Il matematico Giorgio Israel sul ricorso ai test INVALSI ed al teaching to the test nella scuola media, mentre i veri problemi non vengono affrontati (da un’intervista a cura di Eleonora Fortunato)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 20 /04 /2014 - 17:04 pm | Permalink
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Riprendiamo dal sito Orizzontescuola.it alcuni passaggi di un’intervista di Eleonora Fortunato a Giorgio Israel pubblicata senza indicazione di data. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, vedi la sotto-sezione Educazione e scuola nella sezione Catechesi, scuola e famiglia. Per altri articoli dello stesso autore, cfr. il tag giorgio_israel.

Il Centro culturale Gli scritti (20/4/2014)

Eleonora Fortunato: Sul suo blog ha affermato che i quiz distraggono dallo studio perché, anche se in teoria non dovrebbero avere niente a che fare con la didattica ordinaria, spingono i docenti a orientarsi verso il cosiddetto ‘teaching to the test’. […]

Giorgio Israel: Questo [è] il disastro didattico prodotto dal dilagare del “teaching to the test”. Attenzione: non ho mai detto che i quiz non debbono aver nulla a che fare con la didattica ordinaria. Al contrario: i test dovrebbero servire a valutare il successo della didattica ordinaria, a valutare la qualità degli apprendimenti conseguiti con la didattica ordinaria. Questo esclude in maniera tassativa che ci si prepari al test medesimo: è una cosa assurda, ridicola.

È del tutto comprensibile che l’insegnante e lo studente che temono un insuccesso nel test siano tentati dall’addestramento. Ma proprio per questo esso non deve essere prova d’esame, il cui esito fa media! Altrimenti, prevale la tentazione disastrosa di lasciar da parte la didattica ordinaria e di allenarsi a superare i test anziché studiare propriamente italiano, letteratura, matematica: i test non sono una materia, e invece qui li si sta facendo diventare una nuova materia dell’esame di terza media.

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L’idea di affidare la gestione della valutazione a organizzazioni manageriali “esterne” che agiscono in totale arbitrio non può portare a nulla di buono. Non c’è nulla da fare: l’unico sistema di valutazione è quello interno, ma da condurre con regole rigorose e trasparenti. Il principio da cui partirei è che la valutazione è un processo di crescita culturale in cui i migliori producono un effetto di trascinamento verso l’alto.

[…]

L’idea che la scuola media sia l’anello debole del sistema italiano dell’istruzione deriva dal recepimento acritico di statistiche, nell’ignoranza dello stato effettivo di questo segmento, come del resto sa la maggioranza degli insegnanti e dei dirigenti della scuola secondaria di primo grado. Vorrei, al riguardo, citare le frasi di un celebre storico della medicina, Mirko Grmek, che mi paiono assai appropriate al nostro argomento: «Qualcuno ha affermato, giustamente, che la statistica è spesso un calcolo molto preciso con dati falsi. Se in un villaggio si trova che, in un determinato periodo storico compaiono malattie che non c’erano, se cambia notevolmente il numero di queste, la prima cosa da chiedersi è se è cambiato il medico. Se in un Paese si introduce un servizio-sociale sanitario pubblico, il risultato sarà un aumento statistico delle malattie, un apparente peggioramento dello stato generale di salute, perché la gente che prima non andava dal medico adesso ci va!». Il giudizio sulla scuola media italiana è basato sui cattivi rendimenti degli studenti, attestati dalle statistiche.

Nessuno si chiede se ciò non derivi dal fatto che ragazzi impreparati si trovano improvvisamente ad affrontare un livello di studio più pesante e difficile, senza aver mai avuto gli strumenti per affrontarlo, non essendo abituati a studiare a casa, e ignorando completamente cosa sia un approccio disciplinare. Se si guardassero attentamente i programmi (indicazioni nazionali) e le pratiche didattiche prevalenti nella prassi, ci si dovrebbe chiedere se, al contrario della vulgata comune, il guaio non stia tutto nella scuola primaria. C’è ancora chi si balocca col mito della “scuola elementare migliore del mondo”, pensando agli anni ’50 e ignorando che nessun segmento di scuola è stato tempestato di riforme quanto quello.

Limitandoci agli ultimi anni […] È la scuola della pura didattica, del far poco o niente, della credenza che la via per indorare la pillola sia presentare tutto come un gioco, della miriade di attività alternative. Casomai, va detto con forza che la scuola media è stata disastrata dalla riduzione di orari introdotta per meri motivi economici. E vogliamo rimediare questa infezione curabile tagliando una gamba al malato?... Conosco bene le ricette peggiori del male che circolano in certi ambienti: per esempio, fondere primaria e medie in un solo ciclo più corto di un anno, o anche accorciare di un anno i licei.

Viene da dire: fermatevi prima di fare altri sconsiderati pasticci. Nessuno si chiede cosa succederebbe dei contenuti con simili alchimie. Per esempio, la questione dei cicli in storia è fondamentale. È inutile negare che la storia ripetuta per tre cicli, sulle tre sezioni scolastiche, corrispondeva a fasi determinante di maturità intellettuale dei bimbi e dei ragazzi. Ora si studiano le civiltà greche e latine quando si è bambini e la storia moderna e contemporanea a 13 anni, e poi ci si lamenta pure che gli studenti arrivino alle medie ignorano la storia antica, e come se si potesse capire il Medioevo, il Rinascimento o la modernità senza conoscere la civiltà greca a un livello diverso del raccontino per bimbi!

E potrei continuare con altre materie, per esempio con la matematica, che meglio conosco. Accorciando di un anno i licei, si massacrerà la filosofia – come denunciato in un appello di noti intellettuali e professori – ridotta a uno spezzoncino biennale in via di eliminazione. Occorre fermare questi apprendisti stregoni che ragionano in termini tecnocratici e che, probabilmente, posti davanti a un’interrogazione disciplinare non supererebbero un esame di terza media.