1/ A che cosa serve l'uomo? In Svezia non serve a niente, di Marco Dotti 2/ La teoria svedese della solitudine, di Assuntina Morresi

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 06 /11 /2016 - 17:04 pm | Permalink
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1/ A che cosa serve l'uomo? In Svezia non serve a niente, di Marco Dotti

Riprendiamo dal sito www.vita.it del 5/8/2016 un articolo di Marco Dotti. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, vedi la sotto-sezione Famiglia, affettività e sessualità nella sezione Carità, giustizia e annunzio.

Il Centro culturale Gli scritti (6/11/2016)

Halmstad, Svezia. Fotografia di David Ramos/Getty Images

Qui il docu-film su Rai3: La teoria svedese dell'amore

Era il paradiso del welfare, la meta di ogni sogno di liberazione. Che cosa è successo alla Svezia? Nel suo ultimo documentario, l'autore di Videocracy Erik Gandini racconta un Paese in cui le persone vivono isolate, sempre più donne single scelgono la fecondazione artificiale e molti anziani muoiono da soli, dimenticati da tutti. E con 80 euro vi spediscono anche il kit per la fecondazione artificiale a domicilio.

«Nell'inverno del '72, un gruppo di politici ebbe una visione rivoluzionaria del futuro. Era giunto il momento di liberare le donne dagli uomini, gli anziani dai figli, gli adolescenti dai genitori». Venne scritto anche un manifesto, La famiglia del futuro. A volerlo, fu la sezione femminile del partito socialdemocratico allora guidato dal primo ministro Olof Palme.

Che cosa prevedeva il documento? Ce lo spiega Erik Gandini, regista bergamasco autore di Videocracy, che in Svezia vive e lavora. Lo spiega in un documentario importante, di cui si è parlato poco o, comunque, non abbastanza in Italia: La teoria svedese dell'amore. Andato in onda nelle scorse settimane sulla Rai per Doc3. Il lavoro di Gandini sarà presto nelle sale cinematografiche, in versione integrale.

“Ogni individuo dovrà essere considerato come autonomo, non come l'appendice di qualcun altro. È dunque necessario creare le condizioni economiche e sociali che ci renderanno finalmente individui indipendenti”.

Manifesto del Partito Socialdemocratico svedese, 1972

Olof Palme, pilastro della socialdemocrazia svedese, voleva modernizzare il Paese. Riformò il sistema pensionistico, stabilì sussidi e forme di sostegno, edificò il paradiso del welfare attorno a un'idea non così scontata, quando si parla di Stato e diritti sociali: l'autonomia individuale. L'indipendenza degli individuio. L'indipendenza della donna dall'uomo, dei figli dai padri, della madri dai figli. In qualche modo, la distopia immaginata dal grande drammaturgo svedese August Strindberg nella riscrittura post-amletica del Padre, ma senza più ossessioni per la solitudine.

Oggi, in Svezia il 50% dei cittadini vive solo. Una vita senza l'altro e una morte che non è da meno: 1 cittadino su 4 muore in solitudine, abbandonato dai figli. È la teoria svedese dell'amore: un'idea talmente assoluta di indipendenza che porta a considerare che l'amore autentico può esistere solo tra estranei. O tra sconosciuti. O tra sé e sé: la relazione è un peso che sempre meno svedesi sembrano disposti a sopportare. Non serve. Nemmeno per avere figli.

In Svezia va per la maggiore la fecondazione fai da te. Una gran parte delle donne svedesi - svela Gandini - acquistasperma per corrispondenza. Lo fa dalla Cryos, una società danese fondata da Ole Schou. «La banca del seme più grande del mondo», alimentata da donatori che dichiarano di «volere il bene dell'umanità» e disponibile per tutti e per tutte le tasche. Lo sperma in Europa arriva con corriere espresso, conservato in ghiaccio secco e pronto all'uso (vengono fornite delle apposite fiale/siringhe fai da te). I tempi di consegna vanno da 1 a massimo 2 giorni.

