Appunti per l'omelia dell'1 gennaio, festa di Maria Madre di Dio, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 30 /12 /2008 - 15:07 pm | Permalink
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Gli appunti che seguono sono stati scritti da d. Andrea Lonardo per il sito www.omelie.org per la festa di Maria, Madre di Dio 2009.

«Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4). Solo l’onnipotenza di Dio è tale da poter rendere piccolo ciò che è infinito, solo per la sua stessa libertà Dio che è al di sopra di tutto ciò che ha creato può al contempo abitare dall’interno la sua creazione e farsi uomo.

Ma ciò avviene anche per l’assenso di Maria. Dio è colui che tutto opera, ma egli vuole operare attraverso l’opera dell’uomo, attraverso il sì della sua creatura, attraverso il fiat di Maria. Senza Maria non avremmo avuto Gesù. Egli ci viene offerto, donato, non solo dal Padre, ma anche dalla Vergine. Anzi, Maria è – come scrisse nella sua Commedia il Poeta – il “termine fisso d’etterno consiglio”. L’attore e regista Roberto Benigni in questi anni ha aiutato l’Italia intera a riscoprire Dante e ad appassionarsi a queste parole che indicano in Maria il termine stabilito dall’eterna saggezza di Dio, perché il Salvatore entrasse nel mondo.

L’attore toscano si è riferito più volte, per commentare il verso dantesco, alle riflessioni di san Bernardo di Chiaravalle che afferma in una sua straordinaria meditazione: «Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L'angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l'ha inviato... Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano... O Vergine, dà presto la risposta... Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso. “Eccomi”, dice, “sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38)».

Tutto il mondo ha atteso quel sì, insieme a Dio stesso. Perché dalla maternità di Maria è dipesa la salvezza dell’uomo. La libera accettazione di quella maternità è stata la porta della salvezza. Liberamente Dio ha chiesto, si potrebbe dire, il permesso a Maria per entrare nel mondo (e, da quel momento, - aggiungeva l’attore toscano - si è anche manifestata in pienezza la suprema dignità della donna, poiché niente le può essere imposto senza libero assenso, se anche Dio ha voluto attendere la sua libera risposta; lì è nata la poesia cortese, lì ha avuto inizio la comprensione degli inalienabili diritti femminili).

La maternità di Maria è necessaria perché Cristo non è “naturalmente” nel mondo. Egli vi deve entrare, vi deve essere portato. Dall’opera dello Spirito, certamente, ma anche, per insondabile disegno di Dio, dal libero assenso della Madonna. La fede cristiana afferma, proprio a motivo dell’incarnazione, l’“hic” ed il “nunc” della salvezza. La salvezza non è prima “sempre e dovunque”, ma è innanzitutto “qui” a Betlemme e “ora” al momento della nascita del Signore. Se può estendersi dappertutto e sempre è solo perché prima è stata “qui e ora”.

È ben per questo che sempre la chiesa ha amato e venerato Maria, comprendendo che porla al centro dell’attenzione è l’unica via per giungere al Gesù reale, vero uomo e vero Dio. Dice l’evangelista: «I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia». Non trovarono il bambino solo, ma egli era insieme a sua madre ed all’uomo che li aveva accolti nella propria casa. Celebrare Maria madre di Dio vuol dire così continuare a celebrare il Natale, continuare a meditare sull’opera compiuta da Dio nella storia della salvezza.

Piccola sorella Magdeleine, la fondatrice delle piccole sorelle di Gesù, a motivo di un sogno ricevuto dal cielo che solo per pudore non ha mai voluto enfatizzare, ha invitato le sue sorelle a rappresentare Maria proprio nel gesto di dare il proprio figlio, il Figlio di Dio, al mondo: «Da diversi anni sogno, come se la vedessi, una nuova immagine della Madonna. Non una Madonna che stringe teneramente fra le braccia il suo piccolo Gesù, ma che invece lo porge al mondo: e il suo piccolo Gesù ha solo qualche mese, è avvolto in fasce e così, sdraiato fra le sue mani, la Madonna lo porge con un gesto che dovrebbe essere così eloquente che tutti abbiano voglia di prenderlo». E continua, rivolgendosi agli artisti: «Che Maria vi aiuti a realizzare il più bello dei suoi gesti, il suo atteggiamento più vero, quello che dà alla sua vita tutta la ragion d'essere: quella di donare al mondo il suo piccolo Gesù. Non continuate a porglielo tra le braccia perché lo guardi con tenerezza. Quel bambino non è per lei soltanto. Non accontentatevi di farglielo presentare al mondo, ma che essa, senza rimpianti e tutta felice di offrirlo, lo tenda a tutti quelli che vorranno prenderglielo!».

Veramente la generazione di Gesù è stata la ragion d’essere di tutta la vita di Maria. Ma essa ci indica così anche il motivo profondo del nostro vivere. Nessuno vive per se stesso, né muore per se stesso. Invece, abbiamo la vita per offrirla nell’amore. E non c’è amore più grande che aiutare ad amare questo Bambino che è l’origine e la salvezza di ogni amore. Contemplando Maria, la chiesa riscopre che anche oggi Gesù deve essere generato nel mondo, deve esservi portato.

Solo la conoscenza del vangelo generata da chi già lo conosce e lo ama, può far nascere nelle nuove generazioni la libertà di accoglierlo a loro volta. Se non ci fosse chi lo portasse loro, esse non potrebbero liberamente accoglierlo, così come se Maria non fosse divenuta madre a nessuno sarebbe stato possibile divenire cristiano.

Se Cristo potesse essere trovato da soli, senza la maternità di Maria e quella della chiesa, ciò significherebbe automaticamente che egli sarebbe solamente un’idea filosofica o psicologica che ognuno potrebbe far nascere autonomamente nel proprio cuore. Invece, Gesù, che – come dice Paolo - nessuno dei sapienti o dei dominatori di questo mondo ha mai potuto conoscere, ci viene offerto dalla Madre di Dio.

La fede, infatti, non nasce dalla ricerca dell’uomo, bensì dallo stupore di un evento che lo supera: «Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori». Già Socrate ed Aristotele avevano detto che la meraviglia è l’origine della filosofia, che lo stupore dinanzi a qualcosa che è più grande di ciò che già sappiamo e comprendiamo, provoca il pensiero a svilupparsi. Nel Natale e nella festa della maternità di Maria, tutti sono invitati allo stupore, alla meraviglia, per qualcosa che “occhio non aveva visto, né orecchio aveva mai udito”.

«Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». La liturgia ci suggerisce che proprio questo è l’atteggiamento adatto con cui chiudere un anno che il Signore ci ha donato di vivere e preparasi a vivere il nuovo. Essere più pensosi non nel senso di una maggiore introversione o chiusura, quanto nella consapevolezza che per lasciar scendere veramente dentro di noi la realtà degli altri e del vangelo, per non lasciare che tutto scivoli addosso, è necessaria una vita interiore che torni a meditare su ogni incontro con stupore. Ci incoraggi Maria a rileggere dinanzi al Signore Gesù, nella preghiera, gli eventi avvenuti e quelli che accadranno ancora nell’anno che verrà, perché possiamo in ogni circostanza generare ancora il Cristo nel mondo.

Icona della Madonna che offre il Bambino al mondo, dipinta da piccola sorella Marie-WEdith per la parrocchia di S. Melania in Roma