L'immagine di san Girolamo nel Rinascimento

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 13 /02 /2007 - 00:20 am | Permalink
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

L’umanesimo ed il Rinascimento hanno amato san Girolamo. Lo ritraggono in due immagini che, solo apparentemente, sono antitetiche: quella dell’intellettuale che studia nel silenzio e quella del penitente che si percuote il petto dinanzi al crocifisso.
La seconda raffigurazione fa riferimento al pentimento del santo. In gioventù aveva fatto brillanti studi letterari, si era poi recato a Treviri, per divenire funzionario imperiale e lì aveva accolto la vita monastica, rifugiandosi in Calcide a condurre vita di penitenza. La tradizione ci racconta di un sogno nel quale si era visto punito, fustigato. Aveva preso coscienza, così, del suo peccato, del peccato di aver preferito Cicerone alla Scrittura, la sapienza pagana alla ‘filosofia’ cristiana, alla fede. L’immagine di san Girolamo penitente era cara così all’uomo rinascimentale, perché vedeva in essa l’insufficienza della pur preziosa sapienza umana.

Leonardo da Vinci, Girolamo penitente

L’altra raffigurazione, anch’essa infinitamente ripetuta nel quattrocento e cinquecento, è quella di Girolamo nel suo studio, con il cappello cardinalizio ed i suoi libri. Dopo la vita eremitica Girolamo era divenuto segretario di papa Damaso (da qui il cappello cardinalizio, anticipato pittoricamente di secoli) ed era poi tornato in Oriente, dove aveva studiato e, soprattutto, tradotto in latino la Bibbia, con l’ausilio delle lingue antiche e degli altri Padri. Il Rinascimento ha riconosciuto così in Girolamo la figura del sapiente, dell’intellettuale, di colui che si rifaceva agli antichi, alla Scrittura ed ai Padri.

Antonello da Messina, Girolamo nel suo studio

Le due immagini insieme dicono il profondo interesse umanistico per i classici ed, insieme, il naturale ambiente nel quale lo vedevano inserito: la rivelazione cristiana. Non opposizione, ma concordanze e consonanze erano all’orizzonte del rapporto fra gli autori pagani, i “classici”, e la fede cristiana. L’antichità veniva sentita come aperta a Cristo, nel rifiorire degli studi della patristica, tra la metà del ‘400 ed il ‘600. Ed in Girolamo si coglieva il passaggio da una ammirazione esclusiva della cultura antica ad una che valorizzasse la teologia.