Peccato e omosessualità, di Eliseo del Deserto

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 11 /05 /2014 - 14:12 pm | Permalink
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Riprendiamo dal blog Eliseo del deserto due articoli pubblicati il 6/5/2014 e l’8/5/2014. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (11/5/2014)

N.B. de Gli scritti: i 2 articoli fanno parte di una serie che inizia precedentemente con l’articolo L’amore di Dio e prosegue successivamente con altri articoli. Su questo cfr. il blog di Eliseo del deserto

Il peccato (1)

Affronterò il tema del peccato dal mio punto di vista: di omosessuale credente. Non parlerò però di sessualità, di masturbazione o di pornografia. Non è questo il centro della questione.

Parlare di omosessualità è in primo luogo parlare non di un peccato, ma appunto di una sofferenza. Chi dice che essere omosessuali è la cosa più bella al mondo o è totalmente fuso, oppure ha fatto un lungo percorso che l’ha portato comunque ad affrontare alcune ferite profonde della sua vita.

C’è un peccato che non riguarda gli omosessuali, piuttosto i cattolici nei confronti degli omosessuali: il peccato di omissione. Le battaglie etiche che stiamo conducendo in questi ultimi anni sono anche conseguenza di una nostra omissione come cristiani nei confronti del dolore di queste persone: la solitudine, il senso di inadeguatezza, l’emarginazione, la denigrazione soprattutto negli anni della formazione. Penso anche alla vecchiaia di un omosessuale: drammatica. Sei fuori dal giro, non ti si fila più nessuno perché non sei più attraente come quando eri giovane, resta il desiderio di amore, ma nessuno lo placherà nemmeno temporaneamente. Sei destinato a restare solo. Conosco un uomo di quarantacinque anni omosessuale che per questo motivo si sente già vecchio.

Ed ecco allora che di questo dolore, se ne sono presi cura coloro che al dolore hanno reagito con rabbia. Ora i cattolici devono difendersi da questa rabbia, da queste prese di posizione forti. Ma quando la diga stava per crollare, dov’erano?

Ricordate la parabola del buon samaritano? Cambiamo un po' i personaggi. Immaginiamo sulla strada un ragazzino con pulsioni omosessuali. Un ragazzo con queste ferite si riconosce subito: non deve per forza essere accasciato a terra aggredito dai predoni. Passa un sacerdote e fa finta di niente. Passa un cattolico e non se ne preoccupa. Chi curerà l’angoscia di quel ragazzo? Dopo parecchi anni, il ragazzino farà battaglie contro la Chiesa cattolica, considerandola ipocrita, e bigotta. Chi gli darà torto? Forse gli stessi che passando hanno girato la testa dall’altra parte, magari deridendolo?

Sarebbe opportuno che noi cristiani riconoscessimo le nostre mancanze, riconquistassimo la fiducia dei nostri fratelli, e rimediassimo alle nostre omissioni.

Concludo raccontandovi di Giancarlo: già a diciotto anni era responsabile di ogni cosa all’interno del mio movimento ecclesiale. Mi scriveva delle lettere bellissime, in cui esprimeva tutto il suo desiderio di sposarsi e trovare la ragazza della sua vita, tra le righe però accennava sempre ad alcuni problemi che lo rattristavano. Eravamo coetanei. Io francamente pensavo si trattasse solamente di masturbazione. Anni dopo questo ragazzo ha lasciato il movimento, perché si era messo con un altro uomo, odiava la Chiesa e scriveva libri che promuovevano l’omosessualità. Cos’è successo al ragazzo pieno di fede che mi scriveva? Cosa l’ha trasformato in uno scrittore astioso e anticlericale?

Mi rivolgo a tanti parroci e catechisti. Spesso dietro ai bravi ragazzi, magari un po’ timidi, si nasconde una sete di paternità e di maternità, una ricerca profonda di identità, paura e pulsioni sessuali che non sanno gestire e che stridono con la fede che professano. Non lasciateli soli, non lasciate che la mentalità dominante li porti a credere in menzogne. Non caricateli di responsabilità senza preoccuparvi della loro felicità e serenità. Soprattutto siate per loro l’abbraccio di un papà e non abbiate paura del loro affetto.

