Il dramma del rapporto fra sunniti e sciiti in un video del sermone dello sceicco sciita Nimr Al-Nimr messo a morte in Arabia Saudita (e altri video da YouTube) con breve nota de Gli scritti a presentazione della documentazione filmata

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 04 /01 /2016 - 13:42 pm | Permalink
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Per ulteriori approfondimenti cfr. la sotto-sezione Islam nella sezione Cristianesimo, ecumenismo e religioni. Per ulteriori file video, vedi la sezione Audio e video.

Il Centro culturale Gli scritti (4/1/2016)

Proteste a Roma dinanzi all'ambasciata saudita da parte 
di esponenti sciiti dopo l'esecuzione di Nimr Al-Nimr

Qui il video con una sintesi del sermone dello sceicco sciita Nimr Al-Nimr giustiziato in Arabia Saudita il 2/1/2016. Merita il tempo speso per vederlo. Aiuta a comprendere il linguaggio utilizzato ed il suo significato. Il video sottotitolato in italiano riprende il sermone del 7/10/2011 tenuto in Arabia Saudita:

Qui un secondo video, meno importante, ma altrettanto utile, nel quale un imam sciita spiega in italiano la storia delle violenze fra sunniti e sciiti nei primi anni dell’Islam ed espone come dovrebbe essere interpretato in merito il Corano (il video è del Centro islamico Imam Mahdi (aj) Roma e l’intervento e di Hujjatulislam Abbas Di Palma; la pubblicazione in data 16 ottobre 2014, Muharram 1434) - l'italiano comincia a 1.25:

La scissione nell’Islam fra sunniti e sciiti è antica quanto l’islam stesso (cfr. su questo Un'introduzione al mondo islamico sciita, di Pejman Abdolmohammadi). Altrettanto si deve purtroppo dire della violenza utilizzata dalle due parti contro l’altra.

La novità del momento storico richiede ad entrambe le parti di rinnegare questa acredine. Se ognuna delle due parti riconoscesse oggi – ed è possibile, noi lo crediamo – la legittimità storica, reale, della presenza dell’altro, ecco che si aprirebbe uno spazio vero di libertà religiosa anche per altre religioni e per una maturazione culturale più in generale. Libertà religiosa è permettere all’altro di sostenere tesi religiose ritenute sbagliate senza voler per questo eliminarlo.

Nel sermone di protesta contro i governanti dell’Arabia Saudita – sermone che gli è costato la vita - lo sceicco sciita Nimr Al-Nimr si richiama ai diritti e alla libertà, ma è evidente dal tenore del suo argomentare che si tratta di una concezione del tutto peculiare dei diritti e della libertà: la richiesta è circoscritta al riconoscimento della propria posizione religiosa, non ad una maturazione di un più ampio concetto di libertà. Corrispondentemente l’autonomia del potere civile è rifiutata nel sermone là dove esso non fosse conforme alla legge religiosa, l’unica alla fin dei conti valida.

L’Arabia Saudita, a sua volta, si muove nello stesso orizzonte, sebbene la sua posizione religiosa sia ovviamente sunnita e non sciita. Non sussiste libertà se non quella concessa dai limiti imposti dalla legge religiosa.

Per accorgersi della reciprocità delle due posizioni, tutte tese a non riconoscere alcuna libertà religiosa se non quella di manifestare la propria posizione anche dove non fosse maggioritaria, si può incominciare dalla semplice statistica delle esecuzioni capitali nei due paesi.

L’Arabia Saudita sunnita ha iniziato l’anno – l’inizio è qui ovviamente considerato secondo il calendario occidentale – con ben 47 esecuzioni capitali. Secondo Amnesty International nello spazio di un anno tra agosto 2014 e giugno 2015 sono state messe a morte in Arabia Saudita almeno 175 persone, una media di un'esecuzione ogni due giorni, per un paese che ha circa 29 milioni di abitanti.

L’Iran sciita, dal canto suo, è il secondo paese al mondo per esecuzioni dopo la Cina: l’Iran ha ammesso per il 2014 289 esecuzioni capitali, ma, secondo fonti attendibili, sarebbero 743, con una media di due al giorno, sempre secondo Amnesty – l’Iran ha circa 77 milioni di abitanti.

Ma le esecuzioni capitali sono solo la punta dell’iceberg di una continua violazione da parte dei due paesi dei più elementari diritti di espressione, di libertà religiosa, dei diritti della donna, dei diritti di un libero accesso a testi e informazione diversi da quelli proposti dall’establishment religioso dei due paesi.

Il dramma è aggravato dal fatto che l’Arabia Saudita è il paese nel quale i musulmani di tutto il mondo sono obbligati a recarsi in pellegrinaggio e, da questo punto di vista oltre che da quello degli aiuti economici, è un punto di riferimento per le moschee di tutto il mondo.

L’Iran, dal canto suo, è il paese di riferimento per il mondo sciita: solo il suo emergere ha permesso agli sciiti di uscire dalla situazione di perenne persecuzioni subita da parte dei sunniti. La sua visione religiosa e politica determina tutta l’evoluzione delle moschee sciite nel mondo.

Per questo un’evoluzione di questi due paesi verso una vera libertà religiosa permetterebbe all’Islam del mondo intero di camminare in libertà verso una maggiore comprensione di cosa sia la misericordia di Dio: dove non c’è libertà, non c’è in realtà vero amore di Dio e non c’è possibilità di scoprirne realmente la misericordia, perché libertà e amore sono inseparabili. Tanti musulmani ce lo confermano a voce. Avvertono sempre più che i due paesi leader non rispondono al disegno di Dio, non aiutano i musulmani a scoprire il messaggio liberatorio e misericordioso di Dio. Molti musulmani hanno la chiara consapevolezza che il comportamento dei due paesi leader del mondo musulmano rischia di allontanare, nonostante le apparenze di un compattamento trionfante, sempre più i giovani e le donne dall’Islam.

Sarebbe da auspicare allora che i due paesi non aggravino la spirale di intolleranza reciproca già in atto, bensì riconoscano di avere entrambi bisogno di una visione più libera e misericordiosa della fede e della vita. Le accuse che Nimr Al-Nimr rivolse nel sermone incriminato all'Arabia Saudita sono le stesse che un predicatore sunnita potrebbe rivolgere agli sciiti: e se, allora, invece di accusarsi reciprocamente, si accelerasse un cammino di vera libertà per tutti, anche per chi non è né sciita, né sunnita?