Il Cristo-vite di Lorenzo Lotto nella Cappella Suardi, presso Trescore Balneario: una delle più belle e sconosciute opere d’arte presenti sul territorio italiano (Breve nota di Andrea Lonardo e Voce da Wikipedia)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /01 /2014 - 21:28 pm | Permalink
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Presentiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo e la voce Cappella Suardi da Wikipedia così come si presentava al 6/1/2014, con alcune nostre aggiunte e piccole modifiche. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (15/1/2014)

1/ Il Cristo-vite di Lorenzo Lotto nella Cappella Suardi, presso Trescore Balneario (BG): una delle più belle e sconosciute opere d’arte presenti sul territorio italiano. Breve nota di Andrea Lonardo

Ciò che è sconvolgente nella Cappella Suardi è la raffigurazione di Cristo come vite: Lotto, ancora una volta, mostra la freschezza della cosiddetta “riforma cattolica” affrescando negli anni 1523-1524 quest’opera con un’iconografia assolutamente originale, mai proposta prima.

Al di sopra del Cristo sta la scritta, inequivocabile: Ego sum vitis vos palmites.

«Io sono la vite, voi i tralci», afferma Gesù (Gv 15,5).

Questa visione di Chiesa era possibile anche in quegli anni (l’affissione, per quanto romanzata, delle tesi di Lutero è del 1517, cioè di circa 6 anni prima degli affreschi della Cappella Suardi).

La vite cresce, nella cappella Suardi, abbracciando tutti coloro che vi si recano a pregare. Lotto esalta il significato eucaristico di quella vite con i cartigli che i putti reggono sul pergolato che prolunga la bellezza della vite sulle teste dei fedeli che celebrano in quel luogo il sacrificio della Santa Messa.

Le scritte superstiti recitano così[1].

In apertura: VIDETE NE CON / TEMNATIS / UNUM EX PUSIL / LIS ISTIS (Matteo 18,10)

Nello spiovente di sinistra, prima parte:

DE FRUCTU OPERŪ SU / ORUM PLANTAVIT VINEĀ (Salmi 103,3)

PLANTABUNT VINEAS / ET BIBENT VINŪ FARŪ (Amos 9,14)

HODIE VADE / OPERARE IN (VINEA) (Matteo 21,28)

(…)

(…)

QUID EST QUOD DEBUI / FACERE VINEAE MEAE ET NON FECI (Isaia 5,4)

(…)

Tabella – (…) / NISI… / sic(ut) …/ ….. / ….. (Matteo 18,3)

Nello spiovente di sinistra, seconda parte:

FITQUE SANGUIS / CHRISTI MERUM (Pange lingua)

LAVABIT IN VINO / STOLAM SUAM (Genesi 49,11)

(caduta totale dell’affresco)

(caduta quasi totale dell’affresco)

ET VINUM LAETI / FICET COR HOMINIS (Salmo  103,15)

… FRU…..ET / MULTIPLICATI…..SV…..

Nello spiovente di destra, prima parte:

ET SANGUIS MEUS / VERE EST POTUS (Giovanni 6,56)

ET VINUM IN / SANGUINEM (Giovanni 6,55)

VINUM MISCUIT ET / POSUIT MENSAM (Proverbi 9,2)

COMEDITE PINGUIA / ET BIBITE MUSTUM (Esodo 8,10)

ET VINO TORC / ULARIA REDUNDABUNT (Proverbi 3,10)

QUI BIBIT MEUM / SANGUINEM HABET / VITAM ETERNAM (Giovanni 6,55)

MELCHISEDECH REX / PANEM ET VINUM / OBTULIT (Genesi 14,18)

Nello spiovente di destra, seconda parte:

OMNES QUI DE / UNO CALICE PARTI / CIPAMUS (I Corinti 10,17)

EX MULTIS RA / CEMIS VINUM / CONFLUIT

VENITE BIBITE CUM / LAETICIA QUI IN / TRISTICIA FUISTIS

CAPITE VULPES PARV / ULAS QUE DEMO / LIUNTUR VINEAS (Cantico dei Cantici 2,15)

PLANTAVIT VINEAM / ET SAEPEM CIRCUN / DEDIT EI (Isaia 5,2)

VINEA FACTA EST / DILECTO MEO IN / LOCO UBERI (Isaia 5,1)

VINEA FUI PACIFI / CO IN EA QUAE / HABET POPULOS (Cantico dei Cantici 8,11).

