La basilica di San Pietro in Vaticano: guida per la visita. I testi di www.giubileovirtualtour.it, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 28 /02 /2016 - 22:10 pm | Permalink
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Mettiamo a disposizione sul nostro sito i testi scritti da Andrea Lonardo per il virtual tour della basilica di San Pietro disponibile on-line al link www.giubileovirtualtour.it. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per approfondimenti, cfr. la sezione Roma e le sue basiliche.

Il Centro culturale Gli scritti (28/2/2016)

I/ PIAZZA SAN PIETRO: PRESENTAZIONE GENERALE

Sono don Andrea, un sacerdote di Roma. Vi guiderò in questa visita di San Pietro. Andrea è il nome che mi hanno dato i miei genitori, esisto realmente, non sono solo virtuale! Benvenuti qui a San Pietro.

Tutto ciò che vedete, tranne l’obelisco che esisteva precedentemente, nasce da una semplice sepoltura, quella di Pietro. Senza il suo arrivo a Roma, niente di ciò che vedete esisterebbe e non ci sarebbe nemmeno un papa a Roma.

Immaginate di cancellare tutto ciò che oggi esiste in piazza San Pietro. Ai tempi di Pietro, qui c’era un circo – uno stadio, potremmo dire -, costruito dagli imperatori Caligola e Nerone. Nel circo si correva con le quadrighe. Il circo era diviso a metà da una muratura che si chiamava allora “spina”, sopra la quale nella Roma imperiale si ponevano colonne o obelischi. L’obelisco che avete di fronte segnava la metà della pista del circo. Pietro morì vedendo proprio questo obelisco, perché è proprio in questo circo che fu ucciso.

Allora l’obelisco era spostato più indietro, rispetto alla posizione attuale dovuta a papa Sisto V.

VIDEO (PARTE ANIMATA)

Nell’animazione potete vedere dove era situato l’obelisco e, più o meno, dove era situato il circo. Tutto è cambiato, ma l’obelisco è sempre lo stesso, è sempre quello che vide la morte di Pietro e dei protomartiri romani, nell’anno 64 dopo Cristo, secondo le ricerche più accreditate. 

VIDEO (PARTE FISSA)

Prima di proseguire con l’animazione, puoi vedere in questa immagine fissa la basilica attuale sovrapposta al circo antico. La basilica è rappresentata più in alto, mentre il circo è in basso. L’immagine mostra bene la posizione originaria dell’obelisco. Uno storico pagano, Tacito, racconta negli Annali ciò che avvenne ai piedi di quell’obelisco. Si era verificato a quel tempo un’enorme incendio in Roma. Sebbene Nerone non fosse probabilmente il colpevole, iniziò a serpeggiare la voce che egli avesse voluto l’incendio per ricostruire la città a suo piacimento. L’imperatore, per allontanare da sé queste voci, attribuì ingiustamente ai cristiani la colpa del disastro e decretò per loro la prima persecuzione imperiale. Così racconta testualmente Tacito:  «Nerone inventò i colpevoli e sottopose a raffinatissime pene quelli che il popolo chiamava cristiani… Ne fu arrestata una gran moltitudine... Quelli che andavano a morire erano anche esposti alle beffe: coperti di pelli di fiere, morivano dilaniati dai cani, oppure erano crocifissi, o arsi vivi come di torce che servivano ad illuminare le tenebre quando il sole era tramontato. Nerone aveva offerto i suoi giardini per godere di tale spettacolo, mentre egli bandiva i giochi nel circo ed in veste di auriga si mescolava al popolo, o stava ritto sul cocchio».

Immagina allora sui gradini del circo i romani del tempo lì radunati a vedere la morte di Pietro, la morte delle prime famiglie, dei primi preti, dei primi catechisti di Roma. La tradizione vuole che Pietro sia stato crocifisso a testa in giù, per mostrare che la croce che salva è quella del Signore.

VIDEO (RIPRENDE L’ANIMAZIONE)

Torniamo ora ad immaginare com’era questo luogo il giorno del martirio di Pietro. Subito a fianco del circo dove Pietro e i primi martiri di Roma vennero uccisi c’era una strada, la via Cornelia, e a fianco di essa c’era un cimitero a cielo aperto. I cristiani presero il corpo di Pietro e lo seppellirono nel sepolcreto in una piazzola denominata oggi dagli archeologi “Campo P” – ne parleremo poi. Quell’umile tomba a terra è esattamente in perpendicolare sotto la croce della cupola. Se tracciassimo una linea retta discendente dalla croce scenderemmo all’altare papale della basilica e più in basso fino a quella tomba. Tutta la basilica sorge da quell’umile tomba a terra.
Hic, qui. Come a Nazaret si dice hic, qui, il Figlio di Dio si è fatto uomo, così a Roma si dice hic, qui, Pietro è stato ucciso, qui è stato sepolto. Perché la fede cristiana non è un mito, non è un’idea senza tempo e senza luogo, ma un fatto storico, un evento posto da Dio dinanzi agli occhi del mondo. La fede è un dono non solo perché è la grazia di Dio che la suscita nel cuore, ma prima ancora perché è un fatto donato a tutti la nascita di Gesù, è un fatto donato a tutti la testimonianza di Pietro.
La croce posta sopra la cupola dice: qui. Il papa è il vescovo di Roma perché qui Pietro ha dato la sua vita per testimoniare che Gesù è veramente il volto di Dio, che chi incontra Gesù e la sua misericordia incontra il vero volto di Dio.

RIAPPARE LA FOTO CIRCOLARE ORA CLICCABILE

Sei tornato ora alla foto panoramica navigabile. In questo virtual tour attraverserai 7 foto sferiche, man mano che avanzerai fino al cuore della basilica, discenderai nelle Grotte e poi uscirai nuovamente in piazza. Ognuna di queste foto ha una prima parte guidata esattamente come questa che si è appena conclusa: anche le successive ti offriranno le chiavi di lettura principali della zona della basilica che starai per visitare. Avrai poi ulteriori contributi sottolineati da un numero e da un titolo. Potrai scegliere tu quali visitare. Nella maggior parte di essi sarò ancora io a spiegarti con l’audio le opere più importanti della basilica mentre scorreranno alcune foto. Altri link, invece, ti daranno accesso a foto con didascalia, per sottolineare ulteriori particolari. Buona visita in libertà, allora, cominciando dagli approfondimenti che sono già apparsi sul tuo schermo.

0/ ICONA DEL GIUBILEO

[Papa Francesco:] «È venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e gli ho detto: “Nonna – perché da noi alle anziane si dice così – lei vuole confessarsi?”. “Sì” – ha detto. “Ma se lei non ha peccato?”. Lei mi ha detto: “Tutti abbiamo peccati”. “Ma forse il Signore non li perdona”. “Il Signore perdona tutto” – mi ha detto, sicura. “Ma come la sa lei, signora?” “Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”. Io ho sentito una voglia di domandarle: “Mi dica signora, lei ha studiato alla Gregoriana?”, perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso la misericordia di Dio. Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai».

Fin dal suo primo Angelus, pronunziato dalla finestra del Palazzo apostolico che è alla tua destra, papa Francesco ha proposto il tema della misericordia come chiave per comprendere la fede cristiana. Dio è amore: questo è l’annunzio della Chiesa. Dio è più forte del male e del peccato e non c’è uomo, per quanto grande sia il suo peccato, che non possa ritrovare la via del bene rivolgendosi a Dio.
Con l’indizione del Giubileo il papa ha voluto sottolineare ancor più che il bisogno di misericordia è presente oggi nel mondo. «La nostra tristezza infinita si cura solo con un infinito amore» ha detto il papa. Solo se l’amore vince il peccato, solo se l’amore vince la morte, possiamo essere felici. Il Giubileo della misericordia non solo annunzia che abbiamo bisogno di un infinito amore, ma annunzia che questo infinito amore esiste.
La Bolla di Indizione si apre così: «Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù [...] Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio».
Vivere il Giubileo vuol dire allora riscoprire che il perdono dei peccati è possibile e che l’amore del Cristo ha sempre l’ultima parola sul male, se ci rivolgiamo a Lui.
Ma l’aver ricevuto misericordia non è un tesoro che si può tenere solo per noi. La Bolla così prosegue: «Non possiamo sfuggire alle parole del Signore e in base ad esse saremo giudicati: se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45). Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato ad uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se saremo stati vicini a chi è solo e afflitto; se avremo perdonato chi ci offende e respinto ogni forma di rancore e di odio che porta alla violenza; se avremo avuto pazienza sull’esempio di Dio che è tanto paziente con noi; se, infine, avremo affidato al Signore nella preghiera i nostri fratelli e sorelle. In ognuno di questi “piccoli” è presente Cristo stesso. La sua carne diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga… per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura. Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della Croce: “Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”».
Ecco che il Giubileo ci invita allora a vivere una vita nuova: professare la fede della Chiesa facendosi pellegrini, ricevere il perdono dei peccati confessando il male compiuto, compiere gesti di misericordia incontrando i fratelli, specialmente i più bisognosi, pregare per le intenzioni del papa crescendo nella speranza, partecipare all’eucarestia scoprendo che non siamo soli, ma uniti a Cristo e ai fratelli.

1/ La statua di San Pietro. Il ministero del papa

«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa» (Mt 16,18).
Prima che Gesù soprannominasse così Pietro – che in realtà si chiamava Simone – nessun uomo si era mai chiamato Pietro. I vangeli ricordano il termine esatto che Gesù scelse per lui: Cefa, che in aramaico vuol dire appunto pietra, roccia e che venne poi tradotto in greco con Petros. Tutti gli autori degli scritti neotestamentari ricordano questo nome di Simone, perché era per tutti evidente che così aveva voluto Gesù. Basta questo solo nome per capire che Gesù voleva l’esistenza della Chiesa. Gesù non era venuto solo per manifestarci l’amore di Dio, ma anche perché nascesse la Chiesa che lo testimoniasse al mondo: doveva esserci una roccia, una pietra, su cui edificare la sua Chiesa.

2/ Le chiavi di Pietro. Aprire e chiudere

Qual è l’importanza di Pietro? Ce lo mostra il simbolo delle chiavi che vediamo nelle mani della statua monumentale dinanzi alla facciata e 1000 altre volte nella basilica.
Le chiavi ricordano che Pietro apre una porta: solo dalla sua predicazione e da quella della Chiesa apostolica è risuonato il grido: «Dio è amore».

Pietro è il custode chiamato ad indicare la porta, non è la porta stessa che è, invece, il Cristo. Lo ha spiegato in maniera meravigliosa G.K. Chesterton: «Il cristiano è né più né meno che una persona con una chiave, quella chiave che poteva aprire la prigione del mondo intero, e far vedere la salvezza. Una chiave non è materia di astrazione: nel senso che una chiave non è materia di ragionamento. Essa o è adatta alla serratura, oppure non lo è. Nella chiave portata dal cristiano c’era una cosa che era semplice. Apriva la porta. Perché la fede cristiana fu accettata, ed è accettata? Perché corrisponde alla serratura; perché corrisponde alla vita. Siamo cristiani non perché adoriamo una chiave, ma perché abbiamo varcato una porta; e abbiamo sentito lo squillo di tromba della libertà sulla terra dei viventi».

L’iconografia ritrae Pietro sempre con due chiavi perché Gesù ha detto: «A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,19). «Le espressioni “legare e sciogliere” derivano dal linguaggio rabbinico, dove significavano due cose: che qualcuno ha l’autorità di dichiarare giusta o falsa una dottrina e che qualcuno può accogliere o escludere dalla comunità dei fratelli».
Il vero Dio ha un volto di misericordia che Gesù, il Figlio, rivela al mondo. Gesù affida a Pietro le chiavi perché nessuno si permetta di contraffare tale volto, tale fede, tale dottrina.
Ma Gesù affida a Pietro anche la missione di perdonare: Pietro ed i suoi successori debbono denunciare il peccato, ma anche assolvere i peccati, essendo state loro affidate le chiavi della riammissione nella piena comunione con Dio e con la Chiesa.

