Solo una presentazione della Bibbia in chiave tipologica – dove ogni episodio veterotestamentario è figura della vita di Gesù e della vita del cristiano – permette di rendere conto della storia della salvezza (da Sofia Cavalletti e Gianna Gobbi)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 16 /11 /2014 - 14:40 pm | Permalink
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Riprendiamo un brano da S. Cavalletti – G. Gobbi, «Io sono il buon pastore». Guida per il catechista, IV anno, Tau, Todi, 2009, pp. 65-75. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (16/11/2014)

Introduciamo […] i bambini alla storia del regno di Dio, che chiamano anche storia della salvezza o storia sacra, integrando quanto essi già conoscono del Nuovo Testamento con la conoscenza dell'Antico.

Il primo criterio che dobbiamo tenere presente, allargando così l'orizzonte biblico dei bambini, è quello dell'unità del piano divino (o storia sacra). La Bibbia è un libro unico, che svolge un unico argomento, dal libro della Genesi fino all'Apocalisse, l'argomento unico lo potremmo sintetizzare con queste parole: Dio ci salva anche con il nostro aiuto.

Il piano di Dio è già all'inizio un piano d'amore che crea; solo in conseguenza del peccato dell'uomo diventa un piano d'amore che salva.

La Bibbia inizia al cap. 1 con la creazione del mondo e fino al cap. 11,27 ss parla di avvenimenti che riguardano l'umanità intera. Da questo punto l'orizzonte si restringe poi alla storia del popolo ebraico. In contrasto alle nuove dimensioni che la storia da quel momento prende, succede allora una cosa della più grande importanza: in un mondo popolato da un numero molto grande di dei e di idoli, ad Abramo, il capostipite degli ebrei, viene fatto il dono grande di sapere che Dio è UNO. Sembra essere nello "stile" di Dio fare le cose grandi con mezzi piccoli. Nella Bibbia leggiamo che Dio dice ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3). Questa "benedizione" è arrivata fino a noi cristiani e dopo di noi anche ai popoli arabi; ed è arrivata attraverso quello sconosciuto beduino che era Abramo.

È difficile afferrare la grandezza di questa "benedizione". A noi sembra che, nei nostri tempi, sia grande ad es. la conoscenza che cominciamo ad avere dello spazio. Ed è vero. Ma che cosa è in confronto la conoscenza della Persona stessa di Dio? Tale conoscenza è un dono così grande che non potevamo raggiungerlo solo studiando e sperimentando come facciamo con lo spazio; non potevamo raggiungerlo che per dono di Dio, che ha voluto rivelare se stesso. Noi chiamiamo Antico Testamento quella parte della Bibbia che riguarda gli ebrei, e Nuovo Testamento quella che inizia con Gesù Cristo. Queste due fasi sono scandite da tre punti: la creazione, la redenzione e la parusia, termine che significa "manifestazione", che segnerà la conclusione della storia e l'instaurarsi del regno di Dio in pienezza.

La redenzione per gli ebrei è la loro liberazione dalla schiavitù in Egitto […]. Per noi cristiani la redenzione è la venuta di Gesù Cristo che, nella sua Persona unisce il Cielo e la terra e porta all'umanità una vita nuova.

L'inizio

A differenza delle storie dei popoli, che partendo da inizi modesti arrivano a un punto di massimo splendore e poi decadono, la storia della salvezza ha inizio con l'inizio del tempo, subisce una tragica crisi con il peccato dell'uomo, e poi riprende e, attraverso avvenimenti sempre più grandi, arriva alla redenzione.

Alla creazione l'umanità è meravigliosamente vicino a Dio; se ne allontana in modo tragico con il peccato, e, quando la storia riprende, la strada dell'umanità si trova desolatamente lontana da quella di Dio.

