centcelles (IV secolo), mostrano come la fede cristiana fosse penetrata nel tessuto cittadino e stesse diventando il credo maggioritario. Anche la sede romana riconoscerà – con la prima bolla papale conosciuta – la funzione primaziale dell'Arcivescovo di Tarragona. La Chiesa della città elaborerà inoltre durante l'epoca visigota libri liturgici propri, come il cosiddetto Oracional de Verona.
La ricerca sul viaggio dell'apostolo Paolo in Ispania permette di affermare che, “probabilmente, è una Chiesa apostolica”, com'è stato constatato.
Il Congresso si inserisce nell'Anno Giubilare di San Fruttuoso, che terminerà il 21 gennaio 2009.


[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]