«La paura è contagiosa, lo è anche il coraggio». Rania, regina musulmana di Giordania, si schiera non solo contro la violenza, ma per la cultura e la sapienza. «Daesh è un crimine contro la mente»: l’Islam radicale di cui i musulmani e il mondo intero hanno bisogno, quello che combatte, come fa Rania, per la vita, la cultura e i diritti delle donne, per lo studio del passato e per il rispetto dell'uomo che oggi chiede libertà

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 13 /12 /2015 - 15:01 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito il discorso tenuto dalla regina Rania di Giordania presso l’Università La Sapienza di Roma, il 10/12/2015. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, vedi la sotto-sezione Islam nella sezione Cristianesimo, ecumenismo e religioni.

Il Centro culturale Gli scritti (13/12/2015)

Riprendiamo dal suo canale YouTube lo splendido intervento della regina Rania di Giordania presso l’Università La Sapienza di Roma in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa in Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale, da parte del Magnifico rettore Eugenio Gaudio e alla presenza del preside della Facoltà di Scienze politiche, Raffaella Messinetti, e del ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, il 10/12/2015.

Sua Maestà la Regina Rania Al Abdullah

L’Università La Sapienza di Roma

Roma, Italia 10 dicembre 2015

Buongiorno. È un grande piacere ritornare in uno dei miei paesi preferiti ed essere con voi qui nella prestigiosa Università La Sapienza di Roma. Specialmente in questa Aula consacrata alla cultura dove il peso e le meraviglie della storia sono qui intorno a noi.

È incredibile pensare che molte delle meraviglie artistiche che oggi ammiriamo hanno, nei secoli, ispirato e nutrito alcuni dei migliori studiosi italiani. Quindi oggi, non posso che essere molto grata per questa Laurea Honoris Causa, e mi sento onorata che mi abbiate invitato ad essere assieme a tali insigni alunni del passato. Moltissime grazie; ne farò tesoro.

La contribuzione dei vostri ex alunni ha proseguito e proseguirà nel lavoro di plasmare il futuro ed arricchire la società, perché la saggezza, cioè la sapienza, non viene solamente attraverso la conoscenza e l’esperienza del passato, ma anche dalle responsabilità per il futuro.

Il nostro passato è la motivazione del nostro futuro. Quello spirito incapsulato nel motto di questa istituzione, Il futuro è passato qui, è la fondazione del progresso umano.

Ora, più che mai, il mondo ha bisogno di saggezza comune, di istituzioni dinamiche come la vostra e di giovani come voi. Il nostro passato è la motivazione che ci guida, e in alcune aree, viene progressivamente demolito. Il nostro futuro e i valori globali di cui esso è formato, sono sotto attacco. Naturalmente, sto parlando dell’aumento dei terroristi irreligiosi, il cui solo scopo è di distruggere il mondo civile.

Lo abbiamo visto molto recentemente a California, in Parigi, in Libano, in Tunisia e in Egitto. Famiglie separate e comunità lacerate; vite spezzate e cambiate per sempre; intere nazioni con i nervi a fior di pelle. E non stanno solo uccidendo migliaia di uomini, donne e bambini innocenti, ma stanno distruggendo la nostra condivisa eredità culturale. Dall’antica città di Palmyra che era una base commerciale romana del 200 AC. alla Moschea Khudr a Mosul del XII secolo, alla chiesa di sant’Ahodamah del VII secolo a Tikrit… e così tanti altri.

Questi non sono solamente degli attacchi contro pilastri e pietre, ma sono attacchi ai valori millenari della nostra comune eredità archeologica e coesistenza umana. Tutto con lo scopo di erodere uno dei più ricchi e più vari paesaggi culturali al mondo.

Essi stanno bersagliando la nostra storia collettiva, i fondamenti della nostra civiltà. In sostanza, la memoria dell’umanità. Sono così illusi da pensare che possono creare una nuova era, DD, Dopo Daesh, e fare il lavaggio del cervello alle generazioni future.

Da due anni, questi gruppi ci hanno fatto intravedere com’è il loro oscuro mondo. Siamo perseguitati dalle scene in Syria e in Iraq: comunità a cui è stata tolta la vita; mezzi di sussistenza distrutti; bambini perduti; scuole ed ospedali deserti; torture e uccisioni di massa. Siamo perseguitati dalle immagini dei corpi dei bambini restituiti morti sulla spiagge, e dall’idea di poter vivere in un mondo dove la gente muore nei ristoranti; ai concerti, oppure in ginocchio mentre pregano.

