Graffito con crocifisso blasfemo. Probabilmente la più antica rappresentazione della croce cristiana sul Palatino

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 19 /01 /2014 - 14:05 pm | Permalink
- Tag usati:
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo sul nostro sito la scheda del Graffito con crocifisso blasfemo, pubblicata su M.A. Tomei, Museo Palatino, Electa, Milano, 1997, p. 104. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (19/1/2014)

Graffito con crocifisso blasfemo

Dal Pedagogio (scavi 1856). Già al Museo Kircheriano, poi al Museo Nazionale Romano. Tornato al Palatino nel 1946. Distaccato e collocato su supporto. Intonaco.

Alt. 38, lungh. 33; inv. 381403.

Il rozzo graffito mostra un crocifisso con testa di asino, visto da dietro e vestito con corta tunica senza maniche. Sulla sinistra è raffigurato un uomo con lo stesso vestito e con un braccio alzato. Tra le due figure un graffito greco con la scritta: "Alexamenos sebete theon", cioè Alexamenos adora il suo dio. Numerose e contrastanti sono le ipotesi avanzate su questo famoso documento, che vanta una estesa bibliografia.

Oggi, tuttavia, si tende a scartare altre interpretazioni (Alexamenos, seguace di una setta gnostica, avrebbe inciso una dichiarazione di fede per il suo dio, fusione di Cristo e Anubis; graffito come formula magica di maledizione; crocifisso come raffigurazione del diavolo annullato da Dio ecc.) in favore della lettura originaria, che appare senz'altro la più convincente: l'autore del disegno si prende gioco di un cristiano, Alexamenos, che prega un dio con testa asinina.

L'interpretazione è avvalorata dal fatto che le fonti antiche, tra cui Tertulliano (Ad Nat., I, 14,1), confermano che i Cristiani erano accusati di adorare una divinità con testa di asino.

Un secondo graffito, trovato in un'altra stanza del Pedagogio, con la scritta Alexamenos fidelis, non può essere avvicinato a quello esposto, in quanto è di autenticità contestata e graficamente molto diverso. Viceversa, la Y visibile sull'intonaco, a destra in alto, appartiene senza dubbio alla nostra scena ed è stata interpretata come simbolo di una forca, oppure come trascrizione di un grido di dolore.

L’importanza storica del graffito è rilevante, visto che si tratta di una delle più antiche rappresentazioni della crocifissione.

È stato avanzato un confronto con due gemme magiche di area pagana, ma create sotto influenza cristiana, coeve o di età leggermente precedente.

Il graffito dal Pedagogio si data concordemente nella prima metà del III secolo d.C.

Guarducci 1958, vol. 1, p. 355 s.; Derchain 1963, p. 109 ss.; Helbig 19644, II, p. 861 s., n. 2077 (K. Parlasca); Maser 1972.