Blog dei redattori de Gli scritti (giugno 2014): Blog dei redattori de Gli scritti (giugno 2014): 1/ Deontologia di SMS, FB, Whatsapp. 2/ La Chiesa ha reso l’arte un fatto popolare e non più aristocratico 3/ Parlare serenamente del gender 4/ Proporre le conseguenze sociali del Vangelo è annunziare il Vangelo stesso: il caso dell’educazione! 5/ A favore del realismo di Genesi, anche se in modo nuovo 6/ Cose fresche 7 e 8/ Gli adolescenti, l’educazione e la Chiesa

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 29 /06 /2014 - 15:00 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito alcuni post dei redattori de Gli scritti (29/6/2014)

1/ Utilizzare SMS, FB, Whatsapp, … (questo post è un work in progress, si aggiungeranno via via altri punti, nati dalla discussione, di A.L.)

1/ Un SMS, un messaggio su FB o su Whatsapp può aspettare e non richiede un risposta immediata: così deve essere. Qui ritengo che si debba rovesciare ciò che comunemente si afferma. Infatti, si dice abitualmente che un messaggio non è invasivo, che un messaggio è più rispettoso, ecc.
Non sono d’accordo: un messaggio mette la persona nell’obbligo di rispondere. Ma perché debbo “pagare” per una richiesta che un altro mi fa? E se non avessi credito? E se fossi impegnato in un’attività che rebde impossibile la risposta? No, è meno invasiva una telefonata, nella quale è l’altro che si assume l’onere di “pagare” la conversazione, alla quale è possibile rispondere con un rapido “non posso”. Tutto ciò è ancora più evidente quando si tratta di mettersi d’accordo per un appuntamento. È evidente che bisogna vedere in contemporanea due agendine, quella di chi propone l’appuntamento e quella di colui al quale è proposto. Bene, la cosa migliore è telefonare!

Soprattutto questa è la situazione che si viene a creare: è come se fosse una cafonaggine non rispondere ad un messaggio. Se ti mandano un messaggio, sei obbligato a rispondere. E quando ricevi tanti messaggi, come avviene per una persona pubblica, è difficile rispondere a tutti. Ma è l’altro che ti sta cercando. Chi manda messaggi non può scaricare la responsabilità della conversazione sulla persona che riceve i messaggi. Non si deve dimenticare che qualsiasi persona ti invia messaggi, non solo gli amici intimi. I messaggi che giungono ogni giorno sono tantissimi e giungono per SMS, FB, Whatsapp.

2/ I telefonini, con i loro annessi e connessi, debbono essere spenti in alcuni momenti della giornata e per intere giornate durante l’anno. I ragazzi imparano che a scuola, durante le lezioni, debbono essere spenti. Altrimenti non ci sarebbe attenzione alla lezione ed alla vita della classe che si sviluppa. Così ci sono momenti dl lavoro, ma anche incontri di amicizia, cene o altro, nei quali debbono essere spenti. O almeno se debbono essere utilizzati - dove familiari o amici chiedono la reperibilità – in maniera molto sobria, salutando brevemente chi chiama per avere qualche informazione e assolutamente non rispondendo – e nemmeno guardando -, invece, FB, Whatsapp o altro.

2/ La Chiesa ha reso l’arte un fatto popolare e non più aristocratico (di A.L.)

Quando si parla di arte e bellezza sembra che si stia discorrendo di estetica in maniera aristocratica, sembra che si stia discorrendo di cose che nulla hanno a che fare con la gente e con la vita quotidiana. Invece, le grandi opere d’arte cristiane sono fatte dal popolo di Dio e con la sua approvazione e per il suo godimento.

Si pensi alle grandi cattedrali, erette per le liturgie cittadine, dalle ordinazioni, ai funerali, alle celebrazioni delle grandi feste: il duomo di Milano è stato eretto con i soldi della povera gente (anche le prostitute davano liberamente offerte!), perché lo hanno sentito loro proprietà, loro simbolo, loro luogo di incontro e celebrazione, loro riferimento nei secoli. Così il colonnato del Bernini che permette al mondo di amare il pontefice e di incontrarlo, dall’elezione alle udienze, fino al momento del saluto nel funerale. Per poi ricominciare di nuovo.

L’arte cristiana non è evento di élite!  

3/ Parlare serenamente del gender (di G.A.)

Io credo che le questioni ed i dibattiti sul gender non debbono spaventare! E non deve spaventare nessuno che la Chiesa abbia una sua posizione contraria alle adozioni di figli da parte di omosessuali. Se la maggioranza degli italiani deciderà che una coppia omosessuale possa avere un figlio non metteremo a morte gli ufficiali dello Stato che porranno in opera tale legislazione! Siamo e saremo fedeli allo Stato.