Per quanto tutto ciò sia stato inquietante e sconvolgente, questo sguardo nel futuro ci ha rappresentato una rivelazione. Abbiamo potuto apprezzare meglio ciò che abbiamo, i nostri valori e per che cosa dobbiamo combattere. Tutto questo deve essere un punto di svolta dell’umanità.

E se io uso la parola, “noi”, lo faccio a ragion veduta. Perché tutto ciò riguarda tutti noi. Non ha niente a che fare con Musulmani contro Cristiani, oppure conservatori contro liberali, o Est contro Ovest. Questa non è la guerra di una nazione. Questa è la guerra di tutte le nazioni. Perché per la prima volta nella storia, il mondo civile ha un comune nemico. E un comune nemico esige una risposta decisa e concertata.

Non una risposta tiepida. Né una data in ritardo. Quanti altri attacchi in stile Parigi, quante altre autobombe in Libano, quanti altri aeroplani russi debbono essere abbattuti prima di dire “ora basta”?

Abbiamo bisogno di unire le nostre forze, di una coalizione efficace; abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare. Vale a dire: coraggio di cambiare idea per quanto riguarda le cose che pensavamo di conoscere. Il coraggio di lavorare con gente di cui eravamo dapprima diffidenti. Perché a volte, è solamente quando siamo costretti ad agire insieme in improbabili situazioni e con inattesi collaboratori che possiamo trovare nuovi metodi di operare per raggiungere soluzioni durature. Ed è lì che troviamo una terra comune per il bene comune.

Perciò, facciamo che questa sia un'opportunità per un'attività insolita. Per gli audaci, per le nuove unioni tra amici allontanati, e per i vecchi nemici e risorse inutilizzate. Per i capi politici, dare maggiore importanza a questa lotta e unificarla. Per i capi religiosi, cercare consensi e unificarli. Per tutti i popoli del mondo, comprendere quali sono le aspettative e unificarle.

Ma ciò è molto più di una guerra fisica. Dobbiamo combattere su molti fronti. Sconfiggere Daesh dipende dal comprendere le loro tattiche e la posizione della loro mente contorta. Loro stanno intraprendendo una guerra psicologica. E il loro mezzo di scelta è il terrore. Un terrore contagioso. Questo è ciò che Bruce Schneier ha chiamato un “crimine contro la mente”. Si potrebbe chiamare l'ultimo mezzo di distruzione di massa. Esso paralizza le città e chiude le aziende. Ferma le economie e blocca il trasporto pubblico. Distruggendo tutto, semina malcontento, diffidenza e intolleranza tra i popoli di diverse culture, minacciando le nostre difficili conquiste di progresso per vivere tutti insieme in pace.

Non facciamo errori. Se lasciamo che la paura prenda il sopravvento, essi vincono. È vero, la paura può essere contagiosa, ma ugualmente anche il coraggio lo è. Noi li colpiamo ogni volta che andiamo al cinema con amici, oppure quando facciamo le compere in un centro commerciale, quando ci divertiamo guardando una partita di calcio o visitiamo un mercato natalizio; quando creiamo un'opera d'arte o facciamo della bella musica. Quando dimostriamo a loro che non ci faremo intimorire. Un'altra tattica che usano è giustificare le loro azioni invocando l'Islam.

Non c'è nulla di islamico in questi terroristi. Ma più loro invocano l'Islam per i loro atti terroristici più provocano intolleranza da parte dei musulmani pacifici. Perciò se ci lasciamo intimorire dai terroristi iniziamo ad avere paura tra di noi. Nel momento in cui lasciamo che il sospetto prenda il sopravvento, essi vincono.

Perciò, vi prego di continuare a trattare il nostro prossimo con rispetto e apertura mentale. Così come stiamo facendo oggi rispettando un Arabo, un Musulmano, una donna. Lasciamo che questa sia l'ironia finale. Gli estremisti che hanno straziato la nostra società e che ci hanno messo gli uni contro gli altri, in realtà ci portano ad essere sempre più uniti, con una rinnovata gratitudine reciproca e apprezzando tutto ciò a cui teniamo di più caro.

E dove meglio che nella città eterna di Roma, impregnata di centinaia di anni di storia e bellezze, poter commissionare il nostro comune futuro. Una città dove borse di studio e scienza, cultura e creatività, arte e architettura, hanno resistito e prosperato per vari secoli. Roma ci offre un progetto di speranza: insieme possiamo assicurare che il futuro che passa qui e dovunque è un futuro solido, sicuro e splendido per tutti noi e per i nostri figli.