3/ La Cappella Sistina. L’elezione del papa

Dalla piazza è visibile la Cappella Sistina – la vedete lì in alto - dove avvengono oggi le elezioni papali. In occasione del conclave viene realizzato un camino che segnala, dopo le fumate nere, la fumata bianca che annunzia che finalmente i cardinali sono giunti ad eleggere il nuovo pontefice. Il termine conclave viene dal latino cum clave, cioè “chiuso a chiave”, ad indicare che al momento dell’elezione non è possibile a persone diverse dagli elettori intromettersi nel conclave stesso. La segretezza non dipende da una volontà della Chiesa di preservare chissà quali misteri. Nasce, invece, dall’esigenza opposta, cioè quella di impedire l’intromissione di poteri laici, come gli imperatori, i re, i dittatori, le famiglie romane, gli aristocratici o altri, nell’elezione del papa. Il fatto che l’elezione avvenga in clausura vuole preservare la libertà della Chiesa. I pontificati più difficili della storia nacquero, spesso, proprio dall’intromissione, nonostante il conclave, di poteri laici che cercarono di determinare la scelta del nuovo vescovo di Roma a proprio uso e consumo. Straordinario è che l’elezione a maggioranza (oggi servono i 2/3 dei voti) esiste fin dagli inizi. Nessun papa ha mai potuto scegliere il proprio successore. E nonostante questo, e nonostante periodi travagliatissimi vissuti dalla Chiesa, da 2000 anni ancora si elegge un nuovo papa alla morte del predecessore. Non esiste altra istituzione che abbia una storia così antica e che sia così libera. Straordinario anche è che una volta eletto il nuovo papa, tutti professano a lui obbedienza, proprio perché vedono in lui la persona scelta da Dio per guidare la Chiesa nel tempo presente, anche se, durante l’elezione, avessero votato per un altro candidato.
Solo a partire da Pio VI i papi sono stati eletti nella Sistina. In età antica il papa abitava in Laterano e lì avvenivano le elezioni.

4/ Il balcone delle benedizioni. L’Habemus papam

Qui dalla piazza possiamo immaginare il giorno dell’elezione del papa, quel giorno che abbiamo visto tutti quanti in televisione. Il papa, una volta eletto nella Sistina, proprio in quel luogo, viene rivestito in una stanza che è in basso a sinistra avendo dinanzi il Giudizio universale di Michelangelo: quella camera è detta Stanza del pianto perché essere eletti pontefici è un peso enorme che grava sulle spalle, è un’ulteriore perdita di libertà per quell’uomo, per essere totalmente dedito al servizio del popolo di Dio e del mondo intero.

Mentre la fumata bianca, che esce dal tetto della Sistina, invita i fedeli a recarsi in piazza per ricevere l’annunzio del nuovo papa, il neo-eletto, con tutti i cardinali elettori, dopo aver pregato insieme, discende nell’Aula detta delle benedizioni che è sopra il portico della basilica. Viene aperta la finestra sul balcone centrale, quello che è proprio dinanzi a voi, e da lì viene proclamato l’Habemus papam. Quindi il nuovo papa parla per la prima volta ai fedeli e benedice le persone presenti in piazza e benedice insieme il mondo intero.

5/ La finestra del Palazzo apostolico. Il discorso della luna di Giovanni XXIII

Sulla destra della piazza vedete invece il Palazzo apostolico. È dalla seconda finestra in alto a partire da destra che il papa recita ogni domenica la preghiera dell’Angelus e benedice tutti i fedeli.

SEGUE IL VIDEO DI PAPA GIOVANNI XXIII E LA LUNA

6/ Il colonnato. Il simbolo dell’abbraccio

La basilica è preceduta dal colonnato che venne commissionato al Bernini. La pianta del colonnato non è un’ellissi, come a torto si afferma spesso, bensì è ottenuta dalla sovrapposizione di due circonferenze passanti ognuna per il centro dell’altra. Puoi vedere tanti visitatori che si pongono proprio nei punti centrali delle due circonferenze, che sono opportunamente segnati a terra con una lapide: da quel punto tutte le colonne appaiono allineate.

La sensazione che si riceve quando si entra in piazza è quella di essere dentro un abbraccio rivolto a tutti coloro che si riuniscono in piazza San Pietro e, idealmente, rivolto al mondo intero. Alcuni schizzi coevi mostrano la consapevolezza degli uomini dell’età barocca di tale significato simbolico. Lo stesso papa Alessandro VII che commissionò il colonnato scrisse che esso voleva ricordare due braccia che «accolgono i cattolici per confermarli nella fede, gli eretici per riunirli alla Chiesa, gli infedeli per illuminarli». Bernini lavorò al colonnato dal 1656 al 1667, per più di 10 anni.

7/ Il colonnato. Gian Lorenzo Bernini

La piazza ha una sua precisa funzione e non venne per questo mai considerata un’opera eccessiva, bensì un dono alla città di Roma: in essa si raduna il popolo di Dio all’elezione del nuovo pontefice. Senza quella piazza sarebbe impossibile a tanti pellegrini vedere il papa che si affaccia alla finestra per benedirli.

Io stesso ho visto l’evento assolutamente meraviglioso della piazza che si riempie in pochi minuti alla fumata bianca che annunzia l’elezione del papa. Mentre le campane di tutta la città suonano a festa, la piazza si riempie di romani e di pellegrini presenti in città che si precipitano con ogni mezzo possibile per salutare il nuovo papa e ricevere la sua benedizione.  È forse il momento più bello e più festoso che la città di Roma vive periodicamente e solo l’architettura della piazza rende possibile parteciparvi.
Paolo Portoghesi, studioso dell’arte barocca, ha scritto che «il diretto, felice riferimento allegorico al gesto accogliente delle braccia, dà a quest’immagine un’apertura comunicativa, costituendo la testimonianza maggiore delle qualità di Bernini come architetto, rivelando una profonda adesione di fede agli ideali rappresentati». Gli interstizi fra le colonne vogliono, infatti, dare l’idea di uno spazio delimitato, ma insieme aperto.
I grandi architetti del barocco, Pietro da Cortona, Francesco Borromini, Gian Lorenzo Bernini e tanti altri con loro, furono affascinati dagli andamenti curvilinei e rivoluzionarono l’architettura rinascimentale che invece prediligeva linee diritte. Con curve concave e convesse gli artisti barocchi crearono spazi nei quali l’uomo potesse sentirsi accolto. Il Bernini, in particolare, sperimentò la pianta ellittica nella chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, da lui iniziata nel 1658, due anni dopo la commissione del colonnato.

8/ Il colonnato. I nomi dei santi

In alto, sul colonnato, stanno a destra e a sinistra le statue dei santi, uomini e donne. Sono l’immagine della Chiesa intera che abbraccia chi giunge in piazza San Pietro. I 140 santi scelti dal Bernini e da papa Alessandro VII stanno a significare tutti gli altri santi, anche coloro che non sono raffigurati. L’architettura vuole così rendere palpabile quanto è scritto nella lettera agli Efesini: «Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19).

9/ Le docce per le persone senza fissa dimora. La carità del papa

Alla destra del colonnato – anche questo edificio è visibile tramite gli spazi fra le colonne - papa Francesco ha voluto che fossero realizzate delle installazioni con docce per venire in aiuto alle persone senza fissa dimora. In via dei Penitenzieri è stato poi aperto, per suo desiderio, un dormitorio per ospitarli durante la notte. Queste realizzazioni sono solo le ultime di tempo fra le tantissime volute dai papi nel corso della storia per venire in aiuto dei poveri. Fra le più recenti si può almeno ricordare la Casa Dono di Maria in piazza del Sant’Uffizio voluta nel 1988 da papa Giovanni Paolo II come mensa per i bisognosi e dormitorio per donne, affidati alle suore di madre Teresa di Calcutta.

10/ La lapide a terra. L’attentato a Giovanni Paolo II

Sul lato destro della piazza, poco prima del punto di aggancio fra il colonnato ed il braccio di destra, una piccola lapide a terra ricorda il luogo dove Giovanni Paolo II venne ferito in un attentato e protetto dalla Vergine: era il 13 maggio 1981.

Quel giorno è la festa liturgica della Madonna di Fatima perché il 13 maggio del 1917 cominciarono le apparizioni della Madonna ai tre piccoli pastorelli di Fatima. Quando Giovanni Paolo II, in seguito all’attentato, lesse i documenti relativi al Terzo segreto di Fatima, consegnati da tempo alla Santa Sede da suor Lucia, si convinse che il testo si riferiva, come poi dichiarò, all’attentato stesso e che la Vergine aveva voluto che il proiettile venisse deviato e non lo uccidesse. Quel proiettile venne offerto dal pontefice alla Vergine di Fatima ed è ora incastonato nella sua corona.

Il ricordo in pietra è così segno della fiducia nella provvidenza divina e del valore della preghiera che si rivolge a Dio per l’intercessione della Vergine e dei santi.

11/ La cupola. Michelangelo e Giacomo Della Porta

Elevate in alto lo sguardo e potrete vedere il tamburo della cupola: è opera di Michelangelo, lo si riconosce dalle sua linee assolutamente armoniose con le bellissime finestre che alternano timpani triangolari e timpani a tutto sesto. È la sua ultima opera, vi lavorò dai 70 anni fino alla morte, avvenuta a 89 anni, quando era ancora responsabile della Fabbrica di San Pietro. Non riuscì però a vedere il coronamento della cupola che fu realizzata pochi anni dopo da Giacomo della Porta, durante il pontificato di Sisto V. Nel progetto di Michelangelo la basilica di San Pietro avrebbe dovuto avere una pianta centrale, ma dopo la sua morte prevalse l’idea di realizzare una navata – anche la San Pietro di Costantino aveva la stessa struttura  – perché le liturgie delle grandi feste cristiane necessitavano di un’aula che contenesse un gran numero di fedeli. Fu Carlo Maderno a realizzare in età barocca tale prolungamento della basilica rinascimentale cui avevano lavorato Bramante, Michelangelo insieme a tanti altri.

12/ La facciata del Maderno. I 12 apostoli

La facciata della basilica che avete davanti a voi e realizzata dal Maderno venne concepita a partire dal numero 12. 12, infatti, sono gli elementi architettonici che scandiscono la facciata della basilica (8 colonne e 4 pilastri). 12 sono anche le statue che, in età barocca, Maderno volle a coronamento della facciata stessa a destra e a sinistra di quella del Cristo (una di esse rappresenta il Battista, mentre le altre sono quelle di 11 degli apostoli, senza Mattia).
Il numero degli apostoli – 12 – ci ricorda il desiderio di Gesù che nascesse un popolo. 12, infatti, erano le 12 tribù di Israele. E come da Giacobbe era nato il popolo di Dio, così Cristo volle l’origine del nuovo popolo di Dio. Nell’Apocalisse la Chiesa è simbolicamente rappresentata dal numero 144.000 che non deve essere inteso in senso letterale: proviene, infatti, da 12 (le 12 tribù di Israele) per 12 (gli apostoli) per 1000 (il tempo della storia). Tutti coloro che appartengono alla storia del popolo di Israele e alla storia del nuovo popolo di Dio moltiplicato per tutto il tempo della storia sono salvi.

TESTO NON REGISTRATO

Sopra la porta principale è un rilievo di scuola berniniana con la raffigurazione del Pasce oves meas (Pascola le mie pecorelle), soggetto successivamente riproposto da Bernini all'interno della basilica, nello schienale della Cattedra bronzea.

Anche se l'iscrizione sulla facciata riporta la data del 1612, essa venne realizzata dal Maderno tra il 1607 ed il 1614 e completata con la rifinitura delle parti più alte e della balaustra sormontata dalle statue del Cristo Redentore, e dei 12.

Sul sagrato della basilica Pio XII proclamò nel 1950, anno giubilare, l’Assunzione di Maria. È l’ultima proclamazione infallibile di un papa in ordine di tempo (come è noto non ogni parola dei papi è infallibile, ma solo quando essi impegnano nella loro definizione tutta l’autorità ricevuta da Cristo, come avvenne proprio nella proclamazione del dogma dell’Assunta). Maria, che ha vissuto sempre nella grazia del Cristo, subito dopo la morte è stata assunta in corpo e anima presso il suo Signore. Il suo destino beato dona speranza a tutti gli uomini, perché aiuta a comprendere che Dio vuole che entriamo in Paradiso con la nostra precisa individualità e con tutto il bene che egli ci ha concesso di fare.

