1/ Le sei suore che sfidarono ebola, di Giulio Albanese 2/ Gli ultimi martiri del virus Ebola. Dopo la morte degli ultimi religiosi in Liberia non si contano più frati ospedalieri, di Corrado Paolucci

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 01 /09 /2014 - 20:29 pm | Permalink
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1/ Le sei suore che sfidarono ebola, di Giulio Albanese

Riprendiamo da Avvenire del 26/3/2005 e poi del 4/8/2014 un articolo di Giulio Albanese. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (1/9/2014)

Tra gli eroi che hanno dato la vita per gli altri, in questo caso per curare i malati di Ebola, ci sono anche sei donne, sei donne eccezionali, coraggiose e generose, missionarie delle Poverelle di Bergamo. Fecero tutto per amore dei più poveri, nei quali vedevano Cristo. Fino a dare la vita. Per loro il 25 gennaio 2014 si è chiuso il processo diocesano di beatificazione. Riproponiamo un articolo di Giulio Albanese, pubblicato su Avvenire il 26 marzo 2005.

Le sei suore che sfidarono ebola

«Avvolte tra i poveri», proprio come raccomandava il Beato Luigi Maria Palazzolo, loro fondatore. Abituate a combattere a servizio del Regno, sei coraggiose missionarie delle Poverelle di Bergamo non abbandonarono la trincea della carità, sotto l'incubo della terribile epidemia di Ebola che nel 1995 sconvolse la loro missione congolese.

Suor Floralba Rondi, Suor Clarangela Ghilardi, Suor Danielangela Sorti, Suor Dinarosa Belle, Suor Annelvira Ossoli e Suor Vitarosa Zorza furono falciate dalla febbre emorragica. Tutto cominciò quando, il 15 marzo di quello stesso anno, un uomo tornò a casa febbricitante dopo una giornata di lavoro nei pressi di un villaggio a poca distanza dalla cittadina di Kikwit, nell'ex Zaire. Dieci giorni dopo morì, dissanguato da un male misterioso.

La stessa sorte toccò a suo figlio, a suo fratello e ad altri membri della famiglia. Nel giro di poche settimane, l'ospedale di Kikwit si riempi di moribondi. Suor Floralba fu la prima missionaria ad essere contagiata e la prima a soccombere. Le consorelle raccontarono che si ammalò mentre assisteva un paziente in gravi condizioni. La morte sopraggiunse il 25 aprile. Suor Vitarosa fu invece l'ultima a cadere tra le religiose.

Il diario della comunità ricorda che si prese cura delle consorelle contagiate dal terribile virus e le raggiunse in cielo il 28 maggio, festa dell'Ascensione. I medici capirono che la diffusione del virus era favorita dall'usanza di toccare i morti durante i funerali. Perciò venne dato l'ordine di avvolgere i cadaveri nella plastica. L'epidemia causò in tre mesi la fine di 244 persone. Tra le vittime, le sei eroiche missionarie che si erano prodigate nell'assistenza pur consapevoli della pericolosità del morbo.

2/ Gli ultimi martiri del virus Ebola. Dopo la morte degli ultimi religiosi in Liberia non si contano più frati ospedalieri, di Corrado Paolucci

Riprendiamo dal sito Aleteia un articolo di Corrado Paolucci pubblicato il del 20/8/2014. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (1/9/2014)


European Commission’s Humanitarian Aid and Civil Protection department

E' questa la verità: i frati e le suore sapevano di rischiare la vita, non erano ingenui. Ma hanno scelto di stare da cristiani ai piedi della Croce, fedeli al voto dell'Ordine dei Frati ospedalieri di San Giovanni di Dio (Fatebenefratelli) e al carisma della cura dei pazienti. «Quando si è diffuso il virus Ebola, tutti gli ospedali liberiani hanno chiuso perché il personale aveva paura di contrarre la malattia; noi abbiamo continuato ad accogliere chi lamentava febbre e diarrea, possibili sintomi dell’ebola». Sono le parole commosse del frate ospedaliere Pascal Ahodegnon riportate da Famiglia Cristiana il 12 agosto. Lui è tornato a Roma dalla Liberia, insieme alla salma di un suo confratello, fra Georges Combey, 47 anni, morto l'11 agosto. «Frequentava Farmacia e come studente avrebbe potuto non seguire i pazienti. Invece piombava in reparto non appena finiva l’università». 

Con la sua morte, non rimangono più frati ospedalieri in Liberia

Suor Chantal la madre di tutti

All’ospedale di Monrovia prestavano servizio anche le Missionarie dell’Immacolata Concezione come infermiere. Erano in 4 e tutte sono state contagiate: il 9 agosto è morta la congolese suor Chantal Pascaline di 48 anni. Era conosciuta per il suo sorriso con cui dava coraggio agli ammalati. «Voglio essere la madre di tutti», ripeteva spesso.
 
Il bilancio del virus

Continua, intanto, a crescere il bilancio dell’epidemia di Ebola in Africa occidentale. Tra il 14 e il 16 agosto 2014, un totale di 113 nuovi casi (confermati o sospetti) e 84 decessi sono stati segnalati in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. Lo ha annunciato il 19 agosto l’Oms. Dallo scoppio dell’epidemia nei 4 Paesi colpiti si contano 1.229 decessi su un totale di 2.240 casi. L’Oms ha aggiornato il suo bilancio, spiegando che i casi segnalati tra Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone sono 2.240.

La preghiera del papa

Anche Papa Francesco all’Angelus di domenica 10 agosto ha invitato a pregare «per le vittime del virus e per quanti stanno lottando per fermarlo».