Appunti inglesi, di Andrea Lonardo 13/ Appunti sul British Museum e l’Antico Testamento (II parte): Sennacherib ed Ezechia 14/ Appunti sul British Museum e l’Antico Testamento (III parte): Il Cilindro di Ciro ed il ritorno degli esiliati da Babilonia 15/ Appunti sul British Museum: Marx scrisse il Capitale al British

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 12 /10 /2014 - 16:48 pm | Permalink
- Tag usati: ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Il Centro culturale Gli scritti (12/10/2014)

13/ Appunti sul British Museum e l’Antico Testamento (II parte): Sennacherib ed Ezechia

Del re assiro Sennacherib parlano diversi reperti del British, ma soprattutto il cosiddetto Prisma di Taylor che descrive, nella prospettiva della propaganda assira, le campagne militari di Sennacherib dal 705 al 701. Il documento è inciso a sei facce su di un parallelepipedo (da cui il nome “prisma” che ha ricevuto in età recente) sul quale figura anche la menzione di un tributo da parte di Ezechia re di Giuda.

Il Prisma di Taylor è conservato nella sezione dedicata al Vicino Oriente Antico al II piano del British Museum. Fra le altre cose il Prisma di Taylor descrive la campagna del 701.  Il contesto storico è quello di cui tratta 2 Re 18,13-19,37 e parallelamente Is 36-39 (sono le appendici alla fine del primo Isaia). In particolare, il profeta rassicura nei due testi Ezechia annunziandogli che Sennacherib è destinato a finire presto e che non riuscirà a prender Gerusalemme.

Così racconta, invece, il Prisma di Taylor[1], esaltando la grandezza del re assiro e l'umiliazione di Ezechia:

[…] Nella mia terza campagna mi recai in Hatti. La mia fama terribile di sovrano sconvolse Luli, re della città di Sidone, che fuggì lontano, in mare aperto, e giunse al suo monte[2]. Lo splendore dell'esercito di Assur, mio Signore, oppresse le città di Sidone la Grande, di Sidone la Piccola, di Bit-Zitti, di Sarepta, di Mahalliba, di Ushu, di Achzib, di Akko, sue città ben fortificate in cui si trovava cibo e acqua, suoi punti d'appoggio, ed esse si sottomisero ai miei piedi. Posi a sedere Tubaalu alla loro testa sul trono regale e gli imposi per ogni anno e per una durata illimitata le imposte e il tributo dovuto alla mia sovranità. Quanto a Minhimmu di Samsimuruna, Tubaalu di Sidone, Abdiliti di Arvad, Urumilki di Gubla[3], Mininti di Ashdod, Pudullu del paese della Casa di Ammon, Kamusunabdi del paese di Moab, Ayarammu del paese di Edom, tutti re del paese di Amurru, essi per quattro volte portarono[4] davanti a me grandi doni, i loro pesanti regali e baciarono i miei piedi. Quanto a Sidqa, re di Asqelôn, che non si era sottomesso al mio giogo, mi impadronii delle statue degli dèi della sua casa paterna, di lui, della sua sposa, dei suoi figli e delle sue figlie, della discendenza della sua casa paterna, conducendoli in Assiria. Misi alla testa della gente di Ashqelôn Sharruludari, figlio di Rukibtu, loro precedente re, e, come offerta dovuta alla mia sovranità, gli imposi di versare un tributo perché tirasse il mio giogo.

Nel corso della mia campagna assediai e conquistai le città di Bet-Dagan, di Beney-Barqa, di Jaffa e di Azor, città di Cidqa che non si erano sottomesse prontamente ai miei piedi e vi feci dei prigionieri. I governatori, i nobili e la gente di Eqrôn, che avevano messo in prigione il loro re Padî che era legato all'Assiria con accordo e con giuramento e l'avevano consegnato per inimicizia a Ezechia del paese di Giuda, il loro cuore fu preso dallo spavento a causa della bassezza che avevano commesso; fecero appello ai re del paese d'Egitto e agli arcieri, ai carri e ai cavalli del re di Meluhha[5], forze innumerevoli, e costoro vennero in loro aiuto. Avendo stabilito il loro schieramento di battaglia davanti a me nella pianura di Elteqe, si prepararono alla guerra. Confidando in Assur, mio Signore, li combattei e inflissi loro una sconfitta; catturai vivi con le mie stesse mani, in pieno combattimento, gli aurighi e i figli reali d'Egitto come pure gli aurighi del re di Meluhha. Assediai e conquistai Elteqe e vi feci dei prigionieri.

