«Se questi e queste (sono capaci di tanto), perché io no?». La testimonianza di una neo-battezzata cinese

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 01 /11 /2015 - 15:14 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito la testimonianza di una neo-battezzata cinese che è diventata cristiana nella diocesi di Albano nel 2015. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sotto-sezione Catecumenato degli adulti, nella sezione Catechesi, famiglia e scuola.

Il Centro culturale Gli scritti (1/11/2015)

Negli anni 60, dal punto di vista economico, la Repubblica Popolare Cinese aveva ereditato la sciagurata strategia del “grande balzo in avanti” che pretendeva di raggiungere l’autosufficienza economica attraverso una consistente razionalizzazione della produttività agricola. L’esperimento fu un colossale fallimento, col crollo della stessa produzione agricola, disastri economici e ripetute carestie.

Fu proprio a ridosso di quegli anni, nel 1965, che io nacqui nell’Inner Mongolia, provincia della Cina settentrionale con una superficie quattro volte più grande dell’Italia, dove mio padre, originario di Pechino, era stato mandato come direttore finanziario della provincia stessa.

Furono anni duri sia dal punto di vista della sopravvivenza alimentare, sia dal punto di vista sociale; le nuove generazioni di “guardie rosse”, attraverso la “rivoluzione culturale”, contestavano ogni potere burocratico e ogni autorità. Insegnanti, politici e membri della classe dirigente venivano accusati e condannati in processi sommari. Tra questi i miei genitori, internati per due anni in diversi campi di rieducazione.

Fu così che crebbi, in un contesto di repressione e paura, dove non era possibile avere un ideale che non fosse in linea con quello del partito e senza alcun riferimento o sostegno spirituale in quanto ogni espressione religiosa veniva negata, osteggiata e perseguitata.

Seguirono gli anni all’università. Ero stata ammessa alla prestigiosa “Beijing International Study University” e, attraverso lo studio di testi letterari della cultura europea e americana, iniziavo ad entrare in contatto per la prima volta, senza peraltro capirne le radici e la profondità, con concetti quali credo religioso, vita spirituale e in alcuni casi con il termine “anima”, non presente nel vocabolario cinese e quindi a me, fino ad allora, completamente sconosciuto.

Terminati gli studi iniziò la mia vita lavorativa che dopo alcuni anni, alle soglie del duemila, mi vedeva responsabile delle attività di marketing di quella che è considerata la più grande società di pubblicità al mondo, con capitale statunitense, ma presente in tutti i paesi, inclusa la Cina, dove tuttora cura la pubblicità e la promozione dei marchi dei più grandi gruppi industriali al mondo.

Fu in questa veste professionale che incontrai per la prima volta colui che sarebbe poi diventato mio marito. Antonio era il rappresentante e responsabile in Asia del principale operatore italiano di telecomunicazioni che si apprestava a lanciare una campagna pubblicitaria orientata a promuovere alcuni servizi di telefonia mobile nel mio paese.

Entrambi reduci da precedenti esperienze matrimoniali celebrate civilmente e tristemente naufragate, trovammo conforto e unità di progetti futuri insieme e dopo un paio di anni di frequentazioni, decidemmo di sposarci, sempre civilmente, a Pechino.

Mio marito cattolico dalla nascita, ma non praticante anche per la mancanza di una rappresentanza ufficiale della Chiesa Cattolica in Cina, mi aiutava spesso, in quegli anni, ad individuare testi e riferimenti religiosi che iniziavano a stimolare quella che allora era poco più di una curiosità intellettuale nei confronti della sua fede, che lui viveva ed esprimeva in maniera molto diversa dalle esibizioni colorite e miracolistiche, alle quali avevo avuto modo di assistere, delle Dottrine Cristiane cosiddette “patriottiche”, le sole tollerate in quegli anni dal governo del mio paese.

Nel 2009 a seguito di evoluzioni lavorative (mio marito era stato collocato in pensione) e accadimenti vari, scegliemmo di rientrare in Italia. Dopo aver valutato varie soluzioni decidemmo di andare a vivere a Lavinio, piccola frazione sul mare del comune di Anzio in provincia di Roma.

