Gesù rimane nella casa di Zaccheo (Lc 19,1-10), di suor Pina Ester De Prisco [Prima tappa di una serie di meditazioni per il cammino di catechisti ed animatori]

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 02 /10 /2016 - 14:43 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito un contributo preparato da suor Pina Ester De Prisco per il Sussidio del Centro Oratori Romani 2016/2017. I neretti sono nostri ed hanno l’unica finalità di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (2/10/2016)

Siamo all'inizio del capitolo 19 del vangelo di Luca e il tema della casa fa da inclusione ed epilogo: il brano si apre con il desiderio di Gesù di incontrare Zaccheo nella sua casa e si conclude con il rimprovero che Gesù rivolge ai venditori nel tempio: «La mia casa sarà casa di preghiera…» (Lc 19,45).

Siamo inseriti nel cammino che Gesù sta compiendo verso Gerusalemme, il grande viaggio, iniziato in 9,51. Lungo il viaggio, mentre sta per avvicinarsi a Gerico, Gesù guarisce il cieco che lungo la strada grida a lui, a gran voce. Dopo la guarigione Gesù entra nella città e l’attraversa, ed è come se attraversasse il cuore dell’uomo, percorrendo tre realtà che appartengono all’habitat dell’uomo: la città, la campagna e la casa.

Gerico è il punto più basso della terra, una città della Cisgiordania, situata in prossimità del fiume Giordano, a 240 mt sotto il livello del mare nella depressione del mar Morto, è la città delle Palme, frontiera tra la Palestina e il deserto dell’Arabia. Da Gerico parte la via in salita che dalla valle del Giordano, attraverso il deserto di Giuda, la via che Gesù percorrerà alla volta della città santa. Tra Gerico e Gerusalemme c’è una giornata di cammino, e Gerico, è quindi la  sua ultima tappa, prima di giungere a Gerusalemme.

Gesù, dunque, scende nel punto più basso della terra per incontrare un uomo di nome Zaccheo.

Guardiamo la struttura del brano:

v. 1 descrizione del viaggio di Gesù

vv. 2-5 incontro tra Gesù e Zaccheo

vv. 6-10 commenti all’incontro tra Gesù e Zaccheo

v. 7 da parte della folla

v. 8 da parte di Zaccheo

vv. 9-10 da parte dello stesso Gesù

v. 10 una sintesi narrativa della teologia lucana: il desiderio di Gesù di salvare ogni uomo.

Il brano si articola intorno ad un evento fondante: Gesù entra nella casa di un peccatore.

Due sono i personaggi dell’episodio: Gesù e Zaccheo e sullo sfondo la folla. Chi è il protagonista del brano? Zaccheo o Gesù?

Concentriamoci sulla figura di Zaccheo. Il suo nome ha un significato del tutto particolare: la radice ebraica zakar rimanda al significato “Dio ricorda”, ma ha anche assonanze con i termini “puro”, “immacolato”. È un capo dei pubblicani, ossia al servizio del potere pagano di occupazione per gestire le esattorie; i pubblicani erano considerati operatori di iniquità, come le prostitute e gli uomini corrotti.

Appena Gesù entra in Gerico, Zaccheo compie un gesto, tipicamente da bambino, corre e sale su un albero; un’azione che non si addice certamente ad un notabile, data la sua bizzarria.

L’albero su cui Zaccheo sale è particolare: è un sicomoro, un albero presente in un’altra storia dell'AT, la vocazione di Amos: «Non ero profeta, né figlio di profeta; ero un pastore e incisore di sicomori. Il Signore mi prese di dietro al bestiame e il Signore mi disse: va’, profetizza al mio popolo Israele» (Am 7,14-15).

Cos’è questa pianta di sicomori? Nella mitologia egizia il sicomoro era consacrato alla dea Hathor, detta anche “signora del sicomoro” ed era simbolo di immortalità e il suo legno veniva utilizzato per la costruzione di sarcofagi. In un solo albero si intrecciano la dimensione della vita e della morte, metafora della vita di Zaccheo. Zaccheo sale su un albero utilizzato per la costruzione dei sarcofagi, ma dalla morte scaturita dal suo peccato, è tratto fuori dallo sguardo di vita che Gesù gli rivolge, portandolo fuori dalla sua vita senza senso e improntata a creare malessere nella vita degli altri.  Gesù non vuole semplicemente passare in casa sua, ma il verbo greco utilizzato è rimanere, ossia donare alla sua casa una presenza costante  e che lo farà nuova creatura.

Zaccheo nel suo peccato è aperto al passaggio di Gesù nella sua città e nella sua vita. Probabilmente il suo desiderio di vederlo si innesta in una conoscenza, almeno superficiale, di ciò che Gesù compiva e della sua Parola che guariva il cuore di quanti incontrava, ma al tempo stesso che scuoteva le coscienze.