VIDEO CON LA PROCLAMAZIONE DELL’ASSUNZIONE DI MARIA

13/ Il Passetto di Castello. Gli attacchi degli arabi

Alla vostra destra, attraverso gli spazi fra le colonne, potete vedere la cinta muraria che è nota come Passetto di Castello. È muto testimone dell’attacco a Roma da parte delle avanguardie dell’armata araba che alla fine del primo millennio devastarono a più riprese le coste della penisola provenendo dall’Andalusia e dal nord Africa. L’attacco a Roma avvenne nell’anno 846. Le navi musulmane risalirono lungo il Tevere e saccheggiarono le due basiliche di San Pietro e San Paolo che erano poste fuori le mura, ma non riuscirono a penetrare nelle mura della città. Un secondo attacco arabo fallì nell’849, quando le loro navi vennero affondate dinanzi ad Ostia, come ricorda anche uno degli affreschi di Raffaello nelle Stanze.

Papa Leone IV provvide allora a proteggere la basilica di San Pietro con le mura dette, dal suo nome, Leonine, erette fra l’848 e l’852.

Una volta che il papa, dopo la crisi avignonese, si trasferì ad abitare in Vaticano nel XV secolo, le Mura Leonine divennero un passaggio per potere fuggire all’evenienza in Castel Sant’Angelo: il Passetto - tale fu il nuovo nome di quel tratto di mura quando il papa si trasferì nella nuova residenza che è dinanzi a noi -, venne utilizzato effettivamente da papa Clemente VII una volta in occasione del Sacco di Roma del 1527.

Nel 1870, al momento della presa di Roma, era intenzione del neonato regno d’Italia di far arrestare le truppe all’esterno delle Mura Leonine, ma papa Pio IX chiese, invece, che le truppe avanzassero fino al colonnato, per proteggere il papa e il complesso della basilica e dei Palazzi da tumulti provocati da anticlericali. Il re accolse la richiesta del papa e il 22 settembre fece avanzare le truppe fino a piazza San Pietro per poter proteggere la persona del papa Pio IX e tutto il Palazzo.

14/ Il confine dello Stato della Città del Vaticano. I Patti Lateranensi

Il colonnato segna il confine fra lo Stato della Città del Vaticano e l’Italia. Senza farci caso, nell’attraversare tale confine invisibile siete entrati in un altro stato. Quando nel 1929 con il Concordato sorse l’attuale Stato del Vaticano papa Pio XI paragonò la sua ampiezza al corpo di San Francesco d’Assisi, dicendo: «Ci pare di vedere le cose al punto in cui erano in San Francesco benedetto: quel tanto di corpo che bastava per tenersi unita l’anima». Senza quel corpo, per quanto piccolo, il papa non avrebbe goduto di un’effettiva libertà, mentre proprio quella sovranità territoriale gliela consentì, come venne dimostrato nei giorni dell’occupazione nazista di Roma: l’intangibilità extraterritoriale della Santa Sede permise al papa di salvare tanti membri della futura Repubblica Italiana, a partire dai politici Pietro Nenni, Alcide De Gasperi, Ivanoe Bonomi, Giuseppe Saragat e tanti altri, fra i quali il giovanissimo Giangiacomo Feltrinelli, oltre a tanti ebrei, e, soprattutto, gli consentì di mediare fra le parti belligeranti perché non si combattesse in Roma.

15/ Il portone di bronzo. Le guardie svizzere (TESTO NON REGISTRATO)

Il portone di bronzo, custodito dalle Guardie svizzere, da accesso al Palazzo pontificio. Il Portone introduce al braccio di Costantino, così chiamato perché in esso è posta la statua di Costantino scolpita dal Bernini. Sempre del Bernini è la Scala regia, una scalinata che la prospettiva fa sembrare molto più profonda del reale. Le Guardie svizzere sono a servizio del papa dall’anno 1506, quando papa Giulio II li chiamò in Roma come “difensori della libertà della Chiesa”. In effetti, la loro funzione è sempre stata quella di aiutare il mantenimento del buon ordine, dato che lo Stato pontificio non ha mai avuto un corpo militare di difesa nemmeno lontanamente paragonabile a quello degli altri stati. Quando è stato necessario, le Guardie svizzere hanno dimostrato la loro fedeltà al papa, come nel caso del famoso Sacco di Roma dei lanzichenecchi, voluto nel 1527 dall’imperatore Carlo V: in quell’occasione le Guardie svizzere vennero quasi interamente massacrate dalle truppe degli invasori tedeschi protestanti, al soldo dell’imperatore spagnolo, che si dettero poi a massacri (i lanzichenecchi uccisero più di 12.000 persone fedeli) e a saccheggi, sacrilegi e devastazioni

16/ L’obelisco. L’iscrizione di Sisto V (TESTO NON REGISTRATO)

L’obelisco – come già sai – posto nel Circo di Gaio e Nerone, “vide” morire Pietro: è il muto testimone di quegli eventi. Oggi non è più nella posizione originaria, perché venne spostato in avanti, dinanzi alla basilica, nel 1586, prima ancora che venisse eretto il colonnato del Bernini. Era stato costruito per Heliopolis, la “città del dio sole”, oggi un sobborgo del Cairo, 20 secoli prima di Cristo. L’imperatore Caligola lo fece trasportare a Roma nel 37 d.C. e lo fece collocare sulla spina del Circo, nel quale poi Nerone fece morire Pietro ed i protomartiri. Si legge ancora l’iscrizione latina che vi fece apporre l’imperatore Claudio: «DIVO CAESARI DIVII IULII F. AUGUSTO / TI. CAESARI DIVI AUGUSTI F. AUGUSTO / SACRUM», «Sacro al divino Cesare Augusto, figlio del divino Giulio, e a Tiberio Cesare Augusto, figlio del divino Augusto».

Quando papa Sisto V fece spostare l’obelisco dinanzi alla basilica dall’architetto Domenico Fontana, dove ora si trova, fece scrivere su di un lato del basamento: «ECCE CRUX DOMINE / FUGITE / PARTES ADVERSAE / VICIT LEO / DE TRIBU IUDA» «Ecco la Croce del Signore, fuggite, o schiere nemiche. Il leone della tribù di Giuda ha vinto». La tradizione popolare tramanda che Sant’Antonio diede questa preghiera, che si ispira all’Apocalisse, ad una povera donna che cercava aiuto contro le tentazioni del demonio.

Sull’altro lato del basamento si legge, invece: «CHRISTUS VINCIT / CHRISTUS REGNAT / CHRISTUS IMPERAT / CHRISTUS AB OMNI MALO / PLEBEM SUAM / DEFENDAT», «Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera, che Cristo difenda il suo popolo da ogni male», un antichissimo canto con il quale il popolo accompagna l’ingresso liturgico del papa, ricordando che Cristo è il vero Signore, perché difende dal male gli uomini.

II/ PORTICO DELLA BASILICA : PRESENTAZIONE GENERALE

Nel portico si aprono le cinque porte della basilica. Quella a destra è la Porta Santa. La prima Porta Santa ad essere aperta nella storia fu quella di San Giovanni in Laterano nel 1423. Allora il Giubileo istituito per la prima volta da papa Bonifacio VIII esisteva da più di un secolo. Fu solo per il Giubileo del 1500 che venne aperta una Porta Santa anche in San Pietro.

FOTO DELLA PORTA SANTA

Sulla Porta Santa che hai davanti vedi in alto rappresentato il peccato originale con il quale l’uomo si è escluso da Dio, chiudendo la porta della comunione con Lui, mentre al suo fianco è rappresentata l’Annunciazione attraverso la quale si aprì la porta della misericordia di Dio. A seguire sono rappresentati diversi momenti della vita di Gesù che apre agli uomini la porta del cuore di Dio.

La Porta Santa si apre abitualmente ogni 25 anni, ma anche in occasione della proclamazione di Giubilei straordinari, come è quello della Misericordia.

1/ La Porta Santa

La porta è da sempre simbolo di Cristo. L’evangelista Giovanni ricorda, infatti, che Gesù disse: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv  10,9).

Papa Francesco ha scritto per il Giubileo della Misericordia «Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre: la fede cristiana sembra trovare qui la sua sintesi. La misericordia di Dio è diventata viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazaret». Prima della venuta di Cristo, l’accesso a Dio era interdetto. Nei Templi pagani esisteva sì una cella dedicata alla divinità, ma al popolo non era concesso di accedere ad essa: ogni persona non era ammessa realmente al cospetto di Dio. Chi voleva offrire un animale da sacrificare lo portava ai sacerdoti, che lo uccidevano sull’altare che era all’esterno del Tempio per poi entrare in esso da soli, portandovi le parti più pregiate delle carni dell’animale per offrirle alla divinità. Il popolo restava fuori.

Il simbolo della porta è potente anche nella letteratura moderna, sempre in negativo. Franz Kafka, nel romanzo Il castello, descrive l’uomo come un essere in attesa dinanzi ad una porta che non si aprirà mai, nemmeno al momento della morte: l’uomo, secondo la sua prospettiva, è destinato a non comprendere mai il “mistero” della vita, a non poter mai entrare nella vita vera.

E, in effetti, nessuno riesce nemmeno ad aprire la porta del cuore di un’altra persona, a meno che essa stessa non ci apra il suo cuore e decida di farsi conoscere. Come potrà un uomo vedere il volto di Dio, avere accesso alla sua misericordia? Ebbene ciò che è di per sé impossibile per l’uomo è divenuto possibile per la libertà di Dio: Dio ha voluto aprirci la porta del suo cuore ed ammetterci all’amicizia con Lui.

PREGHIERA PER IL PASSAGGIO DELLA PORTA SANTA

Sei tornato ora nella foto navigabile. Quando attraverserai la porta, ascolta questa preghiera, ispirata al rituale dell’apertura della Porta Santa:

«O Dio, che tramite Mosè, tuo servo, hai istituito per il popolo di Israele l'anno del Giubileo e del perdono, ascolta la preghiera dei tuoi figli che attraversano questa Porta santa istituita per tua grazia, perché possano ottenere il perdono dei loro peccati, perché possano vivere nella gratitudine e nella misericordia, e perché possano giungere un giorno, quando arriverà l’ora, a contemplare il tuo volto insieme a tutti i santi».

2/ L’iscrizione di Bonifacio VIII. Il primo Giubileo del 1300

Alla sinistra della Porta Santa è scolpita una lapide che contiene la Bolla di indizione del primo Giubileo, quello del 1300, voluto da papa Bonifacio VIII. Se con la caduta dell’ultima roccaforte crociata in Terra Santa un anno prima, nel 1299, il pellegrinaggio in Terra Santa era divenuto ormai molto problematico, grande era lo stesso in quei tempi l’attesa popolare di occasioni che aprissero i cuori al perdono.  San Francesco d’Assisi, solo alcuni decenni prima, aveva predicato il perdono di Assisi e, subito prima di Bonifacio VIII, papa Celestino aveva istituito la perdonanza dell’Aquila.
Bonifacio propose un’attualizzazione cristiana dell’istituzione sacra del Giubileo presente nell’Antico Testamento, dove ogni 50 anni, cioè 7 cicli di 7 anni, era promessa la remissione dei peccati e dei debiti. L’evento straordinario del Giubileo vuole ripresentarci ciò che è ordinario nella vita cristiana: la misericordia di Dio sempre pronta ad accogliere. In apparenza il male sembra inarrestabile: infatti, ogni violenza genera a sua volta mali ulteriori, come si vede nella vendetta che si illude di arginare il male punendo chi lo ha commesso, proseguendo, però,  in questo modo, la catena della violenza. La croce di Cristo si erge, invece, come argine al male: Gesù, prendendo su di sé le conseguenze del male, interrompe la catena della colpevolezza. Il Cristo viene toccato dal male, senza odiare o meditare vendetta, anzi portandovi l’amore di Dio, spalancando la porta della misericordia.

