Blog dei redattori de Gli scritti (settembre 2014)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 25 /09 /2014 - 23:55 pm | Permalink
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Il centro culturale Gli scritti (28/9/2014)

1/ Note italiane: Da un’omelia (di A.L.)

Le Confessioni vennero scritte in un lungo periodo di anni ed Agostino ebbe presente, scrivendole, anche la questione donatista. I donatisti accusavano gli altri cristiani di non essere puri. Accusavano in particolare coloro che avevano tradito la fede e la Chiesa, per paura di essere martirizzati o per salvare i loro beni, durante le persecuzioni. Ma accusavano anche chi aveva commesso peccati. Ritenevano impossibile che fosse riammesso nella Chiesa chi aveva commesso peccati mortali. Erano allora la maggioranza in Africa ed accusavano Agostino di essere stato un peccatore e di esserlo tuttora, poiché non viveva in maniera ascetica. Agostino risponde con le Confessioni anche a loro: io sono molto più peccatore di quello che voi credete, vi posso confessare molti più peccati di quelli di cui mi accusate. Ma Agostino non parla ai donatisti o ad altri – questa è la grandezza delle Confessioni. Piuttosto parla a Dio, dinanzi a loro. Parla a Dio, confessando il suo peccato e la grazia di Cristo, dinanzi a tutti noi, di modo che possiamo ascoltarlo parlare con Dio. 

Quando vogliamo noi essere i proprietari della Chiesa, quando vogliamo detenere un potere nella comunità cristiana, possiamo anche non accorgercene, ma ce ne accorgiamo immediatamente quando sono altri che vogliono esserne proprietari e non mettono Cristo al centro!

2/ Note italiane: il doudou ed il gender (di G.M.)

Tutto è paradossale, fin nei minimi particolari. Le aziende fanno affari con il doudou, il fazzolettino che viene venduto alla madre, perché lo impregni del suo odore e lo metta poi a fianco del bambino appena nato, per rassicurarlo della sua presenza continua tramite l’odore che ha sentito fin dal suo venire alla luce. Ma, al contempo, si dice che non cambia niente se un bambino viene sottratto alla madre ed affidato ad una coppia di gay!

3/ Benedetto XVI colpisce ancora (di L.d.Q.)

Mi racconta un amico di una omelia di Benedetto ad un piccolo gruppo di visitatori. Commenta la domanda di Gesù:  La gente chi dice che io si? Ebbene – spiega - tutti hanno una qualche conoscenza di Gesù ed affermano anche cose giuste di lui, ad esempio che è un profeta! Non è negativa, è positiva la conoscenza che la gente ne ha.

Ma è incompleta. Solo accettando di divenire discepoli di Cristo, lo si conosce veramente.

Ecco un modo sapiente di valorizzare ogni posizione ed, insieme, di mostrare la verità del Cristo.

4/ Il dolore di chi studia, di chi ha come missione di essere un intellettuale (di G.M.)

C’è sempre un po’ di tristezza nell’uomo di cultura, perché anche egli vive a suo modo quella incompletezza che è di ogni uomo. Il Don Giovanni vive l’amarezza di non poter conquistare tutte le donne, di non poterle amare, di perderle continuamente. L’intellettuale, più studia, più si accorge che esistono un’infinità di cose che non conoscerà mai. Avverte l’infinità della conoscenza e la propria insufficienza.

Avverte anche che vorrebbe condividere con tutti la bellezza di ciò che ha compreso, ma sa di essere capito da pochi.

Come nell’amore dell’amante solo la fede permette di accogliere pienamente la propria vocazione limitata ma splendida, così nella vita culturale: solo la fede rende l’intellettuale sereno. Il sapere di essere “in sua voluntade”, il sapere che ciò che si studia, per quanto limitato, ha un senso ed è un servizio d’amore, anche se non ne vede il frutto.

L’uomo di cultura sa che il suo studio donato ad altri è amore: è come se educasse figli, amasse donne ed uomini, spesso senza potersi aspettare un grazie da loro. C’è una dimensione di castità in ogni amore, in ogni cammino culturale: amare senza ricevere piacere, amare studiando senza avere per sé coloro che si giovano della propria ricerca. Ma è amore, amore donato.

5/ Far entrare Gesù o farlo uscire?, di A.L.

Mi dicono con grande sapienza: il problema vero non è fare entrare Gesù in una vita, ma farlo uscire. Far capire che non è venuto per te soltanto, ma per uscire con te verso coloro che ancora non lo conoscono! Non viene per stare al calduccio, bel tranquillo a casa tua. Viene perché tu lo porti agli altri!