Arrivato a Eqrôn, uccisi i governatori e i nobili responsabili del crimine e appesi i loro cadaveri alle torri della periferia della città; annoverai tra i miei prigionieri i cittadini responsabili di colpa e di misfatti, mentre ordinai di lasciar andare quelli restanti che non avevano commesso crimine né misfatto e non erano colpevoli. Feci uscire Padî loro re da Gerusalemme e lo feci sedere alla loro testa sul trono signorile e gli imposi il tributo dovuto alla mia sovranità.

Quanto a Ezechia del paese di Giuda, che non si era sottomesso al mio giogo, assediai e conquistai 46 forti città cinte di mura a lui appartenenti e le innumerevoli piccole città dei loro dintorni per mezzo di una successione di attacchi portati da solide torri, da accostamento di arieti, da attacchi di fanti, da perforazioni e di brecce e con l'utilizzazione di macchine d'assedio. Feci uscire e contai come bottino 200.150 persone, piccoli e grandi, uomini e donne, cavalli, muli, asini, cammelli, buoi e piccolo bestiame senza numero. Quanto a lui, lo rinchiusi in Gerusalemme, sua città regale, come un uccello in gabbia; eressi contro di lui delle fortificazioni impedendogli di uscire dalla grande porta della sua città. Sganciai dal suo dominio le città che avevo saccheggiato e le diedi a Mitinti, re di Ashdod, a Padî, re di Eqrôn e a Cilbel, re di Gaza, riducendo così il suo paese. Imposi loro come offerta dovuta alla mia sovranità un tributo che aggiunsi all'imposta precedente che essi consegnavano annualmente. Quanto a lui, Ezechia, fu sopraffatto dal mio terribile splendore di sovrano e inviò dietro di me a Ninive, mia città signorile, gli irregolari e i soldati scelti che egli aveva introdotto a Gerusalemme, sua città regale, per rinforzarla e che aveva avuto come truppe ausiliarie, con 30 talenti d'oro, 800 talenti d'argento, antimonio scelto, grandi blocchi di cornalina (?), letti d'avorio, poltrone d'avorio, pelli d'elefante, avorio, ebano, bosso (?), ogni sorta di cose, un pesante tesoro e le sue figlie, delle donne del suo palazzo, dei cantori maschi e femmine; e inviò un suo messaggero a cavallo per consegnare il tributo e fare atto di sottomissione.

I bassorilievi con la caduta di Lachish che Sennacherib prese mentre negoziava la sottomissione di Ezechia reca una piccola iscrizione[6]:

Sennacherib, re dell'universo, re d'Assiria, è assiso su un seggio e i prigionieri di Lakish passano davanti a lui.

I bassorilievi con l’iscrizione sono degli anni 700-692, e provengono da Ninive , Palazzo S-O.

Per la traduzione in inglese dell’intero Prisma, cfr. http://www.kchanson.com/ANCDOCS/meso/sennprism1.html

14/ Appunti sul British Museum e l’Antico Testamento (III parte): Il Cilindro di Ciro ed il ritorno degli esiliati da Babilonia

Merita soffermarsi sul cosiddetto Cilindro di Ciro (559-529), ritrovato a Babilonia, scritto dopo che Ciro ebbe sconfitto nel 539 Nabonidus, ultimo re di Babilonia. Il cilindro attesta che Ciro, entrato in Babilonia da vincitore, concesse a tutti i prigionieri esuli di tornare nei loro paesi, alle loro case. Il re persiano concesse anche ai suoi nuovi sudditi rinviati nelle loro terre di riedificare i loro templi, dei quali i babilonesi avevano decretato la distruzione. Anche se il Cilindro di Ciro non ne parla esplicitamente, in base a questo decreto anche il popolo ebraico, insieme ai ritornati dall’esilio, poté ricostruire in Gerusalemme il tempio (il cosiddetto “secondo Tempio” dopo che il “primo Tempio” era stato distrutto nel 587 dai babilonesi; parallelamente sono sorte le espressioni "periodo del primo Tempio", che fa fino al 587, e "periodo del secondo Tempio", che va dalla ricostruzione del Tempio fino al 70 d.C., quando il secondo Tempio venne distrutto). Di questo ritorno a casa, in terra di Israele, degli esiliati, parla Is 44,28-45,7. Il deutero-Isaia, cui il brano su Ciro appartiene, descrive il ritorno degli esiliati con le immagini di un “secondo esodo”, mentre Esd 6,3-5 descrive l’editto di Ciro che “ordina” la ricostruzione del Tempio.

