Il centenario del Pontificio Istituto Biblico (PIB), di p. Maurice Gilbert S.I.

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 09 /09 /2009 - 15:26 pm | Permalink
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Mettiamo a disposizione sul nostro sito il testo della relazione tenuta da p. Maurice Gilbert in occasione dell’atto accademico per la celebrazione del centenario del PIB (Pontificio Istituto Biblico) il 7 maggio 2009 e pubblicato successivamente su La Civiltà Cattolica 2009 II, quaderno 3816, pp. 540-549.
Vale la pena sottolineare, al di là del tono utilizzato da p. Gilbert nella sua conclusione, come la sua analisi mostri in maniera splendida l’equilibrio che il Pontificio Istituto Biblico ha sempre cercato nell’esegesi, consapevole che l’aspetto scientifico e quello teologico della ricerca biblica non solo non si oppongono, ma si richiamano a vicenda. Cardine di questa armonia non artefatta è ovviamente il fatto che ogni seria analisi storico-critica del Nuovo Testamento mostra immediatamente che esso legge l’Antico Testamento non in chiave storico-critica, ma in relazione a Gesù Cristo.

Il Centro culturale Gli scritti (30/8/2009)

Con la sua consueta finezza e concisione, il padre Peter-Hans Kolvenbach, allora superiore generale della Compagnia di Gesù, diceva nel 1989: «La storia movimentata dell’esegesi biblica, alla quale l’Istituto Biblico partecipa in modo privilegiato, non nasconde affatto il lavoro e le sofferenze indispensabili per ravvivare incessantemente la lettera accogliendovi lo Spirito del Signore».

Descrivere rapidamente la parte che l’Istituto Biblico ha avuto in questa storia richiede onestà intellettuale nella ricerca della verità storica. Questo è stato possibile grazie ai ricchi archivi dell’Istituto, sia a Roma sia a Gerusalemme. Fino ad oggi, nessuno li aveva consultati, salvo per una circostanza, quando nel 1954, il p. Ernst Vogt, allora rettore del Biblico, aveva ricordato il ruolo di Pio X nella fondazione dell’Istituto.

Il primo periodo: 1903-1936

Tre periodi della storia centenaria del Biblico rimanevano poco conosciuti o vittime di leggende non provate. Il primo riguarda le origini dell’Istituto a Roma e a Gerusalemme. Il p. Vogt aveva aperto la strada, ma era necessaria una maggiore precisione. C’era stata prima di tutto la volontà di Leone XIII nel 1903, volontà costante durante i sei ultimi mesi del suo lungo e fruttuoso pontificato.

Egli voleva a Roma un Istituto di studi superiori sulla Bibbia, in grado di rispondere ai bisogni dell’epoca di grandi scoperte archeologiche, paleontologiche e nelle scienze naturali, ma anche capace di rispondere a un razionalismo che proponeva una lettura riduttiva della Scrittura.

Il p. Ferdinand Prat, gesuita francese, era stato incaricato di preparare un progetto, una sorta di statuto organico di un tale Istituto, un abbozzo veramente serio, che ottenne il gradimento della Pontificia Commissione Biblica, creata dallo stesso Leone XIII nell’ottobre 1902. La morte, avvenuta nel luglio 1903, aveva però impedito al Pontefice di realizzare il suo ultimo sogno.

Pio X lo riprese immediatamente, ma, per mancanza di fondi, dovette rimandarne l’esecuzione a una data successiva. Un primo tentativo di soluzione si ebbe con la creazione nel 1908, all’Università Gregoriana, di un programma speciale di studi biblici, che intendeva preparare una ventina di candidati agli esami che, fin dal 1904, la Commissione Biblica imponeva in vista di un diploma in Scienze bibliche.

Il cardinale Rafael Merry del Val, Segretario di Stato di Pio X, ne aveva suggerito la realizzazione al p. Lucien Méchineau, gesuita francese, che insegnava proprio alla Gregoriana fin dal 1906. Méchineau ne parlò al padre generale Franz Xaver Wernz nel settembre 1907, proponendogli anche, nell’aprile 1908, il programma di questo nuovo Cursus superior Scripturae Sacrae, ma, per farlo funzionare, si richiedeva, a suo parere, un professore in più e propose il p. Leopold Fonck.