Si noti la ricchezza delle citazioni che vanno dall’ammonizione centrale “Guardate bene di non scandalizzare nemmeno uno di questi piccoli” (Mt 18,10), alle prefigurazione dell’eucarestia nell’Antico Testamento (Melchisedek, la vigna di Isaia, il Cantico dei Cantici), al Nuovo Testamento che annunzia che nel sangue di Cristo si riceve la vita eterna, fino all’inno eucaristico del Pange Lingua.

Da quella santa vigna fioriscono e fruttificano santi e sante (con una grande predilezione delle sante donne). Nei due clipei estremi i Padri e Dottori della Chiesa, che rappresentano la Tradizione della Chiesa, respingono, facendoli precipitare a terra, gli eretici che cercano di saccheggiare la vigna con i loro nomi latini: a sinistra Helvidius, Vigilantius, Iuvinianus, a destra Arianus, Sabelianus (più un ignoto), Judeus e Paganus[2]. Sono chiari a tutti almeno i nomi di Ario e di Sabellio.

Un ulteriore cartiglio in latino specifica:

CHRISTUM ET DE CHRISTI / VITE PIORUM / PROPAGINEM / DIVAE BARBARAE VIRG. PRO CHRISTI / NOMINE TORMENTA ET / CRUDELEM PATRE PERCUSSORE / NECEM / BAPT. SUARDUS URSULINA UXOR / PAULINA SOROR LAURENTIO LOTO / PINGENTE HIC EXPRIMI P. VOTO CUR. / ANNO SAL. MDXXIV

Straordinario è l’attacco di questo testo: Cristo e da Cristo vite il germoglio (la propaggine) dei pii

Infine un breve poema nell’italiano del tempo specifica ulteriormente il senso dell’affresco, con le storie delle Sante[3]:

Diva in chi fur del Ciel toi gratie infuse
Che di gran meraviglia il mondo empiesti
Per miracoli e essempli manifesti
Et gratie in varj lochi a noi diffuse.
La tua
oratione al cieco il lume infuse
Tu al secco legno fior produr
facesti
In un altro liquor l’aqua vertesti
Et
per te il Ciel tempesta non effuse.
Tu festi in vece
d’hom percoter l’ombra
Et altre asai meravegliose prove
Come chi guarda et legge ben intende.
Da nostre menti et vitio et error sgombra
Et per noi pregar vogli el sommo Giove
Che al fin ne scampi da le pene horrende.

La composizione poetica è dedicata a Santa Barbara, le cui storie Lotto ha affrescato ai lati del Cristo-vite: la santità della Chiesa manifesta ciò che avviene quando i rami restano attaccati alla vite che è Cristo.

2/La Cappella Suardi (da Wikipedia)

La cappella Suardi

La cappella, situata sulla strada che collegava Bergamo al Lago d'Iseo attraverso la Val Cavallina, esisteva già dal XV secolo. Verso il 1523 Lotto ricevette dal conte Giovan Battista Suardi la commissione di decorare l'oratorio e si trasferì direttamente nella località.

Tra artista e committente esisteva un rapporto di amicizia e stima che andava oltre la semplice prestazione lavorativa, come dimostrano i documenti relativi alle tarsie di Santa Maria Maggiore, in cui i due scambiano valutazioni e riflessioni sulle scene dei cartoni.

Il conte Gianforte Suardi, nel XIX secolo, collegò la cappella, situata nel parco, alla villa stessa con la costruzione di un corridoio coperto. In quell'occasione vennero anche approntate delle modifiche che cambiarono l'ingresso nella cappella: in precedenza il fedele si trovava davanti subito la parete nord, quella col Cristo-vite.

L’oratorio ed i cicli affrescati

L'oratorio ha una semplice architettura rustica a base rettangolare, con copertura a falde spioventi, in legno, sorretta da travetti a vista e una piccola abside semicircolare, attorno alla quale si trovavano già alcuni modesti affreschi.