Noi siamo contrari all’adozione di figli da parte di coppie omosessuali perché riteniamo che non sarebbe garantita a quei bambini un’educazione alla famiglia e al rapporto uomo-donna. Riteniamo che siano non solo fondamentali, ma ancor più belli la sessualità ed il piacere di essere maschi o femmine che intendiamo trasmettere ai nostri figli questo tesoro. Noi crediamo nell’esperienza e non pensiamo che sia facile trasmettere l’amore alla sessualità e alla diversità sessuale se non ne siamo testimoni in prima persona. Sappiamo che i bambini già nel grembo iniziano a conoscere la loro madre e ne sentiranno la mancanza se sarà loro strappata via. Sappiamo che i bambini hanno l’istinto di suzione al seno e non lo perderanno se si troveranno con due maschi in casa.

Per questo non abbiamo paura. Perché sappiamo di avere ragione. Crediamo che se si volesse imporre un pensiero pro-gender nella scuola, nella stampa, nei media, anatematizzando le posizioni contrarie, ciò sarebbe un errore gravissimo. Sarebbe un errore gravissimo perché eliminare la complementarietà di padri e madri è contrario alla realtà! Una legislazione che si proponesse di eliminare dalla scuola, dal diritto e dalla comunicazione pubblica il maschile ed il femminile, le parole papà e mamma, ecc. sarebbe astratta e improponibile praticamente. Non ci troveremmo solo dinanzi ad un’idea di legislazione sbagliata, ma più profondamente appunto solamente dinanzi ad un’idea praticamente improponibile! Un’idea improponibile si chiama ideologia. Due esempi dalle stalle alle stelle: immaginatevi di cancellare dalla segnaletica più abituale il maschile ed il femminile (dai passaporti alle corsie di ospedale fino ai bagni di un ristorante) o immaginatevi l’abolizione delle parole mamma e papà nei primi anni di vita di un bambino (il bambino impara le parole mamma e papà perché sono le più originali e le più semplici linguisticamente).

Ideologia è voler imporre alla realtà dei criteri che la realtà stessa rifiuterà, perché non sono adeguati ad essa! Un’eventuale legislazione che volesse imporre una nuova linguistica gender è semplicemente impossibile. Se si dovessero mettere in carcere tutti gli italiani a cui piace la sessualità, a cui piace il maschile ed il femminile, a cui piacciono i papà e le mamme, il sovraffollamento delle carceri raggiungerebbe livelli a dir poco spaventosi! Se si dovessero cancellare le parole uomo e donna, padre e madre, nonno e nonna, marito e moglie, fratello e sorella, in quale assurdità linguistiche si andrebbe a cadere!

Si parla di una neo-lingua costruita a tavolino, bypassando l’esperienza di millenni, per negare che qualunque essere umano deve la sua vita a coppie maschio-femmina che gliel’hanno trasmessa da secoli (non saprei dire quante famiglie si sono succedute nei secoli dal primo uomo ad oggi perché ognuno di noi abbia la vita)? Ebbene si facciano avanti i costruttori di una nuova lingua a sfidare la realtà. Noi riconosceremo invece, come amanti dell’empiria e del dato scientifico, che realmente abbiamo ricevuto la vita da padri e madri che l’hanno trasmessa nei secoli una generazione dopo l’altra

4/ Proporre le conseguenze sociali del Vangelo è annunziare il Vangelo stesso: il caso dell’educazione! (di A.L.)

Papa Francesco insiste a ragione sul fatto che il Vangelo non si annunzia solo “direttamente”, ma anche mostrando la bellezza delle sue conseguenze sociali. Accogliere il povero appartiene al messaggio evangelico stesso: non si tratta solo di annunciare il kerygma, ma anche di mostrarne la fecondità. Molti genitori, molti adulti, si avvicinano al Vangelo non direttamente, bensì perché avvertono che il Vangelo fa bene ai loro poveri figli. Anche questa è la grandezza del Vangelo, di fare il bene. Chi ha ricevuto quel grande bene che è il Signore, educa: e quell’educazione è un segno che il Vangelo è vivo. Ed educare è in se stesso un annuncio del Vangelo. Anche quando non se ne parla direttamente, perché nell’educare non si parla sempre di Gesù, anche se è altrettanto vero che prima o poi se ne parla! 

5/ A favore del realismo di Genesi, anche se in modo nuovo (di G.M.)