Questi, che aveva allora 43 anni, si era già fatto un nome a Innsbruck, dove insegnava dal 1901. Nel 1906 vi aveva creato un «Seminario biblico-patristico» per il quale aveva ricevuto le congratulazioni di Pio X. Dottore in filosofia e in teologia della Gregoriana, ordinato sacerdote nella diocesi di Münster nel 1889, era entrato nella Compagnia di Gesù tre anni dopo.

Dal 1894 al 1899 aveva completato la sua formazione, in particolare con un lungo soggiorno nel Vicino Oriente e con tre anni di studio in assiriologia ed egittologia a Berlino e a Monaco. Nel 1906, aveva già pubblicato cinque libri e parecchi articoli, compresi alcuni di ermeneutica biblica apparsi ne La Civiltà Cattolica. Una forza della natura, eccellente organizzatore, il p. Fonck era un polemista vigoroso, difensore scontroso della tradizione esegetica e già avversario accanito del p. Marie-Joseph Lagrange, fondatore nel 1890 dell’École Biblique dei domenicani di Gerusalemme: nel 1905 Fonck l’aveva criticato.

Il p. Méchineau riferiva al p. Fonck, nel settembre 1908, che la scelta del suo nome rispondeva a tre criteri imposti dalla Santa Sede: 1) che fosse conservatore, 2) che fosse conosciuto come tale, e 3) che ci fosse ogni garanzia che non sarebbe cambiato! Infatti, fin dal 1903 era scoppiata la crisi «modernista». Nel 1907, il decreto Lamentabili del Sant’Uffizio, poi l’enciclica Pascendi di Pio X, senza dimenticare le prime risposte della Commissione Biblica, avevano messo una sorta di bavaglio all’esegesi scientifica. Alla Commissione Biblica, il p. Prat fu rapidamente sostituito nel 1906 dal p. Méchineau e poi, nel 1908, dal p. Fonck appena arrivato a Roma.

Alla Gregoriana, il nuovo Cursus superior Scripturae Sacrae funzionò regolarmente durante il primo semestre, ma, nel corso del secondo, la salute del p. Méchineau cedette, benché avesse soltanto 59 anni. Ora, fu proprio all’inizio di questo secondo semestre, esattamente il 14 febbraio 1909, che il p. Fonck propose a Pio X la creazione di un Istituto Biblico propriamente detto.

All’epoca, il p. Fonck ignorava il progetto del p. Prat, e l’atmosfera ecclesiale era molto cambiata. Nel suo progetto, tutto sommato abbastanza vago, il p. Fonck parlava di turbamenti nella Chiesa e di fedeltà alle norme stabilite dalla Santa Sede; questo Istituto non avrebbe rilasciato alcun grado accademico; gli esami che portavano al suo conseguimento sarebbero stati sostenuti davanti alla Commissione Biblica; l’Istituto avrebbe offerto corsi ed esercitazioni, avrebbe goduto di una buona biblioteca e pubblicato libri di sana dottrina in materia biblica.

Pio X dichiarò immediatamente: «Sì, lo facciamo». E iniziarono le trattative sulle quali il p. Fonck manteneva il controllo. Un vescovo sempre generoso nei confronti della Santa Sede, mons. Theodor Kohn, di Olomouc, fu contattato lo stesso 14 febbraio dal p. Fonck e c’è da pensare che diede senza indugio un primo aiuto finanziario.

Il 30 marzo, il p. Fonck presentò a Pio X un primo abbozzo di lettera di fondazione: aveva già come titolo Vinea electa, e l’Istituto era affidato alla Compagnia di Gesù. Finalmente, dopo alcune peripezie dell’ultimo minuto, il documento pontificio apparve su L’Osservatore Romano il 30 maggio 1909, festa di Pentecoste, ma portava la data del 7 maggio, primo venerdì di quel mese.

Il primo anno accademico iniziò il 5 novembre nel Collegio Leoniano, nel quartiere «Prati». Nei mesi precedenti era stato necessario preparare tutto. Non disponendo l’Istituto di un proprio edificio, i corsi del mattino si sarebbero tenuti alla Gregoriana, in via del Seminario, n. 120, e i seminari del pomeriggio nel Collegio Leoniano. P. Fonck poté comprare seimila libri e sottoscrivere l’abbonamento a circa trecento riviste: questa biblioteca embrionale fu installata nel Collegio Leoniano.