Le due strade tuttavia hanno una direzione ascendente e convergente; lungo lo svolgersi della storia vediamo la strada dell'umanità man mano salire, riavvicinandosi a quella di Dio, attraverso i molteplici interventi dell'amore di Dio, a cui l'umanità risponde. Convergenti, le due strade dovranno a un certo punto incontrarsi; e s'incontreranno di fatto in una Persona: in Cristo che è Dio e Uomo.

L'Incarnazione

La redenzione, segna un momento di grandissima importanza della storia della salvezza; se Adamo era straordinariamente vicino a Dio, in Cristo umanità e divinità si fondono in modo inscindibile.

Il piano di Dio attraverso un meraviglioso crescendo passa dal primo Adamo, che riflette in sé l'immagine di Dio, al secondo Adamo, terrestre e celeste allo stesso tempo, Dio e Uomo nella stessa persona (1Cor 15,45ss).

La storia della salvezza, arrivata a Cristo, non finisce né decade come le storie dei popoli. Non decade, perché in essa Cristo è sempre presente e vivo nel nostro mondo.

La meta

La storia della salvezza arrivata alla redenzione, si diffonde. C'è ormai al centro della storia l'Uomo perfetto in cui l'umanità è messa al servizio completo della divinità, l'Uomo perfetto che rappresenta il "termine fisso" del piano divino [cfr. Dante Alighieri, “termine fisso d’etterno consiglio”]. La storia ora continuerà riproducendo man mano negli uomini, per quanto possibile, quell'unico modello perfetto. Il numero delle persone assimilate al nuovo Adamo aumenterà sempre più, lungo il tempo, fino a quando "Dio sarà tutto in tutto" e allora sarà la parusia. Allora il Regno di Dio sarà instaurato in forma definitiva e non avrà più fine. È a preparare quel momento che il cristiano deve adoperarsi con il suo lavoro e la sua preghiera.

Bibbia - Liturgia: un'unità

È di questo piano unitario di Dio che la Bibbia ci parla e noi dobbiamo preoccuparci di mettere in evidenza, con i bambini, l'unitarietà di tale piano e della Bibbia che lo racconta. [All’inizio] presenteremo ai bambini alcuni momenti del piano divino (creazione, peccato, diluvio, Abramo, Mosè, i profeti, la redenzione, la parusia), limitandoci strettamente a tali momenti, e trascurando tanti punti, certamente bellissimi, che si usa presentare ai bambini. Il sacrificio, crediamo, è giustificato, perché è essenziale che i bambini abbiano anzitutto l'idea che la Bibbia,
anche se contiene tanti libri, è un libro solo
, perché racconta una storia che si svolge, sì, lungo millenni, ma è tuttavia una storia unica perché in essa è costantemente presente il Signore della storia: il DIO UNO. Il soffermarsi su singoli avvenimenti di minore importanza, anche se attraenti, potrebbe far scadere la Bibbia al rango di un libro che contiene tante storie (che, se mal presentate, potrebbero abbastanza facilmente diventare anche storielle), quando invece essa ci parla di quella unica grande avventura di Dio che ama le sue creature, le cerca e le salva e delle creature che a loro volta cercano Dio, rispondendo come possono al suo appello d'amore.

Solo rispettando l'unitarietà della Bibbia essa potrà essere un Libro sempre vivo ed attuale per l'umanità di tutti i tempi. E noi vogliamo che la Bibbia sia tale per i nostri bambini.

Quando avremo rispettato l'unitarietà della Bibbia in quanto libro, non avremo finito ancora il nostro compito, perché dovremo ancora rendere evidente ai bambini, che i fatti passati che essa narra noi li viviamo, oggi "nell'attesa della sua venuta", e li compiamo, in particolare, per mezzo della liturgia.

Noi dobbiamo rendere evidente ai bambini che la Bibbia e la liturgia sono un'unica cosa, perché quel piano divino, di cui la Bibbia ci fa conoscere gli avvenimenti principali si realizza ancora, oggi, in ciascuno di noi, attraverso la collaborazione di ogni uomo, ogni donna, ogni bambino, in particolare attraverso la nostra partecipazione alla liturgia. Bibbia e liturgia sono una cosa unica, perché in ambedue Dio si manifesta e si comunica; in ambedue Dio - in due fasi diverse - realizza il suo unico piano d'amore.

