Omnia vincit amor di Caravaggio, un’intervista ad Antonio Paolucci

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 20 /02 /2010 - 20:51 pm | Permalink
- Tag usati: ,
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Presentiamo on-line la trascrizione di una risposta di Antonio Paolucci, presidente del Comitato scientifico delle Scuderie nel corso dell’intervista rilasciata a Silvia Luperini per il sito repubblica.it/TV del 19 febbraio 2010.
L’opera Omnia vincit amor appartiene allo Staatliche Museen, Berlin, ed è esposta nella mostra Caravaggio, allestita in occasione del quattrocentesimo anniversario della morte del pittore presso le Scuderie del Quirinale.
Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione di questo breve testo se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (19/2/2010)

Caravaggio, Omnia vinci amor

D. Qual è il quadro che l’ha appassionata di più?

R. È il celebre Omnia vincit amor, l’amore vince ogni cosa, un quadro che Caravaggio ha dipinto nel 1602 e che è la rappresentazione più intensa, più straordinaria, più erotica, fra virgolette, che sia mai stata data nella storia della pittura di questo concetto - l’amore vittorioso su tutte le cose - che viene da Ovidio, viene dalla classicità. E Caravaggio l’ha messo in figura rappresentando un ragazzo, un teppista di borgata, un coatto, come si dice a Roma, che ci guarda con un sorriso che in realtà è una smorfia, un sorriso ambiguo e irridente.

È nudo, con il sesso ben visibile, tiene le frecce in mano. Il pittore gli ha appiccicato alle spalle, alle scapole due protesi, due grandi ali di oca, per farlo assomigliare all’amore alato di cui parla il mito greco.

E la cosa più impressionante, oltre al sorriso di questo ragazzo di malavita, potremmo definirlo così, è la natura morta che c’è ai suoi piedi, natura morta fatta dalla corona gualcita del poeta, dall’armatura impolverata del soldato, dagli spartiti musicali del compositore, dai libri e dai versi dello scrittore, del letterato.
Tutte queste cose - la gloria della poesia, delle arti, la forza militare, la politica, eccetera, tutto questo è calpestato da questo teppista bruno, romano, che rappresenta amore.

Come dire che l’amore vince tutte queste cose. Tutte queste cose diventano ininfluenti, irrilevanti, di fronte al primato dell’amore.


Torna all'Homepage de Gli scritti. Per altri testi sul Caravaggio, in questo stesso sito, vedi la sezione Arte e fede, in particolare Il vangelo di S.Matteo e Caravaggio. S.Matteo apostolo ed evangelista nei dipinti del Caravaggio per la Cappella Contarelli a S.Luigi dei Francesi in Roma, di Paola Grassi ed Andrea Lonardo,
Caravaggio alla stazione Termini: La chiamata di Andrea e Pietro ed Il sacrificio di Isacco, di A.L. e La Deposizione di Caravaggio. Il pittore "maledetto" che capì il senso della spiritualità moderna, di Antonio Paolucci.