In ottobre, il corpo docente era costituito da dieci gesuiti, dei quali due per l’esegesi, i pp. Méchineau e Lino Murillo, ambedue molto tradizionalisti, ma anche il p. Anton Deimel per l’assiriologia. Infatti, l’orientalismo era già ben rappresentato. Infine, nel giorno dell’apertura, il 5 novembre, gli studenti ordinari erano 47, tutti dottori in teologia, su un totale di 117 iscritti. Un successo, dunque. Tra gli studenti di questa prima ora, c’erano il futuro cardinale Achille Liénart, Lucien Cerfaux, Joseph Bonsirven e anche Felice Cappello, il futuro canonista della Gregoriana.

Il palazzo Muti Papazzurri fu comprato dalla Santa Sede soltanto il 1° luglio 1910. Ma era necessario adattarlo alla nuova destinazione, in particolare con la costruzione, nel cortile interno, di un’aula magna e, sopra di essa, della biblioteca; l’inaugurazione ufficiale avvenne perciò soltanto il 25 febbraio 1912. La famiglia du Coëtlosquet, di Nancy, in Francia, aveva generosamente coperto tutte le spese.

I primi due decenni dell’Istituto furono caratterizzati da due problemi fondamentali.

Il primo era l’orientamento chiaramente antimodernista dell’esegesi che vi si praticava. Di questo periodo è sopravvissuta soltanto la Grammaire de l’hébreu biblique del p. Paul Joüon, pubblicata nel 1923. L’Istituto, bloccato nell’esegesi, si riscattava con la filologia.

Il secondo problema era quello dei gradi accademici. Al momento della fondazione, nel 1909, era inteso che li avrebbe conferiti soltanto la Commissione Biblica. Tuttavia, già nel 1914, il p. Fonck percepì chiaramente che tale dipendenza era anomala, ma senza successo: malgrado l’insistenza del padre generale Wlodimir Ledóchowski, Benedetto XV non ne volle sapere, anzi questa dipendenza si rafforzò ulteriormente. Si dovette aspettare fino al 1928: quell’anno, Pio XI, un vero uomo di scienza, creando il Consorzio della Gregoriana, del Biblico e dell’Orientale, decise l’autonomia totale del Biblico, con il permesso di conferire tutti i gradi accademici.

A Gerusalemme, non era stato possibile aprire la succursale dell’Istituto prima del luglio 1927, a conclusione di peripezie abbastanza incredibili. Responsabile ne era stato il p. Fonck: mentre a Roma aveva avuto successo, nel Vicino Oriente aveva esacerbato la situazione, tanto era viscerale la sua opposizione al p. Lagrange.

Già nel 1909 si percepiva a Roma la necessità di offrire agli studenti dell’Istituto la possibilità di un lungo soggiorno nella terra biblica. Ben presto aveva preso forma un primo progetto: nel 1911, il p. Fonck, con il consenso del Santa Sede e del Padre Generale dei gesuiti, concluse un accordo con la Facoltà orientale dell’Università San Giuseppe dei gesuiti di Beirut, dove gli studenti del Biblico avrebbero seguito, da ottobre a marzo, corsi pratici di lingue e di archeologia.

Egli prospettava, inoltre, la creazione della succursale dell’Istituto sul Monte Carmelo: gli studenti vi avrebbero dimorato da aprile a ottobre, visitando al tempo stesso il Paese. Ma l’opposizione dei carmelitani fece scegliere Gerusalemme come luogo per una tale sede.

Nel maggio 1912, il p. Fonck pensava al terreno che l’Istituto occupa attualmente, anzi il suo progetto era più modesto di quello poi realizzato nel 1927. Nel marzo 1913, però, mentre il p. Lagrange si era allontanato dall’École Biblique dopo la condanna pronunciata contro alcuni suoi libri, il p. Fonck abbandonò la sua prima idea per scegliere un ampio terreno di undici ettari a due chilometri dalla città vecchia. Per acquistarlo, i gesuiti procedettero con la massima segretezza, ma la guerra del 1914 fermò tutto.

Fin dal 1913, era stato incaricato delle trattative il p. Alexis Mallon. Questo gesuita francese, che non aveva ancora 40 anni, era un esperto di copto e certamente più pacifico dell’impetuoso Fonck. Durante la prima guerra mondiale, il p. Mallon dovette anche lui lasciare Gerusalemme. Vi rientrò solamente nel dicembre 1919. Nel frattempo, il p. Andrés Fernández, successore del p. Fonck come rettore del Biblico, prese chiaramente posizione contro il grande progetto del p. Fonck, che spaventava il Maestro Generale dei domenicani, il p. Aloisio Theissling.

