L'uomo per natura desidera conoscere, di Giovanni Fighera

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 02 /06 /2014 - 15:36 pm | Permalink
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Riprendiamo dal blog La ragione del cuore di Giovanni Fighera un suo articolo pubblicato il 19/4/2014. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (2/6/2014)

Una delle più alte attestazioni del compito e della missione culturale è il proemio del Convivio in cui Dante afferma che la conoscenza della verità, ovvero la sapienza, è non solo connaturata all’uomo, ma è addirittura la perfezione ovvero il compimento della natura umana.

Sì come dice lo Filosofo nel principio de la Prima filosofia, tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere. La ragione di che puote essere ed è che ciascuna cosa, da providenza di propria natura impinta, è inclinabile a la sua propria perfezione.

Nella conoscenza l’uomo si realizza, si perfeziona nella sua natura. Riecheggiano le parole evangeliche: «La verità vi farà liberi». La veridicità di tali parole è tanto evidente qualora si osservi la natura umana nei bimbi che domandano, si interrogano su tutto, sono curiosi e non smettono mai di chiedere il perché. Questo atteggiamento, che è poi quello proprio della filosofia, si corrompe spesso nel tempo tanto che in molti casi l’uomo sembra considerare la conoscenza come  un pesante fardello e un fastidio. Dante al riguardo seleziona il suo destinatario, non scrive per tutti, esclude quanti siano colpiti da «malizia», ovvero non desiderino il bene per sé. Importante è, infatti, che la libertà si giochi pienamente per il proprio bene.

Che cosa muove l’uomo alla missione culturale? Nel proemio del Convivio ancora Dante scrive di essere stato mosso dalla naturale amicizia che lega l’uomo al proprio simile e, nel contempo, dal sentimento di gratitudine per aver avuto l’occasione di nutrirsi alla mensa della cultura e della verità. In pratica, scevro di qualsiasi ingenuità, il poeta afferma che la persona è per natura mossa ad aiutare il proprio simile, anche se spesso poi si comporta diversamente, ma per debolezza e fragilità, non tanto perché la natura umana sia corrotta. La missione culturale scaturisce, poi, non soltanto dall’impeto di bene che alberga nel cuore dell’uomo, ma anche dal senso di gratitudine per aver incontrato persone sapienti, perché si erano nutrite al banchetto della sapienza. La missione culturale non nasce, quindi, dalla presunzione di essere meglio degli altri.

Ci chiediamo a questo punto che cosa sia la cultura. L’esperienza insegna che essa ha senz’altro a che fare con una capacità di agire nella realtà, di capirla e di giudicarla, nel contempo essa presuppone una certezza, un criterio unificatore per ricostruire il proprio sapere e le proprie conoscenze. Se richiamiamo l’esempio del puzzle di cui abbiamo già parlato, potremmo anche dire che la cultura ha a che fare con la capacità di mettere insieme i pezzi e, quindi, presuppone l’aver intuito almeno a tratti l’immagine complessiva da ricostruire. Non potrà definirsi cultura una conoscenza minuziosa del singolo pezzo, tanto minuziosa da cogliere ogni micron, ma da perdere di vista il significato più complessivo e generale. La cultura riguarda, così, il sapersi orientare e muovere nella realtà. A sua volta, presuppone, quindi, una strada ovvero un metodo. La strada scaturisce dall’incontro con un maestro che indica un’ipotesi, una via da seguire e, nel contempo, da verificare.

Il discorso fin qui condotto ci porta ad affermare che la cultura può nascere solo dalla conoscenza della verità. Non c’è cultura in un clima relativistico che afferma l’esistenza di tante verità e per ciò stesso nega la verità. «Cultura relativistica» è pertanto un’espressione ossimorica in cui il primo termine è negato dall’aggettivo stesso che l’accompagna. Il fatto culturale è, invece, un evento, un impeto di conoscenza nuova che investe tutto quanto accade. Si comprende bene come la cultura sia legata alla testimonianza (in greco «martirio») e alla missione.