Qui sta il grande discrimine dei gruppi parrocchiali, giovanili e non. C’è chi si sente padrone della parrocchia, c’è invece chi vive perché altri incontrino il Signore.

Come ha detto papa Francesco nel discorso ai focolarini del 26/9/2014: «Fa male al cuore quando, davanti a una chiesa, a una umanità con tante ferite, ferite morali, ferite esistenziali, ferite di guerra, che sentiamo tutti i giorni, vedere come i cristiani incominciano a fare “bizantinismi” filosofici, teologici, spirituali, ma serve invece una spiritualità dell’uscire. Uscire con questa spiritualità: non rimanere dentro chiuso a quattro mandate. Questo non va. Questo è “bizantinismo”! Oggi non abbiamo diritto alla riflessione bizantinistica. Dobbiamo uscire!».

6/ Amicizia ed annunzio del Vangelo: oggi devo fermarmi a casa tua, di A.L.

Nell’incontro con Zaccheo appare evidente che l’annunzio del Vangelo avviene in un incontro, in un’“amicizia”. Gesù vuole mangiare con Zaccheo, vuole stare a cena nella sua casa. È in questo rapporto personale che tutto avviene.

7/ Il pre-giudizio culturale, di L.d.Q.

Incredibile è rendersi conto di come le persone non ascoltino. Esiste come un pre-giudizio anti-cristiano che non ti fa nemmeno ascoltare cosa l’altro dice. Se provi a dire qualcosa che non è politicamente corretta - sulla differenza fra le religioni, sulla grandezza del popolo ebraico, sulla storia della Chiesa, sul fatto che ogni omossessuale nasce da un’infinità di famiglie composte da uomini e donne che gli hanno trasmesso la vita nei secoli - parte senza esitazione una replica che prescinde totalmente da quello che hai detto.

La questione è complessa: sta certamente nelle singole questioni che si affrontano, ma sta anche in uno sguardo sulla vita che è pregiudiziale.

Come allargare questo sguardo perché non sia pregiudiziale? Quanto la scuola ha inciso in alcune vite perché lo sguardo divenisse pregiudiziale o rendesse la persona veramente capace di ascoltare?

8/ Gli animali si mangiano l’un l’altro, di L.d.Q.

L’essere vegetariani o vegani è contro natura, perché anche se l’uomo non mangiasse gli animali, gli animali si mangerebbero comunque l’un l’altro. Se l’uomo dovesse astenersi dal mangiare animali sarebbe esattamente perché è superiore agli altri animali ed ha la libertà di astenersene: ma questa differenza dell’uomo dagli altri animali è esattamente il motivo per cui li mangia!

La nostra dentatura mostra chiaramente che l’evoluzione - in questo contesto non è importante se essa dipenda da un disegno divino o se sia causale - ci ha fatti carnivori e che l’uomo non si sarebbe sviluppato così com’è se non avesse mangiato carne.

9/ La "difficile" vita delle divinità pagane e il Trattato del sublime, di A.L.  

Leggendo l’Iliade si comprende immediatamente perché molti dei primi autori cristiani stigmatizzassero le divinità pagane. L’epopea della guerra di Troia presenta le divinità schierate in due gruppi che parteggiano l’una per gli achei e l’altra per i troiani. Zeus saettatore se la prende con sua moglie Era e con la figlia Atena, favorevoli agli achei, rivolgendo loro accuse che sono gli stereotipi di ciò che si ritiene un uomo dica abitualmente alla moglie ed alle donne in generale.  

Il padre degli dèi osserva gli uomini uccidersi in guerra a volte sostenendo l’una o l’altra parte, altre volte con sovrana indifferenza. Quando interviene Artemide in difesa del figlio Enea, addirittura, viene ferita dagli uomini e, tornata nell’Olimpo, mentre si lamenta del dolore che le è stato inferto, è costretta ad ascoltare delle altre volte nelle quali gli uomini ferirono gli dèi.

Ad Atena viene sovente offerto un peplo, perché alle donne si offrono vesti, mentre maschili sono i doni per gli dèi. Le divinità siedono a banchetto e l’aurora desta dal riposo similmente uomini e dèi.

Sarà il Trattato del sublime, opera anonima che potrebbe risalire al I secolo d.C., che esprimerà l’esigenza che, nella presentazione delle divinità in letteratura, siano lasciati cadere questi ambigui aspetti della vita delle divinità.

È il paganesimo che giunge a criticare e a dissolvere se stesso.