Razza a scelta

Il prezzo va da 63 euro per 1 fiala/siringa ai 12mila euro per il "donatore esclusivo". Si possono poi consultare i dati ex post, con le fotografie dei bambini, il loro - testuale - «profilo di intelligenza emotiva e il campione vocale». Si può pure scegliere - anche qui: testuale - la razza: caucasica, africana, medio orientale. Più della metà dei clienti della Cryos sono donne single.

«Ho pensato che fosse meglio avere un figlio da sola, ed evitarmi la fatica di trovare un partner», dichiara una donna.

A 40 anni dal manifesto Familjen i framtiden - en socialistisk familjepolitik l'utopia svedese si è rivelata una desolante emancipazione regressiva. Si nasce soli, si vive soli, si muore soli. Come nota Gandini nel Docu-film: “Ognuno va per la propria strada ma non c'è nulla che li tenga insieme”. Quest’ultimo fenomeno è talmente aumentato negli ultimi anni che lo Stato svedese ha dovuto creare uffici appositi che si occupano di tutte le incombenze legali e burocratiche legate alla scoperta di un morto senza legami, nel disinteresse di figli e parenti.

2/ La teoria svedese della solitudine, di Assuntina Morresi

Riprendiamo da l’Occidentale del 7/8/2016 un articolo di Assuntina Morresi. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, vedi la sotto-sezione Famiglia, affettività e sessualità nella sezione Carità, giustizia e annunzio.

Il Centro culturale Gli scritti (6/11/2016)

“Tutti i rapporti umani autentici si devono basare sulla sostanziale indipendenza delle persone. Se una donna dipende dal suo uomo, come facciamo a sapere che quelle due persone vivono volontariamente il loro rapporto? Non staranno insieme perché dipendono l’uno dall’altro o per esigenze economiche?” Questa è l’idea semplice, alla base della “Teoria svedese dell’amore”, ben illustrata nei suoi presupposti e, soprattutto, nelle sue conseguenze, dalla recente produzione di Erik Gandini, già autore di “Videocracy”, il famoso film-documentario contro Berlusconi.

È una descrizione non solo e non tanto del popolo svedese in sé, perché questa teoria “non è un’invenzione svedese: fa parte di un credo nella individualità che da qualche tempo domina la vita in tutto l’occidente. Ma qui in Svezia siamo stati straordinariamente efficienti a trasformare le parole in realtà” e, d’altra parte “la Svezia è il futuro traguardo del progresso, all’apice della curva che indica la direzione di tutto l’occidente”.

La Svezia attuale come anticipazione del futuro che ci aspetta, punto estremo di una interessante “mappa dei valori” che più volte viene visualizzata, e che vale la pena guardare con attenzione in un fermo immagine: nell’asse delle x (orizzontale) ci sono i valori di sopravvivenza e di espressione personale – quindi a sinistra i poveri, e man mano che si va verso destra, i ricchi – mentre nell’asse delle ordinate (in verticale) ci sono, in basso, i valori tradizionali, e man mano che si va verso l’alto, i valori secolari-razionali; quindi si va dalle tradizioni locali in basso al cattolicesimo in mezzo fino al protestantesimo europeo in alto, la parte più secolarizzata.

La Svezia è il punto estremo dell'Europa protestante, nettamente distaccata da tutti gli altri. Quindi, il protestantesimo appare come elemento di secolarizzazione fra i paesi ricchi, e la provenienza dal comunismo per quelli ugualmente secolarizzati, ma poveri.

Nel documentario l’inizio si fa coincidere con il Manifesto del Partito Socialdemocratico del 1972, quando: “un gruppo di politici ebbe un’idea che, se attuata, poteva rendere la vita migliore per tutti.

Era giunto il momento di liberare le donne dagli uomini, gli anziani dai figli, gli adolescenti dai genitori. Venne scritto un manifesto: la famiglia del futuro. Il principio è semplice. Ogni individuo dovrà essere considerato come autonomo, non come l’appendice di qualcun altro.

È quindi necessario creare le condizioni economiche e sociali che ci renderanno finalmente individui indipendenti”.

