Appunti inglesi, di Andrea Lonardo 2/ Le origini di Inghilterra, Scozia e Galles sono romane, ma hanno radici non tanto nella Roma imperiale, quanto piuttosto nella Roma cristiana che trasmise una nuova visione della cultura classica e della dignità dell’uomo 3/ Cambridge ed Oxford, cioè la grandezza del Medioevo 4/ Pink Floyd sull’educazione, da mettere in discussione chi voleva mettere in discussione 5/ I martiri della Torre di Londra 6/ The Natural History Museum 7/ Notting Hill e Chesterton 8/ Il lampione di Beaconsfield

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 18 /08 /2014 - 15:28 pm | Permalink
- Tag usati: , , , , , ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Il centro culturale Gli scritti (18/8/2014)

2/ Le origini di Inghilterra, Scozia e Galles sono romane, ma hanno radici non tanto nella Roma imperiale, quanto piuttosto nella Roma cristiana che trasmise una nuova visione della cultura classica e della dignità dell’uomo

I resti di St. Augustine Abbey a canterbury
dopo la distruzione di Enrico VIII

Secondo verità storica, il British Museum (nella sezione sugli anglo-sassoni) ed il Museum of London sottolineano che Londra venne rifondata nell’alto medioevo – la tradizione vuole che la nuova fondazione sia avvenuta nell’886 da parte di re Alfred - dopo che i romani l’avevano abbandonata nel 407. In quell’anno, in effetti, l’imperatore Costantino III richiamò le truppe perché l’impero era sotto pressione per le ondate barbariche che iniziavano a succedersi (nel nord Europa sono note come “migrazione dei popoli”). Nel 410 partì dalla Britannia l’ultimo appello ad Onorio perché inviasse truppe, ma la risposta fu negativa. Pian piano Londinium si svuotò ed i suoi abitanti vissero fuori le mura per alcuni secoli.

Ma l’impero romano non era più solo l’organismo statale. Man mano, fino al 407, con l’impero era giunta la fede cristiana. I Musei presentano un repertorio di resti paleocristiani che attestano la relativa diffusione del cristianesimo già in quei secoli.

Ebbene lo scomparire delle truppe romane fu pian piano “compensato” dall’arrivo dei monaci. Gregorio Magno, già praefectus urbis e poi papa, inviò nel 597 - mentre Roma era alle prese con i longobardi! – Agostino, che sarà poi detto di Canterbury, con 40 monaci. Agostino fondò la prima diocesi, appunto Canterbury, convertendo alla fede cristiana il re Ethelbert (interessantissime sono le rovine della sua abbazia, distrutta poi da Enrico VIII che soppresse e fisicamente smantellò tutti i monasteri del regno nel 1540). 

Nel 604 venne costruita la prima St. Paul’s Cathedral a Londra. Sempre nel VII secolo venne fondata l’abbazia di Westminster, dedicata a San Pietro, in un isolotto fuori dalle mura, dove anticamente un affluente oggi non più visibile si immetteva nel Tamigi.  Dunque Londra non era esattamente vuota fino alla rifondazione di re Alfred.

A leggere i grandi eventi politici della storia tutto un mondo sembra finire in Britannia con la partenza dei romani: gli anglo-sassoni prendono il potere, l’impero si sposta sempre più in oriente, nelle terre che Costantinopoli riesce ancora a guidare e sembra morire in occidente.

Sembra la fine, se non ci fossero stati i monaci. Le storie generali non registrano la rilevanza degli “eventi spirituali”, che sono invece storicamente più significativi di quelli militari  od economici

I monaci e con loro la Chiesa nelle diverse regioni che erano state conquistate dai romani - ed anche in altre che erano rimaste non toccate dalla cultura classica - riprende gli aspetti più positivi della latinità senza più la violenza dell’occupazione.

In una piccola vetrina, in un angolo quasi nascosto della sezione del British Museum dedicato all’arrivo degli anglo-sassoni in Inghilterra, si vedono i segni dell’incredibile: nuove croci, nuovi segni cristiani, piccoli oggetti personali che dicono la presenza del Vangelo. Gli anglo-sassoni, quei barbari che conoscono a mala pena la scrittura, divengono cristiani.

Cosa avvenne tutto questo? Si può immaginare che la gente già divenuta cristiana nei primi secoli sia stata sostenuta dai monaci inviati da Roma, ma non più presenza dell’impero, non solo a conservare la fede, ma anzi a trasmetterla ai nuovo arrivati.  In Inghilterra - come si è detto - fu per primo Etelberto, re del Kent, a divenire  cristiano, evidentemente conquistato dal Vangelo. Ed è da allora che l’Inghilterra è legata all’arcivescovo Canterbury. Pian piano anche gli altri regni degli angli e dei sassoni divennero cristiani.

