Ho avuto il figlio. E perso il marito. Una lettera a Stefania Rossini de L’Espresso sull’eterologa

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 11 /05 /2014 - 14:14 pm | Permalink
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Riprendiamo da L’Espresso del 24/4/2014 (n. 16) una lettera a Stefania Rossini, pubblicata dalla stessa giornalista. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (11/5/2014)

Cara Rossini, vorrei dire la mia sulla fecondazione eterologa, anche se forse quello che racconto non piacerà a tutti, ma ho deciso di fidarmi della sua sensibilità. Ho fatto quella fecondazione cinque anni fa all’estero e all’insaputa di tutti, familiari stretti compresi.

Un segreto che a tutt’oggi è rimasto tra me e mio marito, dopo una decisione meditata a lungo dato che lui era sterile e ne soffriva molto. È andato tutto bene e siamo ritornati nella nostra cittadina dove ho portato avanti la gravidanza alla luce del sole, non dicendo niente neanche a mia madre.

Mio marito mi è stato vicino con affetto e gratitudine per il mio silenzio e mi ha sempre detto che sentiva il bambino come suo perché era nato dal nostro desiderio comune. Ma non è andata così a lungo. Dopo la gioia del parto che ci ha unito ancora di più e dopo la felicità di veder crescere il bambino sano e bello, qualcosa ha cominciato ad incrinarsi.

Non so dire bene che cosa, ma per esempio, ogni volta che qualcuno gli diceva quanto il bambino gli somigliasse (strano, ma è così) lui si adombrava come se lo prendessero in giro, oppure si ingelosiva quando stavo troppo con il bambino, finché ha cominciato a guardarlo come un estraneo, quasi fosse figlio di un tradimento e non del nostro amore.

Un logoramento che alla fine ha distrutto il nostro matrimonio. Ora ci vediamo poco anche se lui provvede onestamente al nostro mantenimento. Ho smesso anche di soffrire ma non di chiedermi che cosa sia successo nella sua testa. Non voglio fare del mio caso un esempio per dissuadere le coppie che decidono per l’eterologa perché sono comunque felice di averla fatta.

Però voglio avvertire che il futuro può non essere così roseo come lo si immagina. Mi firmo con il nome che mi sarebbe piaciuto se avessimo avuto una femmina.

Arianna