L’adolescenza non è un tempo a parte, di Elisa Calessi

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 01 /02 /2015 - 18:37 pm | Permalink
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Riprendiamo dal sito www.cinquepassi.org un articolo di Elisa Calessi pubblicato l’1/12/2014. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, vedi la sotto-sezione Adolescenti e giovani nella sezione Catechesi, scuola e famiglia.

Il Centro culturale Gli scritti (1/2/2015)

Io mi ricordo quell’urgenza. Di significato per tutto, in tutto. Di totalità nei rapporti, nell’istante da vivere. Quel desiderio di capire, di essere capita. Quell’esigenza che tutto c’entri, che non ci sia un secondo perso. Che il tempo abbia un valore infinito. Il desiderio di uno sguardo che ti entri nelle ossa, che dia un nome a quel mucchietto di ossa che sei. Quell’impressione di essere nella pelle sbagliata. Quella voglia di essere parte di una cosa grande. Di una vita, di una giornata, che valga la pena di essere vissuta. Che sia all’altezza dei desideri. Me lo ricordo come fosse ora.

Me lo ricordo perché è ora. Perché quel groviglio di insoddisfazione che costituisce quel momento di grazia (di naturale grazia) che chiamiamo adolescenza è il distillato di quello che siamo. Sempre. Tutta la vita. Noi siamo esattamente quel senso di scomodità, di inadeguatezza. Solo che poi, man mano che si cresce, l’istinto a “sistemarsi”, tra lavoro e spesa, bollette o figli, è come se sospendesse sotto una finta necessità o un triste cinismo quel grido vero.

Voglio dire che l’adolescenza non è un tempo a parte. Mi ricordo mio padre che, forse per sdrammatizzare certi scontri che avevo con mia mamma, diceva : “E’ una crisi adolescenziale”. Come dire: passerà. Io pensavo: “Non hanno capito niente”. E adesso, nonostante la tenerezza che provo per la pazienza dei miei genitori, posso dire che avevo ragione io.

Desiderare tutto e non trovare niente che lo soddisfi non è una crisi passeggera. E’ il grido della vita. L’unico grido vero. Perciò gli adolescenti, se si va oltre la forma di quel grido, non sono dei marziani. Se vogliamo ucciderli, guardiamoli sperando che passi il prima possibile. No, è l’età in cui la natura, per grazia, ci rende veri, un essere solo con quel desiderio infinito di cui siamo fatti. Può esplodere come ribellione o senso di inadeguatezza, voglia di provare tutto o di non provare più niente. Può prendere i tratti del rifiuto o dell’ingordigia. Persino della malattia. Ma il motore è sempre lo stesso. E’ quell’urgenza che spinge.

Un momento di grazia e di libertà. Perché mai come in quel momento (altro dono della natura) sei capace di attaccarti a quello che ti attrae. Mai come allora sei generoso nel dare tutto di te. Una dinamica, anche questa, che vale per tutta la vita. Per una vita che sia vita. Ma in quel momento è come se ti venisse naturale, come se la natura ti spingesse a essere quello che, poi, devi esercitarti ad essere.

Per questo quello che cambia la vita di un adolescente, che ne decide il presente e il futuro, non è, secondo me, l’educazione, la famiglia, gli amici o gli studi. E’ semplicemente la fortuna di trovare un padre. O una madre. Che non è detto (anzi, non lo è quasi mai) che sia il padre o la madre che l’hanno generato. E’ un adulto che vive lo stesso suo desiderio. La stessa sua urgenza. E che perciò può dirgli con autorevolezza, perché lo vive per sé: “ Guarda che non sei sbagliato, guarda che quel desiderio che senti traboccare è giusto, sacrosanto, è anche il mio, quella tensione infinita è quello che fa di te un uomo o una donna. E c’è qualcuno che può soddisfarla. Sta con me e prova a vedere se ho ragione”. Sta con me non perché io posso risponderti, ma perché, stando con me, tu possa camminare nella direzione giusta. Quella in cui ti troverai a essere oggetto di uno sguardo che dà senso a te. E a tutto.

E i genitori? Non contano più? Contano tantissimo. Io devo ai miei genitori se ho incontrato padri e madri che sono stati decisivi per la mia vita. Contano nella misura in cui favoriscono ai figli di poter trovare adulti così. Allora anche il rapporto con il padre e la madre che ti hanno generato, tanto più se vivono la stessa tensione tua, prima o poi cambia. Fiorisce. Diventi grato per la vita. Perché capisci, magari senza che loro nemmeno lo sappiano, che ti hanno dato molto più del cibo, delle vacanze, degli studi.

Io per mio figlio, che fra poco compirà due anni, desidero solo questo. Che a 13, 14 anni possa incontrare un adulto così. Chiedo che possa incrociare lo sguardo di qualcuno che lo rassicuri sul fatto che la vita è buona, che c’è un significato e che il desiderio di cui è fatto non è sbagliato.