Per un discernimento teologico della domanda: la domanda non è un passepartout (di G. M.)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /07 /2009 - 22:51 pm | Permalink
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Per un discernimento teologico della domanda: la domanda non è un passepartout (di G. M.)


Quando si afferma che bisogna sempre partire dalle domande, che bisogna risvegliarle, ecc., si dimentica che, nella creazione, si è insediato il peccato originale. Nel mondo decaduto, tutto conserva la sua bontà, ma niente la conserva in maniera esente da peccato. Così è della domanda. Essa non è automaticamente buona, preziosa, utile.

La domanda, così come la risposta, può essere “buona” o “cattiva”, può “avvicinare” o “allontanare” e ciò non può essere stabilito a priori. Anche il Maligno fa domande: «È vero che Dio ha detto “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”» (Gen 3,1).

Questo dovrebbe bastare per rifuggire da una mistica delle domande che pretenderebbe di vedere in esse la panacea di tutti i mali, il passepartout per ogni problema.

La domanda appartiene all’uomo ed è, quindi, soggetta anch’essa al peccato, così come può, invece, essere animata dalla grazia. Il discernimento è d’obbligo.