La tipologia

Noi presenteremo la Bibbia nella interpretazione tipologica, la tipologia è quel metodo interpretativo che indaga l'Antico Testamento e il Nuovo nell'importanza dei singoli eventi, e nella presenza in essi di quel "filo d'oro", che - secondo l'espressione di Agostino - lega insieme gli avvenimenti, come quel filo che in una collana lega insieme le singole perle. Tale "filo d'oro" è il pensiero di Dio - il progetto di Dio sulla storia - che ne lega insieme gli eventi, facendone una storia unica, che guarda alla parusia.

I bambini si renderanno conto così che i grandi fatti dell'Antico Testamento e del piano divino in genere non sono storia passata.

Il passaggio del Mar Rosso, ad esempio è un grande fatto in se stesso, in quanto liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù al popolo idolatra, perché potesse servire il Dio Uno nella terra promessa ai padri, e perché diventasse per Lui il suo "tesoro particolare"; esso tuttavia è solo l'inizio di un’altra liberazione che riguarda non soltanto un popolo solo, ma è la liberazione dell'umanità dal giogo del peccato, perché tutti diventino, in Cristo, figli di Dio. Possiamo dire che noi, oggi, nel Battesimo, viviamo il grande fatto dell'esodo; possiamo dire che in qualche modo; l'esodo si ripete in ogni nuovo battezzato, portando avanti la storia.

Così man mano lungo il tempo, la liturgia riattualizza le grandi gesta di Dio; così man mano l'umanità viene a godere della Sua sempre presente volontà di salvezza, preparando in tal modo la parusia, cioè il momento conclusivo della fase del Regno in cui viviamo.

Creazione, redenzione, parusia - tre momenti di un'unica storia, contenuti in un unico libro, tre punti tanto distanti tra loro, di cui il terzo è ancora oggetto di attesa cui guardiamo con speranza. Tre punti che sono uniti da quel "filo d'oro" che è il pensiero di Dio, il progetto che Dio ha concepito sulla storia e quindi su tutti noi, che viviamo nella storia: portare tutti al godimento di Sé. Se questo concetto ci sarà ben chiaro, non ci stupiremo di trovare delle assomiglianze - ed evidentemente anche delle differenze - tra i fatti dell'Antico Testamento, le realtà della vita religiosa che noi viviamo oggi, dopo la redenzione, e gli avvenimenti che costituiscono l'oggetto della nostra speranza: la parusia.

Se apro un libro che contiene una storia unica non mi meraviglio se le pagine iniziali di esso assomigliano a quelle centrali e a quelle conclusive; in tutto il libro si svolge lo stesso filo conduttore, che ha in mente l'Autore, cosicché agli inizi troverò gli stessi elementi che incontrerò più avanti, al centro del racconto e anche nelle pagine conclusive. Quello che all'inizio mi appariva ancora vago, poco chiaro, privo di contorni decisi, verrà assumendo man mano chiarezza, finché alla fine quello che l'Autore voleva dire mi apparirà del tutto evidente. Così è della Bibbia: essa contiene il racconto dell'unico piano che Dio, da sempre, ha concepito, per condurre l'umanità al godimento di Sé. Tale piano è l'unico filo conduttore di tutta la Bibbia; lo ritroveremo in tutti gli avvenimenti della storia, dando a ciascuno di essi un unico significato di fondo, e legando ciascuno di essi con un'assomiglianza, che li pone tuttavia su piani diversi: il primo Adamo, quell'uomo che Dio crea, traendolo dalla terra, e che riflette in sé l'immagine di Dio, assomiglia evidentemente a Cristo, che discende dal cielo e che è insieme Dio e Uomo; l'assomiglianza che li unisce è evidente, così come è evidente la differenza che li divide: la diversità di piano su cui ciascuno si pone.

