Maria, l’unica donna che non ha mai peccato, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /04 /2015 - 14:46 pm | Permalink
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Mettiamo a disposizione sul nostro sito un articolo di Andrea Lonardo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.

Il Centro culturale Gli scritti (26/4/2015)

Antonello da Messina, Annunziata

Nell’evento dell’annunciazione siamo dinanzi all’unico caso della storia della salvezza nel quale un essere umano ha l’ultima parola dinanzi a Dio. Ed è una donna ad essere al centro di questo evento. Colei che permette a Dio di venire al mondo è una donna.

Straordinaria verità. Dio si lega alla risposta di una donna. Non vuole oltrepassare la libertà di questa donna. Essa obbedirà al Signore, ma obbedirà per libera scelta, senza che nessuno possa imporglielo, solamente per fiducia e per amore.

E non è una qualsiasi donna. È Maria di Nazaret. Concretezza assoluta dell’unicità della storia della salvezza. La venuta di Dio nel mondo si compie lì e non dappertutto. La salvezza sarà dappertutto, solo perché prima è stata lì. Se non fosse stata prima lì, semplicemente non sarebbe stata.

Cosa aggiunge l’affermazione dell’Immacolata concezione di Maria a questo evento? Quale dimensione specifica sottolinea? 

Pone dinanzi agli uomini il fatto che Maria sia “piena di grazia”. Ci invita a riflettere su questa espressione che ripetiamo ogni volta nella preghiera dell’Ave Maria: «Ave, rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). “Immacolata” vuol dire “semplicemente” “piena di grazia”. È la “semplicità” a cui tende tutta la creazione, a cui aspira ogni figlio d’uomo. Vincere il peccato, non esserne schiavo, esserne libero. Nella consapevolezza che questa vittoria non è opera della determinazione volontaristica e della capacità umana, ma è evento che si può compiere solo per opera di Dio, grazia che non può provenire se non dalla grazia. 

Maria è “piena di grazia” perché è gravida, nello Spirito, della divinità del Figlio che si fa carne. È piena di grazia, perché Dio è “contenuto” in Lei. Una famosissima chiesa di Istanbul/Costantinopoli, l’unica nella quale si è
conservata gran parte della decorazione in mosaico ed in affresco dopo le devastazioni iconoclaste seguite alla conquista della città da parte delle armate turche, si chiama San Salvatore in Chora. Ed in essa Gesù è venerato come “Chora ton zonton”, cioè “dimora dei viventi”, e Maria come “Chora tou Achoretou”, cioè “dimora di Colui che non può essere contenuto in alcun luogo”. Maria è piena di grazia, è “piena di Lui”, “piena di Dio”, “dimora dell’Incontenibile”.

In vista di questa pienezza, Dio ha voluto che Maria non conoscesse peccato, che fosse preservata dal peccato originale. Essa è così “piena di grazia” allora anche perché il suo cuore, fin dal suo concepimento, non si è mai volto al peccato, ma, a differenza di Eva e di tutti gli altri figli dei primogenitori, sempre si è abbandonata in libera fiducia di amore al suo Signore.

Un particolare della nuova traduzione CEI lo mette in mostra in maniera precisa. All’angelo che si rivolge a lei, Maria risponde: «Come avverrà?» (Lc 1,34). La vecchia traduzione recitava: «Come è possibile?», ripetendo, con versione imprecisa, il «Come potrò mai conoscere questo?» (Lc 1,18) di Zaccaria.

Invece il testo recita: «Come avverrà?» (in greco pos estai?). La questione, insomma, non è se sarà mai possibile, ma semplicemente come sarà possibile. Si potrebbe parafrasare:«Io credo al tuo annunzio; lo credo poiché viene da Dio. Non ho dubbi che ciò avverrà. Può solo la tua gentilezza di arcangelo dirmi in quale maniera, per quale via, di modo che io possa prepararmi a questo?». 

Zaccaria non crede e, perciò, diviene muto. La sua domanda è di diffidenza, non di fiducia: «Come potrò mai conoscere questo?». Maria, nella sua pienezza di grazia, subito si affida e vuole sprofondare nel mistero, contemplandolo più in profondità (e per questo parlerà!).

Distinzione preziosa che permette di vedere come non sia il dubbio ad essere caratteristica del credente, bensì la ricerca ulteriore, che si radica nella certezza della fede. Come ha insegnato il cardinal Newman se la persona ponesse in dubbio la fede, non sarebbe ancora credente: «Posto che ricercare vuol dire dubitare e dubitare non si accorda col credere, il cattolico che si accinge ad una ricerca sulla sua fede dichiara implicitamente di non averla. L’ha già perduta. Qui del resto risiede la sua più chiara giustificazione: egli non è più cattolico, ma aspira a diventarlo. […] Gli uomini spesso si sforzano di tenere uniti in sé elementi incompatibili. Non dubitano ma si comportano proprio come se dubitassero. Credono, ma la loro fede è debole, e prestando orecchio senza necessità alle altrui obiezioni si espongono a perderla. E ci sono spiriti per i quali ragionare d’una verità è tutt’uno col contestarla; indagine vuol dire porre sotto processo». Proprio come un uomo che non fosse sicuro del suo amore nel matrimonio: distruggerebbe la propria famiglia.

Eppure questa certezza, questa rocciosità semplice della fede è cosa ben diversa da un placido possesso, dallo scontato mettersi in saccoccia una cosa ovvia. L’amore vuole sempre andare oltre, la fede vuole sempre conoscere di più ed amare di più. E sempre domanda: «Come avverrà?». Domanda che nasce dall’amore di chi sa che una risposta giungerà da Dio e dalla sua fedeltà. Fede che, proprio perché è fede, ha l’audacia della domanda.

Insomma la fede è insieme sicurezza e ricerca: se non fosse salda non sarebbe una fede solida, se non fosse in ricerca non sarebbe una fede viva.

Fede che sa che la nuova chiamata di Dio non può che avere un fine: «Rallégrati» (Lc 1,28). Così traduce la nuova versione italiana della Bibbia, ancora una volta correttamente, il “kaire”, il “ti saluto”, l’“ave” dell’angelo a cui siamo più abituati.

Si potrebbe aggiungere ciò che diversi santi a partire da San Luigi Maria Grignion de Monfort, ispirandosi ad un’antica antifona mariana, hanno proclamato della Vergine: «Maria da sola ha confutato tutte le eresie». I dogmi mariani sono, infatti, il riflesso simmetrico della cristologia. Se Maria è Madre di Dio questo è perché Gesù è veramente il Figlio di Dio e non solo un uomo. Se Maria è Vergine è perché quel Figlio viene veramente dal Padre per opera dello Spirito. Se Maria è assunta in cielo è perché il Cristo è salito al Padre in corpo ed anima e la resurrezione della carne è il nostro destino.

Ecco allora l’Immacolata Concezione. Se Maria è stata concepita senza peccato originale è perché Cristo ha realmente il potere di liberarci dall’antica colpa ed è venuto per donarci il Battesimo.   Maria è l’unica, insieme al suo Figlio, a non aver conosciuto il peccato. Ma insieme ci rappresenta tutti, poiché noi camminiamo per essere senza peccato, per vincere quella diffidenza che il male ha posto nel cuore e ritrovare il nostro abbandono di figli, chiave dell’allegrezza.