3/ L’iscrizione del patriarca di Costantinopoli. L’ecumenismo

A destra della Porta Santa è posta una lapide voluta da papa Giovanni Paolo II per ricordare l’abbraccio avvenuto nel 1967 fra papa Paolo VI e l’allora patriarca di Costantinopoli Atenagora: i due pregarono insieme, superando secoli di incomprensioni. La lapide vuole ricordare che fra cristiani «è molto più forte quanto ci unisce di quanto ci divide» - come disse papa Giovanni XXIII. In effetti noi cristiani - cattolici, ortodossi, protestanti - crediamo insieme che Dio si è fatto uomo, che si è fatto vicino, crediamo tutti insieme che Dio è Trinità, crediamo insieme che nel Battesimo si apre agli uomini la porta della salvezza. Queste tre verità sono intimamente collegate. Se in Gesù Dio si è fatto uomo, allora Dio è Padre, figlio e Spirito Santo e nel Battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo anche noi diventiamo figli di Dio. Se invece Dio non fosse Padre, Figlio e Spirito Santo, allora non avrebbe senso dire che in Gesù abbiamo conosciuto l’amore di Dio e anche il Battesimo sarebbe senza significato. Ma allora Dio sarebbe ancora lontano dall’uomo e noi saremmo perduti.

4/ La porta centrale. L’opera del Filarete

La porta centrale è la più antica delle cinque. Venne messa in opera prima ancora che iniziasse la costruzione della nuova basilica rinascimentale, quella attuale. Il Filarete, un artista fiorentino, la realizzò tra il 1439 e il 1445 per l’antica basilica costantiniana allora ancora in piedi. Le fasce intermedie che egli scolpì rimandano al Concilio di Ferrara-Firenze che vide l’imperatore e il patriarca di Costantinopoli, insieme a tanti altri patriarchi orientali, venire in Italia per chiedere aiuto contro i turchi che stavano per distruggere definitivamente l’impero bizantino conquistando Costantinopoli e per cercare di realizzare l’unione fra cattolici ed ortodossi. Si vedono scritte in latino ed in armeno, con la processione di vescovi orientali che giunge a Roma.

I sei pannelli più grandi rappresentano in alto Cristo e la Vergine, al centro Pietro e Paolo ed, in basso, il martirio dei due apostoli. In entrambi questi pannelli è rappresentato l’imperatore Nerone.

5/ La porta della morte. L’opera di Giacomo Manzù

A sinistra è la porta che è detta “della morte”, perché da essa uscivano anticamente i cortei funebri dei papi.  È opera di Giacomo Manzù che la terminò nel 1964 durante il Concilio. In essa sono rappresentati i diversi modi con cui la morte ghermisce gli uomini ed anche gli animali, ma tutto è illuminato dai due pannelli più grandi con la morte di Cristo, deposto dalla croce, e con quella di Maria che, appena spirata, viene assunta in cielo, per non conoscere la corruzione del sepolcro. Un tralcio di vite e delle spighe recise mostrano le realtà terrene che, consacrate, divengono il cibo e la bevanda della vita eterna.

6/ Il mosaico di Giotto. L’ultima immagine del pellegrino

Ti suggerisco di ascoltare la spiegazione del mosaico con la navicella di Giotto quando uscirai dalla basilica: sarà l’ultimo saluto alla fine del tuo pellegrinaggio, perché il mosaico è stato pensato come l’ultima immagine che deve avere negli occhi chi torna alla sua casa, come l’ultimo ricordo di ogni pellegrino. Puoi ascoltar ora la spiegazione o potrai tornare a cliccare su questo link che ti ricorderò prima di uscire.

SPIEGAZIONE

Come già ti ho detto, il mosaico della Navicella è stato pensato come l’ultima immagine che deve avere negli occhi chi torna alla sua casa, come l’ultimo ricordo che il pellegrino deve portare nel cuore.

È all’interno del portico dinanzi al portone centrale della basilica, visibile a chi esce e non a chi entra. Anche se molto rovinato dal tempo è importantissimo per il suo significato storico e simbolico. Lo realizzò Giotto nel 1300, l’anno del primo Giubileo, nel corso della sua permanenza romana. Gli studiosi di storia dell’arte stanno modificando le antiche teorie che vedevano in Firenze il sorgere del nuovo modo di dipingere. È evidente, infatti, che i grandi artisti dell’epoca si ritrovarono a Roma e nel cantiere della basilica di San Francesco ad Assisi voluta dai papi.

Il mosaico era posto nell’antico quadriportico dell’antica basilica costantiniana ed era posto in modo che il pellegrino che tornava a casa lo vedesse come ultima immagine. Santa Caterina da Siena si fermava sempre dinanzi a questa immagine, ogni volta che si recava a piedi in basilica per chiedere a Dio che concedesse al papa di tornare in Roma dall’esilio avignonese. Quando venne abbattuto il quadriportico ed al suo posto costruito l’attuale portico barocco, si decise di conservare questa immagine così famosa, anche se il suo distacco e la sua ricostruzione ha comportato che il mosaico sia stato manomesso stilisticamente rispetto all’originale giottesco.

L’immagine mostra la barca con gli apostoli: sono in grave pericolo per una tempesta, rappresentata dai venti che soffiano in alto. Gesù, ritto in piedi e sereno, camminando sulle acque invita addirittura Pietro a camminare con lui sul mare. Quando egli, preso dalla paura, comincia ad affondare, gli annuncia che deve avere fede (Mt 14,22-36) e placa la tempesta. L’episodio ha sempre insegnato ai credenti che, nelle tempeste della vita, la navicella della Chiesa procede sicura perché Cristo è con lei. A sinistra un pescatore ricorda che gli apostoli sono, anche nelle difficoltà, pescatori di uomini. In alto si vede l’intercessione dei santi. In basso a destra compare il busto del cardinale Stefaneschi che commissionò il mosaico. Anche la nostra vita, sballottata dalle onde e dai venti, è accompagnata dalla presenza del Signore. Noi restiamo deboli e fragili, ma il Signore conduce la nostra vita alla salvezza.

I Padri della Chiesa paragonavano la Chiesa alla luna e Cristo al sole. Di notte la luna non avrebbe alcuna luce se non ci fosse il sole che da tanto lontano la illumina. La luna che è solo terra e sassi splende di una luce riflessa, ossia la nostra vita viene illuminata mentre attraversiamo le tempeste, viene illuminata non per le nostre forze, ma per la grazia di Dio. È un messaggio di speranza quello che ci consegna questo mosaico, nel tornare alle nostre case.

7/ La statua di Costantino. Portico di San Pietro. Bernini (TESTO NON REGISTRATO)

All’estremità destra del portico è la statua di Costantino, a cavallo, scolpita dal Bernini a rappresentare il momento nel quale gli appare la croce e ode la frase In hoc signo vinces. La statua dà il nome al corpo di fabbrica destro, detto braccio di Costantino. Vi si accede dal portone di bronzo, custodito dalle guardie svizzere. Dirigendosi verso l’estremità destra e svoltando a sinistra si può salire, con un apposito biglietto, sulla cupola, che consente una visione dall’alto sia dell’interno della basilica, sia del panorama di Roma all’esterno.

8/ La statua di Carlo Magno. Portico di San Pietro (TESTO NON REGISTRATO)

All’estremità sinistra del portico è la statua di Carlo Magno che venne incoronato primo imperatore del Sacro Romano Impero nell’anno 800 da papa Leone III. Appena entrati in basilica si vede a terra una pietra circolare di colore rossastro, detta tondo porfiretico, dove probabilmente Carlo Magno venne incoronato imperatore. In quegli anni l’impero romano di Costantinopoli era sempre più lontano, impegnato a difendersi dai musulmani che si facevano sempre più minacciosi. I papi decisero così di rivolgersi ai franchi perché l’occidente vivesse in pace e dettero, di fatto, origine in questo modo all’Europa

III/ NAVATA CENTRALE DELLA BASILICA: PRESENTAZIONE GENERALE

Attraversata la porta eccoci ora nella basilica. Prima di presentarti le opere d’arte di Michelangelo, del Bernini e di tanti altri, voglio invitarti ad abbracciare con lo sguardo l’interno di San Pietro.

Dal fondo della navata vedi subito il baldacchino del Bernini. Sai già che proprio lì, pochi metri più in basso, è la tomba di Pietro. Il baldacchino vuole sottolineare l’altare e sorge su quella tomba per la celebrazione dell’eucarestia. L’eucarestia che Gesù ha donato a Pietro ora è donata a chiunque partecipa alla Messa ricevendo la stessa comunione.

Nella navata che hai iniziato a percorrere sono venuti tanti. Immagina qui i santi del passato, sant’Agostino e san Filippo Neri. Prova a immaginare san Francesco d’Assisi che pregò inginocchiato dinanzi alla tomba di Pietro. Ma immagina anche san Giovanni Bosco, santa Teresa di Lisieux, venuta dal papa per chiedere di poter entrare in clausura quando ancora era minorenne. Qui è venuto a pregare Lutero, quando era ancora sacerdote e monaco agostiniano. Qui puoi immaginare Dante, Petrarca e Boccaccio. Ma anche tanti scienziati, come Galileo Galilei, Gregor Mendel che fondò la genetica, Georges Edouard Lemaître, il prete astrofisico che per primo ipotizzò il Big bang. Qui sono venuti Mozart allora adolescente, Haendel e tantissimi musicisti. Sono venuti qui Tolkien e Chesterton.
De Amicis, l’autore del libro Cuore, scrisse che, subito dopo la presa di Roma, vennero qui anche i soldati che avevano aperto la breccia di Porta Pia e qui si inginocchiavano e pregavano. Ma, soprattutto, qui sono venuti tanti semplici cristiani e tanti pellegrini in cerca di Dio. Chissà quanti dei tuoi antenati, senza che tu lo sappia, sono stati qui prima di te e qui hanno chiesto la forza di amare le loro famiglie e di lavorare con passione per il bene comune, qui hanno professato la fede, qui hanno ricevuto il perdono.

LA NAVATA CENTRALE

La navata centrale venne realizzata ai primi del seicento, dall’architetto barocco Carlo Maderno il quale prolungò la pianta centrale di Michelangelo perché nella basilica era necessaria una navata. In effetti la basilica di San Pietro è lunga più di 186 metri e, a terra, puoi vedere le indicazioni della lunghezza di altre 26 chiese famosissime che sono più piccole di San Pietro, come St. Paul Cathedral a Londra o il Duomo di Milano o Notre Dame a Parigi.

L’ampiezza di San Pietro, come già quella della piazza, non nasce da desideri di grandezza. Te ne puoi accorgere facilmente immaginando, ad esempio, lo svolgimento del Concilio Vaticano II. Puoi vedere le foto che scorrono. I banchi del concilio erano ai due lati della navata. Vi sedettero quasi 3000 vescovi, tutti  insieme (alcuni banchi sono stati conservati e si possono tuttora vedere nella vicina chiesa dei santi Michele e Magno). Sotto il Baldacchino del Bernini era la Cattedra papale e il tavolo del Consiglio di Presidenza, dove sedettero Papa Giovanni XXIII e papa Paolo VI.

Su questi banchi sedettero, fra i tanti, l’allora arcivescovo di Cracovia Wojtyla. L’allora giovane professore J. Ratzinger partecipò al Concilio come teologo del cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia. Tutto ciò che avviene nella tua parrocchia dipende, in qualche modo, dalle decisioni che vennero durante il Concilio Vaticano II.

Ma anche quando il papa celebra le ordinazioni sacerdotali dei preti di Roma o quando presiede la veglia di Natale o quella di Pasqua, con il Battesimo di adulti provenienti da altre religioni o dall’ateismo, la basilica non riesce a contenere tutte le persone che desidererebbero partecipare.

1/ La navata centrale. Il Concilio Vaticano II

Il Concilio Vaticano II fu convocato da papa Giovanni XXIII nel 1962 e venne concluso da papa Paolo VI nel 1965. È noto a tutti per le sue ricadute immediate, come la liturgia nelle diverse lingue parlate da tutti o l’invito ad accostarsi con fiducia al testo dei Vangeli. Ma la sua profondità è ancora più grande.

