Blue Jasmine e American Hustle – L’apparenza inganna: i diversi volti della menzogna contemporanea. Appunti di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 27 /02 /2014 - 20:51 pm | Permalink
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Il Centro culturale Gli scritti (27/2/2014)

Due film, un solo tema: l’esplosione della falsità nella presentazione di sé, l’apparenza con cui l’uomo sente oggi il bisogno di rivestire il niente di cui vive.

In American Hustle – L’apparenza inganna, più leggero perché sceglie i tratti della commedia, tutto è falso: il riporto di capelli e i bigodini per le arricciature maschili e femminili, il look, l’inganno sistematico sul lavoro per frodare i più deboli del loro denaro, la contraffazione di opere d’arte. Tutto si è disposti a fare per l’apparenza che genererà potere.

Ma, nella falsità, emerge un desiderio di verità. L’apparire di Sydney Prosser è per  Irving Rosenfeld un momento di verità, un’esigenza di verità. Con lei non potrà più essere bugiardo. L’apparire della donna mostra proprio l’assoluta novità che irrompe nella vita dell’uomo.

Sydney stupisce nel film per alcuni momenti di verità: all’amante con cui  sta cercando di impostare una storia mentre è delusa da Irving, ripete più volte: “Non faremo all’amore, finché non saremo sicuri di amarci”. La donna conserva coscienza che agli inizi dell’innamoramento tutto sembra bello e l’amore sembra non solo possibile, ma anche perfetto: eppure è solo il tempo che mostra se di amore vero si tratta e se alla promessa seguirà il cammino vero e proprio quando le scelte si faranno impegnative.

Tutto sembra spingere alla menzogna: ogni volta che uno dei protagonisti arriva a dire la verità sulla propria vita, l’altro ne riceve scandalo e cessa, almeno momentaneamente, di amarlo.

Ma il vivere nella menzogna è una spirale vorticosa che porta le persone a problemi via via più grandi, che richiedono menzogne via via più impegnative da sostenere. Per risolvere le situazioni  create da una prima menzogna bisogna entrare in una bugia più grande e così via, finché si entra nel gioco della grande politica e delle collusioni con la mafia (il film ambientato tra il 1974 e il 1978 rimanda alle vicende dell'operazione Abscam - dalla fusione delle parole arab e scam - che l'FBI organizzò per incastrare alcuni membri del congresso con l'aiuto di una coppia di truffatori).

Solo un colpo di scena – un estremo inganno - permetterà a Irving e Sydney di uscire dalla menzogna. E finalmente potranno celebrare il loro amore e vivere felici e contenti, dediti ad un lavoro onesto ed all’educazione dei bambini.

Più drammatico il percorso di Blue Jasmine. W. Allen conduce lo spettatore fino alla follia della protagonista che alla fine impazzisce.

Jasmine in realtà si chiama Jeanette, ma ha voluto cambiare il suo stesso nome perché non lo riteneva all’altezza della figura che di sé voleva costruire: “Mi innamorai del nome Jasmine, Janette non aveva stile”. Jasmine appare sulla scena in crisi a motivo di un matrimonio fallimentare e del grave fallimento economico che ha colpito la sua famiglia. Pian piano si rivela, però, l’irrisolutezza della sua vita. Ha visto i tradimenti del marito, ma non ha mai preso posizione. Pur conoscendo le truffe economiche di lui, lo ha lasciato fare. Da giovane non ha mai terminato l’università , ritendo che la svolta nella propria vita poteva venire piuttosto dall’incontrare un uomo che le avrebbe risolto i problemi – una volta che ha lasciato il marito traditore afferma: “Non so cosa devo fare con il resto della mia vita”.

Emerge via via il mondo di menzogna in cui ha vissuto con il marito. Quando lei finalmente lo affronta dopo un ennesimo tradimento, lui le dice: “Sì, è vero. Ma le altre volte ho scopato con tante donne. Questa volta è diverso io e Lisette ci amiamo. Debbo essere sincero: è duro per me dirtelo!”. È l’ultima sua grande menzogna, perché Jasmine lo denuncerà e lo ridurrà sul lastrico: Harold 'Hal' Francis – questo è il nome dell’uomo – a quel punto si suiciderà.

Finalmente Jasmine – che non è tornata al suo vero nome - si innamora di nuovo , ma la sua abitudine a mentire la rovina ancora una volta: nasconde la verità del suo passato alla nuova persona che ama finché lui, scoperti i retroscena che lei non le ha raccontato, le dice: “Mi hai mentito praticamente in tutto ciò che mi hai detto”.

In tutto il film Ginger, sorella di Jasmine - più semplice e vera anche se pure la sua esistenza ha tratti assurdi e surreali - la sostiene fin quasi al termine. La sorella conferisce a Jasmine un po’ di equilibrio, la richiama ad essere maggiormente se stessa, ad essere più concreta. Le vuole bene, nonostante non sia stata mai stata ricambiata in questo affetto dalla sorella – le due ragazze sono state entrambe adottate dagli stessi genitori ed hanno genitori naturali diversi.

Rispetto ad American Hustle – L’apparenza inganna,  Blue Jasmine è decisamente più drammatico ed affronta la mancanza di senso e di prospettiva della vita contemporanea: il vuoto esistenziale non può essere colmato solo da passatempi, da apparente eleganza, dalla ricchezza e dalla vita agiata possibile nell’alta società, da amori senza senso e prospettiva, pena la follia.