Cioè, non avete capito che stavamo scherzando su «Io sono mia» e sul burqini? Cioè…, di Paola Sessantottini

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 21 /08 /2016 - 21:40 pm | Permalink
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Riprendiamo un testo di un amica che utilizza il nickname di Paola Sessantottini. Pur non condividendo tutte le sue affermazioni, ci permettiamo di segnalarlo per tenere viva la discussione. I neretti sono nostri ed hanno l’unico fine di recitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. le sotto-sezioni Islam e Dialogo fra le religioni e libertà religiosa nella sezione Cristianesimo, ecumenismo e dialogo fra le religioni.

Il Cento culturale Gli scritti (21/8/2016)

Cioè, ci avete creduto? Cioè - così allora cominciavano i discorsi – non avete capito che stavamo scherzando? Cioè non avete capito che stavamo scherzando con i cortei sulla liberazione sessuale? Cioè non avete capito che quando dicevamo «Io sono mia», o quando dicevamo di liberarci da un idea di famiglia tradizionale, di liberarci dal dominio della figura maschile, preferivamo invece vestirci in burqini? Ma dai, non lo avevate capito?

N.B. che inframezza il testo, sempre di Paola Sessantottini Qui non si vuole parlare di Islam, né si vuole dare alcuna valutazione del fatto che alcune correnti minoritarie dell’Islam chiedano alle donne di vestire in maniera tale che restino scoperti solo gli occhi. Qui si intende parlare della schizofrenia degli intellettuali occidentali.

Ma dai ! Non ci posso credere. Cioè non ci posso credere che quando abbiamo letto tutti insieme Wilhelm Reich con le sue teorie sulla rivoluzione sessuale come elemento determinante di ogni contestazione e rinnovamento del sistema – così allora si diceva: «sistema» - non avete capito che stavamo scherzando? Cioè, non lo avete capito che Reich, che tutti compravamo appena uscito fresco fresco da Einaudi, era un autore che non aveva capito nulla della sessualità rivoluzionaria, e che eravamo tutti invece convinti dell’importanza di avere ruoli ben definiti in famiglia?

Cioè, che quando dicevamo che una cultura maschilista determina in negativo l’immaginario e la realtà femminile, cioè si stava scherzando? Proprio non lo avete capito?

Dai! Ma allora proprio ce siete!

Cioè non avete capito che quando si diceva che i ruoli maschili e femminili vengono forzatamente assegnati da una cultura  tramite gesti, vesti, riti, tradizioni, sotto stretto controllo sociale, cioè si stava facendo teatro dell’assurdo, non analisi realistica della storia, non materialismo dialettico, non politica? Dai non pensavo foste così scemi!

E quando leggevamo i testi di Mario Mieli – anch’essi pubblicati da Einaudi – che inneggiavano alla distruzione della Norma come condizione della società nuova, cioè voi ci avete creduto? Non ci posso credere!

Cioè, voi credete ancora recentemente che una determinata cultura possa imporre dei ruoli di genere e così impedire la liberazione delle persone? Ma dai! Cioè, non ci posso credere che voi crediate ancora ciò che noi già non credevamo allora e cioè che i ruoli maschili e femminili siano imposti già ai bambini.

Cioè voi avete creduto che il sesso è politica?

Noi no, no e ancora no. Cioè. Cioè, noi abbiamo creduto e crediamo, cioè, che se un certo ruolo femminile piace e se, cioè, un determinato gruppo ritiene di affermarlo pubblicamente, che male c’è?

Se a un padre e alle sue figlie – tutte, non solo una di esse, ma tutte tutte cioè, intendo dire, proprio tutte, nessuna esclusa - piace usare abiti e tradizioni che rafforzano una certa idea di famiglia e di donna, cioè, che male c’è, scusatemi?

Cioè, cioè scusatemi, ma sono un po’ frastornata con tutti questi cambiamenti, mi sento un po’ come se avessi sbagliato tutto, mi sento come se mi avessero preso in giro e continuassero a farlo, come se i libri che ho letto fossero tutti carta straccia… cioè voi credete che le foto delle donne che si liberano dal velo nei luoghi dove l’ISIS arretra, voi credete che siano vere? Cioè, ma non possono essere vere…

Cioè ma che visione della storia mi hanno insegnato? Io sono una materialista, io sono certa che l’unico motore della storia è il potere… e con esso il denaro e la lotta di classe… io ho studiato che le religioni sono l’oppio dei popoli e sono tutte cattive e che esse condizionano la sessualità, la donna e la sua libertà… cioè, no, ma qui la religione non c’entra,… cioè sì, ma qui la religione è buona… cioè qui non è solo una questione religiosa, ma è una questione culturale… cioè qui la questione culturale derivata dalla questione religiosa gioca un buon ruolo e se ne strafrega della questione economica… cioè qui sono donne povere… cioè ma le donne della penisola arabica hanno mariti che sono più ricchi degli europei…cioè, cioè… boh…

Cioè, contrordine. Cioè, forse abbiamo detto negli ultimi 50 anni una marea di boiate… cioè forse si tratta di buttare a mare quello che ci hanno insegnato per decenni…

Cioè… Cioè?