La rivoluzione dell’indipendenza in Svezia quindi non poteva che investire la famiglia, per essere efficace, cercando di realizzare l’amore vero, quello in cui nessuno ha bisogno dell’altro. L'amore perfetto. È dalla destrutturazione della famiglia che si deve passare, e si passa sempre, per modificare l’umano. “I bambini hanno molti diritti. Gli anziani non dipendono più dalla generosità dei figli ormai adulti. La famiglia ideale in Svezia è composta da persone adulte, sostanzialmente indipendenti, che lavorano per se stesse. Indipendenti, per se stesse.” Questi i risultati ben illustrati nell’intero documentario: dopo 40 anni la metà degli svedesi vive da solo, uno su quattro muore da solo, e ci si riproduce da soli.

La parte sulla fecondazione fai-da-te è estremamente realistica nella solitudine di tutti i suoi passaggi, dalla masturbazione maschile al gelo della banca del seme – “la più grande al mondo, 170 litri di sperma in attesa di essere consegnati” – alla consegna a domicilio alla donna che si insemina seguendo scrupolosamente le istruzioni arrivate con il corriere, insieme allo sperma, che comprendono anche il consiglio di procurarsi un orgasmo, alla fine, per favorire “con le vibrazioni” la fecondazione.

La metà delle clienti della banca è composta da donne sole (soprattutto svedesi), che vogliono figli e decidono di farli anche senza un uomo. Donne single che quando selezionano le caratteristiche del “donatore”, “scelgono tendenzialmente qualcuno che somigli a loro”, e per questo ha ancora più senso l’espressione “riprodursi da sole”: senza una relazione con un uomo, avere figli equivale a replicare se stesse, a cercare una copia di sé. E per il futuro si immagina la possibilità di contatti virtuali fra donatore (uomo) e ricevente (donna), che magari significherà ogni tipo di attività relazionale, ma rigorosamente online: cene romantiche, passeggiate, persino rapporti sessuali “proprio come nella vita reale, ma senza avere contatti fisici”.

Non c’è bisogno invece di pensare al futuro per vedere cosa significa morire soli, senza nessuno che si accorga della tua mancanza: in Svezia c’è un’agenzia statale con tanto di “squadra di investigatori” che cerca di rintracciare i familiari di chi muore in solitudine, e viene scoperto dopo mesi, o anni dalla dipartita. Gente benestante, suicidi che si preoccupano addirittura di lasciare una busta piena di soldi per l’ufficiale giudiziario, per saldare i debiti dopo la morte. Perchè in Svezia “se una persona si ammala, si invecchia o semplicemente non ce la fa da sola, gli aiuti arrivano solo tramite i canali statali. Non puoi piangere sulla spalla di qualcuno. Devi fare una richiesta scritta. Oppure devi compilare un modello di richiesta”.

Ma non tutti aderiscono a questo disperante sistema di valori: un gruppo di giovani si riunisce periodicamente in una foresta “per ricreare piccoli santuari di calore e comunità” perché “noi vogliamo amare”, dicono.

Ci sono anche esperienze più estreme come quella del dr. Erikson che se ne è andato con sua moglie in Africa, a salvare vite in un ospedale da campo, dove opera con i trapani elettrici comperati al mercato e ripara le fratture con le fascette dell’idraulico. Ma la qualità della vita è impagabile: “Qui nessuno è solo. Se stai male la gente non sta lontana, ma viene a trovarti. Se stai morendo la gente viene a tenerti compagnia. E dopo che sei morto ti piangono. Qui non sei mai solo. Mai”. Il documentario si chiude con una breve intervista a Zigmund Bauman, il sociologo della società liquida, che boccia senza pietà l’obiettivo dell’indipendenza individuale, che porta a “una vita vuota, priva di senso e a una completa, assoluta, inimmaginabile noia”, indipendenza che andrebbe sostituita da una “piacevolissima interdipendenza”.

Un documentario da vedere, insomma, specie per i sostenitori ad oltranza dell'autodeterminazione: il disperato presente svedese come incubo del futuro prossimo per tutti.