3 post di Eliseo del deserto a commento dell’articolo

OMISSIONE O MISSIONE?: Non mi riferisco solo all'atteggiamento del singolo. Piuttosto credo in generale che i cattolici per tanto tempo non si siano posti il problema di come incontrare ed aiutare le persone con pulsioni omosessuali. Hanno preferito evitare il problema. Ieri sono stato alla conferenza di presentazione del libro "Voglio la mamma" di Mario Adinolfi alla Camera dei Deputati. Si parlava più o meno della stessa cosa sul piano politico, riferendosi alle questioni etiche esistenziali. I cattolici hanno abdicato alla questione omosessuale, perché la consideravano un tabù, perché l'hanno demonizzata. Ovviamente ogni lasciata è persa. Se non ce ne occupiamo noi, se ne occuperanno gli altri. Questo vale anche per la tv e la politica. Se i cattolici abdicano al mondo dei mezzi di comunicazione e alla politica, non miglioreranno la situazione, ma lasceranno il campo libero ad altri.

TABU': un mio caro amico sacerdote mi sottolineava la difficoltà di alcuni ad aprirsi per confidare le proprie difficoltà in particolare nell'ambito sessuale. Sicuramente è un altro aspetto importante. I ragazzi, soprattutto fuori dall'ambito "ecclesiale", parlano di sesso in modo molto libero e spesso volgare, senza tabù. Quando si entra in territorio "parrocchiale" invece l'argomento svanisce, siamo tutti esseri asessuati. Succede la stessa cosa con la teoria del gender che ci vuole tutti di sesso neutro. Invece sappiamo bene che tutti dobbiamo fare i conti con la sessualità, nessuno escluso, anche i preti e le suore. Incominciamo a parlare della sessualità, sennò la impareranno da Youporn, da Mtv, dal Gaypride e dalla strada.

LA VECCHIAIA: Ho ricevuto una critica per il mio approccio all'omosessualità, perché descrivo come drammatica la vecchiaia di un omosessuale. Dà fastidio anche l'espressione "fuori dal giro". Nell'articolo parlo di una persona reale, un uomo con il quale sono stato a letto insieme (per dirla tutta) e che è diventato nel tempo un mio caro amico e che continuo a vedere e frequentare. Lui non è cattolico e sostiene con forza i diritti degli omosessuali. È dichiaratissimo, ha avuto due storie importanti con uomini e vorrebbe trovare l'amore della sua vita. È un bell'uomo. È lui che mi racconta di come viene snobbato nell'ambiente, confermando quello che ho sempre letto sulla vecchiaia di molti omosessuali. Non voglio fare di ogni erba un fascio, ma questa è la mia esperienza. Come potete leggere io faccio autocritica sia come cattolico, sia come omosessuale. Se invece devo scrivere sempre bene di tutti, beh ditemelo!

Il peccato (2)

Tutti, ripeto, tutti siamo peccatori ed abbiamo bisogno della Misericordia di Dio. Il problema nasce quando non vogliamo riconoscere il nostro peccato, quando nessuno ci può dire nulla, o quando per giustificarci diciamo che gli altri non sono meglio di noi.

Qual è il peccato di una persona che prova attrazioni omosessuali? Qual è il mio peccato? Possono delle persone che hanno sofferto in modo particolare sentirsi anche accusate di peccato? Non mi sembra giusto. Però tante volte proprio chi soffre va aiutato a non reagire in modo dannoso per sé stesso e per gli altri.