L’apertura di Zaccheo si intreccia nello sguardo di Gesù che lo sta cercando. Alzando semplicemente lo sguardo incontra Zaccheo e lo chiama e si autoinvita nella sua casa. È il cammino del Figlio dell’uomo alla ricerca dell’uomo peccatore. Sembra proprio che attraverso la vicenda di Zaccheo emerga la ricerca di Gesù. Prima della sua entrata a Gerico, Gesù ha guarito il cieco nella sua cecità fisica e ora guarisce Zaccheo nella profondità del suo peccato. C’è una bellissima e forte scena alla fine del film di Mel Gibson: “The Passion”, in cui è rappresentato un episodio del vangelo di Luca: i due malfattori sulla croce (Lc 23,32-43). Uno dei due malfattori continua ad inveire contro Gesù e non chiede la salvezza come l’altro e all’improvviso un corvo si cala su di lui e rende ciechi i suoi occhi. Un’immagine cruda e cruenta, ma non punitiva, perché la cecità è metafora del peccato: il peccato acceca e impedisce di vedere la luce. Non sono un problema i nostri limiti, né il nostro peccato, il vero problema  è la chiusura del cuore che non permette alla grazia di entrare e compiere opere grandi nelle nostre vite.

Zaccheo, invece, si lascia toccare dallo sguardo di Gesù e lo accoglie con “gioia”, lo stesso termine usato dall’angelo nel saluto a Maria durante l’annunciazione. E Gesù va da un peccatore che ancora non si è convertito, si pente dopo che Gesù entra in casa sua. D’ora innanzi la grazia, la tenerezza e la misericordia entrano nella casa e nella vita di Zaccheo.

Il cuore del brano, non solo dal punto di vista strutturale, ma anche contenutistico è al v. 5 quando Gesù richiama Zaccheo a scendere; la fretta investita nel salire sull’albero è la stessa richiesta da Gesù nello scendere per avviarsi verso casa. «Affrettati a scendere perché oggi è necessario che io rimanga nella tua casa».

Il verbo “è necessario” indica una necessità e non una costrizione, qualcosa che deriva dal disegno di Dio, e l’“oggi”, che spesso Luca utilizza, nel suo vangelo, è l’oggi della salvezza.

La folla giudica, guarda, parla contro Zaccheo e contro Gesù: alla folla è nascosto ciò che si sta muovendo nel cuore di Zaccheo e quale desiderio di salvezza abita il cuore di Gesù. Paradossalmente la folla che segue Gesù è chiusa al suo passaggio, la folla non intende il desiderio del Figlio dell’uomo di  cercare e salvare ogni uomo.

Ma Zaccheo a cui è stato toccato il cuore da quegli occhi, con la sua docilità capisce e intuisce la rabbia della folla e interviene facendo la sua promessa di donazione e restituzione. Decide di donare ai poveri la metà dei suoi beni e di restituire quattro volte ciò che ha frodato; il primo impegno potrebbe risalire a quello richiesto dai rabbini come segno di penitenza, mentre il secondo era previsto dal diritto romano. Zaccheo con il suo gesto dona a Dio la metà della sua vita e restituisce al potere romano (allo Stato) ciò che ha frodato. Donare e restituire: due termini che connotano un’esistenza tipicamente cristiana.

In un primo momento i personaggi sono descritti in movimento, ora invece è il tempo di fermarsi, di sostare, di rimanere. Il termine “casa” ritorna due volte nel brano e non è solo intesa come edificio, ma significa:  Zaccheo e quelli della sua famiglia.

Appare interessante iniziare il nostro percorso, segnato dall'accoglienza, con un uomo appollaiato sopra un albero, un uomo che contemporaneamente cerca di nascondersi e farsi vedere. Eppure lo sguardo di Gesù sorpassa tutte le nostre paure e invita a farlo entrare nella nostra vita, nella nostra casa, nei nostri vissuti, come un amico e un fratello a cui sta a cuore la nostra gioia. Mentre a noi sembra di sforzarci per cercarlo, in realtà è Lui che cerca noi e vuole solo che aderiamo al suo invito ad entrare e farlo entrare: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me»  (Ap 3,20).

Preghiera

Guardiamo Zaccheo, oggi, sull’albero: il suo è un gesto ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se tu hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po’, non spaventarti. Pensa che qualcuno ti aspetta perché mai ha smesso di ricordarti; e questo qualcuno è tuo Padre, è Dio che ti aspetta! Arrampicati, come ha fatto Zaccheo, sali sull’albero della voglia di essere perdonato; io ti assicuro che non sarai deluso. Gesù è misericordioso e mai si stanca di perdonare! Ricordatelo bene, così è Gesù  (Angelus di Papa Francesco, Piazza San Pietro, 3 novembre 2013).

Per la riflessione

Secondo gli insegnamenti rabbinici, quando si prepara una casa, bisogna lasciare una piccola parte “incompiuta” (ad esempio una parte della parete non viene dipinta) per ricordare che senza il Tempio, ossia la presenza di Dio, la vita è incompleta.

Raffigura, disegna o descrivi a parole o drammatizzando la tua casa e prova a vedere quale posto occupa il Signore.