«Giovanni Rucellai figlio di Paolo onde ottenere la sua salvezza là dove con Cristo avvenne la Resurrezione di tutti». Il tempietto del Santo Sepolcro disegnato da Leon Battista Alberti per Giovanni Rucellai in Firenze. Breve nota di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 31 /03 /2016 - 17:05 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. Per approfondimenti. cfr. la sezione Arte e fede.

Il Centro culturale Gli scritti (31/3/2016)

«Giovanni Rucellai figlio di Paolo onde ottenere la sua salvezza là dove con Cristo avvenne la Resurrezione di tutti curò che fosse costruito questo sacello sul modello del Sepolcro di Gerusalemme, 1467»[1]. Così recita l’iscrizione all’ingresso del Tempietto a immagine del Santo Sepolcro di Gerusalemme voluto da Giovanni Rucellai, ricco mercante fiorentino – al suo tempo era il terzo contribuente di Firenze e, quindi, il terzo più ricco fiorentino del momento[2].

La Cappella per il quale il Tempietto venne progettato fu disegnata dall’Alberti, ma, come molti edifici antichi, venne completamente rovinata per la doppia confisca prima dei rivoluzionari francesi in età napoleonica e poi del regno d’Italia in età risorgimentale.

Infatti, il convento e la chiesa di San Pancrazio vennero sottratti all’uso liturgico con le leggi anti-ecclesiastiche del tempo ed il complesso venne adibito prima a luogo per l’estrazione della lotteria, poi a manifattura dei tabacchi ed infine a caserma.

Ricorda Vaccaro[3]:

«Nel 1808, con le soppressioni, la chiesa di San Pancrazio fu ridotta a sala di estrazione dell’Imperiale Lotteria di Francia. Le due colonne e la trabeazione del triforio albertiano furono utilizzati per realizzare il nuovo ingresso della chiesa sconsacrata».

E ancora[4]:

«Nel 1883 la chiesa fu destinata a sede della Regia Manifattura dei Tabacchi, iniziando così nuovi lavori di adattamento con la demolizione della cappella del Coro e il montaggio delle travi metalliche destinate a sorreggere un solaio che divise orizzontalmente in due la navata. Nel 1921 un violento incendio, distrusse tutta l’antica struttura lignea di copertura.

Nel 1937 l’edificio, ormai totalmente trasformato dalle diverse destinazioni d’uso, veniva adibito a sede della Caserma "Vannini''. Soltanto nel 1971 e dopo lunghi interessamenti delle amministrazioni competenti, visto il pregio storico artistico dell'immobile, fu possibile attuare, dopo la dismissione dell’edificio dal Demanio della Difesa, il passaggio al Demanio ramo Artistico-Storico».

Per fortuna se l’intera Cappella dell’Alberti subì danni irreparabili non venne invece mai distrutto il tempietto stesso che è oggi nuovamente accessibile tramite il Museo Marino Marini che ha preso infine il posto della Caserma all’interno della chiesa di San Pancrazio. L’attuale ingresso al Museo è costituito dall’antica facciata della chiesa alla quale vennero applicate le colonne e la trabeazione che appartenevano alla Cappella dell’Alberti. Entrati nel Museo, a sinistra, si accede al vano dell’antica Cappella che reca tuttora al centro il Tempietto del Santo Sepolcro.

Leon Battista Alberti, architetto, letterato umanista e prete – era “parroco” del paesino di Gangalandi[5], ma aveva cura che un altro sacerdote curasse la parrocchia al suo posto, come era usanza all’epoca -, era l’uomo di fiducia di Giovanni di Paolo Rucellai per la costruzione di edifici.

All’Alberti aveva già commissionato la sistemazione del palazzo di famiglia (palazzo Rucellai, al quale l’architetto aveva lavorato dal 1447) e la costruzione della Loggia Rucellai (completata nel 1460). Inoltre, a partire dal 1456, l’Alberti aveva lavorato su commissione del Rucellai anche al completamento della facciata di Santa Maria Novella che reca in alto il nome del benefattore, appunto secondo la grafia del tempo Johanes Oricellarius e lo stemma del casato con il simbolo della vela spiegata al vento.

Giovanni Rucellai commissionò a Leon Battista Alberti anche la cappella di famiglia alla quale l’architetto lavorò dal 1456 al 1467, con al centro il tempietto del Santo Sepolcro.

Per essa il committente Rucellai volle all’interno la costruzione di un modello del Santo Sepolcro di Gerusalemme perché chi si fosse recato in quella cappella, dove sarebbero stati poi sepolti i Rucellai delle diverse generazioni a partire dal suo stesso corpo, la visita fosse contemporaneamente un pellegrinaggio alla tomba vuota del Cristo. La spiritualità dei secoli successivi alle crociate aveva fatto nascere in diversi luoghi d’Europa il desiderio di ricostruire cappelle simili al Santo Sepolcro proprio per far immaginare quel luogo e potervisi recare – diremmo oggi – almeno “virtualmente”. In quei luoghi venivano poi offerte le messe per i defunti ed i vescovi concedevano spesso indulgenze a chi vi si recasse a pregare.