Il contenuto morale

Altro argomento importante da mettere in evidenza con i bambini è che la storia della salvezza è una storia che si compie attraverso una collaborazione tra Dio e l'uomo. Questo è un argomento che riuscirà più chiaro [man mano con Abramo e Mosè], ma che tuttavia non possiamo trascurare neanche [all’inizio].

È chiaro che Dio non avrebbe avuto bisogno delle creature, ma una volta che ha voluto creare, e quindi fare una storia, Dio si è posto nella condizione di aver bisogno delle sue creature. Storia è qualcosa che si compie nello spazio e nel tempo, categorie che evidentemente non esistono nel mondo di Dio; quando diciamo "storia" intendiamo dire qualcosa che si svolge nel mondo umano, l'opera che siamo chiamati a compiere liberamente, cioè come risposta d'amore a un appello d'amore. Se i monti e le acque hanno obbedito meccanicamente alla parola creatrice di Dio, alle creature umane Dio chiede una risposta diversa, non imposta, ma solo richiesta, per dar luogo alla sovrana libertà dell'amore.

La partecipazione umana al realizzarsi del piano divino è un fatto evidente, quando si tratta dei grandi artefici della storia; la storia fa un incommensurabile salto in avanti il giorno in cui Abramo risponde con la sua fede a Dio che lo chiama, o quando Mosè, nolente o volente, accetta la missione che il Signore gli affida; particolare importanza ha il "sì" di Maria all'angelo, mentre l'accettazione della morte da parte di Cristo e la susseguente glorificazione immettono il mondo sul piano della nuova creazione. Ma se la necessità della collaborazione umana risulta evidente in questi casi, non è meno vero che il piano divino deve realizzarsi in ciascuno e che solo attraverso la sua realizzazione in ciascuno arriverà a compimento. Di tutti ha bisogno la storia della salvezza per compiersi. San Paolo (Ef 2,21) parla di un "tempio santo" che si viene costruendo; le pietre di esso sono "pietre vive"(Lettera di Pietro, 2,5), sono gli uomini, le donne e ogni bambino anche il più piccolo e basta che una di esse rifiuti la sua parte, perché tutto l'edificio ne risenta.

Questo punto è importante in se stesso, perché i bambini si rendano conto di come si fa la storia della salvezza, e nello stesso tempo serve di preparazione morale indiretta. Con i bambini piccoli, ci siamo preoccupati di fare una preparazione morale indiretta, che tendeva innanzi tutto a dare al problema morale un'anima religiosa e a fondarlo sull'amore e sul godimento della presenza di Dio nella nostra vita.

Nella preadolescenza il problema morale cambia aspetto o meglio si integra di fattori nuovi, di cui il principale è l'apertura sociale; se il lavoro che il bambino compie è volto innanzi tutto alla costruzione di se stesso, l'adolescente vuol vedere in quello che fa un risultato esteriore, volto verso gli altri. Quando i bambini arrivano a 9-10 anni, noi dobbiamo cominciare a mettere le premesse perché anche questo particolare aspetto dell'esigenza morale venga soddisfatto e perché, quando si chiarificherà, venga soddisfatto in maniera religiosa. Il senso comunitario si svilupperà naturalmente nel ragazzo; l'educatore deve vegliare per aiutare il ragazzo a sublimare questo nuovo elemento della sua personalità, rendendolo consapevole di trovarsi inserito in una storia millenaria, di cui egli stesso è artefice, in una storia millenaria, che ha bisogno anche di lui per compiersi, in una storia millenaria il cui scopo è che "Dio sia tutto in tutto". Dobbiamo evitare che il senso comunitario del ragazzo resti al livello di fratellanza puramente umana, ma sia invece un senso comunitario basato sulla comunione di vita con Cristo e, in Cristo, con i fratelli.