Innanzitutto nel documento sulla rivelazione, la Dei Verbum, il Concilio afferma che Dio è venuto in persona in mezzo a noi per farsi conoscere, per rivelarci il suo cuore e il suo volto. Non ci ha inviato un libro che ci parlasse di lui. Per questo tu stesso, conoscendo Gesù e la sua misericordia, incontri Dio che nella sua libertà ti vuole come amico, perché è proprio degli amici la rivelazione della propria intima vita.

Nel documento sulla liturgia poi, la Sacrosanctum Concilium, il Concilio ha saputo mostrare che la liturgia non è un oggetto, non è una serie di riti, bensì è la presenza stessa del Signore nella sua Chiesa. Tu stesso puoi incontrare il Dio vivo e vero, presente su ogni altare nella liturgia domenicale.

Nel  documento sulla Chiesa, la Lumen Gentium, il Concilio ha aiutato la Chiesa a rinnovarsi: chiunque si stringe a Cristo e lo testimonia appartiene ad un popolo e non è più solo. Anche tu, se sei battezzato, illumini la vita del mondo, non per i tuoi meriti, ma perché Cristo vuole servirsi di te. 

Infine, nel documento sulla Chiesa nel mondo, la Gaudium et spes, il Concilio ha voluto porre al centro la persona umana: ogni uomo, creato ad immagine di Dio, ha una dignità sconfinata, è voluto direttamente da Dio e merita una cura e un rispetto infiniti. Tu che ascolti, sei voluto da Dio e lo sono le persone che incontri: da questo discende tutto un nuovo sguardo sulla morale, sulla pace, sulla famiglia, sulla libertà religiosa e sulla giustizia nel mondo

Proprio per questo papa Francesco ha voluto aprire l’anno giubilare della misericordia nel cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II.

2/ Le statue dei santi. I fondatori degli ordini religiosi

Se guardi nelle nicchie dei pilastri della navata centrale puoi vedere le statue dei fondatori degli ordini religiosi. Se ne conosci qualcuno, puoi chiedere dove è la sua statua. Troverai la statua di san Benedetto, fondatore dei benedettini, quella di san Francesco, fondatore dei francescani, quella di don Bosco, fondatore dei salesiani e così via. Tutti questi fondatori sono qui ritratti perché, per consentire la libertà di cui hanno bisogno per l’opera di evangelizzazione e di carità, essi sono legati non solo ai vescovi di ogni diocesi, ma direttamente al papa.

3/ La Cappella della Pietà. La Pietà di Michelangelo

Nella prima cappella a destra è conservata un’opera che non puoi mancare di contemplare, la Pietà di Michelangelo. Purtroppo è protetta da un vetro da quando un folle la colpì più volte nel 1972. Venne restaurata da Cesare Brandi, il grande teorico del restauro che, in questo caso, venne meno ai suoi principi di non ricostruire un opera danneggiata, per cui essa ci appare di nuovo perfetta così come era in origine. È la prima delle tre Pietà realizzate da Michelangelo che scolpì poi le incompiute Pietà Bandini, ora a Firenze, e Pietà Rondanini, ora a Milano. Nella Pietà Bandini volle autoritrarsi, mentre alla Pietà Rondanini lavorò fino agli ultimi giorni della vita, segno che sentiva il tema come decisivo per la sua esistenza. Michelangelo scolpì giovanissimo la Pietà Vaticana, quando aveva solo 24 anni, nel 1499. È impressionante contemplare di cosa sia capace un giovane. La Pietà che hai dinanzi è l’unica opera firmata dal maestro che scolpì il suo nome sulla cintola della Madonna. Gli venne ordinata per una cappella della vecchia San Pietro che era affidata alla nazione francese, tramite la mediazione di un banchiere fiorentino, Jacopo Galli, che lo presentò a Roma ai tempi di papa Alessandro VI Borgia.
Il termine Pietà è la chiave di lettura dell’opera. La Pietà rappresenta la sera del venerdì santo – immagini simili erano chiamate anticamente Madonne del vespro, cioè della sera. Michelangelo immagina un episodio di cui non c’è esplicita menzione nei Vangeli e precisamente che la Madonna abbia voluto prendere sulle sue ginocchia ed abbracciare il suo Figlio un’ultima volta prima della sepoltura. Il termine pietà si riferisce, quindi, certamente ai sentimenti di Maria verso il suo figlio. Michelangelo l’ha scolpita più giovane del figlio suo, dichiarando esplicitamente che l’aveva fatto perché chi vive nella grazia divina conserva tutta la propria bellezza. Maria, in effetti, pur nel dolore, è scolpita in un atteggiamento di grande dolcezza, di profondo amore e contemplazione verso il figlio.
Ma Pietà è, ancor più, la morte stessa per amore del Cristo. Michelangelo scolpì il Cristo levigando la pietra, in maniera da renderla estremamente luminosa. Ormai la fatica del figlio è finita, manca solo la resurrezione. Egli, nella sua pietà verso noi uomini, non si è tirato indietro fino a morire per il perdono dei nostri peccati. Il corpo, scolpito in ogni particolare, nelle articolazioni, nei nervi, nei tendini, nelle vene e nelle arterie è bellissimo. Michelangelo doveva contemplare nell’opera che aveva realizzato la bellezza di Cristo, ma anche la dignità che quella morte conferisce ad ogni uomo.
Nel Giudizio universale rappresentò nuovamente il Cristo nudo, questa volta in affresco, perché alla fine della storia ognuno vedrà ormai Dio senza più veli e dipinse un’architettura fatta di soli corpi nudi
perché l’uomo nel giudizio sarà ormai davanti a Dio nella nudità dei propri peccati, eppure amato e perdonato per la Pietà di Cristo per noi.

4/ La Cappella di San Sebastiano. La tomba di Giovanni Paolo II

Nella Cappella che segue quella della Pietà si venera il sepolcro di san Giovanni Paolo II.

Da arcivescovo propose al Concilio l’espressione: «Solo nel mistero del Verbo incarnato trova luce il mistero dell’uomo». È vero: solo dinanzi al Cristo possiamo portare le gioie ed i dolori più grandi e scoprire che egli li abbraccia. La sua testimonianza cambiò le persone e le società - il Muro di Berlino crollò a motivo della sua opera. Ricordò che non c’è pace senza giustizia e che cercare la pace vuol dire rispondere alle attese dei poveri. Ma ricordò anche che non c’è giustizia senza perdono e che se i popoli non sono disposti ad avere misericordia verso chi ha commesso ingiustizie, sempre di nuovo la guerra sorgerà ad infestare la terra. La vecchiaia e la malattia lo resero ancora più vicino a tutti. Ora prega per noi.

5/ L’altare di San Girolamo. La tomba di Giovanni XXIII

Sul retro del pilastro di San Longino si trova la tomba di san Giovanni XXIII. Fu lui ad accogliere l’ispirazione del Concilio Vaticano II, riprendendo un’espressione di Gesù che era stata  a lungo dimenticata, quella di scrutare quei segni dei tempi, quei segni della storia, attraverso i quali vediamo Dio all’opera nei cuori e nelle scelte degli uomini. Così disse papa Giovanni XXIII: «Facendo nostra la raccomandazione di Gesù di saper distinguere i segni dei tempi, crediamo di scoprire, in mezzo a tante tenebre, numerosi segnali che ci infondono speranza sui destini della chiesa e dell’umanità».

Nella Cappella Gregoriana, sull’altare che ha come pala la Madonna del soccorso è il sepolcro di uno dei padri della Cappadocia, san Gregorio di Nazianzo, vissuto nel IV secolo, le cui reliquie giunsero a Roma dopo molte traversie. Proprio il Concilio voluto da papa Giovanni ha portato alla riscoperta dei Padri della Chiesa. Per percepire solo qualcosa di questo grande maestro voglio leggerti una sua brevissima riflessione: «Se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita. Sono nato e mi sento dissolvere. Mangio, dormo, riposo e cammino, mi ammalo e guarisco, mi assalgono senza numero brame e tormenti, godo del sole e di quanto la terra fruttifica. Poi io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali che non hanno peccati. Ma io cosa ho più di loro? Nulla, se non Dio. Se non fossi tuo, Cristo mio, mi sentirei creatura finita».

IV/ CONFESSIONE E BALDACCHINO DEL BERNINI: PRESENTAZIONE GENERALE

Eccoci finalmente al cuore della basilica. La cupola e il baldacchino, come già sai, sorgono esattamente sulla verticale della tomba di Pietro. Pietro venne sepolto in una piccola piazzola con una semplice tomba a terra, probabilmente perché l’infuriare delle persecuzioni non permise di fare diversamente. Le due scale che sono dinanzi all’altare scendono fino al livello della sepoltura.

La tomba di Pietro venne riscoperta nel corso della II guerra mondiale quando Pio XII fece eseguire dei lavori nelle Grotte Vaticane per sistemare la tomba di papa Pio XI suo predecessore.

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Gli archeologi scavarono fino a raggiungere una piazzola, che chiamarono Campo P – avevano numerato tutte le sepolture scoperte a partire dalla lettera A.

In quella piazzola c’era l’umile tomba di Pietro indicata solo da una semplice nicchia nel muro. Tutte le costruzioni successive vennero erette per sottolineare nei secoli la presenza di quella tomba così semplice e così importante.

Nella II metà del II secolo venne costruita sulla tomba una piccola edicola, con due colonnine, per renderla più riconoscibile. Questa edicola ritrovata dagli archeologi è detta oggi Trofeo di Gaio – la vedi nell’animazione - perché uno storico antico, Eusebio di Cesarea, racconta che «un uomo della Chiesa di nome Gaio, vissuto a Roma agli inizi del III secolo) lasciò scritto: “Io ti posso mostrare i trofei degli apostoli. Se andrai al Vaticano o sulla via Ostiense, vi troverai i trofei dei fondatori della Chiesa”». La concordanza del dato archeologico e di quello letterario mostra che, intorno all’anno 200, mentre la Chiesa era ancora perseguitata, i cristiani di Roma conoscevano bene l’ubicazione del sepolcro: era trascorso troppo poco tempo dal martirio perché se ne potesse perdere la memoria.

Gli archeologici ritrovarono anche un muro che venne innalzato a fianco dell’edicola ricoperto ancora oggi da una selva di graffiti, precedenti alla costruzione della basilica di Costantino, nei quali ricorre continuamente il nome di Pietro, segno della venerazione e della preghiera di intercessione a lui rivolta.

60 anni più tardi, dopo aver decretato la libertà di culto per i cristiani nell’anno 313, l’imperatore Costantino decise di costruire intorno al Trofeo di Gaio una basilica. Nell’animazione vedi l’abside di Costantino costruita intorno alla tomba, con le scale che vennero successivamente costruite per accedervi: sul lato posteriore Costantino costruì una cripta semi-anulare.

La costruzione della basilica dovette superare due ostacoli: quello della pendenza del colle Vaticano, che venne spianato in quel punto dagli architetti di Costantino, e quello delle leggi romane che tutelavano le sepolture. Il fatto che proprio lì venne eretta la basilica, superando tali ostacoli, mostra la convinzione degli uomini del tempo che proprio lì era il sepolcro di Pietro, motivo per il quale la basilica non poteva essere costruita altrove.

L’animazione ti mostra ora i pavimenti successivi che vennero costruiti man mano che il tempo passava, determinando il sollevarsi del livello di calpestio.

Sul nuovo livello fu papa Gregorio Magno nel VI secolo a costruire sulla tomba un altare, mentre un secondo altare venne costruito nel medioevo da papa Callisto II, nel XII secolo.

Ma il livello del terreno salì ancora. Perciò, quando si decise la costruzione della basilica attuale, un terzo altare venne costruito sopra i due precedenti alla fine del cinquecento da papa Clemente VIII, negli stessi anni nei quali veniva completata la cupola. Infine Bernini nel 1626 costruì il baldacchino che vedi emergere nell’animazione e che ci riporta al livello attuale.