Furono proprio i dubbi espressi da quest’ultimo a indurre la Santa Sede a chiedere al p. Fernández un parere autorevole, che Benedetto XV seguì nella lettera da lui mandata al rettore nel giugno 1919: a Gerusalemme ci sarebbe stata soltanto una succursale.

Tuttavia il p. Fonck sosteneva ancora il suo progetto di un grande Istituto Biblico a Gerusalemme. Nel 1924, il p. John J. O’Rourke divenne rettore dopo il p. Fernández. Di temperamento più deciso, egli sosteneva il parere del p. Mallon, secondo il quale si doveva tornare al terreno modesto che il p. Fonck aveva proposto già nel 1912. Il p. Fonck, però, non cedeva, malgrado la lettera del Papa, così che, per vederci più chiaro, il padre generale Ledóchowski mandò a Gerusalemme il suo assistente, il p. Norbert de Boynes, e costui appoggiò la scelta del p. Mallon, escludendo quella del p. Fonck.

Questo accadde nel febbraio 1925. Finalmente, nel mese di ottobre dello stesso anno, fu posta la prima pietra della succursale, benedetta dal Patriarca latino. Quattro anni dopo, il p. Mallon scopriva, nella valle del Giordano, il sito archeologico preistorico di Teleilat Ghassul.

Il secondo periodo: 1937-1964

Il secondo periodo, alquanto difficile, comincia nel 1937, mentre il p. Agostino Bea dirigeva l’Istituto. Prosegue in tre fasi, che ebbero tutte e tre lo stesso scopo: la difesa dell’esegesi scientifica. Gli avvenimenti raccontati qui sono più conosciuti dei precedenti, ma è utile ricordarli, con alcune precisazioni.

Ci furono anzitutto, dal 1937 al 1941, alcune prese di posizione contro l’esegesi scientifica. Provenivano da un sacerdote napoletano, Dolindo Ruotolo, che, sotto lo pseudonimo di Dain Cohenel, pubblicava commenti dei libri dell’Antico Testamento: appoggiandosi sulla Volgata, proponeva interpretazioni di tipo allegorico e psicologizzante.

Il p. Alberto Vaccari, vicerettore dell’Istituto, le aveva sconsigliate, ma alcuni vescovi presero le difese del Ruotolo e giunsero al punto di criticare Pio XI per il suo sostegno pubblico ai lavori del Biblico.

La crisi raggiunse il culmine quando, nel maggio del 1941, un libello anonimo che riprendeva le idee del Ruotolo ebbe un’ampia diffusione a Roma e tra i vescovi italiani. Questo era troppo: in agosto, la Commissione Biblica, d’accordo con Pio XII, rifiutò punto per punto le affermazioni del libello, e questo fu il punto di partenza dell’enciclica Divino afflante Spiritu, che Pio XII pubblicò nel 1943.

Le opposizioni ricominciarono a partire dal 1954, mentre, sotto l’impulso del p. Vogt, successore del p. Bea, il Biblico metteva in pratica le raccomandazioni dell’enciclica di Pio XII. Il principale contestatore era mons. Antonino Romeo: nel 1927 aveva ottenuto la Licenza al Biblico con un modesto risultato ed era all’epoca assistente di studio presso la Congregazione dei Seminari e delle Università. I suoi attacchi integralisti contro il Biblico erano sornioni.

Tuttavia, nell’ottobre 1955, il padre generale Jean Baptiste Janssens, con tono paterno, pur riconoscendo l’infondatezza delle accuse, ritenne utile raccomandare la prudenza ai professori del Biblico. Nel 1957, mons. Romeo riprese le sue critiche, contestando allora il primo volume della nuova Introduction à la Bible, pubblicata a Parigi sotto la direzione di André Robert e André Feuillet. Anzi, il 2 luglio 1958, L’Osservatore Romano pubblicò in prima pagina una diatriba contro questa introduzione. Avvisato da un cardinale scandalizzato e allarmato — forse il cardinale Joseph-Ernest van Roey, di Malines in Belgio —, Pio XII intervenne con una lettera di sostegno agli esegeti mandata al Congresso biblico internazionale svoltosi a Bruxelles nell’agosto 1958.

Sotto Giovanni XXIII, gli attacchi ebbero conseguenze più drammatiche. Nel 1960, don Francesco Spadafora criticò aspramente l’esegesi di Rm 5,12 proposta dal p. Stanislas Lyonnet sul peccato originale, e mons. Romeo se la prese con l’interpretazione del passo sul primato di Pietro in Mt 16,16-18 data l’anno precedente dal p. Max Zerwick.