Questo il testo del Cilindro di Ciro[7]:

Marduk esaminò tutti i paesi in modo approfondito alla ricerca di un principe giusto, conforme al suo cuore. Prese per mano Ciro, re di Anshan, lo distinse, ne pronunciò il nome perché esercitasse il dominio sul mondo intero; sottomise ai suoi piedi il paese di Gutium, tutti i Medi. Poiché egli non cessava di far pascolare con diritto e giustizia la gente dalla testa nera[8] che aveva conquistato con le sue mani, Marduk, il grande Signore, il guardiano della sua gente, guardò con gioia le buone azioni di Ciro e il suo cuore retto e gli ordinò di andare verso la sua città di Babilonia. Gli fece prendere la strada di Babilonia, andò sempre al suo fianco come un amico e un compagno, mentre avanzavano al suo fianco, cinti delle loro armi, le sue numerose truppe la cui quantità era sterminata come le acque di un fiume. Lo fece entrare in Babilonia senza battaglia né combattimento; risollevò la sua città di Babilonia dall'oppressione, consegnò nella sua mano Nabonide, re che non lo temeva. Gli abitanti di Babilonia, tutti quanti, tutto il paese di Akkad e di Sumer, i principi e i governatori si inginocchiarono davanti a lui e gli baciarono i piedi; si rallegrarono di averlo come re e i loro volti brillavano. Essi non cessarono di benedire con favore il Signore Marduk che, col suo appoggio, aveva fatto rivivere gli dei quasi morti[9] e aveva salvato tutti gli dei dalla necessità e dalla tribolazione, e celebrarono il suo nome.

Io, Ciro, re dell'universo, re grande, re forte, re di Babilonia, re del paese di Sumer e di Akkad, re delle quattro regioni del mondo, figlio di Cambise, grande re, re della città di Anshan, nipote di Ciro, grande re, re della città di Anshan, discendente di Teispes, grande re, re della città di Anshan, di razza reale perpetua, che a Bel e Nabu piacque veder regnare, di cui hanno desiderato che fosse re per la gioia del loro cuore: quando entrai pacificamente in Babilonia stabilii nella gioia e nel giubilo la sede regale nel palazzo del principe. Marduk, il grande Signore, si acquistò in me un cuore largo che ama Babilonia... e ogni giorno io faccio sì che egli sia temuto. Le mie innumerevoli truppe avanzarono in pace in Babilonia; in tutto il paese di Sumer e di Akkad non permisi che ci fosse qualcuno che mettesse paura; ho vegliato senza posa al benessere della città di Babilonia e di tutti i luoghi santi. Quanto ai cittadini di Babilonia... che, contrariamente alla volontà divina, erano stati sottomessi a un giogo che non era fatto per loro, io li feci riposare dalla loro fatica, li feci sbarazzare delle loro impugnature di facchino. Marduk, il grande Signore, si compiacque delle mie buone azioni e benedisse con bontà me, Ciro, re che lo teme, Cambise, figlio nato dalla mia carne, e tutte le mie truppe; e noi proseguimmo felicemente il nostro cammino davanti a lui nel benessere. Al suo augusto ordine tutti i re che siedono su podii, quelli di tutte le regioni dal mare superiore[10] fino al mare inferiore[11] che abitano in paesi lontani e i re del paese di Amurru che abitano in tende, tutti quanti, mi portarono il loro pesante tributo e baciarono i miei piedi a Babilonia. Dalle città di Ninive, di Assur e di Susa, di Agade, dal paese di Eshnunna, le città di Zamban, di Meturnu e di Der fino al territorio del paese di Gutium, località sacre al di là del Tigri la cui sede era fondata da sempre, io riportai al loro posto gli dei che vi avevano abitato e feci risiedere questi dei in una dimora eterna; radunai tutte le loro popolazioni e li ricondussi nei loro luoghi. Quanto agli dei del paese di Sumer e di Akkad che Nabonide aveva introdotto a Babilonia tra la collera del Signore degli dei, per ordine di Marduk, il grande Signore, diedi loro una piacevole dimora nelle loro cappelle, nel benessere.

15/ Appunti sul British Museum: Marx scrisse il Capitale al British

Al momento è chiusa la Reading Room del British Museum che aprì il 2 maggio 1857. Essa sorge nell’edificio ovale che è al centro del cortile interno del British, dove oggi sono le librerie e le caffetterie del Museo.

Nella Reading Room Karl Marx lavorò alla redazione del Capitale. Fra gli altri che frequentaro0no la biblioteca sono da annoverare anche Lenin (che si firmava allora con il nome di Jacob Richter) così come Bram Stoker and Sir Arthur Conan Doyle.

Note al testo

[1] Cfr. L’Antico Testamento e le culture del suo tempo, Borla, Roma, 1990, pp. 193-195.

[2] Andò al suo destino = morì.

[3] Byblos.

[4] Per la quarta volta?

[5] La Nubia.

[6] Cfr. L’Antico Testamento e le culture del suo tempo, Borla, Roma, 1990, p. 195.

[7] Cfr. L’Antico Testamento e le culture del suo tempo, Borla, Roma, 1990, pp. 212-213.

[8] Gli uomini.

[9] Quelli trascurati da Nabonide.

[10] Mediterraneo.

[11] Golfo Persico.