Una successione impressionante di costruzioni sorte una sopra l’altra dice la venerazione immutata nei secoli: proprio qui venne sepolto Pietro, proprio sulla tomba di Pietro oggi il papa celebra l’eucarestia.

1/ L’altare della Confessione. Il Credo

Il luogo sottostante l’altare cui si accede con le due scale è detto Confessione e l’altare attuale è detto “altare della Confessione”. “Confessione” vuol dire qui “professione di fede” perché Pietro ha detto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» e lo ha detto non solo a parole, lo ha detto offrendo la stessa vita perché nessuno avesse dubbi della verità di quanto affermava.

Qui ti invito, allora, ad ascoltare il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché a buon diritto è ritenuto il riassunto fedele della Confessione di fede di Pietro e degli Apostoli. È l’antico Credo della Chiesa di Roma che tutti coloro che ricevevano il Battesimo recitavano a memoria:

Io credo in Dio
Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo,
siede alla destra di Dio Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.

2/ Il baldacchino. Gian Lorenzo Bernini e il baldacchino

Fu papa Urbano VIII ad incaricare il Bernini, allora 26enne, di erigere un grande baldacchino sopra l’altare della Confessione, a sottolineare la centralità della celebrazione eucaristica secondo il dettato tridentino: fu la prima commissione affidata all’artista per San Pietro, cui seguiranno poi il colonnato che hai già visitato ed, infine, la Cattedra che intravedi nell’abside della basilica. Bernini riuscì a dare un’illusione di leggerezza al baldacchino. Voleva che assomigliasse a quei baldacchini che si usano per le processioni eucaristiche, quando quattro persone lo portano al di sopra del sacerdote che regge l’ostensorio con l’ostia consacrata, perché chi si recava in San Pietro percepisse subito l’importanza della presenza eucaristica del Signore. Nei decenni successivi al Concilio di Trento, seguito alla Riforma protestante, la spiritualità cattolica volle, infatti, sottolineare in diversi modi la grandezza dell’eucarestia. Un grande studioso dell’età barocca, Maurizio Calvesi ha scritto di quest’opera: «Al ciborio e al tabernacolo tradizionali, strutture architettoniche fisse, egli sostituisce l’idea di un baldacchino concepito come se fosse fatto di legno o di stoffa, cioè come un elemento trasportabile e mobile. Questo grande dispositivo non è eretto, ma posato sulla tomba dell’Apostolo; ha l’aria di essere stato trasportato a braccia e lasciato lì al termine di un’immaginaria processione».

Il genio di Bernini è evidente se si pensa che le sole colonne sono alte 11 metri circa, quindi come un palazzo di quasi 4 piani. Fu necessario utilizzare il bronzo per dare l’idea di una stoffa che lo copra.

Il baldacchino cela anche i simboli dei sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia.

Per quel che riguarda il Battesimo, si possono vedere sui quattro basamenti di marmo le fasi di un parto, in un divertissement barocco: un volto di donna, la Chiesa madre che battezza e partorisce alla fede, è nascosto nell’emblema del papa Barberini, Urbano VIII, caratterizzato da tre api che è come se coprissero i seni della donna e il pube. In sette fasi, a partire dal basamento a sinistra della confessione, è espressa la progressione delle doglie fino all’ultima figura, l’ottava, che è quella del bambino appena nato, sorridente.

La torsione delle quattro colonne vuole richiamare, invece, non solo la forma delle antiche colonne dell’altare di Gregorio Magno, il secondo eretto sulla tomba – le colonne originarie sono state utilizzate nei pilastri che sostengono la cupola e puoi vederle in alto. La forma tortile delle colonne vuole richiamare soprattutto i tralci della vite, come simbolo eucaristico.

Guardando attraverso le colonne del baldacchino puoi vedere già l’abside di San Pietro con la Cattedra, che fu l’ultima realizzazione di Bernini per la basilica.

3.1/ I quattro pilastri - S. Elena. Bramante e le reliquie dei pilastri

L’architettura nella quale è inserito il baldacchino non è del Maderno, ma venne già realizzata nel rinascimento. Dei quattro pilastri, per quanto poi modificati,  è autore Donato Bramante. Se visiterai i Musei Vaticani li ritroverai come sfondo della famosa Scuola di Atene di Raffaello, che li dipinse mentre venivano eretti e la cupola ancora non esisteva. Gli uomini del rinascimento non capivano più l’arte paleocristiana e medioevale e così non erano in grado di apprezzare l’antica basilica di San Pietro costruita sotto Costantino. Inoltre, tale basilica era ormai fatiscente ed in alcuni punti a rischio di crolli, come attesta Leon Battista Alberti, che fu anche prete e parroco, oltre ad essere architetto. Si pensò all’inizio di lasciare intatta la navata della basilica ricostruendo solo il presbiterio e a Bernardo Rossellino, l’architetto di Pienza, a metà del quattrocento, venne chiesto di costruire un nuovo coro che egli lasciò però incompiuto all’altezza di 7 metri. Papa Giulio aveva anche lui intenzione di ricostruire solo il coro della basilica e di porre lì la sua tomba, invitando Michelangelo a realizzarla in maniera da porla dove è ora la Cattedra del Bernini. Ma Bramante, desideroso di realizzare una grande opera, convinse Giulio II a rinunciare all’idea di costruire solo l’abside e la tomba, per abbattere l’intera basilica medioevale e ricostruirla in forme rinascimentali. Michelangelo si allontanò da Roma adirato perché Bramante gli aveva così sottratto la possibilità di realizzare il sepolcro del papa e Giulio II dovette cercarlo nel nord Italia e lo convinse a tornare a Roma, solamente con la promessa di realizzare invece della tomba la volta della Cappella Sistina con le storie della Genesi. Michelangelo, che amò sempre papa Giulio II, riuscì infine, molti anni dopo la morte del papa, a realizzare la sua tomba, il famoso Mosè che è a San Pietro in Vincoli. Bramante, dal canto suo, ottenuta l’autorizzazione di Giulio II, iniziò la demolizione della vecchia San Pietro e la costruzione dei quattro grandi pilastri angolari che puoi vedere intorno a te. Viste col senno di poi, furono scelte cariche di frutti.

Al Bernini venne poi chiesto di sistemare i quattro pilastri perché accogliessero le principali reliquie della basilica. In basso puoi vedere le statue, realizzate successivamente, che illustrano le reliquie stesse che erano invece custodite sui balconcini in alto, per la costruzione dei quali vennero riutilizzate le colonne tortili del tempo di papa Gregorio Magno, alle quali si ispirò Bernini per il baldacchino. Puoi vedere dinanzi a te il pilastro della Santa Croce con la statua dell’imperatrice Elena che fece ritrovare a Gerusalemme il luogo della sepoltura di Cristo e le reliquie della croce, facendo costruire poi il Santo Sepolcro.

3.2/ I quattro pilastri - S. Veronica. Bramante e le reliquie dei pilastri

Proseguendo in senso antiorario trovi il pilastro della Veronica che custodiva il lino ritenuto il velo posto da una donna sul volto di Gesù durante la via crucis.

3.3/ I quattro pilastri - S. Andrea. Bramante e le reliquie dei pilastri

Segue il pilastro di Sant’Andrea con le reliquie del primo apostolo chiamato da Gesù e la statua con la caratteristica croce decussata, a forma di x: le reliquie vennero salvate a Patrasso dalla devastazione turca e poi ridonate in tempi recenti da Paolo VI agli ortodossi.

3.4/ I quattro pilastri - S. Longino. Bramante e le reliquie dei pilastri

Infine trovi il pilastro di San Longino, il centurione che trafisse il costato di Gesù e trovò la fede contemplandolo crocifisso – la reliquia della sacra lancia fu donata al papa dal sultano turco di Costantinopoli, oggi Istanbul -, mentre la statua di San Longino è del Bernini stesso.

4/ Il transetto destro. Il Concilio Vaticano I

Il transetto destro della basilica è detto anche Crociera dei santi Processo e Martiniano le cui reliquie sono custodite sotto l’altare centrale. Sono i 2 martiri che san Pietro avrebbe convertito e battezzato mentre era imprigionato nel Carcere Mamertino, prima di essere martirizzato nel Circo Vaticano. In questo ambiente si svolse il Concilio Vaticano I, che vide riuniti circa 700 vescovi subito prima della presa di Roma avvenuta nel 1870. Il Concilio definì l’infallibilità papale, dichiarando però chiaramente che il papa non è infallibile in ogni sua parola, bensì solo quando parla ex cathedra, cioè quando impegna tutta la sua autorità di successore degli apostoli in una definizione dogmatica. Dal momento della definizione dell’infallibilità i papi hanno impegnato solo una volta la loro infallibilità e, precisamente con papa Pio XII nella proclamazione del dogma dell’Assunzione della Vergine Maria nel 1950.

La seconda importante definizione dogmatica che venne affermata dal Concilio Vaticano I è la grandezza della ragione, ritenuta talmente buona dall’avere la capacità di giungere alla certezza dell’esistenza di Dio con le proprie capacità, anche se – affermò il Concilio – solo la rivelazione ci permette di conoscere pienamente il volto di Dio e la sua misericordia.

Sulle pareti laterali dell’abside con la Cattedra vedi, invece, i nomi dei vescovi presenti al momento della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria da parte di Pio IX nel 1854, pochi anni prima del Concilio Vaticano I: Maria è l’Immacolata Concezione, è nata cioè senza che le sia stato trasmesso il peccato originale ed ha vissuto senza mai peccare, pienamente donna senza peccato, perché il peccato non appartiene alla natura dell’uomo, ma è invece una mancanza dell’essere pienamente uomini e donne

5/ La statua di San Pietro. La devozione dei pellegrini

Nella navata centrale vedi la statua bronzea di san Pietro, la cui antichità è visibile a tutti, nel particolare conosciutissimo del piede consumato dalla devozione dei fedeli. L’origine dell’opera è molto discussa. Alcuni pensano ad un’opera paleo-cristiana (IV-VI sec.), altri ad un manufatto di età gotica. La maggioranza si orienta a comporre le due tesi, proponendo che possa essere un’opera medioevale, forse di Arnolfo di Cambio, ma che volle ispirarsi coscientemente ad un modello antico. Seduto su di una cattedra marmorea san Pietro è vestito con un pallio filosofico: sia la cattedra che la veste dicono che egli insegna, ma insegna non una filosofia umana, bensì la sapienza che viene da Dio. Con la mano sinistra tiene le chiavi e con la destra benedice.

V/ ABSIDE E CATTEDRA DEL BERNINI: PRESENTAZIONE GENERALE

Siamo dinanzi all’abside e alla Cattedra. L’abside, come in ogni basilica cristiana, rappresenta l’irrompere di Dio nella storia dell’uomo o anche la meta celeste della storia umana. La luce di Cristo permette alla storia di uscire dalla confusione. Bernini realizzò la grande “macchina devozionale” - così la chiamano alcuni storici dell’arte - circa trent’anni dopo il baldacchino, tra il 1656 e il 1666. L’opera è come un gigantesco reliquiario, che conteneva al suo interno un’antica cattedra, sulla quale la tradizione vuole si sia seduto lo stesso Pietro per insegnare il Vangelo di Gesù.

La cattedra è sorretta da quattro statue raffiguranti due Padri della Chiesa d’occidente - sant’Ambrogio e sant’Agostino - e due della Chiesa d’oriente - sant’Atanasio e san Giovanni Crisostomo  -, a simboleggiare che la fede è una e che i Padri della Chiesa hanno tutti confessato che Gesù affidò a Pietro e ai suoi successori le chiavi della Chiesa, mentre i vescovi di Roma, dal canto loro, hanno sempre riconosciuto il ministero degli altri vescovi e della tradizione.

La cattedra che simbolizza il ministero papale è illuminata dalla venuta dello Spirito Santo rappresentato, in forma di colomba, al centro della vetrata di alabastro.