Fu Gregorio Magno, appunto, non più un imperatore, ma un papa, a prendersi cura dell’Inghilterra che si misurava con i suoi nuovi padroni.

Nello stesso periodo erano i monaci provenienti dall’Irlanda che ripresero la trasmissione della fede in Scozia nel VI secolo con San Colombano e i suoi – ma già la Scozia aveva avuto San Mungo. Nel 573 vennero sconfitte le tribù pagane e nel 710 anche i Piti si convertirono al cristianesimo. 

Tramite i monaci irlandesi il cristianesimo si diffondeva negli stessi anni anche in Galles.

Senza l’alto-medioevo e senza i monaci romani che trasmisero in quegli la fede e la cultura, non ci sarebbero stati la Magna Charta e tutto lo sviluppo dell’Inghilterra successiva. Non ci sarebbero stati né Oxford, né Cambridge, né Shakespeare. Non ci sarebbe stata l’Inghilterra.

È un’idea di uomo che rese possibile la storia inglese, quell’idea di uomo proposta dal Vangelo.

3/ Cambridge ed Oxford, cioè la grandezza del Medioevo

Se si scorrono le date di fondazione dei primi Collegi di Oxford e Cambridge (Merton College di Oxford, 1264, Peterhouse di Cambridge, 1280), ci si accorge subito dell’importanza che la cultura aveva nel Medioevo cristiano.

In realtà ad Oxford già esisteva uno “studium” nell’XI secolo che ricevette nel 1214 l’approvazione papale con ampi privilegi di libertà, mente a Cambridge gli studi si svilupparono a partire dai centri abbaziali, ottenendo statuti e privilegi sotto re Enrico III nel 1231.

Tutto il fiorire successivo non ci sarebbe stato senza questa peculiare creazione del mondo medioevale che non conosceva solo il clero diocesano, le abbazie e gli ordini mendicanti, ma anche le Università. È stato il Medioevo ad inventare l’università. Non solo a fondare singole università come La Sapienza di Roma, ma ad inventare l’università tout court

Il medioevo trapassò poi in maniera quasi inavvertita nell’umanesimo. A Cambridge fu professore di greco per tre anni Erasmo da Rotterdam, cattolico, dal 1511 al 1513, prima che scoppiasse la Riforma – Erasmo fu ospite nel Queen’s College - perché i diversi Collegi si sviluppavano man mano che la cultura progrediva. Contemporaneamente l’arcivescovo Fisher, poi decapitato da re Enrico VIII, fondava altri Collegi e così facevano illustri personalità del tempo: relativamente pochi Collegi risalgono agli anni successivi alla Riforma. Anche questi episodi fanno parte della cosiddetta “riforma cattolica” che dovette poi modificarsi radicalmente al sopraggiungere della Riforma protestante.

Interessantissime sono le libertà conosciute dalle Università medioevali e così dai Collegi di Oxford e Cambridge. Il mondo comunale, prima che le monarchie lo distruggessero, conobbe non solo la Magna Charta, ma una serie infinita di libertà che venivano conquistate dalle Corporazioni, dalle Gilde, dai Collegi, dalle Università e così via. È interessantissimo che ancora oggi il Parlamento inglese abbia una delle due camere che si chiama House of Commons, proprio perché deriva direttamente dalle libertà comunali: era la Camera dei rappresentanti della popolazione dei diversi Comuni.

4/ Pink Floyd sull’educazione, da mettere in discussione chi voleva mettere in discussione

Una famosa canzone dei Pink Floyd risente del clima culturale degli anni che seguirono il ’68, tendente a ridicolizzare l’educazione come un processo di perversione violenta della libertà del giovane. In quegli anni non ci si accorgeva che invece l’educazione è fonte di libertà.

Another Brick in the Wall - Part 2, dei Pink Floyd

We don't need no education
We dont need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone

Hey! Teachers! Leave them kids alone!
All in all it's just another brick in the wall.
All in all you're just another brick in the wall. 

We don't need no education
We don’t need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone

Hey! Teachers! Leave them kids alone!
All in all it's just another brick in the wall.
All in all you're just another brick in the wall. 

"Wrong, Do it again!"
"If you don't eat yer meat, you can't have any pudding. 
How can you have any pudding if you don't eat yer meat?"
"You! Yes, you behind the bikesheds, stand still laddy!"