La disperazione ad esempio è un peccato pericoloso. Nella vita ho provato una disperazione così profonda, che non mi sentivo voluto né da Dio, né da Satana e nemmeno il suicidio sembrava essere una soluzione. Era l’inferno: bruciare di dolore senza possibilità di scampo. Nel discernimento ho sempre capito che il Signore non mi rimproverava di masturbarmi, ma di perdere la speranza. La mia guida spirituale spesso mi rimprovera di chiudermi in me stesso, a doppia, a tripla mandata. Una chiusura talmente forte che nessuno riesce più a penetrare nel mio cuore. Il superbo non è solo colui che pensa di essere il migliore e di non aver bisogno di nessuno, ma anche colui che pensa che il suo dolore e il suo problema sia più grande di quello degli altri e quindi che nessuno possa veramente soccorrerlo, nemmeno Dio.

Anche la paura è un debito di amore verso Dio: paura di uscire da sé stessi, dal proprio dolore, di riprovarci, paura di mettersi in discussione. Dio dice: “Non temere” per 365 volte nella Bibbia!

Quando non troviamo una soluzione ai nostri problemi, quando vogliamo difenderci da un senso di colpa, una delle alternative è convincersi che sia giusto anche quello che sappiamo essere sbagliato. Diciamo che è buono, quello che in realtà non è. Il figliol prodigo, nella disperazione, davanti alle ghiande, nutrimento per i maiali, ha cominciato a desiderarle. Quante volte presumevo di aver trovato l’amore della mia vita, e dopo due scopate (scusate la franchezza), mi sono accorto che si trattava solo di un’illusione.

Dato che il figliol prodigo aveva vissuto per lunghi anni nella casa del padre, si è ricordato di come si mangiava bene là ed ha deciso di tornare. Ma chi nella casa del padre non c’è mai stato? Potrebbe cominciare a dire che le carrube tutto sommato non fanno poi così schifo, anzi che sono proprio buone. E sapete cosa vi dico? C’è di peggio! Forse c’è stato qualcuno che ha pensato di pubblicizzare le carrube, facendole passare come un alimento alternativo, moderno e speciale, magari per guadagnarsi qualche spicciolo ed evitare che a qualcuno venisse la curiosità di assaggiare come si mangia bene nella casa del Padre.

Ripeto. Non sono qui per giudicare. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Nei paragrafi precedenti vi ho parlato di me, dei peccati che ho scoperto danneggiarmi più di un rapporto sessuale occasionale. Il tuo peccato non è un problema per Dio, figurati se lo è per me. Però potrebbe diventare un problema per te, se chiudi gli occhi davanti alla tua fuga dalla verità e dalla felicità. Siamo tutti peccatori, è nella nostra natura. Abbiamo bisogno di essere salvati.

Il tema della prossima settimana è: la salvezza.

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PER I RAGAZZI CATTOLICI CON PULSIONI OMOSESSUALI: Spesso ci capita di vivere la sessualità con un grande senso di colpa, che non ci aiuta e ci porta ad entrare in un circolo vizioso che va dalla depressione alla dipendenza e di nuovo alla depressione. Per me è stato fondamentale capire che una cosa è il peccato, una cosa la dipendenza. Mi ha liberato da un fardello troppo grande da portare da solo. La verità è che la dipendenza sessuale ed affettiva sono da curare non con la guida spirituale, ma con la psicoterapia. Non significa non fidarsi di Dio, come dicono alcuni.

Un'altra cosa: se vi capita di vivere dei periodi intensi di compulsione o se vi capitasse anche di trovarvi un compagno, non fate l’errore di allontanarvi da Dio e dalla Chiesa. Lo so viene spontaneo, sempre per quel maledetto senso di colpa: una tentazione alla quale non dobbiamo cedere. Lo Spirito Santo convince di peccato, non accusa! L’accusatore è il nome del demonio. Trovatevi una guida spirituale che vi sappia accompagnare pur nel rispetto delle indicazioni della Chiesa, su come portare avanti il vostro cammino. Sono proprio i momenti in cui ci sentiamo distanti da Dio ed in difetto che abbiamo più bisogno di Lui. Gesù non è venuto per i perfetti!