Il grandioso reliquiario va apprezzato, come hai già ben capito, anche nella prospettiva del baldacchino. Non è un caso che un disegno autografo del Bernini mostri la Cattedra vista attraverso le colonne del baldacchino, rivelando così come l’artista guardasse ai due monumenti come a un tutto unico.

Dietro il pilastro di Sant’Elena è la tomba a terra con i corpi dei due papi della famiglia della Rovere, Sisto IV e Giulio II – Giulio II fu l’iniziatore della nuova basilica di San Pietro che sostituì, come già sai, quella costantiniana. Il Mosè di Michelangelo è la tomba che lo scultore terminò solo molti anni dopo per onorare Giulio II, papa che molto lo aveva amato e che lui molto amava.

Alla sinistra del monumento alla Cattedra del Bernini si trova la tomba di papa Urbano VIII, della famiglia Barberini, colui che chiese allo scultore di realizzare il baldacchino.

[TESTO NON REGISTRATO Sotto la statua del papa si vede lo scheletro della morte emergere e scrivere il nome del papa per indicare che il tempo della sua vita terrena è finito. Le tre api che rappresentano lo stemma dei Barberini volano disperse e non più legate le une alle altre, sgomente per il sopraggiungere della morte].

In posizione simmetrica, alla destra della cattedra, il papa volle che fosse sistemata la preesistente tomba di papa Paolo III, il papa che ebbe il merito di convocare nel 1545 il Concilio di Trento e quello di commissionare a Michelangelo il Giudizio universale, affidandogli poi anche la direzione della fabbrica di San Pietro perché innalzasse la cupola. Michelangelo, che aveva allora più di 70 anni, iniziò la progettazione della Cupola senza volere alcun compenso perché desiderava compiere tale opera solo per la gloria di Dio.

1/ LE ISCRIZIONI MONUMENTALI (TESTO NON REGISTRATO)

In alto corrono scritte con caratteri alti un metro e 40. Sono frasi su Pietro e la sua missione tratte dal Nuovo Testamento.

Nella pareti della navata, a partire dall’ingresso, è scritto “Quodcumque ligaveris super terram ligatus et in coelis et quodcumque solvens per terra et solutum et in coelis” che significa “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto quello che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19) e “Ego rogavi pro te, o Peter, ut non deficiat fides tua ut aliquando conversus confirma fratres tuos” che significa “Io ho pregato per te, Pietro, che non venga meno la tua fede; e tu una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32). Nel tamburo della cupola è scritto invece: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et tibi dabo claves regni coelorum” che significa “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e a te darò le chiavi del Regno dei Cieli” (Mt 16,18).

Nel transetto di destra è scritto: “O Petre dixisti: Tu es Christus filius Dei vivi. Ait Jesus: Beatus Simon bar Jona, caro et sanguis non revelavit” cioè “O Pietro, dicesti: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E Gesù disse: Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato” (Mt 16,16-17).

Nel transetto di sinistro è scritto invece: “Dicit ter tibi, Petre, Jesus: Diligi me? Cui ter, o electe, respondens ais: o Domine tu qui omnia nosti tu scis quia diligo” cioè “Pietro, Gesù ti dice per tre volte: mi ami tu? Tu, o eletto, gli rispondi tre volte: Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo” (Gv 21,17).

La scritta sulla trabeazione dell’abside dice invece a sinistra in latino e a destra in greco: “O pastor ecclesiae tu omnes Christi pascis agnos et oves • ΣΥ ΒΟΣΚΕΙΣ ΤΑ ΑΡΝΙΑ, ΣΥ ΠΟΙΜΑΙΝΕΙΣ ΤΑ ΠΡΟΒΑΤIΑ XΡΙΣΤΟΥ”, che significa “O Pastore della Chiesa, tu pasci tutti gli agnelli e le pecore di Cristo” (Gv 21,15).

Infine sul tamburo della cupola è scritto: “Hinc una fides • mundo refulget • hinc sacerdotti • unitas exoritur”, cioè “Di qui splende sul mondo l’unica fede e di qui nasce l’unità del sacerdozio”.

VI/ TRANSETTO SINISTRO: PRESENTAZIONE GENERALE

Ricordi certamente l’animazione iniziale che dal Circo Vaticano giungeva fino alla tomba di Pietro. Dirigendoti a sinistra dell’altare della Confessione è come se riattraversassi a ritroso la via Cornelia per raggiungere la zona dove sorgeva il Circo Vaticano che vide la morte di Pietro. Un’antica tradizione vuole che Pietro sia stato martirizzato dove ora sorge uno degli altari del transetto che ha come pala il mosaico con la Crocifissione di Pietro a testa in giù, copia da un famoso dipinto di Guido Reni. A fianco dell’altare venne sepolto nel cinquecento il musicista Pierluigi da Palestrina.

All’esterno del transetto, invece, in fondo a destra, puoi vedere l’altare che custodisce il corpo di papa Leone Magno. Nell’altorilievo seicentesco dello scultore Algardi il papa affronta Attila, re degli unni: già nel V secolo il papa era l’unica autorità capace di arrestare la devastazione dei barbari.

Avvicinandoti al transetto, puoi vedere il monumento a papa Alessandro VII scolpito dal Bernini all’età di 80 anni – Alessandro VII è il papa che gli commissionò il Colonnato, la Cattedra e la Scala regia. Bernini ritrae il papa che prega in ginocchio, mentre in basso emerge lo scheletro della morte che gli mostra la clessidra, indicando così che si è compiuto il tempo della sua vita.

Se ti è possibile, ti invito a visitare il Museo del Tesoro della Basilica il cui ingresso è a sinistra del transetto. Potrai ammirarvi una delle colonne tortili che ornavano la Confessione ai tempi di Gregorio Magno. Potrai ammirarvi il Gallo, simbolo del tradimento di Pietro, che era posto nel punto più alto della basilica costantiniana. Potrai ammirarvi la tomba di Sisto IV realizzata in età umanistica da Antonio Pollaiolo che ritrasse il papa morto circondato dalle virtù teologali ma anche dalle diverse arti, come la musica, la filosofia, l’aritmetica, ad indicare l’importanza dello studio per i cristiani dell’età umanistica. Potrai ammirarvi, infine, il sarcofago di Giunio Basso, prefetto di Romamorto nel 359 dopo Cristo, con magnifiche storie bibliche: un’iscrizione del sarcofago ricorda che Giunio Basso morì neofita, cioè, appena battezzato.

Procedendo invece verso l’uscita trovi l’altare che custodisce il corpo di papa Gregorio Magno. Anche lui fu prefetto di Roma, ma lasciò tale altissima carica per farsi monaco. Eletto papa, si ritrovò nuovamente alla guida della città, allora attaccata dai longobardi. La sua decisione di inviare presso gli angli sant’Agostino di Canterbury con 40 monaci cambiò la storia della Gran Bretagna, determinando la conversione al cristianesimo delle isole inglesi.

A fianco della tomba di san Gregorio Magno è il monumento a Pio VII che venne umiliato da Napoleone, come già il suo predecessore Pio VI. Quando, però, Napoleone cadde in disgrazia, Pio VII fu l’unico ad essergli vicino nel suo esilio a Sant’Elena, accogliendo, fra l’altro, la madre ed i parenti dell’imperatore a Roma, quando vennero espulsi dalla Francia.

Nella Cappella del Coro, proseguendo ancora verso l’uscita, è custodita la tomba di san Giovanni Crisostomo.

Più avanti ancora si trova la tomba di papa Pio X. Un bassorilievo bronzeo posto poco prima della tomba ricorda il suo decreto che concedeva ai bambini di ricevere la Comunione, allora riservata a chi era almeno adolescente: il papa difese così la grandezza spirituale dei bambini. Nel bassorilievo, attraverso il simbolo di una Bibbia aperta che viene letta, si ricorda anche che san Pio X fu il fondatore del Pontifico Istituto Biblico di Roma

Puoi uscire ora dalla basilica, attraversando la porta della morte di cui ti ho già parlato. Ti invito a tornare alla foto panoramica del portico e ad ascoltare il commento al mosaico della Navicella, che è l’ultima immagine che ti accompagnerà nel tuo ritorno a casa, come già avvenne per tanti pellegrini prima di te.

TESTO PIÙ AMPIO NON REGISTRATO

Altare di Leone Magno

L’altare custodisce il corpo di papa Leone Magno. Nell’altorilievo seicentesco dello scultore Algardi si vede il papa che affronta Attila, re degli unni, a Mantova, riuscendo con la sua autorità e l’intercessione di san Pietro ad ottenere che le sue truppe non devastino Roma e l’Italia. Nella vita di Leone Magno è già evidente che, nella debolezza del potere imperiale sempre più preoccupato della lontana Costantinopoli, la popolazione civile trovò solo nel papa una difesa contro i barbari ed una realtà capace di divenire punti di riferimento anche per l’amministrazione civile.  Quando alcuni anni dopo furono i Vandali di Genserico, nel 455, ad invadere la penisola fu nuovamente Leone ad ottenere che almeno, nel saccheggio dell’urbe, risparmiassero la vita della popolazione e le chiese romane nelle quali tutti si rifugiarono.

Monumento a papa Alessandro VII

Il monumento a papa Alessandro VII venne scolpito dal Bernini che aveva allora 80 anni. Lo scultore aveva una grande riconoscenza per papa Alessandro VII perché fu lui a commissionargli il Colonnato, la Cattedra e la Scala regia, dopo che papa Urbano VIII gli aveva commissionato invece il Baldacchino. Bernini ritrae il papa che prega in ginocchio, mentre in basso emerge lo scheletro della morte che gli mostra la clessidra con il tempo ormai terminato. La morte ha il capo nascosto, perché non guarda in faccia nessuno, ma al momento stabilito falcia tutti. Intorno stanno quattro figure rappresentanti la Verità o religione, la Carità, la Giustizia e la Prudenza.

Il Museo del Tesoro

Se hai tempo, ti invito a visitare il Museo del Tesoro della Basilica, per accedere al quale devi pagare un biglietto. Vi troverai delle opera d’arte molto significative. Potrai ammirare una delle colonne tortili che ornavano la Confessione ai tempi di papa Gregorio Magno. Potrai vedere poi il Gallo, simbolo del tradimento di Pietro, che era nel punto più alto della basilica costantiniana. Troverai poi una copia dell’antico trono di età carolingia per il quale il Bernini realizzò l’altare della Cattedra.

Ma il Museo custodisce due opera straordinarie: innanzitutto la tomba di Sisto IV, il primo papa della Rovere zio di Giulio II, realizzata in pieno stile umanistico da Antonio Pollaiolo con il papa che è circondato oltre che dalle virtù teologali della fede, della speranza e della carità anche da tutte le arti, come ad esempio la musica, la filosofia, l’aritmetica, ad indicare l’importanza degli studi umanistici a fianco della fede.

La seconda opera è il sarcofago di Giunio Basso, praefectus Urbis di Roma morto nel 359 dopo Cristo. Presenta storie di Cristo, degli apostoli e dell’Antico Testamento, di straordinaria fattura oltre a ricordare con le sue iscrizioni che Giunio Basso morì neofitus, cioè, secondo le usanze dell’epoca, era un cristiano che aveva ritardato iI battesimo fino al momento della morte, per non assumersi totalmente le responsabilità della fede cristiana. Il Museo conserva anche una copia della Pietà di Michelangelo. 

Prima del Museo trovi una lapide con l’elenco di tutti i papi sepolti in basilica.

Altare di Gregorio Magno

Un altro grande Padre della Chiesa sepolto in basilica è papa Gregorio Magno, vissuto al tempo dell’invasione dei longobardi. Era praefectus urbis, ma preferì lasciare la sua altissima carica politica per farsi monaco. Dovette però lascare la vita di preghiera perché venne eletto papa, ritrovandosi così nuovamente a vivere quella vita pubblica che aveva voluto lasciare, poiché la difficoltà dei tempi chiedevano al pontefice di occuparsi di Roma sia dal punto di vista spirituale come da quello materiale e civile. Nonostante Roma fosse ormai una città di confine, circondata dai longobardi, si preoccupò dell’intero continente europeo: la sua decisione di inviare presso gli angli sant’Agostino di Canterbury con 40 monaci fu l’evento che, nel tempo, determinò la conversione al cattolicesimo delle isole inglesi.