Le fonti ricordano che Giovanni Rucellai organizzò una spedizione di uomini di sua fiducia in Terra Santa perché riferissero all’Alberti dell’architettura del Sepolcro perché egli potesse realizzare una cappella che ne avesse le stesse dimensioni[6]:

«Vi dò avviso come ieri fini di fare la spedizione in Terra Santa - scriverà alla madre Caterina - avendo inviati colà due legni a tutte mie spese con ingegnere et uomini, acciò mi piglino il giusto disegno e misura del Santo Sepolcro e che, colla maggiore celerità [che] gli sarà possibile, in qua ritornino e me le portino». Ora il cantiere della «nostra cappella che nuovamente fo fabbricare... è a buon porto, non mancandovi altro per renderla perfetta che il modello di così ricco e prezioso tesoro». Ed in una altra lettera alla madre (ma sospetta di falso: Kent, 1974), stavolta datata al 25 aprile 1457, le confermerebbe che «ieri fini di terminare le incumbenze tutte per la spedizione che fo per Terra Santa, inviando colà un legno a tutte mie proprie spese con ingegnere, quale è un giovane di molta vaglia, statomi proposto et dato dal nobil uomo Leon Batista Alberti».

L’esterno del tempietto venne poi decorato secondo lo stile caro al periodo umanistico. In alto corre la scritta:

YHESVM QVERITIS NAZARENVM CRVCIFIXVM SURREXIT NON EST HIC ECCE LOCVS VBI POSVERVNT EVM

Che significa:

Cercate Gesù il Nazareno crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove lo avevano deposto.

Per l’iscrizione Leon Battista Alberti disegnò, uno ad uno, i bellissimi caratteri delle lettere, su base geometrica.

Le tarsie recano, invece, gli stemmi di Giovanni Rucellai (la vela gonfia), di Lorenzo il Magnifico (tre anelli con diamante incastonato), di Cosimo il Vecchio (il mazzocchio con tre piume) e di Piero de’ Medici (un anello con diamante con due piume). I Rucellai si imparentarono con i Medici attraverso il matrimonio di Bernardo con Nannina (1461), ma il simbolo dei tre anelli ha anche valenza teologica poiché venne usato nell’iconografia antica come simbolo trinitario[7].

Intorno alla sommità del Tempietto vennero realizzati supporti in ferro per l’applicazione di candele, per illuminare il luogo e riportare all’atmosfera della notte della resurrezione del Cristo.

Nell’interno del sacello sulla destra è posta una sepoltura a somiglianza del sepolcro di Gerusalemme, il luogo dove porre il corpo di Giovanni Rucellai. Due affreschi vennero inoltre realizzati all’interno, il più grande con il Cristo risorto con il vessillo della vittoria, con a fianco due angeli, il secondo in fondo alla cappella con la Deposizione del Cristo morto, fra le mani del committente.

Note al testo

[1] IOHANNES RUCELLARIUS PAULI FIL. UTINDE SALUTEM SUAM PRECARETUR UNDE OMNIUM CUM CHRISTO FACTA EST RESURECTIO SACELLUM HOC ADISTAR IHEROSOLIMITANI SEPULCHRI FACIUNDUM CURAVIT MCCCCLXVII.

[2] Lo ricorda, citando i registri fiorentini del 1451 e de 1457, M. Dezzi Bardeschi, Ad instar: una intensa architettura parlante d’Autore, in V. Vaccaro (a cura di), Comunicare con Leon Battista Alberti. Il nuovo collegamento tra il Museo Marino Marini e la Cappella del Santo Sepolcro, Edizioni Polistampa, Firenze 2013, p. 66.

[3] V. Vaccaro, La Cappella Rucellai a Firenze, in V. Vaccaro (a cura di), Comunicare con Leon Battista Alberti. Il nuovo collegamento tra il Museo Marino Marini e la Cappella del Santo Sepolcro, Edizioni Polistampa, Firenze 2013, p. 17.

[4] V. Vaccaro, La Cappella Rucellai a Firenze, in V. Vaccaro (a cura di), Comunicare con Leon Battista Alberti. Il nuovo collegamento tra il Museo Marino Marini e la Cappella del Santo Sepolcro, Edizioni Polistampa, Firenze 2013, p. 18.

[5] Cfr. su questo Leon Battista Alberti, architetto ma anche priore (cioè parroco) di San Martino a Gangalandi e romano di adozione, probabilmente sepolto nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio. Breve nota di Andrea Lonardo.

[6] M. Dezzi Bardeschi, Ad instar: una intensa architettura parlante d’Autore, in V. Vaccaro (a cura di), Comunicare con Leon Battista Alberti. Il nuovo collegamento tra il Museo Marino Marini e la Cappella del Santo Sepolcro, Edizioni Polistampa, Firenze 2013, p. 66.

[7] M. Dezzi Bardeschi, Ad instar: una intensa architettura parlante d’Autore, in V. Vaccaro (a cura di), Comunicare con Leon Battista Alberti. Il nuovo collegamento tra il Museo Marino Marini e la Cappella del Santo Sepolcro, Edizioni Polistampa, Firenze 2013, p. 74.