«La Parola di Dio [la predicazione della Parola di Dio] è un sacramentale! Per Lutero è un sacramento, che agisce quasi ex opere operato. Poi la corrente è un po’ quella tridentina, è quella dell’ex opere operantis; e poi i teologi hanno trovato che la Parola di Dio è in mezzo: parte ex opere operato, parte ex opere operantis. E’ un sacramentale. I discorsi non sono sacramentali, sono discorsi che fanno bene. Ma che nelle omelie ci sia la Parola di Dio, perché tocca il cuore!». Papa Francesco ai partecipanti all'Assemblea plenaria della Federazione Biblica Cattolica

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 06 /07 /2015 - 08:51 am | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito il discorso tenuto da papa Francesco ai partecipanti all'Assemblea plenaria della Federazione Biblica Cattolica (FEBIC), il 19/6/2015. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (6/7/2015)

Do il benvenuto a tutti. Ringrazio per le sue parole il Cardinale Tagle, che mi ha spostato un po’ da quello che era preparato… Sono le sorprese di Dio, che ci aiutano a renderci conto che tutti i nostri piani, tutti i nostri pensieri e tante cose, davanti alla Parola viva di Dio, alla Parola vivente, del Dio Vivente, cadono. Cadono, crollano. Quando una Chiesa si chiude in sé stessa e si dimentica che è stata mandata, che è stata inviata per annunciare il Vangelo, cioè la Buona Novella, per muovere i cuori col Kerygma - il Cardinale ha detto bene - invecchia. Un’altra cosa ha detto il Cardinale: si indebolisce. E anch’io ne aggiungo due: si ammala e muore.

Ho sentito dire, tante volte, quando si parlava delle diocesi che erano in Nord Africa al tempo di sant’Agostino: sono chiese morte. No! Ci sono due modi, due maniere di morire: o morire chiusi in sé stessi o morire dando la vita in testimonianza. E una Chiesa che ha il coraggio – la parresia – per portare avanti la Parola di Dio e non si vergogna è sulla strada del martirio.

Oggi, nella Prima Lettura della Messa abbiamo sentito Paolo che raccontava le cose che lui aveva patito, in quella prospettiva del “vantarsi”: “Loro si vantano; anch’io posso vantarmi di quello che ho fatto” (cfr 2 Cor 11,21). La cornice è questa. Ma quest’uomo [san Paolo], se fosse rimasto lì, in una delle chiese – come quella di Corinto – e solo in quella, non avrebbe sofferto tutto quello che dice. Perché? Perché era un uomo in uscita. Quando vedeva che le cose andavano bene, imponeva le mani ad un altro e se ne andava. E’ un modello.

Alla fine ha questa bella frase - dopo il “vantarsi”, dopo essermi vantato di questo, dei tanti viaggi, tante volte flagellato, una volta lapidato… tutto questo… -: “Ma se devo vantarmi, in verità – oggi diceva in quel brano – mi vanterò soltanto della mia debolezza” (cfr 2 Cor 11,30). In un altro brano – voi biblisti lo conoscete – dice: “Mi vanterò dei miei peccati” (cfr 2 Cor 12,9). Il terzo vanto di Paolo non è vanità: “La mia gloria è la croce di Gesù” (cfr Gal 6,14). Questa è la sua forza. E questa è una Chiesa in uscita, una Chiesa “martiriale”. E’ una Chiesa che va per strada, che va in cammino. E succede quello che può succedere ad ogni persona che va per strada: un incidente… Ma io preferisco una Chiesa ferita in un incidente, che una Chiesa ammalata, nella chiusura di sé stessa. Con quella parresia e quella hypomone; quella pazienza che è portare sulle spalle le situazioni, ma anche la tenerezza di portare sulle spalle i fedeli feriti, che le sono stati consegnati. Una Chiesa pastorale. Soltanto la Parola di Dio e, accanto alla Parola, l’Eucaristia. I fratelli che si riuniscono per lodare il Signore proprio con la debolezza del pane e del vino, del Corpo del Signore, del Sangue del Signore.

La Parola di Dio non è una cosa che ci rende la vita facile. No, no. Ci mette sempre in difficoltà! Se uno la porta con sincerità, essa lo mette in difficoltà, lo mette in imbarazzo tante volte. Ma bisogna dire la verità, con tenerezza, con quel portare sulle spalle le situazioni, le persone. Lo si può intendere come un rispetto fraterno che sa “accarezzare”.

Ringrazio per quello che ha detto il nuovo Presidente. Ringrazio tutti voi per il lavoro che fate al servizio della Parola di Dio. 

Un piccolo excursus: una delle cose che mi preoccupano tanto è l’annuncio funzionale della Parola di Dio nelle omelie. Per favore, fate di tutto per aiutare i vostri fratelli - diaconi, sacerdoti e vescovi – a dare la Parola di Dio nelle omelie, che arrivi al cuore. Un pensiero, un’immagine, un sentimento è arrivato, ma che arrivi la Parola di Dio! Tanti sono capaci, ma sbagliano e fanno una bella conferenza, una bella dissertazione, una bella scuola di teologia… La Parola di Dio è un sacramentale! Per Lutero è un sacramento, che agisce quasi ex opere operato. Poi la corrente è un po’ quella tridentina, è quella dell’ex opere operantis; e poi i teologi hanno trovato che la Parola di Dio è in mezzo: parte ex opere operato, parte ex opere operantis. E’ un sacramentale. I discorsi non sono sacramentali, sono discorsi che fanno bene. Ma che nelle omelie ci sia la Parola di Dio, perché tocca il cuore!

Grazie! Grazie per il vostro lavoro.

Quello che era scritto qui [nel Discorso scritto], che è buono, lo consegno al Presidente.