Certamente l’esegesi e la catechesi hanno dovuto lottare per giungere al riconoscimento che quei capitoli non sono reali, non sono scientifici. Ma, come sempre avviene per le situazioni pendolari, il pendolo si è talmente spostato al punto che quasi nessuno ritiene più che in Genesi sia contenuto l’annunzio di qualcosa che è vero, anzi verissimo!

E invece così non è! L’ebraismo ed il cristianesimo annunziano che la creazione è dal nulla, che l’energia e la materia sono state create con una legge intrinseca che dà loro la possibilità di evolvere, che esiste la provvidenza che non abbandona mai la creazione, che l’uomo è il primo pensiero di Dio e la più desiderata delle sue opere perché l’unica in grado di rispondergli con un amore libero, che il peccato originale è stato veramente compiuto ed ha conseguenze che ancora oggi paghiamo e così via. 

6/ Cose fresche (di A.L.)

Mangio della focaccia riscaldata pugliese: non ha più il sapore che aveva quando l’ho comprata a Bari ed è passato solo un giorno. Nella vita non si può vivere di cose riscaldate (anche se la cultura consumista spinge ad avere tutto pronto “da riscaldare”, perché è più difficile e faticoso avere cose fresche).

Ebbene anche nella vita e nell’amore non si può vivere di cose “riscaldate”: non hanno gusto. Un amore non può vivere di gesti che non siano rinnovati ogni giorno. Non bastano i gesti e le parole di ieri: servono i gesti e le parole do oggi. Ed è meglio una cosa semplice, preparata ora, di qualcosa di “riscaldato”.

7/ Gli adolescenti, l’educazione e la Chiesa (notazioni, I parte), di A.L.

Un adolescente risponde a sua madre domandandole: «Ma non hai ancora capito cosa desidero? Tu hai gli strumenti per capirlo, tu sei l’adulto».

Così, in uno dei romanzi di David Grossman, presentati nel corso del convegno di Bari.

«Perché non avete ancora capito di cosa abbiamo bisogno noi?».

Così, nello stesso convegno, un ragazzo di una parrocchia di Conversano durante un dibattito sul musical che hanno appena interpretato.

L’adolescente non risponde alle domande che gli si pongono. Piuttosto lascia parlare l’adulto e lo giudica. Gioca la palla in risposta ad una posizione che l’adulto ha assunto. Oppure, semplicemente, va per la sua strada, protestando se un “no” dell’adulto lo blocca.

Per questo non ha senso partire dalle “domande” dei ragazzi, in età adolescenziale. Le loro domande sono inespresse. Sono educatori, genitori e catechisti a dover interpretare, senza chiedere troppo esplicitamente. Soprattutto non debbono mancare le proposte, sapendo che su di esse si allenerà poi la critica dei ragazzi, che li aiuterà a diventare più adulti. 

8/ Gli adolescenti, l’educazione e la Chiesa (notazioni, II parte), di A.L.

N.B. Queste riflessioni sono sorte in relazione all’ascolto di un intervento di Pierpaolo Triani al Convegno Nazionale dei direttori degli Uffici catechisti, tenuto il 24/6/2014

Non c’è sincronia nella crescita dei pre-adolescenti e degli adolescenti. Non solo c’è chi cresce prima e chi cresce dopo, ma ognuno cresce e decresce più volte, cambia di ora in ora, come Alice nel paese delle meraviglie che cresce e decresce continuamente. Per questo non ha troppo senso soffermarsi sulla differenza fra pre-adolescenza ed adolescenza.

Inoltre i nostri percorsi di Iniziazione cristiana terminano abitualmente mentre la fase di maturazione del ragazzo è appena iniziata e non è assolutamente conclusa (per questo si dovrà attendere i 25 o 30 anni.

Soprattutto l’adolescenza è un cammino di maturazione attraverso il quale si integreranno la capacità di ragionare e di emettere giudizi sulla realtà, la dimensione affettiva ed emotiva, la capacità di amare e di costruire.

Per questo la proposta di cammino di cui ha bisogno un adolescente deve curare sia l’educazione cosiddetta “formale” sia quella cosiddetta “informale” e “non formale”. Servono contenuti che aiutino il pensiero a maturare una visione fondata del mondo, ma anche relazioni vive e proposte concrete di vita attraverso le quali maturare. I catechisti di quest’età (nella grande tappa della Cresima e poi nelle comunità giovanili) debbono saper proporre riunioni interessanti, ma anche un incontro diretto e personale ed una cura della vita di gruppo e delle relazioni delle persone tra di loro.

Non bastano le “piccole” narrazioni, ma servono anche le “grandi” narrazioni – quelle che il post-moderno rifiuta, quelle che toccano il senso della vita e della storia nella sua totalità.