Gli affreschi si dispiegano su tre pareti, al di sopra di un alto zoccolo, e sul soffitto, tra le travi, e rappresentano un complesso programma iconografico sul tema della Redenzione e della Fede, incarnata dalle vite delle sante (Barbara, Brigida, Maria Maddalena e Caterina d'Alessandria).

Il soffitto venne affrescato con un finto pergolato, su uno sfondo azzurro molto luminoso, usando le reali travi lignee della copertura, tra le quali giocano dei vivaci putti vendemmianti, tra cartigli con passi biblici e della liturgia legata alla tematica della vigna e del vino in rapporto all'eucarestia.

Nella controfacciata si vedono le Storie delle sante Caterina e Maddalena e nelle due pareti laterali le Storie di santa Brigida e le Storie di santa Barbara; nel complesso il programma iconografico è la celebrazione della vittoria di Cristo sul male, annunciato dai profeti e dalle sibille, garantita e confermata dalla vita dai santi.

Per quanto riguarda lo stile è spedito e corsivo, con pennellate rapide ma altamente efficaci. Il gusto per la narrazione popolaresca, tipica in Lotto, rimanda ancora alla tradizione nordica. Molti personaggi derivano dalle classi umili, come i contadini, spesso studiati dal vero e fino ad allora inediti nel repertorio figurativo italiano.

Il Cristo-vite e le storie di Santa Barbara

La parete nord, la più spettacolare, riunisce su una superficie continua e in un'unica composizione due temi diversi, leggibili autonomamente, ideati con una straordinaria immaginazione inventiva.

Al centro della parete si staglia una monumentale figura di Cristo a braccia distese, con ai piedi le figure oranti dei committenti Suardi: Battista, sua moglie Orsolina e sua sorella Paolina. Sopra di lui, in una tabella, è riportato, tra la scritta dedicatoria (oggi leggibile solo in parte, con i committenti, il nome del pittore e l'anno), un passo del Vangelo a lettere dorate, in cui si ricorda la vite: "Ego sum vitis vos palmites". Si tratta della chiave di lettura dell'intero programma, intesa come continuità tra Cristo e la Chiesa, in chiara polemica anti-luterana, con l'esaltazione del valore delle opere di bene nelle storie delle sante.

Lo stesso Cristo è infatti raffigurato come una miracolosa vite, i cui rami escono dalle sue dita e vanno a formare, nel registro superiore, una serie di dieci clipei dove, come frutti, sono raffigurati i santi e i Dottori della Chiesa. Alle due estremità si riconoscono i santi Girolamo e Ambrogio, ai quali alcuni vendemmiatori, muniti di scale e roncole, cercano di avvicinarsi per tagliare i tralci della vite, ma sono ricacciati indietro, e cadono nel vuoto. Essi simboleggiano degli eretici, che attentano a Cristo con le loro "false dottrine": alcune iscrizioni ne ricordano il nome, attingendo spesso a personaggi storici. Gli altri santi nei clipei sono, da sinistra, Apollonia, Margherita e Lucia, Orsola, Barbara e Caterina d'Alessandria, Maria Maddalena e Caterina da Siena,la Vergine tra due angeli, Giovanni Battista, Pietro e Paolo, Alessandro con Stefano e Sebastiano, Domenico con Agostino e Francesco d'Assisi. Cartigli sulle loro teste, abrasi dal tempo, ne riportavano i nomi.

Ai lati di Cristo si dispiegano, lungo una serie di edifici e di squarci paesaggistici, le Storie di santa Barbara, dalla sua conversione al martirio. Le storie sono ambientate in movimentate scene cittadine, come quella di un mercato, che danno un sapore popolare e vivace alla narrazione[6]. Le figure sono più piccole di quelle del registro superiore e rendono l'idea di una storia senza eroi, svolta per aneddoti, e perciò prossima alle rappresentazioni del nord Europa, antiretoriche e anticlassiche, come mostrano anche gli accordi inconsueti dei timbri cromatici, dal giallo col viola, al rosa col verde, al bianco col bruno. Dovette avere un ruolo importante, nell'ideazione del susseguirsi incalzante delle scene entro le architetture, l'esempio del Sacro Monte di Varallo.