Gli inizi furono complessi e in alcuni momenti per niente facili, mi trovai improvvisamente catapultata a vivere da straniera in un paese straniero, circondata da persone che parlavano una lingua a me totalmente sconosciuta, con abitudini, tradizioni e cultura diverse dalle mie.

Continuava però in me quell’interesse nei confronti della religione Cristiana Cattolica che a questo punto, anche perché circondata da esempi e modelli di cristianità praticante da parte della famiglia di mio marito e da quelle dei nuovi amici che avevamo acquisito, non era più motivato da curiosità intellettuale, ma si era trasformato in un crescente bisogno di intraprendere un vero e proprio cammino di spiritualità.

Vivevamo in un’area che faceva riferimento alla Parrocchia di San Francesco di Assisi in Lavinio Lido e in quel periodo, alla fine del 2013, era da poco arrivato un giovane frate francescano originario del Brasile, che sarebbe, da li a breve, diventato il parroco della nostra parrocchia.

Padre David, così si chiama il nostro parroco, subito intuì e comprese il mio forte bisogno di fede ed esigenza di avvicinarmi a Cristo e, d’intesa con il Servizio Diocesano per il Catecumenato e il permesso del nostro Vescovo, Monsignor Marcello Semeraro, attuò un programma di catechesi per me e di supporto e rinforzo spirituale per mio marito che è culminato, preceduto dal matrimonio religioso nel dicembre 2014 secondo il rito di unione tra un cattolico ed una catecumena, durante la veglia pasquale del 2015 nella Cattedrale di Albano, con il conferimento del battesimo, della confermazione e della prima comunione.

Questo processo di conversione, ricerca e avvicinamento a Cristo ha prodotto e continua a produrre una radicale trasformazione del mio modo di affrontare la mia esistenza emotiva ed interiore, offrendomi risposte a dubbi e paure circa il presente ed il futuro, soprattutto quello che segue la nostra esperienza terrena. Inoltre ha totalmente modificato il mio modo di confrontarmi con la mia famiglia, i miei amici o più in generale con il mio prossimo, nei confronti del quale oggi tendo con sempre minore approssimazione ma ancora, purtroppo, con grande distanza, ad amare come amo me stessa.

Oggi la mia vita, con tutte le inevitabili piccole e grandi difficoltà che la quotidianità ci riserva, ha acquisito intense connotazioni di serenità e mi vede impegnata in attività parrocchiali che mi fanno sentire integrata nella nostra piccola comunità e che danno una connotazione concreta al mio impegno di donna cattolica praticante.

 Svolgo infatti, con motivato coinvolgimento, il ruolo di operatrice Caritas nel supporto alle famiglie più bisognose del nostro territorio e sono coinvolta, con mio marito e ad altri volontari, nell’avvio e costituzione di un Centro di Ascolto che inizierà ad essere operativo entro il corrente anno. Recentemente sono stata accettata ed inserita, questo lo confesso con malcelato orgoglio e soddisfazione, nella corale parrocchiale.

Infine, per concludere, vorrei riuscire a trovare un termine, o una parola che possa racchiudere in una improbabile sintesi, tutto quello che ora io sono e tutto quello che provo. Allora mi torna in mente il passo di un libro scritto alcuni anni fa da Vittorio Messori e regalatomi dalla mia madrina all’inizio del percorso che mi ha portato ad essere una credente, cristiana e cattolica .

L’autore cita Sant’Agostino che non ancora convertito, ma ormai vicino al grande passo si chiedeva quasi in modo ossessivo “Si isti et istae, cur non ego?”, se questi e queste (sono capaci di tanto), perché io no?

 Lo scrittore oltre a riferire il concetto secondo il quale il Santo intendeva spronare se stesso a percorrere le vie della fede e della salvezza al pari di quei cristiani che testimoniavano l’amore per il Cristo fino al martirio, estende la sua interpretazione più in generale ai volti dei credenti da lui incontrati, a quei volti sui quali leggeva e riconosceva una forte e fiera “gioia” interiore alla quale lui stesso anelava.

Ecco allora la parola che sintetizza e più rappresenta il mio stato d’animo dopo aver incontrato Gesù: la gioia.

Caterina Sun