Monumento a papa Pio VII

A fianco della tomba di San Gregorio Magno è il monumento a Pio VII. Il suo predecessore, Pio VI, era morto di malattia e fatica subito dopo aver passato le alpi a piedi perché costretto dalle truppe della rivoluzione francese. Anche Pio VII venne umiliato da Napoleone che lo deportò in esilio vicino Parigi e gli impose di incoronarlo imperatore in Notre Dame a Parigi. Ma quando Napoleone cadde in disgrazia, Pio VII fu l’unico ad essergli sempre vicino in tutti  modi nel suo esilio a Sant’Elena ed accolse tutti napoleonidi, a partire dalla stessa madre dell’imperatore, a Roma, poiché nessuno stato voleva accoglierli. Manzoni, con versi famosi -

Bella Immortal! Benefica
fede ai trionfi avvezza!
scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Golgota
giammai non si chinò
-

ricorda come nell’ultimo periodo della vita Napoleone si avvicinò, grazie anche alla bontà del papa, alla fede cattolica. A fianco del papa si vedono le statue della fortezza morale a sinistra con una pelle di leone e della Sapienza che legge la Parola di Dio, mentre una civetta è ai suoi piedi, segno della vigilanza e della preghiera notturna.

Tomba di San Giovanni Crisostomo

In San Pietro è custodita la tomba di un altro grande padre della Chiesa, san Giovanni Crisostomo, originario di Antiochia di Siria, che fu poi eletto patriarca di Costantinopoli. Dovette però abbandonare presto la sua sede perché esiliato dall’imperatore: le sue prediche, infatti, pronunciate con la sua “bocca d’oro” – questo è il significato dell’appellativo Cristostomo – intendevano anche scuotere la corte che viveva negli agi e nei lussi e non si preoccupava del bene dei poveri, ma tale predicazione venne rigettata dalla famiglia imperiale. Il sepolcro del Crisostomo è nella Cappella del Coro della quale fu organista il musicista Domenico Scarlatti.

Tomba di Innocenzo VIII

Prima di uscire si vede sulla sinistra un’altra delle poche opere superstiti realizzate per la basilica costantiniana. È la tomba di papa Innocenzo VIII, realizzata da Antonio Pollaiolo. In alto si vedono le tre virtù teologali, mentre a fianco del pontefice sono, a 2 a 2, le virtù cardinali. Il papa ha in mano la reliquia della Sacra lancia che gli venne donata dal sultano Bajazet II, figlio di Maometto II il conquistatore di Costantinopoli, la reliquia che venne poi custodita nel pilastro di san Longino. Cristoforo Colombo partì per le Americhe 8 giorni dopo la morte di papa Innocenzo VIII.

La Tomba di san Pio X

Poco prima di uscire si venera sulla destra la tomba di un altro papa canonizzato, san Pio X. Un bassorilievo bronzeo posto poco prima della tomba ricorda due eventi importanti della sua vita. Innanzitutto la sua decisione che i bambini ricevano la Comunione a partire “dall’età di ragione”, cioè fra i 7 e i 9 anni, mentre prima di lui la Comunione era amministrata solo intorno ai 13-14 anni. Il papa comprese la grandezza dei bambini e che essi avevano potevano incontrare Dio non solo tramite la catechesi, ma ancor più attraverso la ricchezza dei riti e dell’esperienza liturgica che educava i loro cuori. Pio X fu anche il fondatore del Pontifico Istituto Biblico e questo secondo fatto è sottolineato nel bassorilievo dalla presenza della Bibbia aperta che viene letta. 

Sul lato sinistro della cappella è il monumento a papa Benedetto XV, il papa che cercò in tutti i modi, inascoltato, di far cessare le ostilità della  I guerra mondiale che definì “un’inutile strage”. Gli studi moderni stanno ponendo in risalto quanto fosse profetico il suo insegnamento e quanto fosse avvertito a livello del popolo, benché rifiutato dai potenti: famosa è diventata la cosiddetta Christmas Truce, la tregua del primo Natale di guerra del 1914, quando nella notte di Natale spontaneamente, in diverse parti del fronte, soldati inglesi e austro-tedeschi uscirono dalle trincee, seppellirono i morti e festeggiarono insieme il Natale, cantando canzoni natalizie e dimenticando di essere nemici, fatto che restò unico perché venne vietato dalle autorità nei successivi anni di guerra.

La tomba di Maria Clementina Sobieski

Vicino alla tomba di papa Pio X sta la tomba della regina Maria Clementina Sobieski, nipote del re di Polonia Sobieski la cui azione fu decisiva nel liberare Vienna dall’assedio turco del 1683. Se la città fosse caduta l’Europa sarebbe probabilmente scomparsa. La Sobieski sposò poi il re di Inghilterra e Scozia Giacomo III Stuart, che è sepolto a fianco in una tomba scolpita dal giovane Canova. Giacomo III non poté però regnare poiché la Gloriosa Rivoluzione volle che non ci potesse essere un re cattolico.

Altre due donne famose che erano già state sepolte in basilica sono Matilde di Canossa e la regina di Svezia Cristina che, in età barocca, si fece da luterana cattolica e dovette perciò abdicare al trono. Sono sepolte entrambe nella navate destra della basilica.

VII/ LE GROTTE: PRESENTAZIONE GENERALE

Sei ora al di sotto della navata della basilica e, davanti a te, hai la tomba di Pietro nella sua sistemazione attuale. Proprio sopra la tomba è l’altare, il baldacchino, la cupola. Puoi immaginare, a livello del suolo delle Grotte, l’umile tomba del primo degli apostoli sepolto dai cristiani sopravvissuti alla persecuzione neroniana. Il mosaico con il Cristo – come puoi notare - è stranamente spostato sulla sinistra, ma questa collocazione ha una sua interessantissima ragione storica. A fianco del cosiddetto Trofeo di Gaio, costruito – come sai - nell’anno 160 circa, venne eretto il muro detto dei Graffiti, così chiamato perché contiene numerose iscrizioni cristiane e numerose invocazioni rivolte a Pietro.

Quando Costantino decise di costruire sopra la tomba la basilica, volle che si conservasse non solo la tomba, ma anche quel muro che gli archeologici poi ritrovarono. Il mosaico del Cristo, allora, corrisponde alla tomba, mentre lo spazio asimmetrico a destra corrisponde al Muro dei graffiti. La nicchia si chiama oggi Nicchia dei palli perché vicino ad essa sono custoditi i pallii, che sono degli indumenti liturgici costituiti da una stoffa circolare che i vescovi metropoliti indossano ad indicare il popolo che sono chiamati a portare sulle spalle: il papa li consegna loro, prelevandoli da questo luogo ad indicare la comunione dei metropoliti con il vescovo di Roma.

Se un giorno volessi visitare gli scavi puoi farne richiesta presso l’Ufficio scavi a cui si accede dall’Arco delle Campane, ma è bene fare prima la prenotazione on-line, sul sito del Vaticano.

Ti invito ora a sostare qualche istante in silenzio, prima di proseguire la visita delle Grotte. Sei dinanzi alla tomba di Pietro: chiedi che, per sua intercessione, il Signore accresca la tua fede, la tua speranza e la tua carità e accompagni con la sua provvidenza i tuoi cari.

1/ Le sepolture. La tomba di Paolo VI

Nelle Grotte vaticane sono sepolti molti pontefici. In una semplice tomba a terra è la sepoltura di papa Paolo VI che aiutò la Chiesa a riscoprire come la fede non sia contraria alla scienza e alla modernità, ma anzi risponda al desiderio più profondo dell’uomo contemporaneo che solo apparentemente sembra non averne bisogno. Paolo VI spinse la Chiesa a superare uno dei drammi più grandi del nostro tempo, la frattura fra il Vangelo e le culture, invitando a riscoprire che fare vera cultura è espressione di carità. Ma Paolo VI insegnò anche che «l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni».

La fede del papa emerse poi in occasione del rapimento dell’onorevole Aldo Moro, quando decise di scrivere una pubblica lettera agli uomini delle Brigate Rosse.

Ma, soprattutto, Paolo VI fu colui che guidò il Concilio Vaticano II. Esso è noto a tutti per le sue ricadute immediate, come la liturgia nelle diverse lingue parlate o l’invito ad accostarsi con fiducia al testo dei Vangeli. Ma la sua novità è più profonda. Basti pensare alle parole del documento sulla rivelazione, la Dei Verbum, “Piacque a Dio rivelare se stesso”, scritte per presentare la fede all’uomo moderno.

La novità del cristianesimo è che Dio è talmente onnipotente da volersi fare bambino pur di farsi conoscere,  pur di venire in mezzo agli uomini. La Parola di Dio non è più un Libro allora, bensì il Figlio fattosi carne. La Sacra Scrittura è certamente Parola di Dio, ma sempre sottoposta alla pienezza della Parola divina che è la carne di Gesù. Poiché la Parola di Dio è il suo Figlio, ecco che la Bibbia ci racconta del Cristo e la Chiesa ci offre il Cristo stesso vivente nell’Eucarestia. E queste due realtà non possono essere separate. Se, come dice il Concilio, l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo, è vero contemporaneamente che la comunione con Cristo ci viene data non dalla lettura biblica, ma dalla liturgia nella quale incontriamo, come gli apostoli 2000 anni fa, il Cristo vivente che ci offre il suo corpo.

2/ Le sepolture. La tomba di Giovanni Paolo I

Anche Giovanni Paolo I è sepolto nelle Grotte. Il suo pontificato durò solo 33 giorni e la sua morte ricorda a tutti quanto è oneroso il peso del pontificato – il suo cuore non resse alla responsabilità – e quanto la nostra vita è nelle mani di Dio che può chiamarci ad incontrarlo in ogni momento. Per tutti è il “papa del sorriso” perché riuscì nel suo breve pontificato a mostrare la serenità che viene dal Vangelo. Spiegò una volta che si possono vivere gli stessi eventi in modi completamente diversi come avviene a «due alpinisti […] scalano una roccia: il primo, perché è di moda; il secondo, per passione. Sentiteli al ritorno: “Cosa ho veduto? – dice il primo. – Oh! Nulla di speciale: quattro corde, quattro alberi, dei torrenti, dei prati, un cantoncino di cielo e nient’altro!”. E sbadiglia. Dice il secondo: “Cosa ho veduto? Non lo dimenticherò mai più! Rocce, poi ancora rocce, e prati e torrenti e azzurro e sole e cose meravigliose!”. E mentre parla pare che tali meraviglie gli ridano ancora nello sguardo e nell’anima. Così il catechista: non basta che dica, ma, dicendo, deve invogliare, appassionare e trascinare».

3/ Le sepolture. La tomba di Pio XI

Nelle Grotte è anche la tomba di papa Pio XI che visse i tempi durissimi del fascismo e ancor più del nazismo e del comunismo sovietico, morendo poco prima dell’inizio della II guerra mondiale, mentre stava lottando contro la dottrina nazista. Proprio per il crescente pericolo dei regimi totalitari formulò chiaramente il principio di sussidiarietà, uno dei principi chiave della dottrina sociale della Chiesa, affermando che non è lecito «togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società». Ad esempio, poiché spetta alla famiglia il compito di educare i figli e la famiglia stessa è in grado di farlo meglio perché con maggior amore rispetto allo stato, è un grave danno che lo stato avochi a sé il compito educativo e lo sottragga ai genitori. Così lo stato non può relativizzare l’azione dei sindacati, delle comunità cristiane e così via: deve invece riconoscere di essere, in quanto stato, sussidiario alla società civile che preesiste a lui.

4/ MURA DELL’ANTICA BASILICA COSTANTINIANA (TESTO NON REGISTRATO)

Nel risalire al livello della basilica è interessante notare le fondamenta dell’antica basilica costantiniana che l’imperatore realizzò livellando il Colle Vaticano, livellando le zone più alte ed innalzando quelle più in basso, con grande dispendio di fondi, per rispettare il luogo della sepoltura di Pietro e renderlo il cuore della basilica.