Quell’orribile forza: un romanzo di Clive Staples Lewis. Recensione di Andrea Monda

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 25 /09 /2009 - 16:22 pm | Permalink
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Quell’orribile forza: un romanzo di Clive Staples Lewis. Recensione di Andrea Monda


Riprendiamo da l’Osservatore Romano del 25 settembre 2009 un articolo di Andrea Monda apparso con il titolo “L'«orribile forza» dell'astrazione Una rilettura di un romanzo che Clive Staples Lewis scrisse nel 1945”. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti sulla figura e l’opera di C. S. Lewis, vedi
Il sacrificio di Cristo ed il suo significato nella narrazione allegorica di C. S. Lewis, Le cronache di Narnia: il Leone, la Strega e l´Armadio, di Andrea Lonardo,
Memoria di un dolore: C. S. Lewis ed i giorni che seguirono la morte della moglie, a cura di Andrea Lonardo e
La creazione dal nulla ed il peccato originale. Dalla Genesi alle Cronache di Narnia: la straordinaria trasposizione di C. S. Lewis, di Andrea Lonardo.
Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito di questo articolo non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.
Il Centro culturale Gli scritti 25/9/2009



Ottima idea rispolverare un vecchio e profetico romanzo del 1945 di Clive Staples Lewis che, purtroppo, è ancora molto attuale: Quell'orribile forza, pubblicato in Italia da Adelphi. Il merito è di Roberto Persico che recentemente su "Il Foglio" l'ha saputo riassumere in maniera molto efficace, soprattutto quando conclude dicendo che questo libro è "una gloriosa celebrazione della bontà della carne, del mondo, della materialità delle cose, della vita quotidiana, che Lewis ama appassionatamente, insieme a tutto il loro carico di imperfezioni".

Lo scontro che viene immaginato e narrato da Lewis è infatti tra due schieramenti, tra chi vuole rendere il mondo "perfetto" (e perfectus in latino vuol dire anche "morto") e chi invece accoglie la realtà con tutte le imperfezioni e cerca faticosamente di amarla.

E faticosamente a suo tempo mi sono letto questo romanzo: pur essendo un amante di Lewis ricordo che trovai - al contrario di quanto afferma Persico - il libro duro e farraginoso.

Mi riprometto ora di rileggerlo, cosa che avevo cominciato a fare qualche mese fa ispirato dalla visione di una copertina di una rivista scientifica che riprendeva il premio Nobel Rita Levi Montalcini, illuminato da una luce livida, con sotto a grandi caratteri la frase: "Il corpo faccia quello che vuole, io sono la mente".

Confesso di aver provato lungo la schiena un brivido di freddo. Da cattolico ho sempre pensato che avesse ragione Romano Guardini a definire il cattolicesimo "la religione più materialista" e invece questo "spiritualismo", qui declinato come psichismo e intellettualismo finisce sempre per inquietarmi e farmi ricordare le antiche eresie gnostiche, manichee o catare. Oppure, come in questo caso, mi hanno fatto ricordare un vecchio libro che avevo, forse volutamente, dimenticato.

A malincuore quindi ho ripreso in mano il testo di Lewis - quanto è amaro leggere un brutto libro di un autore che si ama - e sono andato subito a metà romanzo e precisamente al nono capitolo intitolato "La testa del saraceno" dove c'è un uomo, un criminale condannato a morte che è di fatto ridotto ad essere soltanto una grande testa, collegato e tenuto in vita solo da apparecchi elettronici, un burattino di carne e bit attraverso cui parla La Forza.

Questa Forza non è quella positiva di Guerre Stellari né "l'Amore che move il sole le altre stelle", ma è appunto "quell'orribile forza" a cui allude il titolo, che come dice Weston, il "cattivo" del romanzo, è "una grande impenetrabile Forza, che si precipita dentro di noi dalle oscure basi dell'essere", una Forza che guida e ispira gente come Weston verso un grande progetto: "Ecco quello di cui sto parlando: spirito, intelligenza, libertà, spontaneità. Ecco la meta verso cui si sta muovendo l'intero processo cosmico. L'affermazione finale di questa libertà, di questa spiritualità, è il lavoro al quale dedico la mia vita e la vita dell'umanità. La meta, Ransom, la meta: ci pensi! Puro spirito, il vortice finale dell'attività auto-pensante e auto-producente".

A Ransom, il "buono" del romanzo, lo spiritualista Weston così illustra i presupposti del progetto: "Ma proprio non capisce, Ransom, che Bene e Male sono solo dicotomie illusorie, partorite da un primitivo antropomorfismo religioso, che tutto è Uno, puro Spirito? Esiste una sola Forza", chiarito questo è inevitabile il passaggio successivo che consiste nell'abbandonare il vecchio ordine nel quale la materia e lo spirito erano confusi e aprirsi all'uomo nuovo per il quale la natura è qualcosa di morto, una macchina che si deve far funzionare e che si deve smontare se non funziona come si vuole.

Tutto questo perché, spiega sempre Weston, l'obiettivo di questa nuova rivoluzione è la creazione di Uomini Incorporei ("le Teste Elettriche che non muoiono mai") perché lo scopo finale è "l'abolizione dell'uomo" (per citare il titolo di un altro saggio di Lewis, oggi introvabile, all'epoca molto apprezzato dall'allora cardinale Ratzinger) e la conseguente separazione tra conoscenza ed etica, la vittoria delle Macchine e quindi la costruzione di un uomo nuovo, l'Uomo Tecnocratico e Obiettivo, che riduce il mondo a misura e che non prevede più "l'ingombro" del corpo ma il dominio incontrastato della mente:

"In noi la vita organica ha prodotto la Mente. Ha fatto un buon lavoro, ma adesso non ne abbiamo più bisogno. Non vogliamo più un mondo incrostato di vita organica. Dobbiamo liberarci di tutto ciò. Impareremo a mantenere in vita il cervello con sempre meno corpo: impareremo a nutrire il corpo direttamente con sostanze chimiche, senza doverlo più rimpinzare di animali morti e di erbacce. Impareremo a riprodurci senza la copula... Il mondo cui io tendo è il mondo della perfetta purezza. Mente pura e minerali puri. Quali sono le cose che offendono maggiormente la dignità dell'uomo? Sono la nascita, la procreazione e la morte. E se stessimo per scoprire che l'uomo può vivere senza queste cose?".

Sembra che stia parlando del mondo occidentale del primo decennio del terzo millennio, la forza profetica di questo romanzo, uscito tre anni prima di 1948 di Orwell è tale che non c'è molto altro da aggiungere.

Un'ultima annotazione su un dettaglio che si perde nella traduzione italiana: l'orribile Forza protagonista della vicenda, persegue l'obiettivo di abolire l'uomo attraverso un gruppo di scienziati e intellettuali uniti in un comitato molto esclusivo che si chiama Nice cioè National Institute for Coordinated Experiments: nice, cioè carino. Non viviamo forse, noi uomini all'alba del terzo millennio, sotto l'asfissiante dittatura del "carino"?

(©L'Osservatore Romano - 25 settembre 2009)