Da sinistra si vede Barbara, martire vissuta a Nicomedia al tempo degli imperatori Massimiano e Diocleziano, che viene chiusa dal perfido padre in una torre cilindrica (da cui deriva il tipico attributo della santa) in costruzione. Lì la visita un eremita che la istruisce sulla fede cristiana, finché essa chiede il battesimo e rifiuta l'idolatria pagana. Al ritorno a casa della donna, la sua scelta religiosa viene scoperta dal padre che, su tutte le furie, tenta di ucciderla con la spada.

La santa fugge allora sui monti e si nasconde tra i cespugli, dove però un pastore la tradisce, facendola ritrovare e trascinare per i capelli davanti al pretore. Egli ne ordina la flagellazione e la tortura con martelli a testa in giù. Viene poi rinchiusa in carcere, dove Cristo la visita e la risana.

A destra del Cristo centrale riprendono le storie, con la fanciulla di nuovo davanti al pretore, che la fa appendere per le braccia e tormentare con torce. Denudata, amputata delle mammelle e svergognata, viene protetta con un telo bianco da un angelo e poi trascinata per la città, in mezzo a una folla curiosa, proprio nella piazza del mercato.

Alla fine, sullo sfondo, si vede la conclusione della vicenda con il padre che esegue la condanna a morte della figlia per decapitazione, venendo poi punito dall'incendio che improvvisamente lo divora.

Storie di santa Brigida

La parete di destra (sud) è occupata da tre riquadri con le Storie di santa Brigida, separate dall'intrusione nelle pareti dell'oratorio dell'ingresso e di due finestre; ognuna delle scene contiene diversi episodi della vita della santa, unite da un finto muro continuo sul quale si aprono dei tondi, da dove si affacciano profeti e sibille: David, la Sibilla Eritrea, Isaia, la Sibilla Samia, Geremia, la Sibilla Delfica, Ezechiele, la Sibilla Cimmeria, Michea, la Sibilla Ellespontica. Sopra queste immagini i cartigli sono ancora ben leggibili.

Quando Brigida di Irlanda, santa del VI secolo, prese i voti di monaca, si rinverdì miracolosamente un legno: la scena è raffigurata nel primo riquadro, che si apre verso l'esterno tramite una parete semicrollata; fuori si vede la santa che distribuisce pane ai poveri, alla presenza della famiglia del committente: Maffeo Suardi e i suoi famigliari, uomini donne e bambini. Nella chiesetta dipinta, sull'altare, è raffigurata una natura morta composta di oggetti sacri, forse un ricordo della Messa di Bolsena di Raffaello.

Il secondo riquadro è ambientato in campagna, dove la santa dispensa vivande ai bisognosi, trasforma l'acqua in birra, guarisce un cieco, allontana un uragano, dissecca un albero e ammansisce un cinghiale.

Il terzo e ultimo riquadro è ambientato in una città e mostra altre attività eccezionali o insolite di Brigida, quali la divisione di un vaso per tre lebbrosi, o il salvataggio di un uomo condannato a morte sostituendolo con la sua ombra.

Sulla porta di ingresso si vede la mezza figura di un uomo, un cacciatore di uccelli che porta sulle spalle una civetta e un fascio di asticelle: i rami servono infatti per creare un riparo e la civetta, col suo richiamo, era usata per attirare i volatili in trappola. Una tradizione antica addita in questa figura un autoritratto dell'artista.

Storie di santa Caterina e santa Maria Maddalena

La parete di fondo (est) presenta un riquadro che evoca le storie della Maddalena e uno che ricorda quelle di santa Caterina d'Alessandria, sormontate dal continuo della teoria dei vaticinatori antichi: Abacuc,la Sibilla Tiburtina, Sofonia,la Sibilla Frigia, Daniele,la Sibilla Persica, Mosè, ciascuno con i cartigli ancora leggibili.

Note al testo

[1] Da Lotto. Gli affreschi di Trescore, C. Pirovano (ed.), Electa, Milano, 1997, pp. 98-99; 106; 112; 118.

[2] Da Lotto. Gli affreschi di Trescore, C. Pirovano (ed.), Electa, Milano, 1997, p. 51.

[3] Da Lotto. Gli affreschi di Trescore, C. Pirovano (ed.), Electa, Milano, 1997, p. 126.