Ambedue gli oppositori in realtà snaturavano l’esegesi oggetto della loro critica. Poi, nell’agosto 1961, il cardinale Ernesto Ruffini pubblicò su L’Osservatore Romano un violento attacco contro i generi letterari, in particolare contro i pp. Lyonnet e Zerwick. Parecchie volte, il p. Vogt aveva difeso lealmente l’ortodossia dei due professori del Biblico; malgrado, però, i passi del Padre Generale anche presso Giovanni XXIII, i due gesuiti incriminati furono obbligati, per ordine, non motivato, del Sant’Uffizio, a sospendere il loro insegnamento esegetico all’Istituto.

Questa proibizione durò due anni, dal 1962 al 1964, fino a quando il p. Roderick A. F. MacKenzie, nuovo rettore del Biblico, intervenne personalmente e a viva voce presso Paolo VI nel febbraio 1964.

Il terzo periodo: il Concilio Vaticano II

Il terzo periodo cruciale della storia dell’Istituto Biblico si svolge durante il Concilio Vaticano II. Nell’aprile 1960, come tutte le Facoltà ecclesiastiche, il Biblico aveva mandato il suo votum alla Commissione preparatoria del Concilio.

Questo testo toccava, effettivamente, le principali questioni che i padri conciliari avrebbero presto discusso: l’ecumenismo, il rifiuto di ogni tipo di antisemitismo, il rigetto della teoria delle due fonti della Rivelazione, la storicità dei Vangeli, la conferma dell’enciclica Divino afflante Spiritu e una revisione dei metodi del Sant’Uffizio. Su tutti questi punti, il Concilio avrebbe dato ragione al Biblico.

Tuttavia, durante lo svolgimento del Concilio, il Biblico non intervenne mai direttamente. Nel corso della prima sessione, nel 1962, soltanto su richiesta di alcuni padri conciliari, l’Istituto propose quattro volte il suo parere: due volte per invitare i padri conciliari a rigettare il progetto De fontibus revelationis, che Giovanni XXIII ritirò in novembre, di fronte all’opposizione che questo progetto incontrava; e due altre volte sulla storicità dei Vangeli. I pp. Ignace de la Potterie, Stanislas Lyonnet e Max Zerwick avevano scritto tre di questi pareri.

Di fronte agli attacchi di Spadafora, dei quali il Biblico era di nuovo il bersaglio durante questa prima sessione del Concilio, l’Istituto volle dare tutta la sua rilevanza alla difesa della tesi di dottorato del p. Norbert Lohfink. Essa si svolse nell’atrio della Gregoriana il 22 novembre 1962, subito dopo che Giovanni XXIII ebbe ritirato lo schema De fontibus revelationis. Molti padri conciliari ed esperti al Concilio erano presenti a questo atto solenne. Tra loro c’era il giovane esperto Joseph Ratzinger.

Nel 1964 e 1965, l’Istituto propose ancora il suo parere sul terzo e sul quarto schema della costituzione Dei Verbum, e anche questa volta non di sua iniziativa, ma su richiesta dei vescovi brasiliani. Tra le proposte formulate dal Biblico, vale la pena di accennare ad una, a causa della sua importanza teologica: Cum Sacra Scriptura eodem Spiritu quo scripta est etiam legenda et interpretanda sit,... Questa aggiunta, proposta il 25 gennaio 1965, probabilmente in seguito a un suggerimento del p. de la Potterie, è stata inserita nel n. 12 della Costituzione. Rivela in ogni caso come l’Istituto Biblico concepisse il suo lavoro.

Oggi

Fedele ai suoi predecessori, l’Istituto Biblico prosegue sulla sua strada. La Facoltà orientalistica, creata nel 1932, gode sempre di una buona fama. La Facoltà biblica, la più numerosa, offre inoltre, dal 1963, un valido corso propedeutico di greco e di ebraico; le migliori tesi di dottorato in Scienze bibliche appaiono regolarmente nella collana «Analecta Biblica». La biblioteca rimane una delle più complete al mondo nei settori orientalistico e biblico. Le due riviste, Biblica e Orientalia, conservano la loro reputazione. Tutto sommato, il Biblico conosce soprattutto — ma non solo — tempi felici.