Another Brick in the Wall - Part 2

Non abbiamo bisogno di istruzione
Non abbiamo bisogno di controllo mentale
Nessun cupo sarcasmo in classe
Maestri lasciate in pace i bambini

Hey! Maestri! Lasciate in pace i bambini!
Dopo tutto è solo un altro mattone nel muro.
Dopo tutto sei solo un altro mattone nel muro. 

Non abbiamo bisogno di istruzione
Non abbiamo bisogno di controllo mentale
Nessun cupo sarcasmo in classe
Maestri lasciate in pace i bambini

Hey! Maestri! Lasciate in pace i bambini!
Dopo tutto è solo un altro mattone nel muro.
Dopo tutto sei solo un altro mattone nel muro.  

"Sbagliato, Comincia da capo!"
"Se non mangi la tua carne, non potrai avere nessun dolce. 
Come pensi di avere il dolce se non mangi la tua carne?"
"Tu! Si, tu lì dietro, rimani in piedi cretino!"

5/ I martiri della Torre di Londra

Philip Howard, duca di Arundel, convertitosi al cattolicesimo nel 1584, venne per questo imprigionato dalla regina Elisabetta I nella Torre di Londra per 10 anni, finché ne morì. Nella Beauchamp Tower si trova un’impressionante iscrizione da lui scolpita, nella quale ricorda uno dopo l’altro i Padri della chiesa: Sant’Agostino, sant’Ambrogio e così via. Era un modo di ricordare a chi fosse stato recluso dopo di lui in quel luogo la sua fedeltà alla tradizione della Chiesa.

Le iscrizioni lasciate sui muri delle diverse torri che detenevano i prigionieri all’interno della Torre di Londra (Tower of London) sono commoventi: nella Beauchamp Tower, nella Salt Tower, nella Bloody Tower accanto ad iscrizioni lasciate da malviventi comuni o da traditori della Corona, figurano anche quelle dei martiri cattolici. Sotto la regina Elisabetta I (come sempre la storia è scritta dai vincitori e così Maria la Cattolica è detta la Sanguinaria, mentre questo appellativo non risulta per la sorella protestante Elisabetta I: il numero dei condannati a morte delle due regine è pressoché equivalente), divenne reato punito con la morte non solo la celebrazione della Messa cattolica, ma anche la semplice ospitalità offerta ad un prete cattolico: si trovano così le iscrizioni di diversi gesuiti con il trigramma JHS o con l’invocazione a Maria, ma anche le preghiere di laici che ospitarono sacerdoti amici che cercavano di celebrare in segreto per conservare la fede dei cattolici “ricusanti”. Tutti vennero impiccati, poi squartati e smembrati. Così prevedeva la Legge: la pena capitale e poi l’oltraggio al corpo morto del cattolico.

Nella Torre di Londra venne recluso anche sir Thomas More - san Tommaso Moro - autore di Utopia e primo cancelliere del Re. Condannato ad essere impiccato, squartato e smembrato perché in coscienza manteneva il silenzio e, pur non contestando il re Enrico VIII, non prendeva le sue difese in pubblico contro il papa, ebbe la sua pena commutata da Enrico VIII nella semplice decapitazione.

È sepolto nella piccola chiesa di St. Peter ad Vincula che è all’interno della Torre stessa, mentre la sua testa tagliata venne portata nella chiesa di St. Dunstan a Canterbury, dove si trovava una cappella del genero William Roper che aveva sposato la figlia prediletta di sir Thomas.

Il corpo dell’arcivescovo Fisher, decapitato per gli stessi motivi di Moro, venne invece sepolto nella Chiesa di All Hallows-by-the-Tower, appena fuori la Torre di Londra. In quella chiesa la figlia di More, Margaret, attese e pregò in occasione della decapitazione del padre.

Vicino alla chiesa ed alla Torre, precisamente nel giardino di Tower Hill, un piccolo memoriale ricorda il luogo dove era posto il patibolo (alcune personalità la cui decapitazione era più problematica per possibili moti di popolo vennero uccisi all’interno della Torre stessa, così Moro e Fischer, dove un memoriale ricorda il luogo dinanzi alla chiesa di St Peter ad Vincula già ricordata, mentre i semplici preti cattolici e coloro che li avevano ospitati vennero uccisi a Tower Hill).

Fra i martiri cattolici, il memoriale all’interno della torre ricorda anche la madre del cardinale Pole, amico di Michelangelo, decapitata per la sua fedeltà al papa.