La storia della salvezza, che si costruisce per opera di Dio e con l'apporto di ciascuno, è un continuo appello morale. Noi crediamo di dare al ragazzo attraverso la conoscenza di essa, un valido "strumento" per impostare religiosamente le sue nuove esigenze morali.

La conoscenza della unitarietà della storia e della nostra partecipazione ad essa ha in sé un enorme potenziale morale. Ma bisogna saperlo dosare. Anche per questo argomento vale la regola che innanzi tutto è necessario potersi soffermare, ammirando nello stupore e nella meraviglia crescente, su certe realtà. Bisogna "innamorarsi" di esse e goderle. E - lo sappiamo - per godere ci vuole tempo. Noi dobbiamo aiutare i bambini a rendersi conto di quanto grande è questa storia. Gli studi fanno risalire a date sempre più lontane l'origine del mondo e quindi del tempo e della storia. Sono cifre di fronte a cui ci smarriamo; che è un "miliardo di anni"? E quando sentiamo parlare di vari miliardi? Come potremo stabilire un paragone tra simili cifre e la vita di un bambino di 8/10 anni? E anche con la persona più longeva? Eppure anche un bambino appena nato ha il suo posto in essa!

Quali sentimenti suscita in me un simile confronto? Mi sento piccolo o grande? Generalmente i bambini davanti a questa riflessione rispondono: "Tutte e due". Ed è vero. Se riuscissimo a rappresentare lo svolgimento della storia in una lunghissima striscia, di cui ogni filo rappresentasse 1.000 anni, anche in confronto a 1.000 anni saremmo infinitamente piccoli. Eppure ciascuno di noi ne è una parte importante!

E allora sapermi parte di tale storia mi fa in qualche modo assumerne le proporzioni, e quindi sentirmi anche grande.

Lo stupore che posso provare in questa riflessione è simile a quella che si prova davanti al seme di senapa - quel seme della Vita che fa lievitare tutto il creato e che si trova anche in me - o alle gocce d'acqua del vino della Messa.

Questa riflessione ci fa assumere la giusta posizione davanti a Dio e a tutta la realtà. E ci educa all'umiltà, nel senso vero della parola. A proposito dell'umiltà, troppo spesso tra i due poli - Dio e la sua creatura - si guarda prevalentemente al secondo: la creatura e le sue limitazioni, mettendo nell'ombra il fatto che, invece, l'umiltà è quella virtù "che distoglie gli occhi dalla nostra peccaminosità... per volgerli alla bontà e alla misericordia di Dio", l'umiltà è quella virtù, che - secondo Agostino - "dirige il cuore a ciò che sta sopra" e che si esprime nello "stupore e nell'esultanza".

È all'umiltà - virtù cristiana per eccellenza - e all'umiltà in questo senso che dobbiamo educare i bambini. A questa mira dobbiamo dare tutto il tempo necessario, senza farci prendere dall'ansia cheil tempo passa e abbiamo tante cose da fare. Questo non sarà mai tempo sprecato. E solo dopo, su questa solida base, che potremo parlare anche della responsabilità che abbiamo nel partecipare a questa storia.

La tipologia a tre tappe

È importantissimo che la lettura tipologica, che noi proponiamo ai bambini, sia una tipologia a tre tappe. Con questo intendiamo dire che non dobbiamo fermarci alla considerazione del salto di qualità che la storia fa dalla redenzione di Cristo in poi, che pure è certo importante. È necessario che il nostro vivere "nell'attesa della sua venuta" sia aperto alla speranza: grandi sono certo le realtà in cui viviamo; ma noi stiamo guardando a un punto all'orizzonte che sarà ancora più grande: la parusia.

Questo è importantissimo per la nostra educazione cristiana, che altrimenti perde il dinamismo della speranza; ed anche dal punto di vista dei nostri rapporti con il popolo ebraico. Se noi ci fermiamo a quelle realtà che viviamo oggi, dopo la venuta di Cristo, Figlio di Dio e salvatore, corriamo il pericolo di escludere dal nostro orizzonte il popolo ebraico.