In un clima sereno, frutto del Concilio, l’Istituto ha concluso accordi di collaborazione con due istituzioni accademiche di grande prestigio, ambedue nella città di Gerusalemme.

Il primo è stato concluso nel 1974 con l’Università Ebraica di Gerusalemme. L’iniziativa veniva dal p. Carlo Maria Martini, allora rettore dell’Istituto. In questo modo, dal 1975, più di 500 studenti del Biblico hanno seguito un programma semestrale di ebraico, di storia e di archeologia, offerto loro dai più competenti maestri di quella famosa istituzione israeliana.

Il secondo accordo è stato firmato nel 1984 con l’École Biblique dei domenicani di Gerusalemme. Chi scrive ha avuto il privilegio di essere stato all’origine di questo accordo, che metteva fine alla disastrosa pagina di storia che l’Istituto aveva scritto un secolo fa. Essendo ormai la contestazione acqua passata, è arrivato il tempo della collaborazione.

Poi l’esegesi praticata e insegnata all’Istituto non ha mai mancato di essere, al tempo stesso, scientifica e teologica. Le pubblicazioni ne sono la prova. Probabilmente al livello dei metodi si è allargato il campo di ricerca.

All’Istituto, la rinascita degli studi letterari della Bibbia risale all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, con le tesi del p. Luis Alonso Schökel e del p. Albert Vanhoye. In seguito, prima della pubblicazione del documento della Commissione Biblica su L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, apparso nel 1993, l’Istituto si è aperto ai metodi narrativo e retorico, ad esempio, o ancora alla lettura sia diacronica sia sincronica dei testi, come complemento al metodo storico-critico.

Di fatto, non viene imposto nessun metodo agli studenti; al contrario, ad essi ne vengono proposti diversi, purché ciascuno di loro rispetti il testo biblico nel suo tenore originale criticamente confermato.

D’altra parte, da circa 20 anni, la Compagnia di Gesù, vedendo diminuire i suoi effettivi, riesce soltanto a stento a inviare a Roma giovani professori di talento. L’Istituto si è dunque aperto a collaborazioni con altri studiosi. Inoltre, dal 1969, la Catholic Biblical Association of America e, dal 1990, la McCarthy Family Foundation hanno dato ciascuna la possibilità di invitare, ogni anno, un professore rinomato. Cosicché il Biblico ha potuto continuare a offrire programmi accademici di grande qualità, riconosciuti tali dalle migliori università nel mondo, come pure dai vescovi e superiori religiosi che continuano a inviarvi i loro giovani più dotati.

Ma la formazione offerta dall’Istituto è impegnativa. Gli studenti possono testimoniarlo. Lo stesso Giovanni Paolo II confessò un giorno, con un certo umorismo, che non se la sentiva di iscriversi all’Istituto! Il problema attuale non è tanto costituito dalle esigenze di un’esegesi seria quanto dalla messa in discussione dell’esegesi scientifica. Si dice che essa è troppo storica, poco teologica, distante dalla tradizione, non assimilabile a causa della sua tecnicità e, perciò, lontana dalle preoccupazioni pastorali dell’ascolto della Parola di Dio per l’oggi.

È vero che l’esegesi dell’Istituto non ha direttamente di vista la pastorale; che i dogmatici, gli specialisti della teologia sistematica, non riescono più a seguirne le ricerche e i risultati; che spesso essi non considerano i professori del Biblico nemmeno teologi nel senso pieno della parola, ma tecnici inaccessibili, mentre all’Istituto si ritiene che la teologia sia prima di tutto l’umile e rispettoso ascolto della Sacra Scrittura.

La teologia e la pastorale non potranno mai tenere in scarsa considerazione i tempi antichi quando Dio intervenne con parole e con atti nella nostra storia e quando affidò a uomini come noi la testimonianza dei suoi interventi. Ricercare il senso originale dei testi è l’opposto di una lettura fondamentalista, ma è anche un’impresa ardua, che progredisce soltanto lentamente, come ogni scienza, con perdite e profitti.

E quando ci si lamenta che l’esegesi dell’Istituto è lontana dalla tradizione, si deve fare attenzione a non riaprire le ferite che hanno avvelenato, nel secolo scorso, le relazioni all’interno della Chiesa. La regola d’oro in questo campo resta la seguente: soltanto il senso letterale fonda la fede e la morale. Cerchiamo proprio questo senso ed è così che la Chiesa ci chiama al suo servizio.

© La Civiltà Cattolica 2009 II 540-549, quaderno 3816