Ovviamente quei luoghi di detenzione e morte ricordano anche le vittime di Maria la Cattolica e dei re cattolici precedenti alla svolta di Enrico VIII: un’occasione per la “purificazione” comune della memoria

6/ The Natural History Museum

Le origini del Museo possono essere fatte risalire al naturalista, fisico, medico e collezionista Sir Hans Sloane (1660-1753) che ne pose le basi. Da credente anglicano egli, agli scopi scientifici, aggiungeva il desiderio di mostrare a tutti la grandezza e la bontà di Dio, creatore della immensa diversità degli esseri viventi (la teoria evoluzionista era ancora di là da venire e Sloane riteneva che le specie fossero esistite da sempre).

Le collezioni di Sloane furono alla base della creazione del Museo che venne, però, realizzato da Sir Richard Owen nel 1870 (il Museo aprì al grande pubblico nel 1881). Anch’egli riteneva che il Museo dovesse manifestare la grandezza dell’Inghilterra, ma anche la gloria di Dio. Owen dette il nome ai “dinosauri”, dal greco “terribili lucertole”, ma fu un accanito nemico di Darwin, poiché riteneva che le differenti specie fossero state create singolarmente da Dio.

Quando Darwin propose la teoria dell’evoluzione per selezione naturale la Chiesa anglicana si oppose ai suoi studi: in un dibattito pubblico il vescovo anglicano di Oxford, S. Wilberforce, si oppose a T.H. Huxley, amico di Darwin che difendeva le sue teorie. In quel tempo venne creata tutta una serie di vignette pubblicate dalla stampa inglese che cercavano di ridicolizzare  la teoria darwiniana, rappresentando Darwin con il viso simile a quello di una scimmia o mentre conversava con gruppi di scimmie.

Darwin, che non fu mai ateo, perse un figlio, Charles e l’evento lo allontanò dalla fede: giunse a dichiararsi agnostico, affermando che le sue teorie non deponevano né pro né contro la fede. La moglie, invece, rimase sempre molto credente.

Le sue convinzioni sull’evoluzione, ben più che dai suoi viaggi, derivarono dall’allevamento dei piccioni e dagli incroci fra di essi cui Darwin li sottopose.

È interessante scoprire che C. Darwin, da giovane studente al Christ’s College di Cambridge, si stesse in un primo tempo orientando a divenire prete anglicano.

Grande oppositore del darwinismo fu Stalin che perseguitò nei gulag gli scienziati sostenitori della teoria della selezione naturale, mentre appoggiò i lamarckiani, che proponevano una visione a suo dire più confacente alle teorie del marxismo.

7/ Notting Hill e Chesterton

Due grandi autori hanno posto nel secolo passato la grande questione perché valga la pena amare qualcosa di particolare. Antoine de Saint-Èxupery, ne Il piccolo principe, fa domandare al suo protagonista perché si ama una rosa in particolare, mentre nei roseti ne esistono migliaia. Dietro quella rosa si nasconde la donna amata come gli amici del cuore. Perché perdere tempo ad amare una donna, quando ne esistono migliaia possibili? Non ha ragione Don Giovanni a dedicarsi al maggior numero di donne che riesce a raggiungere? Perché essere fedele ad un amico, se esistono migliaia di amici possibili? Non è meglio cambiarli di frequente, senza affezionarsi a nessuno?

L’altro autore è G.K. Chesterton che si domanda perché bisogna amare la propria famiglia, la propria casa ed il proprio quartiere. Perché la nostra storia è importante e non è sbagliato dedicare tanta passione ad essa? Perché essere felici di un lampione verde dinanzi alla propria casa e sperare di ritrovarlo nell’eternità? Nel romanzo Il Napoleone di Notting Hill, protagonista è un personaggio che sa bene che vale la pena difendere il proprio quartiere –appunto Notting Hill – e che non è miopia amare il luogo dove si è nati e le persone con cui si è cresciuti.

8/ Il lampione di Beaconsfield

Si torna indietro a Beaconsfield, in Grove road, per verificare che esista il lampione verde dinanzi alla casa dove visse G.K. Chesterton con sua moglie. Ebbene quel lampione non c’è più, ma al suo posto ne è stato posto un altro, meno bello, ma capace di illuminare lo stesso.

Chesterton è il maestro della “bontà dell’essere”: essere è un bene. Più volte egli ha affermato che quel lampione verde dovrà esserci anche in Paradiso.

È l’antico annuncio della resurrezione: la vita in terra non è inutile e tutto ciò che Dio dona all’uomo e l’uomo con-crea con il Creatore non ha un destino effimero, ma in qualche modo appartiene all’eternità, perché è destinato alla resurrezione. Ogni gesto di amore, ogni realtà bella, ogni amicizia, ogni amore, ogni gesto di carità non è perduto per sempre, ma sarà in Paradiso con quel lampione verde.