La teocrazia in Tibet: nascita e decadenza del ruolo politico del Dalai Lama nella storia. Appunti di L.d.Q.

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 08 /09 /2013 - 14:08 pm | Permalink
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Questi appunti, senza alcuna pretesa di completezza, si basano, per quel che riguarda i dati storici, sulle due voci “Tibet” (pp. 675-681) e “Dalai Lama” (pp. 150-151) del Dizionario del Buddhismo, a cura di P. Cornu, Bruno Mondadori, Milano, 2003.

Il Centro culturale Gli scritti (8/9/2013)

Le diverse scuole monastiche buddhiste lottarono a lungo nei secoli per la supremazia politica in Tibet. Nel XIII secolo emerse da questo periodo di lotte interne la scuola Sakyapa che venne confermata nel suo potere politico sul Tibet da Kublai Khan, una volta che questi divenne imperatore della Cina. Fu così che Chögal P’akpa (1235-1280) divenne il primo “grande Lama”, chiamato dall’imperatore cinese a governare su tutti i Lama.

È così un paradosso che la figura del Grande Lama (che prenderà solo nel 1578 il titolo di Dalai Lama) come leader “temporale” prende origine da una decisione del potere politico cinese, lo stesso che ne decreterà la fine al tempo del maoismo, almeno fino ai nostri giorni.

Negli stessi anni era in atto una lotta religiosa fra i diversi monasteri per stabilire il Canone buddhista. Quando venne compilato un Canone delle Scritture tibetane, il cosiddetto Kanjur redatto da Butön Rinchen Drup (1290-1364), ne vennero esclusi alcuni testi che invece erano ritenuti canonici dalla scuola buddhista Nyingmapa. Per questo motivo, i monasteri di questa scuola non ebbero mai accesso al potere politico. 

Una volta sorta la figura del Grande Lama, contro la sua corrente, che era quella della scuola buddhista Sakyapa, scesero presto in lotta i Drigung kagyüpa che vennero però sconfitti nel 1290 ed il loro monastero venne dato alle fiamme.

Un altro ramo kagyüpa cercò il potere successivamente, precisamente la scuola P’akmo drupa: salì al potere sconfiggendo sia i Sakyapa che i Drigung.

Nel 1358 i Sakyapa sono definitivamente sconfitti e i P’akmo proclamarono l’indipendenza del Tibet.

Ma nel frattempo cresceva il potere di un’altra scuola buddhista, i Karma kagyüpa, che lottò con una nuova scuola appena sorta, quella dei Gelugpa.

Nel 1498 saranno i Rinpung ad occupare Lhasa, mettendo all’indice la ritualità dei Gelugpa. Ma poco dopo, nel 1517, nuovamente perderanno la capitale ed i Gelupta risaliranno al potere alleandosi con i mongoli.

Avvenne allora che Altan Khan, governatore mongolo, si convertì al buddhismo nel 1576 e, dopo aver chiamato a corte un abate gelupta, gli conferì il titolo di Dalai Lama, letteralmente “Oceano di Lama”, cioè “Maestro Oceano (di saggezza)” (alle due incarnazioni precedenti di Sönam Gyatso vennero attribuiti postumi i titoli di Dalai Lama I e Dalai Lama II per cui  Sönam Gyatso divenne il Dalai Lama III). Alla sua morte il reggente, che portò a termine la costruzione del Potala, tenne nascosta la sua morte per 13 anni, governando al suo posto il Tibet.

Nel frattempo, però, le scuole buddiste avevano iniziato nuovamente a lottare fra di loro, scacciando i mongoli. Dopo un Dalai Lama intermedio (l’unico Dalai Lama mongolo) si giunse all’individuazione del V Dalai Lama, Ngawang Lozang Gyatso (1617-1682) che ottenne l’appoggio di un clan mongolo che entrò successivamente nel Tibet e sconfisse, uccidendolo, il capo degli Tsang legato ai Karma kagyü nel 1641.

Nel 1642 il V Dalai Lama poté essere insediato come autorità suprema del Tibet: fu il più potente Dalai Lama dal punto di vista politico.

Il VII Dalai Lama pose sotto controllo la scuola Karma kagyü, spossessandola temporaneamente dei suoi monasteri, e compì una repressione nella scuola Jonangpa considerata eretica (quest’ultima perse così i suoi monasteri).

A cominciare dal XVIII secolo le scuole buddiste tibetane si ripiegarono ulteriormente su se stesse, mentre nacque il movimento Rimé, “non settario”, che voleva riunire le scuole e preservare quelle minacciate di estinzione. Alla morte del VII Dalai Lama, nel 1757, il ruolo politico del Dalai Lama si affievolì fino agli inizi del XX secolo.

Il ruolo politico della massima autorità buddhista riemerse con Il XIII Dalia Lama (1876-1933) che proclamò l’indipendenza del Tibet dalla Cina nel 1913, mentre il XIV (Tendzin Gyatso) dovette confrontarsi con l’invasione della Cina comunista nel 1950 che pose fine almeno momentaneamente, oltre che all’indipendenza del Tibet, anche al potere politico del Dalai Lama.