La lettera del presidente della Repubblica di Armenia Serzh Sargsyan in risposta all’invito giuntogli dal presidente della Repubblica Turca Erdoğan nel centenario della Battaglia di Gallipoli

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 17 /04 /2015 - 09:35 am | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito La lettera del 16/1/2015 inviata dal presidente della Repubblica di Armenia all’invito giuntogli dal presidente della Repubblica Turca nel centenario della Battaglia di Gallipoli. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, vedi la sotto-sezione Chiese ortodosse nella sezione Cristianesimo, ecumenismo e religioni.

Il Centro culturale Gli scritti (17/4/2015)

Caro Sig. Presidente,

Ho ricevuto il suo invito a partecipare agli eventi commemorativi del centenario della Battaglia di Gallipoli.

In effetti, la Prima guerra mondiale è uno dei più orribili capitoli nella storia del genere umano, nel corso del quale milioni di vite innocenti andarono perse e molti destini furono distorti.

Un artigliere armeno, il Capitano Sargis Torosyan, prese parte alla Battaglia di Gallipoli. Egli si adoperò per la protezione e la sicurezza dell’Impero, che servì fedelmente, e per il suo eroismo venne premiato con gli onori militari dall’Impero Ottomano. Ma intanto, in quello stesso anno, i premeditati massacri su larga scala e le deportazioni forzate del popolo armeno da parte dell’Impero Ottomano raggiunsero il loro apice, e lo stesso Sargis Torosyan non venne risparmiato. I suoi genitori furono parte di quel milione e mezzo di vittime armene: furono uccisi brutalmente, mentre sua sorella morì nel deserto siriano.

Fu un massacro senza precedenti che ispirò Rafael Lemkin a coniare il termine “genocidio”, e fu l’impunità di quel crimine che preparò il terreno per l’Olocausto e i genocidi in Ruanda, Cambogia e Darfur.

Secondo lei, le battaglie di Gallipoli sono un particolare esempio di relazioni amichevoli non solo per la Turchia, ma per il mondo intero, e il campo di battaglia un monumento all’amaro patrimonio della guerra e un ricordo di pace e amicizia. Lasciando da parte l’importanza della famosa battaglia di Gallipoli o il controverso ruolo della Turchia nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, è necessario ricordare che la pace e l’amicizia in primo luogo sono date dal coraggio di confrontarsi con il proprio passato, la giustizia storica include anche la memoria universale, che non deve essere selettiva ma riconosciuta pienamente.

Ahimè, la Turchia continua la sua tradizionale politica di negazionismo continuando a “perfezionare” la sua macchina di distorsione della storia. Quest’anno, per la prima volta, la Battaglia di Gallipoli verrà commemorata il 24 aprile, quando in realtà, iniziò il 18 marzo 1915, e continuò fino alla fine del gennaio 1916, e le forze alleate sbarcarono sulle coste di Gallipoli il 25 aprile. Quale scopo persegue tutto questo, se non distogliere l’attenzione della comunità internazionale dal 100° anniversario del genocidio armeno? Intanto, prima di avviare un evento commemorativo, la Turchia ha una responsabilità più grande nei confronti del suo stesso popolo e di tutta l’umanità – riconoscere e condannare il genocidio armeno.

Pertanto, vorrei consigliarle durante il suo appello per la pace nel mondo di non dimenticare di mandare un messaggio al mondo per riconoscere il genocidio armeno e onorare la memoria di un milione e mezzo di vittime innocenti. È dovere di ognuno di noi lasciare in eredità una storia priva di distorsioni alle generazioni future, e in questo modo evitare il ripetersi di crimini e preparare la strada per la riconciliazione e la cooperazione tra nazioni, in particolare quelle a noi vicine.

P.S. Sua Eccellenza, qualche mese fa, io le estesi un invito a venire a Yerevan per partecipare alle cerimonie di commemorazione per onorare la memoria delle vittime del genocidio armeno, il 24 aprile 2015. Non è accettabile per noi essere ospitati dal nostro ospite senza aver ricevuto prima una risposta all’invito esteso all’ospite stesso.