Maleficent, di Robert Stromberg (2014). Appunti di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /09 /2014 - 23:14 pm | Permalink
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Mettiamo a disposizione sul nostro sito alcuni appunti di Andrea Lonardo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

Il Centro culturale Gli scritti (7/9/2014)

È la Bella addormentata nel bosco che racconta la sua vera storia, dichiarando falsa la versione originaria con il Principe azzurro che la risveglia baciandola nel bosco: è la finzione della finzione, la finzione che nega la finzione nota.

Ma la questione posta da Maleficent non è peregrina come la finzione, bensì è l’affaire decisivo della vita umana: esiste l’amore che non tradisce? Questione determinante, perché senza il “bacio” di un amore che non tradisce, la vita è come addormentata, il vivere è destinato alla morte.

Ebbene in Maleficent il bacio dell’innamorato di Aurora - la nuova Bella addormentata –, il bacio del nuovo Principe azzurro, non la sveglierà. Non potrà svegliarla perché è il bacio di un amore che non durerà, che non sarà eterno, che non vincerà il passare del tempo. Sarà un altro e più vero ed eterno amore a ridestare Aurora.

Il messaggio del film è così straordinario: nell’epoca della fissazione erotica e sentimentale, Maleficent annuncia che non si vive per avere un ragazzo, non si vive per avere una compagnia. Il film annuncia che è necessario un diverso amore.

Maleficent si apre mostrando il duro dolore provocato  dall’amore nato e poi tradito. La fata Malefica e l’umano Stefano vengono da due mondi diversi e apparentemente incapaci di comunicare – ma tali sono anche sempre il femminile ed il maschile. Ebbene l’amore che sempre promette, ma poi sembra non mantenere nulla di quei primi momenti, rompe le barriere. Malefica e Stefano si parlano e cade ogni velo, fino al primo bacio, il “bacio del vero amore”.

Ma il “vero amore” è solo apparente: Stefano si lascia prendere dal desiderio di emergere nel mondo degli uomini. Sarebbe ancora il meno, il dramma diviene veramente tale quando egli ritorna, fingendosi ancora innamorato, per uccidere il suo antico amore al solo fine di compiacere il re e conquistare il trono. Malefica si fida, lo perdona degli anni in cui Stefano l’ha dimenticata. L’umano, che pure non riesce ad ucciderla, la addormenta però a tradimento e le taglia le ali. Usa la fiducia della fata che lo ama per “pugnalarla” alle spalle.

Il tradimento è il peccato più grave, come insegna il Vangelo e tutta la tradizione cristiana: la colpa più grave è tradire chi ci ama. Dante pone Giuda, Bruto e Cassio al profondo dell’inferno. Essi non solo hanno compiuto il male, ma lo hanno compiuto contro chi li amava, approfittando della fiducia che essi avevano presso di loro.

Da quel momento Malefica diviene capace di odio, si converte al male, diviene distruttrice. Si chiude, non permette più a nessuno di entrare nel proprio reame, la Brughiera. E, alla notizia che Stefano ha avuto una figlia, maledice la bambina: entro i sedici anni di età Aurora dovrà morirà, non appena il fuso di un arcolaio la pungerà. Potrà risvegliarla solo il bacio di un amore vero.

Malefica pronuncia quel maleficio perché crede ormai impossibile sulla terra l’amore vero. Per lei il risveglio – la resurrezione – della ragazza sarà impossibile. Non si può risorgere dai morti da soli, se non affidandosi ad un amore fedele, forte e totale che ci sollevi.

Man mano che la bambina cresce, però, Malefica comincia a guardarla con occhi diversi. Aurora la risveglia all’amore. È come se Malefica divenisse pian piano la madre “adottiva” della piccola creatura. Quando Malefica comprende di desiderare la vita e non la morte di Aurora, ormai è troppo tardi: il sortilegio è stato pronunciato e, dopo che il peccato è stato commesso, solo un amore puro potrà risvegliare Aurora. La sentenza è irrevocabile.

Il Principe azzurro – Filippo, il giovane che si è innamorato di Aurora - non è in possesso di un amore tale da risvegliarla perché il suo amore è promesso, ma evidentemente destinato a non reggere la sfida del tempo. Bacia l’innamorata, ma Aurora resta fra le braccia del sonno mortale.

Tutto sembra ormai perduto, finché Malefica si china a baciare la ragazza. Le dice che ricorderà per sempre il tuo sorriso. E le chiede perdono per aver causato la sua morte, rinchiusa come era nell’odio per il tradimento di Stefano.

Ebbene questo bacio è bacio di un amore eterno. Non più il bacio di un innamorato, ma il bacio di una persona disposta a tutto per dare vita ad una figlia.

E Aurora si ridesta.

Stefano, ossessionato dal ricordo di Malefica che ormai odia, ne decreterà la morte. Nuovamente la tradirà, assalendola alle spalle sull’ultima torre, mentre lei aveva deciso di risparmiarlo. Chi odia, però, è destinato alla morte e così avverrà di Stefano (in Malefica, prima della sua “conversione” all’amore materno, ed in Stefano, nel suo tradimento, il male si presenta esattamente come emerge e si chiarisce nella tradizione cristiana, come l’assenza del bene, anzi come il rifiuto del bene).

Maleficent apre il cuore dei piccoli a comprendere il dramma dell’amore tradito. Ma ancor più il film ha il coraggio di affermare oggi che esiste un amore più forte di quello degli innamorati. Non è l’amore degli innamorati a reggere il mondo: l’amore di un adulto per una creatura, l’amore di una madre - e di un padre - può essere immagine della fedeltà più di quello degli innamorati.

C’è molto del Vangelo in questo film commovente, pur nelle sue ingenuità. Per vivere, serve un amore “più grande” che non venga mai meno, serve il “bacio” di un amore vero.